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domenica 4 ottobre 2009

LE POSTE NON SONO UNA BANCA


DICHIARAZIONE DI EMILIO MICELI SEGRETARIO GENERALE SLC/CGIL
Ci pare quanto meno discutibile che di fronte allo scontro tra le banche e il governo si pensi che le Poste possano supplire facendo un mestiere che in atto non è il loro. Qualche giorno fa le Poste dovevano entrare nella compagine azionaria di Telecom per favorire la fuoriuscita di Telefonica; adesso dovrebbero sottoscrivere i bond di Tremonti quasi che il gruppo delle Poste non avesse dei suoi obiettivi da raggiungere.
Tutto questo rischia di distrarre le Poste dall’obiettivo di migliorare la sua capacità di recapitare le lettere in Italia e in Europa. E’ il classico uso disinvolto delle (ex) aziende di stato che più che obbedire alla loro missione servono alla bisogna. E’ un’idea vecchia che non ha riscontro in Europa dove le aziende postali hanno caratteristiche più specifiche e sono dunque più competitive.
Una banca non si inventa da un giorno all’altro: non serve alle imprese, non serve al paese e non serve ai lavoratori postali. La logica dell’emergenza può portare a fare errori che poi si pagano. Un gruppo postale con 14.000 sportelli si giustifica, una banca no.
Emilio Miceli

mercoledì 23 settembre 2009

Dichiarazione di Emilio Miceli segretario generale Slc/Cgil in merito alle assunzioni dei parenti dei dipendenti in poste italiane


L’ing. Sarmi sa che non c’è alcun ostacolo da rimuovere per l’assunzione dei parenti dei dipendenti di Poste Italiane.
Semplicemente ha deciso che una pratica caduta nel dimenticatoio delle grandi aziende perché figlia di una logica corporativa può essere rilanciata da Poste Italiane. Se poi la motivazione è quella di un richiamo ad una sorta di “professionalità biologica”, sconosciuta peraltro ai più, si capisce come sia in atto un tentativo malcelato di mettere Poste Italiane a disposizione di una gigantesca operazione clientelare e consociativa. Siamo contrari perché siamo convinti che i figli dei dipendenti debbano avere uguali diritti dei figli dei disoccupati, dei licenziati, dei cassaintegrati in quanto cittadini della Repubblica Italiana.
Consigliamo l’Ingegnere di desistere da questo tentativo che fa a cazzotti con i processi di modernizzazione che egli stesso ha contribuito a produrre dentro Poste Italiane. La verità è che in questa occasione il “morto” cerca di afferrare il “vivo”; la vecchia azienda statale, dura a morire, complice la politica e una certa idea di sindacato, cerca ossessivamente di riemergere, creando peraltro danni. Dentro Poste oltre 9.500 lavoratori precari, ragazzi e ragazze laureati e formati al lavoro, attendono una stabilizzazione che stenta ad arrivare. A questi ragazzi e ragazze in un gioco cinico si cerca di contrapporre altri ragazzi e ragazze che hanno la fortuna di avere il rango di “parente”. Tutto ciò è ingiusto ed inaccettabile.
Slc/Cgil ha un’altra idea di Poste Italiane, della dignità dei suoi dipendenti e della funzione che essa debba avere in Italia e in Europa.
Siamo sicuri che su questo punto il Ministro Brunetta ci farà sapere il pensiero del governo italiano, il quale, ad oggi, guarda e tace.
Autore: Emilio Miceli - 22 settembre 2009