Visualizzazione post con etichetta Epifani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Epifani. Mostra tutti i post

sabato 29 giugno 2013

Lettera aperta a Guglielmo Epifani di Piergiovanni Alleva


Piergiovanni Alleva
So bene che quello della “lettera aperta” è un genere letterario un po’ polveroso e passato di moda, ma credo di avere, questa volta, due ottime ragioni per farvi ricorso.

La prima è che siamo alla vigilia del più micidiale attacco mai portato ai diritti dei lavoratori, e che nessuno sembra essersene accorto, perché il Governo Letta, che ne è l’autore, ed è espressione del Partito Democratico di cui sei Segretario, l’ha ipocritamente mascherato da semplice misura di supporto all’occupazione giovanile.
Si tratta, nientemeno, che della “liberalizzazione” dei contratti a termine, ossia della istituzionalizzazione e generalizzazione del precariato come normale – e ricattatoria – forma del rapporto di lavoro.
La seconda ragione è che ho lavorato con te per molti anni, quando eri Segretario della CGIL, in qualità, per così dire, di “giuslavorista in capo” (come, in precedenza, avevo fatto con Cofferati e con Trentin), e ti ho sentito ripetere in ogni occasione, in pubblico e in privato, nelle piazze e nei convegni, un concetto importantissimo: che il rilancio dell’economia e dell’occupazione non passa dall’eliminazione dei diritti dei lavoratori, e, soprattutto, non passa dalla distruzione della loro dignità e riduzione ad uno stato di soggezione tramite licenziamenti “liberi” e precariato incontrollato.
Hai sempre, giustamente, rimarcato che è assolutamente falso che licenziamento e precariato “liberi” aumentino, anche minimamente, l’occupazione, che dipende, invece, dalla politica economica e dalla crescita della domanda aggregata.
Lo dimostra, tra l’altro, l’esempio della Spagna, che dopo aver liberalizzato i contratti a termine per i giovani, ha visto aumentare la disoccupazione giovanile ben oltre il 50%, e – aggiungo – lo ha dimostrato anche l’inutile manomissione da parte del Governo Monti – Fornero dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, la quale, ovviamente, dopo un anno non ha creato neanche un posto di lavoro in più.
Ma vediamo più da vicino questa micidiale proposta del Governo Letta, come è stata spiegata da anticipazioni di stampa: in sostanza, i contratti di lavoro a termine diverrebbero “acausali” e senza limiti di ripetibilità per i giovani fino a 29 anni, mentre per gli altri lavoratori il “primo” contratto a termine, che la riforma Fornero ha già reso

venerdì 15 ottobre 2010

Epifani: va fermata l’offensiva contro i diritti dei lavoratori

Domani la grande manifestazione di Roma e ieri sera il ministro Maroni va in scena a Porta a Porta, con Bruno Vespa, per annunciare «elevato rischio» e possibilità di «infiltrazione di gruppi violenti». Guglielmo Epifani, che chiuderà la giornata romana, commenta: «Strano che il ministro esprima le sue preoccupazioni in televisione e solo dopo con il sindacato. Non capisco le sue dichiarazioni all’ultimo momento, se sia un modo per scaricare responsabilità o altro. Gli chiedo solo di lavorare al massimo, per quanto gli compete, per prevenire incidenti e garantire l’ordine pubblico».
Comunque, chiediamo a Guglielmo Epifani, come vi sentite? Sotto osservazione?
«Diciamo intanto che la manifestazione è una manifestazione sindacale e che sindacale resta, pur sapendo della forte presenza di movimenti. Ho già detto: se succedesse qualcosa sarebbe una giornata persa per far valere le nostre ragioni. Il nostro impegno, perché violenze non ci siano sarà assoluto, perché sappiamo bene che esistono limiti invalicabili: non si scagliano candelotti,non si invadono le sedi degli altri. Non si può essere ‘non violenti’ e poi giustificare certi atti, che rappresentano l’opposto del confronto che noi ricerchiamo sempre. Non esistono due verità. Di verità ce n’è una sola: la nostra dice che è inaccettabile la violenza».
Veniamo ai contenuti. Su che cosa punterà nel suo discorso, che sarà probabilmente il suo ultimo da segretario della Cgil?
«Al cuore del discorso deve stare ancora la denuncia della grave crisi che stiamo attraversando e dell’uso che se ne sta facendo per colpire i diritti dei lavoratori, deve stare la denuncia dell’assenza di una politica che dia risposte alle necessità di tante persone, in condizioni drammaticamente pesanti. Basterebbe rileggere i dati ...

venerdì 10 settembre 2010

Epifani: rottura di Federmeccanica è benzina su fuoco conflitto sociale


I «rischi per un conflitto sociale ed un autunno caldo ci sono»: il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, parla così della situazione nel Paese. Una situazione che definisce «pesante», di fronte alla quale chiede di «abbassare i toni». Lo chiede a «tutti». E chiama in causa sia il governo, perché «la finisca di dividere i sindacati», sia la controparte imprenditoriale. Anche la decisione di Federmeccanica di recedere dal contratto nazionale dei metalmeccanici firmato unitariamente nel 2008 «è benzina su una situazione di rottura, che va invece ricomposta», dice.
Una lettura che il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, respinge al mittente. «C'è un'unica organizzazione che va contromano»; la «sola che dice che abbiamo torto tutti e che lavoriamo per dividere», afferma Sacconi ad Atreju, la festa dei giovani del Pdl. Dove torna ad esprimere la propria solidarietà al numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, vittima ieri alla festa del Pd a Torino di un'aggressione «gravissima, nei confronti di chi vuol far evolvere le relazioni industriali su misura della persona». Dal palco annuncia l'intenzione del governo di verificare a fine anno la possibilità di ulteriori sgravi fiscali sul salario di produttività. «Vedremo se la detassazione sarà ancora al 10%. La speranza è di fare ancora meno», afferma.
Sullo sfondo resta la questione Fiat e contratto. «Si va avanti», sottolinea il ministro del Lavoro, soffermandosi in particolare su Pomigliano, oggetto di un accordo separato (senza la Fiom) e che oggi ha riaperto i cancelli per il primo dei sei giorni di ripresa produttiva: «È stata conquistata. Siamo oltre la speranza di un investimento», dice. Sostiene la linea dell'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne: «Ha ragione nel pretendere il superamento di forme di lotta non più accettabili», dice ancora. Non commenta la decisione della Fiom di proclamare quattro ore di sciopero contro la disdetta del contratto firmato nel 2008, mentre la Cgil fa sapere che «deciderà da sola, nel prossimo direttivo» su un eventuale sciopero generale per sostenere la mobilitazione delle tute blu.
In ogni caso, la decisione «unilaterale» di Federmeccanica «è uno schiaffo, non un ramoscello di ulivo», sostiene Epifani, alla festa della Cgil di Roma e Lazio, dicendo no alle deroghe, pur mostrando la disponibilità «a discutere sul profilo di un contratto nazionale più largo e più leggero». Deroghe che, torna a dire il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, «non abbiamo alcuna intenzione di accettare e ci batteremo nelle fabbriche e sul piano legale». Intanto, la Fiom ha anche proclamato 8 ore di sciopero alla Sevel di Atessa, nel chietino, dove si producono veicoli commerciali, sabato 11 settembre contro la decisione aziendale di ricorrere a 4 sabati lavorativi.

venerdì 28 maggio 2010

Toghe e medici in rivolta, Cgil: sciopero

La mobilitazione contro la manovra finanziaria varata a Palazzo Chigi è già partita. Ricercatori e magistrati, dipendenti pubblici e medici, sono sul piede di guerra. Ieri Tremonti la protesta se l’è trovata in casa, assemblea infuocata dei dipendenti dell’Economia. E la Cgil si prepara allo sciopero generale. Uno stop di quattro ore, anche contro l’arbitrato: «Proporrò che si tenga entro fine giugno con manifestazioni aul territorio, annuncia il leader Guglielmo Epifani. E scandisce un calendario di mobilitazioni, in progress, che parte il 2 giugno: «Per noi deve celebrare i valori della Costituzione, lavoro e libertà di informazione». Poi la manifestazione nazionale di pubblico impiego, scuola, ricerca, già convocata a Roma per il 12 giugno. Slogan: «Solo sulle nostre spalle».
Perché quello è il sentimento generale di fronte all’iniquità di una «manovra scombinata, che divide il paese nei sacrifici, grava sul lavoro pubblico in tutte le sue forme, dall’università alla sanità agli enti locali. Non tocca in alcun modo i redditi medio alti o i patrimoni, grava sui lavoratori con l’innalzamento dell’età pensionabile e sui cittadini con i tagli agli enti locali che si tradurranno in una diminuzione dei servizi. Non prevede uno straccio di riforma, non mette in campo nessuna azione di sostegno allo sviluppo o a difesa dei redditi. Non pensa al futuro».
Lo schema che sta dietro alla manovra studiata a Palazzo Chigi è chiaro, Epifani lo sintetizza così: «Se sono un cittadino che guadagna 500 mila euro l'anno non dò neanche un centesimo alla manovra di risanamento, se sono un ricercatore, precario, impiegato, insegnate dò molto. Se sono un lavoratore Fiat devo comunque lavorare di più per aiutare il mio paese». Uno schema inaccettabile. «I sacrifici non li può fare solo una parte del paese», avverte il segretario della Cgil. Anche perché si tratta di sacrifici pesantissimi. Con ricadute drammatiche sull’occupazione. I conti che abbozzano Domenico Pantaleo leader di Flc-Cgil, e Rossana Dettori, segretario di Funzione pubblica, parlano di 1000 precari della ricerca, 26.500 precari

lunedì 8 marzo 2010

Epifani: «Articolo 18 e fisco, il governo usa la crisi contro i lavoratori»

Deroghe al posto di regole. «La deroga non è più un fatto eccezionale, ma la norma. Vale per il diritto del lavoro, per le liste elettorali, per non parlare dello straordinario problema di legalità che c’è sul fisco». Reduce dal tour de force dei congressi di base che gli hanno assegnato un forte consenso interno alla Cgil, Guglielmo Epifani parla dello sciopero generale di venerdì prossimo. Fisco, redditi, migranti, diritti del lavoro: «La nostra è una vertenza sindacale, non una petizione. Non abbiamo avuto risposte dal governo, per questo scioperiamo». «La battaglia sul fisco - spiega - è di quella parte del Paese che rispetta le regole contro l’altra parte che fa la furba. Per questo penso a un’alleanza sociale, anche con quegli imprenditori che le tasse le pagano. E non rinuncio a costruire un fronte unitario con Cisl e Uil».
Uno sciopero generale di 4 ore che è già al centro delle polemiche. Perché la Cgil sciopera?
«Per buoni motivi. Il primo è legato alla crisi e alle risposte che non sono state date ai lavoratori. Aumenta il ricorso alla cassa integrazione e alla disoccupazione eppure non si vuole allungare il periodo della cig, né aumentare il valore dell’assegno, né si prendono misure per i precari: non si è messo mano a nessuna riforma degli ammortizzatori. E non c’è una politica industriale in grado di dare risposte serie e non occasionali alla crisi dei grandi gruppi. Stiamo parlando di diritti dei lavoratori, e già a dicembre quando lo sciopero venne proclamato esprimemmo un giudizio molto critico sul provvedimento che si andava profilando in Parlamento: cioè il processo del lavoro la controriforma del lavoro. Erano nella piattaforma dello sciopero fin dall’inizio».
Quindi anche l’articolo 18?
«Evidentemente. E chiaro che oggi c’è una ragione in più, perché quel provvedimento è legge».
L’articolo 18 ha un suo valore anche simbolico, ma quelle norme vanno oltre. Dove colpiscono?
«Riducono i diritti dei lavoratori per equiparare il diritto del lavoro al diritto commerciale dove le parti sono

mercoledì 3 febbraio 2010

Epifani: un passo ora, sgravio da 500 euro . E ritiriamo lo sciopero

«I dati sulle dichiarazioni dei redditi pubblicati ieri dal Corriere dimostrano che è urgente intervenire. Il carico fiscale è eccessivamente squilibrato, a danno di lavoratori dipendenti e pensionati. Non possiamo aspettare tre anni, come vorrebbe il ministro dell' Economia Tremonti», dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani.
Quindi per ora conferma lo sciopero generale del 12 marzo?
«Sì, uno sciopero per sollecitare la riforma del fisco e immediati sgravi a favore di lavoratori dipendenti e pensionati, per misure contro la disoccupazione e per una politica dell' accoglienza verso gli immigrati».  
Se ci fosse uno sgravio fiscale potreste fermare lo sciopero?
«È evidente che se il governo aprisse un tavolo e prendesse l' impegno a restituire subito una parte del prelievo fiscale, ad aumentare il massimale della cassa integrazione e a confrontarsi sull' accoglienza, la Cgil ne trarrebbe le conseguenze e valuterebbe la possibilità di fare marcia indietro sullo sciopero».
Ma perché volete scioperare per la riforma del fisco, se è stato proprio Tremonti a dire che il sistema lo vuole rivedere da cima a fondo?
«Perché non bastano le parole. Nel 2009 dipendenti e pensionati hanno pagato un punto in più di tasse. Se passano altri tre anni senza che il governo faccia nulla, ne pagheranno altri tre. Se alla fine, nel 2013, ci dovessero dare qualche sgravio, forse non sarebbe neppure la restituzione di quanto nel frattempo abbiamo pagato in più. Va bene aprire la discussione sulla riforma di sistema, ma intanto bisogna fare qualcosa ora».
La Cgil ha una proposta precisa?
«Sì. Ci vuole una restituzione in busta paga e sulle pensioni che sia in media di 500 euro netti a testa, entro aprile, attraverso una detrazione aggiuntiva. Poi bisogna impostare una riforma che riequilibri il carico fiscale. Non è possibile che siamo l' unico Paese senza una tassa sulle grandi fortune. È necessaria un' aliquota unica