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venerdì 7 settembre 2018

Lavoro: Cgil, bene che idea lavoro dignitoso entri in dibattito Confindustria

“Apprezziamo e ci conforta non solo che l’idea del lavoro dignitoso sia uno degli architravi del pensiero di Papa Francesco e della cultura sociale della Chiesa, ma che questo tema cominci ad entrare nel dibattito interno a Confindustria”. È quanto si legge in una nota della Cgil nazionale a commento dell’intervista esclusiva de Il Sole 24 Ore di oggi al Santo Padre.
“Il ruolo strategico del lavoro, del lavoro dignitoso, per un futuro di crescita economica nel solco della sostenibilità: questo il pensiero di Papa Francesco, che condividiamo e su cui quotidianamente basiamo il nostro impegno come sindacato”, sostiene la Cgil. “L’attenzione dedicata oggi a questi temi dal quotidiano di Confindustria – prosegue – ci fa sperare in una sempre maggiore sensibilità da parte del mondo delle imprese”.
“Proprio sui punti affrontati nell’intervista – si ricorda nella nota – a maggio di quest’anno Ediesse, casa editrice della Cgil, ha pubblicato il volume ‘Il lavoro è dignità’, in cui vengono raccolti e commentati gli interventi più significativi del Papa sul lavoro”. Il libro è curato da padre Giacomo Costa e Paolo Foglizzo, rispettivamente direttore e redattore di Aggiornamenti sociali, la rivista mensile della Fondazione culturale San Fedele di Milano.
“Da tempo – conclude la nota – sosteniamo che il lavoro competente e dignitoso, in un contesto di grande innovazione, competizione globale e vincoli di sostenibilità ambientale e sociale sempre più forti, sia l’asse strategico per lo sviluppo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

sabato 5 maggio 2018

Vita e lavoro, cambiano i «tempi»

Innovazione tecnologica e, soprattutto, tanti anni di crisi, ci hanno consegnato uno scenario inedito, anzi paradossale: le ore lavorate diminuiscono, ma il tempo di lavoro aumenta. Sembra una contraddizione, ma non è così, ed è tutto “merito” (o demerito) della connessione, cioè del tempo sempre più lungo in cui, magari senza star effettivamente lavorando, siamo a disposizione di una possibile chiamata del nostro datore di lavoro. “Il punto – spiega Alessio Gramolati, responsabile Industria 4.0 della Cgil – è che questo tempo di lavoro in cui siamo connessi oggi si considera legittimamente ‘proprietà’ dell’impresa. Non è contrattualizzato, non produce valore alcuna per il lavoratore. Ecco, questo non va bene”.
Anche perché questo tempo un valore ce lo ha, effettivamente…
Certamente. Se un lavoratore durante la sua prestazione decidesse di disconnettersi, l’organizzazione aziendale glielo impedirebbe e se lo stesso lavoratore continuasse su questa strada, questa scelta avrebbe effetti sul piano disciplinare. Quindi, ricapitolando, è del tutto evidente che la connessione ha un valore, solo che questo vantaggio va tutto all’impresa. Ed è per questo che in tutto il mondo è cominciato un dibattito importante nel quale si discute di come questa disponibilità vada contrattata.
E come ci si sta muovendo?
Gli approcci sono sostanzialmente due. Quelli che pensano che la regolazione debba avvenire per legge – cioè il modello francese – e quelli che puntano sulla contrattazione, come i tedeschi.

giovedì 11 gennaio 2018

Intervista Susanna Camusso su Repubblica

«Dalla proposta del salario minimo legale a quella sul reddito di cittadinanza arriva la conferma che la politica — con qualche eccezione — non sa cosa sia oggi il lavoro. Si continuano ad applicare vecchi schemi, ad alimentare il precariato, a dare alle imprese tutto ciò che chiedono mentre la nuova emergenza oggi si chiama bassi stipendi dei lavoratori come ripete da tempo il presidente della Bce, Mario Draghi. Vanno aumentati, punto e basta». È quasi una svolta "salarialista" questa per la Cgil di Susanna Camusso che sul versante politico si schiera a favore di una candidatura unitaria del centro sinistra per la Regione Lombardia: «Sarebbe un'opportunità da cogliere».

La politica, almeno una parte, sembra parlare come la Cgil: abolizione del Jobs Act, dice Berlusconi, salvo poi ripensarci; cancellazione della legge Fornero, ripete Salvini. Non avverte qualche imbarazzo con questi compagni di strada?
«Sono loro che dovrebbero essere imbarazzati: l'attacco all'articolo 18 parte con Berlusconi, passa per Monti e arriva al Jobs Act di Renzi.
A manomettere per primo la legge Dini sulle pensioni è stato il centro destra. Il famoso "scalone" era quello di Maroni, ministro leghista del governo Berlusconi. Non credo che né uno né l'altro abbiamo intenzione di reintrodurre l'articolo 18 o di tornare alla legge Dini, men che meno di adottare la Carta

lunedì 20 marzo 2017

Intervista a Massimo Cestaro: il punto sui vari settori della comunicazione

L’Italia – dichiara nella nostra conversazione Massimo Cestaro segretario Slc Cgil – si trova nel pieno di una crisi culturale e morale. Decadimento che non riguarda solo il nostro Paese. È sufficiente guardare a quanto sta avvenendo nell’Europa dei rinnovati egoismi e del rancore sociale o negli Stati Uniti, con la nuova presidenza Trump. Mancando un collante culturale esplodono i conflitti tra i penultimi e gli ultimi, crescono disperazione e rabbia sociale e a tutto ciò si tenta di rispondere – alimentando le paure – con nazionalismi, populismi, muri e chiusure delle frontiere.
Nella conversazione Cestaro ha evidenziato la situazione di tutti i settori della comunicazione: editoria, tv, reti, call center, servizi postali, sono attraversati da una crisi generale, con pesanti ripercussioni sull’occupazione. E quello che rileviamo è la totale assenza d’indirizzo e di intervento da parte delle forze politiche.
Dobbiamo avere attenzione massima al mondo della comunicazione. Oggi, attraverso i social, con poche righe, senza nessun approfondimento, con semplici spot si fa orientamento, si forma l’opinione di molti da un unico centro che gestisce algoritmi e “bufale”. Questo determina un impoverimento del linguaggio anche della politica. Per evitare i rischi del “pensiero unico” dobbiamo favorire il pluralismo, lavorare e legiferare sulla certezza delle fonti e, puntualmente, agire con la

martedì 3 novembre 2015

Intervista a Massimo Cestaro, segretario generale dell’Slc Cgil, ai microfoni di RadioArticolo1.

Rai, Poste italiane, Telecom: tre aziende all’ordine del giorno, le cui vicende lasciano intravvedere molta confusione e poca trasparenza rispetto alle prospettive future. Di questo, è convinto Massimo Cestaro, segretario generale dell’Slc Cgil, che ne ha discusso stamattina ai microfoni di Italia parla, la rubrica quotidiana di RadioArticolo1.
“Partiamo dal canone Rai – ha esordito il dirigente sindacale –: se va nella bolletta elettrica, secondo le intenzioni del Governo, bisognerebbe dire che si tratta di maggiori finanziamenti al servizio pubblico. Ma se l’operazione è fatta per abbassare le tasse, vorrei capire qual è l’equità tra i contribuenti a tal fine, perché mi stupirebbe che i pensionati collaborino tutti a ridurre le tasse al sistema d’impresa. Secondo la Legge di stabilità 2016, poi, si scopre che attraverso il meccanismo del canone in bolletta, di cui vorremmo capirne di più, verrà messa una cifra non definita che andrà a ripianare i costi dello Stato. Ma qui c’è un elemento di non chiarezza nei confronti degli utenti e poi rischiamo che venga meno il rapporto tra Governo e azienda pubblica sul piano dell’autonomia, che è tema di natura costituzionale. Questo ci preoccupa molto, assieme alla questione più complessiva della riforma Rai e dell’assetto della sua governance. 
Non vorremmo che tutto andasse a finire come l’anno scorso, quando Renzi annunciò che avrebbe riformato il canone, ma poi non se ne fece più nulla, se non che aumentò l’evasione. Ora la diffidenza

venerdì 3 aprile 2015

«La coalizione sociale a Brescia esiste già» - Intervista di Damiano Galletti al BresciOggi

Damiano Galletti segretario generale
Camera del Lavoro di Brescia
Il sindacato alle prese con le sfide del lavoro e del rinnovamento, iniziando dai temi balzati al centro della cronaca nel Paese (il «duello» Landini-Camusso e la coalizione sociale in primis) fino alle questioni più strettamente territoriali che partono dal Patto per Brescia fino all´occupazionale. Questioni ben chiare nell´agenda di Damiano Galletti, segretario generale della Camera del lavoro di Brescia, alla base di analisi e nuovi impegni.
Galletti, partiamo dall´attualità: lei si è espresso favorevolmente alla proposta di una «coalizione sociale», lanciata dal leader nazionale della Fiom Maurizio Landini, bocciando invece la posizione contraria di Susanna Camusso che guida la Cgil. Perchè?
«Non credo si possa non essere d´accordo con Landini quando dice che il sindacato deve cambiare: il contesto sociale si è molto modificato in questi ultimi anni, tanto più dopo l´introduzione di un Jobs Act che stravolge lo Statuto dei lavoratori. Non è immaginabile un sindacato che non inizia a ripensarsi. Proprio queste considerazioni, unite alla conferenza organizzativa della Cgil in programma da giugno, daranno il segnale della nostra volontà di aprirci al nuovo. Riguardo poi al fatto che il sindacato, come corpo intermedio, debba interloquire sempre di più con le altre associazioni che affrontano le emergenze, per esempio in ambito sanitario, della

domenica 7 ottobre 2012

Camusso: lavoro priorità assoluta. Il 20 ottobre avviamo una nuova stagione - Rinaldo Gianola sull'Unità

Niente politica industriale, disattenzione alle emergenze del lavoro, zero investimenti, crescita pericolosa delle diseguaglianze. Questo autunno propone un'Italia in piena emergenza economica e sociale, una situazione che viene fronteggiata dal governo con politiche inadeguate, insufficienti. Per questo Susanna Camusso chiama la CGIL a una nuova stagione di mobilitazione e di impegno. A partire dalla giornata del 20 ottobre, in piazza San Giovanni a Roma, la piazza delle grandi sfide sindacali.
Spiega: «Chiediamo al governo scelte chiare di politica industriale, difesa degli insediamenti produttivi, detassazione delle tredicesime, sostegno ai lavoratori esodati, ai dipendenti delle aziende in difficoltà. C'è bisogno di una svolta profonda di politica economica perchè il Paese non ce la fa».
Segretario Camusso, qual è la situazione del lavoro e dell'industria?
«Assistiamo con enorme preoccupazione alla scomparsa di pezzi importanti del tessuto industriale. Siderurgia, auto, alluminio, distribuzione sono settori a rischio. Siamo un Paese che non investe. Per richiamare l'attenzione i lavoratori devono mettere in pericolo la propria vita salendo sui tetti, sulle torri, sui campanili. Il governo e il Paese forse non comprendono pienamente la gravità e i rischi di questo momento. L'occupazione e la difesa della nostra industria sono priorità assolute».
L'azione del governo Monti non la soddisfa?
«No, e non è una questione personale. Non soddisfa il Paese. Dobbiamo fare uno sforzo comune, forte per aiutare chi perde il posto, chi vede la chiusura della propria azienda, chi cerca di salvare un pezzo di

giovedì 9 agosto 2012

Camusso, una patrimoniale per gli investimenti e da Marchionne aspettiamo i fatti

«Bene, il governo ci è arrivato, ora però non si limiti alle denunce e faccia quello che ci si aspetta da lui: agisca. Fatti, non lamentele». Per Susanna Camusso, leader della CGIL, è buona cosa che il ministro del Lavoro Elsa Fornero abbia parlato di «autunno non facile», ma ora serve un’ammissione di responsabilità e un rapido «cambio di rotta».
Responsabilità: il ministro dice che la politica ne ha solo in parte e che le ragioni della crisi vanno cercate anche nelle scelte delle banche e delle imprese. È così?
«Sicuramente la mancanza di credito e di investimenti hanno avuto un peso importante. Ma conta anche il fatto che fino ad ora, questo esecutivo, ha proposto solo rigore, ha percepito la crisi esclusivamente in termini di bilanci e di finanza. Non si è accorto che la prima emergenza era il lavoro e con le sue scelte ha accelerato la corsa alla recessione. Siamo contenti che ora abbia realizzato quali siano le priorità, l’importante e che non si limiti alle lamentele. Da un governo ci si aspetta altro: deve agire».
Voi cosa proponete?
«Un patto per il lavoro finanziato da una patrimoniale e l’utilizzo dei fondi della Cassa depositi e prestiti non solo per comperare quote necessarie a ridurre il debito, ma anche per spingere agli investimenti industriali».
Il ministro, parlando della crisi, non ha però citato il sindacato: è un segnale di distensione nei vostri confronti o la dimostrazione che - con la riforma delle pensioni e quella del lavoro già approvate - vi ritiene ormai sotto controllo?
«Non ci ha citato perché non poteva farlo: avrebbe dovuto ammettere che noi queste cose le avevamo già capite quattro anni fa. E' da allora che sappiamo qual è la realtà, il governo sembra essersene accorto solo adesso. Fino ad ora sulla politica industriale questo esecutivo

mercoledì 9 maggio 2012

Camusso: "Troppi sacrifici, poche speranze dipendenti e piccoli imprenditori sono stremati" - Paolo Griseri su Repubblica

Nel manifesto di fronte alla scrivania, la bambina chiede all´adulto: «Papà, perché hai un caporale se non sei un soldato?». Di questi tempi la campagna per la legalità sul lavoro appare purtroppo un lusso. Sul muro alle spalle della scrivania il ritratto di Giuseppe Di Vittorio, testimonia una tradizione sindacale fatta di avanzate e di arretramenti. Ma è lo schermo del computer che attira l´attenzione di Susanna Camusso: «Vede? Mail come questa arrivano sempre più spesso. Gente disperata, che ha smesso anche di arrabbiarsi. In alcuni casi abbiamo contattato gli psicologi. Chi scrive certe cose può davvero rischiare di compiere gesti estremi».
Susanna Camusso, la crisi trasloca dalle pagine di economia a quelle di cronaca. Che cosa ha causato un salto così drammatico?
«Non penso che sia un salto. Penso che molti abbiano cominciato a convincersi che questa crisi non avrà fine. Che i sacrifici di questi quattro anni sono stati inutili. Se alle persone togli l´orizzonte non puoi stupirti dei drammi. I sacrifici senza speranza sono la formula della disperazione».
Di chi è la responsabilità di quei drammi? Di chi governa adesso o di chi è venuto prima?
«Non intendo commentare quella frase di Monti».
Da quando si è perso l´orizzonte?
«E´ quattro anni che il popolo dei lavoratori dipendenti e dei piccoli imprenditori fa sacrifici. Gli stipendi vengono pagati con ritardi di sei, sette, otto mesi. I crediti con i clienti diventano inesigibili. All´inizio uno spende quel che aveva messo da parte negli anni precedenti. Per anni i governi hanno detto che presto ci sarebbe stata la ripresa. Poi l´autunno scorso si è scoperto che non è cosi. Che bisogna fare altri sacrifici. E la gente li ha fatti, sperando che sarebbero serviti a uscire dalla crisi. Invece adesso si scopre che i sacrifici aumenteranno ma la crisi non finirà. Per guarire ti tagli un braccio oggi ma sai già che domani ti taglieranno

martedì 1 maggio 2012

«Ora basta tagli, Monti intervenga per la ripresa» - Rinaldo Gianola su L'Unità


Susanna Camusso non ha dubbi: «La politica dei tagli del governo Monti ci porterà altri guai, l’idea che le riforme strutturali suscitino automaticamente il risanamento e lo sviluppo non sta in piedi. 
Aiutiamo il Paese, salviamo il lavoro, le imprese, ridiamo dignità all’intervento pubblico in economia. 
Lo ha fatto Obama in America, perché non possiamo farlo noi?». 
Il Primo Maggio, una delle nostre belle feste civili, arriva in un momento difficile: siamo al quarto anno di crisi, la disoccupazione continua a crescere, la spesa familiare raggiunge livelli record, aumentano le bollette e presto c’è l’Imu da pagare. 
La festa del lavoro è l’occasione per riflettere con il Segretario della CGIL sulle condizioni della nostra Italia, sulla qualità della democrazia, sui valori politici, culturali e sociali in cui ancora si riconoscono i lavoratori, i pensionati, le famiglie che sopportano con responsabilità il peso dei sacrifici per salvare il Paese.
Segretario Camusso, parliamo tanto di lavoro ma c’è la netta sensazione che abbia perso valore e importanza nella nostra società. È così?
«In questi anni è passato un messaggio tutto politico che solo il denaro dà forza, solo i soldi, l’arricchimento individuale garantiscono il successo e per raggiungere questo obiettivo vanno bene le scorciatoie, le furbizie, le protezioni dei potenti, l’evasione fiscale. Chi lavora onestamente, il disoccupato, le donne e i giovani in difficoltà sono colpevolizzati da una “cultura” aberrante che nega la solidarietà, la giustizia sociale, l’aspirazione a diritti fondamentali. Il disvalore del lavoro rende più grave la crisi e accentua drammaticamente le diseguaglianze tra chi sta meglio e chi sta peggio».
Come ne usciamo?
«La CGIL combatte una battaglia perché sia chiaro che il modello economico adottato in Europa e che fa proseliti in Italia è sbagliato e ha fallito. Il neoliberismo ha determinato la crisi in America e noi l’abbiamo

mercoledì 1 febbraio 2012

Domani tavolo col governo sul lavoro. La CGIL è 'cautamente' ottimista

La volontà di riformare il mercato del lavoro, ponendosi l'obiettivo di superare l'emergenza dettata dalla diffusa precarietà, fanno dire alla CGIL di essere 'cautamente' ottimista circa l'esito del tavolo di domani a palazzo Chigi col governo sul tema lavoro. Il secondo round, dopo l'incontro “interlocutorio” di circa dieci giorni fa, che si spera possa essere l'avvio di una trattativa seria. Non solo sul mercato del lavoro ma anche, e soprattutto, sul come riavviare la crescita nel Paese.
Susanna Camusso, ospite del Tg3, risponde alle domande del direttore Bianca Berlinguer, a partire dall'incontro 'informale' di stamattina tra CGIL, CISL e UIL e la Confindustria. Alimentato da una strana fantasia, ovvero l'ipotesi rivelatasi infondata di un documento condiviso da portare al confronto col governo, oggi le parti hanno “ragionato sugli ammortizzatori sociali”, dice Camusso sottolineando la necessità di estenderli e di salvaguardarli in quei processi sempre più frequenti di ristrutturazione del nostro sistema industriale manifatturiero.
Ma l'attenzione passa ovviamente al tavolo di domani e il Segretario Generale della CGIL ha modo di ribadire al Tg3 il deciso no al confronto sull'articolo 18: “Lo abbiamo detto con nettezza, e continuiamo a dirlo: l'articolo 18 non è il problema del mercato del lavoro”. Il vero problema è dettato dalla giungla contrattuale, dalle 46 forme contrattuali che formano il nostro sistema. Per questo bisogna partire dando rilevanza al contratto di apprendistato e a quello di reinserimento per gli ultra cinquantenni. La logica che deve muovere l'operazione sul mercato del lavoro, sostiene il leader della CGIL, è la 'buona occupazione': “Bisogna incentivare buona occupazione, e non è la strada della riduzione dei diritti quella che dà buona

domenica 22 gennaio 2012

Camusso: «Vogliono fare i liberisti colpendo il lavoro» - Oreste Pivetta sull'Unità

Che cosa chiederete al governo? Susanna Camusso, segretario della Cgil, “accantona” un attimo il tema liberalizzazioni e riprende la questione del lavoro che non c’è: «Chiederemo al governo di operare perché venga ripristinata una condizione in cui i giovani e i cinquantenni lasciati a casa dalle loro aziende in crisi non siano costretti a imboccare la via crucis della precarietà. L’abbiamo detto tante volte: rimettere al centro il lavoro».
Le liberalizzazioni non creeranno appunto lavoro?
«Intanto bisognerebbe conoscere il testo. Intanto andrebbero ridimensionati certi entusiasmi. L’enfasi mi sembra eccessiva. Non credo che liberalizzando si dia via libera a quell’aumento pronosticato dei salari del dodici per cento. Magari diminuirà qualche prezzo. Non credo neppure a certi automatismi, che prometterebbero aumento dell’occupazione, anche se ovviamente c’è del buono nel decreto legge. Un esempio? La separazione tra il soggetto che fornisce il gas e quello che gestisce la rete distributiva».
Il cattivo sta forse nell’ennesimo attacco al contratto nazionale, questa volta quello dei ferrovieri, con l’idea di favorire la concorrenza?
«Quando si parla di Ferrovie o di Poste bisognerebbe sempre pensare che si tratta di servizi pubblici, che devono quindi rispondere alle necessità della collettività, necessità che nel caso dei treni si chiamano mobilità, economicità, sicurezza. Da qualsiasi luogo, per qualsiasi luogo. Smobilitare il contratto nazionale ha un senso allora? Non c’è il rischio di peggiorare tutto? Vogliamo costruire una concorrenza che concorre solo agendo sulla voce costo del lavoro? Non mi sembrerebbe un gran segnale. Proviamo a prendere

venerdì 6 gennaio 2012

Camusso: "Pronti a un nuovo patto ma sui licenziamenti non si negozia" - Roberto Mania su Repubblica

Camusso, dopo le polemiche di questi giorni tra la Cgil e il governo, ha incontrato il ministro Fornero. Cosa vi siete dette? Perché c'è stato l'incontro?
"Era un incontro fissato prima della pausa natalizia. Prima di avviare un confronto complesso come quello sul mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali andavano chiarite le modalità con le quali proseguire e fissare l'agenda. La Cgil ha sempre detto che non riteneva utile percorrere la strada degli incontri separati. Ora sappiamo che sarà un confronto ordinario".
Dunque ci sarà un unico tavolo di confronto con il governo e tutte le parti sociali?
"Esatto. D'altra parte era stato lo stesso presidente del Consiglio Monti a dire al Senato che sul mercato del lavoro il governo avrebbe cercato il consenso delle parti sociali".
Avete parlato anche dell'articolo 18?
"Dire che ne abbiamo parlato mi pare esagerato. Io ho ripetuto che non c'è una sola ragione convincente perché si parta da lì se si vogliono affrontare i problemi veri".
E la Fornero cosa le ha risposto?
"Non posso dire che ci sia stata proprio una risposta. Ha preso atto di ciò che ho detto io".
L'articolo 18 è fuori dalla trattativa?
"Il governo deve sapere che sull'articolo 18 noi non trattiamo".
Per voi rimane un tabù?
"Lasciamo perdere i totem o i tabù. L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha una funzione deterrente per i

sabato 12 novembre 2011

Susanna Camusso: «Patrimoniale subito: così riparte la crescita» - Oreste Pivetta su L'Unità

Susanna Camusso, segretario della Cgil, era in Puglia ieri. Ha incontrato i lavoratori della Teleperformance, un call center che minaccia di lasciare a casa quasi ottocento dipendenti (la cassa integrazione scade a dicembre), tra le sedi di Taranto e di Roma... Sembrava il call center il futuro per migliaia di giovani, la crisi ha rivelato la fragilità di un settore senza troppe regole, cresciuto in disordine, dimenticato daungoverno che di politica industriale non si è mai troppo occupato, malgrado tutto gli crollasse attorno.
Segretario, in un giorno molto particolare, di preoccupazione e d‘attesa, tra la caduta di Berlusconi e la nascita, s’immagina rapida, di un nuovo esecutivo, che cosapuòaverle detto quell’incontro in “fabbrica”, tra tanti lavoratori, per lo più giovani?
«Credo che quell’assemblea abbia in fondo raccontato il Paese, il suo stato d’animo. Solo ricordare che finalmente ci si è liberati da questo governo suscita consenso. Nessuno tra quei lavoratori ignora che in questi anni non s’è fatta politica industriale, non s’è fatta politica del lavoro, s’è cercato in ogni modo di mandareall’aria regole e diritti. Ovvio che si viva questa fine come unaliberazione.Ma l’ansia per il futuro è di tutti e tutti chiedono qualche certezza e qualche impegno. Vorrebbero non sentirsi abbandonati a se stessi».
Un obiettivo è stato raggiunto. Lei ha più volte chiesto che il passo successivo alla cadutadi Berlusconi fossero le elezioni. Probabilmente non sarà così. Continua a pensare che si dovrebbe andare alle urne?
«L’esito naturale alla fine di una maggioranza è quello elettorale. Lo dico pensando alla distruzione della politica a cui abbiamo assistito, al trionfo dell’antipolitica, del qualunquismo, al crescere della sfiducia nella politica e nei politici, ridotti ormai nel sentirecomunea casta di privilegiati. Per questo, per invertire la rotta, di fronte al tramonto di uno schieramento, credo che si dovrebbe restituire la parola, la responsabilità, la possibilità di scelta agli elettori. Capisco anche che non si possa infliggere a questo paese altri giorni di

lunedì 5 settembre 2011

"Pronto il ricorso alla Consulta combatteremo chi sfrutterà la norma" - di Roberto Mania su Repubblica

«Mai nella storia della Repubblica ci sono stati un governo e un ministro del Lavoro che avessero come scopo quello di abolire il contratto nazionale, lo Statuto dei lavoratori, i diritti dei lavoratori. E´ una vicenda che non ha precedenti. La contrasteremo con tutti i mezzi». Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, parla dell´articolo 8 della manovra del governo. E sfida la Cisl, la Uil, la Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali perché è il momento di scegliere: o la legge o l´accordo tra le parti sociali.
Camusso, lei dice che la Cgil farà tutto il possibile per cancellare l´articolo 8 della manovra. Cosa farà in concreto?
«Continueremo a chiedere lo stralcio di quella norma quando la discussione arriverà nell´aula del Senato. In ogni caso la Cgil non firmerà alcun accordo che possa mettere in discussione lo Statuto dei lavoratori e l´eguaglianza tra essi. Per noi è una norma inapplicabile. Ci sono poi diversi evidenti profili di incostituzionalità. Ricorreremo alla Corte costituzionale appena possibile oltre a tutelare i lavoratori i cui diritti dovessero essere messi in discussione da quella legge. Poi apriremo un conflitto in tutte le aziende e i territori. Dove si cercherà di applicare la legge arriveranno gli scioperi. La Confindustria, come le altre organizzazioni imprenditoriali, deve scegliere: o la legge, o l´accordo del 28 giugno scorso».
E´ un invito che rivolge anche a Cisl e Uil?
«E´ un invito che rivolgo anche a loro».
Ma hanno detto che la legge non è in contrasto con l´accordo del 28 giugno firmato anche dalla Cgil.
«Ripeto: è un invito anche a Cisl e Uil. Non dicevano che non si poteva approvare una legge sulla rappresentanza sindacale perché avrebbe violato l´autonomia delle parti sociali? Bene, più violazione di questa!».
Resta il fatto che l´articolo in discussione non obbliga nessuno a derogare alle leggi. Eventualmente si possono fare gli accordi con i sindacati più rappresentativi.
«Guardi, quell´articolo è il massimo dell´indeterminatezza. Non si capisce quale sia il criterio di rappresentatività; c´è un incomprensibile principio maggioritario. E qual è la rappresentatività territoriale? Valgono anche gli accordi firmati dai sindacati di comodo?».
Domani la Cgil sciopererà da sola contro la manovra. E´ uno sciopero che ha diviso i sindacati ma anche il Pd. Perché questo sciopero?
«Perché il segno di questa manovra è quello di una profondissima iniquità. Una manovra che scarica tutto sul

domenica 5 giugno 2011

"Rispetti gli impegni come fa in America noi lo aiuteremo su turni e produzione" - di Luisa Grion su Repubblica

Invece di ripetere «stancamente» le cose già dette mille altra volte, Marchionne s'impegni in Italia come ha già ha fatto a Detroit: vedrà che le cose cambieranno anche qui. Susanna Camusso, leader della Cgil, commenta le accuse rivolte dall´amministratore delegato di Fiat e Chrysler al sindacato che lei dirige con un: «Nulla di nuovo, parole già sentite».
Una novità, a dire il vero, c´è: Marchionne ha annunciato che il quartier generale della società non si sposta, resta a Torino. Non è un bella notizia?
«Lo sarebbe, se l´affermazione fatta fosse così netta, ma non lo è: l'amministratore delegato ha solo detto che il problema non è sul suo tavolo, quindi che non è prioritario. Non sono parole chiare, i dubbi sul disimpegno restano. Marchionne si lamenta che l´America lo ama e l´Italia no, ma si è mai chiesto perché?».
Secondo lei?
«Perché là ha preso impegni e li ha rispettati. Faccia lo stesso qui: ci dica cosa c´è nel piano, cosa vuol fare dell´Italia, che ruolo vuole riservare a questo Paese nell´internazionalizzazione dell´azienda. Perché sia chiaro, nessuno ha mai pensato che la politica dell´internazionalizzazione sia sbagliata, ma vorremmo conoscerne i termini e discutere di politica industriale».
Quindi la Cgil non pensa di cambiare atteggiamento, come l´ad Fiat chiede?
«Direi che è l´intero scenario che va cambiato, non il nostro atteggiamento: parliamo, appunto, di politica industriale e facciamolo con responsabilità, rispettando le leggi del paese nel quale operiamo e tenendo a mente che il rilancio di un´azienda non è in contrapposizione con i diritti delle persone che vi lavorano. Se Fiat manterrà i suoi impegni, noi faremo la nostra parte su turni e produzione, come già fatto molte altre volte».
Da quanto tempo è che lei non incontra Marchionne?
«Ci siamo visti al Lingotto in occasione del referendum alla Bertone. Allora si disse che, davanti al grande senso di responsabilità dimostrato dal sindacato, la discussione sulla Fiat sarebbe ripartita. Non è vero, non ...

domenica 29 maggio 2011

Ora una svolta politica per lo sviluppo e il lavoro - R. Gianola su L'Unità

Il caso Fincantieri è solo l’ultimo, gravissimo episodio che conferma l’arroganza e la violenza della “cultura” di questi tempi, di una ideologia che scarica sui lavoratori, sulle famiglie, sugli ultimi, gli errori, le mancate scelte dell’azienda, il disinteresse del governo». Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, analizza con l’Unità l’ultimo dramma sociale esploso in queste ore nei cantieri navali di Castellammare di Stabia e di Sestri Ponente,un ulteriore atto della crisi economica e politica che attanaglia il paese, ma soprattutto il segno dell’incapacità di Berlusconi di dare risposte credibili, coerenti, alle domande dei lavoratori, dei giovani, delle donne, anche alle imprese sempre più deluse. Il leader della Cgil ritiene «che da questo governo non possiamo aspettarci nulla, è necessario un profondo cambiamento e forse il vento sta cambiando».
Scontri di piazza, occupazioni, proteste. La vertenza Fincantieri apre una nuova stagione di emergenza sociale. Come la giudica?
«Fincantieri ha fatto una scelta insopportabile. Annunciare la chiusura degli stabilimenti, i licenziamenti, il ridimensionamento produttivo con queste modalità è un atto di violenza e nulla mipuò convincere che fosse proprio necessario seguire questo percorso. Molte crisi aziendali ci hanno insegnato che anche situazioni difficili possono essere affrontate in altro modo, senza dare fuoco alle polveri o cercando l’imbarbarimento delle relazioni sociali.Nonsi risolvono i problemi dell’azienda scaricando tutto sui lavoratori».
Ma la crisi Fincantieri c’è davvero...
«Certo. E mi fa rabbia la scelta dell’azienda perchè dal 2009 esiste un teorico tavolo di confronto al ministero dello Sviluppo. Abbiamo sollecitato più volte di tornare a discutere i problemi, ad esempio per il cantiere di Ancona tutto in cassa integrazione, per Monfalcone, per la Liguria dove anche le amministrazioni locali si sono preoccupate. Non è successo niente. E adesso pensano di scaricare le conseguenze dei loro errori sugli ...