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lunedì 3 gennaio 2022

Telecom, sì al cambio appalto della ristorazione

Dopo lungo periodo e molte iniziative assunte dalle organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, ad ogni livello, si è risolta con esito positivo la vertenza relativa al cambio di gestione del servizio di ristorazione presso le sedi di Telecom Italia spa". È quanto si legge in una nota sindacale congiunta.
"La vicenda coinvolge circa 270 lavoratrici e lavoratori, per la maggioranza donne, con contratti a part-time 'involontario', addetti alle mense e ai bar nelle strutture Tim, rimasti in condizioni di incertezza a causa della mancata applicazione della clausola sociale del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro al momento dell'aggiudicazione del servizio al nuovo operatore.
A fare il paio con questa situazione lo stop dei servizi di ristorazione presso le sedi Telecom dettato dal ricorso prolungato allo smart working da parte della committenza in uno scenario profondamente segnato dagli effetti dell'emergenza sanitaria ancora in corso".
"In questo contesto, su ripetute sollecitazione delle Organizzazioni Sindacali, si è avviato il confronto presso il ministero del Lavoro con il coinvolgimento di tutte le parti interessate (imprese uscenti Cirfood e Elior, impresa subentrante All Food e Telecom), che, nel tardo pomeriggio del 30 dicembre è giunto ad una sintesi ispirata dalla necessità di dare continuità occupazionale e reddituale a tutto il personale coinvolto nel cambio di gestione dell'appalto".
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 23 novembre 2021

Tim: CGIL, azieda strategica per il Paese. Non può valere solo il mercato

"In una possibile Opa da parte di Kkr su Telecom vedo un'operazione squisitamente ed esclusivamente di mercato, e in settori strategici come quello delle Tlc non può essere quella l'unica logica, ma il processo di governance deve essere finalizzato anche alla crescita dell'innovazione, ai benefici del Paese.
Per questo abbiamo espresso dubbi e perplessità. Il governo non può stare semplicemente a guardare". È quanto dichiara il segretario confederale della CGIL Emilio Miceli in un'intervista a Collettiva.it."Il riassetto di Telecom - prosegue - coincide con il riassetto complessivo delle Tlc, del sistema digitale e della nostra capacità di essere uno dei soggetti importanti in Europa.
Di fronte ad un asset così strategico occorre avere una visione industriale, non solo di mercato, altrimenti non si riuscirà a garantire al Paese le migliori condizioni per fare il salto digitale".Infine, Miceli sottolinea "una questione che a noi sta particolarmente a cuore.
Se Telecom perde strategicità e ruolo che fine fanno i 40mila dipendenti? Il tema della salvaguardia dell’occupazione non può essere trattato come una varia ed eventuale".

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 14 dicembre 2018

Tim: Comunicato unitario su incontro del 13 dicembre

Nella giornata del 13 dicembre, è proseguito il confronto tra TIM, le Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e il Coordinamento Nazionale delle RSU sul tema ferie e permessi retribuiti (ef).Nella giornata del 13 dicembre, è proseguito il confronto tra TIM, le Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL e il Coordinamento Nazionale delle RSU sul tema ferie e permessi retribuiti (ef).Il confronto, anche in virtù di quanto emerso dai lavori della commissione tecnica, ha potuto acquisire alcuni avanzamenti.Permangono tuttavia delle criticità che, se non superate, rischiano di compromettere l’esito della trattativa.Le organizzazioni sindacali confederali insieme al coordinamento, hanno sottolineato l’importanza di giungere ad una soluzione condivisa sulla tematica oggetto del confronto.L’azienda si è riservata ulteriori approfondimenti in merito.Resta inteso che in caso di non convergenza degli intenti, saranno valutate le eventuali iniziative da assumere.

Le Segreterie NazionaliL SLC CGIL - FISTEL CISL - UILCOM UIL

giovedì 22 novembre 2018

Tlc: il settore richiede interventi e strategie urgenti

Nota unitaria delle segreterie nazionali dei sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil su Tim, filiera Tlc e call center.
Gruppo TIM
A distanza di 18 anni dalla privatizzazione di Telecom Italia, il risultato che viene consegnato al nostro Paese è un impietoso bilancio negativo. Da un’azienda tra i maggiori player mondiali del settore, presente in diversi continenti e con una avanzata capacità tecnologica, economicamente sana e adeguatamente capitalizzata, siamo passati ad un’azienda concentrata solo sull’Italia e sul Brasile, con un fatturato attuale (circa 19,8 Mld) sensibilmente più basso di allora (circa 23 Mld), fortemente indebitata (circa 25,3 Mld), con minori investimenti e con decine di migliaia di dipendenti in meno.
SLC CGIL – FISTEL CISL e UILCOM UIL, di fronte alla caotica situazione della gestione del Gruppo ed il contestuale emergere di “voci” su presunti progetti di “spezzatino”, ribadiscono la loro totale contrarietà al riguardo e la contestuale necessità di difendere il patrimonio industriale, occupazionale e professionale dell’intero perimetro del Gruppo TIM in Italia, della sua Rete, dei suoi Asset anche a seguito di eventuali operazioni industriali e societarie che potrebbero determinarsi.
Va inoltre ancora una volta ricordato che, in tema di scorporo societario della rete TLC dell’ex monopolista, non vi è nessun esempio in Europa e pochissimi isolati casi nel mondo; il progetto di societarizzazione della Rete che TIM sta avviando deve prevedere il riassorbimento sotto un’unica entità anche di Open Fiber ed il suo mantenimento entro il perimetro del Gruppo per evitare che

mercoledì 21 novembre 2018

Tim: Di Maio annulla incontro. Domani conferenza stampa e presidio al Mise

Abbiamo ricevuto nel pomeriggio di oggi la comunicazione da parte del Mise circa l’annullamento dell’incontro previsto per domani con il ministro Di Maio sul settore delle Tlc. L’incontro era stato convocato dallo stesso ministro a seguito della richiesta e dei solleciti dei sindacati di categoria.” Così annunciano, in una nota congiunta, le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
Al netto dei sopraggiunti impegni istituzionali che impediscono al ministro di effettuare l’incontro, evidenziamo comunque la sempre più grave situazione delle Tlc e la necessità, non più derogabile, di un tavolo di confronto col governo sul futuro e le prospettive industriali ed occupazionali di un settore cruciale per il futuro sviluppo del paese e la sua capacità competitiva.”
Per tali ragioni, i sindacati confermano il presidio di fronte al Mise in via Molise dalle 9 alle 12, così come già comunicato, convocando nella medesima sede una conferenza stampa alle ore 11 dei segretari generali, nel corso della quale saranno esposte le ragioni e le valutazioni dei rappresentanti dei lavoratori di Tim e dell’intero comparto delle Tlc – conclude la nota.

venerdì 16 novembre 2018

Tim: Confermare reggenza Presidente e aprire confronto

Il lungo conflitto tra i maggiori azionisti di TIM, culminato con la rimozione dell’AD, conferma una condizione di profonda instabilità nell’assetto proprietario che da tempo è uno dei mali oscuri che stanno affossando la Società”, così dichiarano in una nota congiunta i segretari generali dei sindacati di categoria, Fabrizio Solari Slc Cgil, Vito Vitale Fistel Cisl e Salvo Ugliarolo Uilcom Uil.
Qualsivoglia soluzione deve partire dallo scioglimento di questo nodo: non serve un nuovo AD appeso alle carte bollate o agli umori di qualche azionista in possesso dello zero virgola del capitale.”
Il CdA annunciato per domenica – proseguono i dirigenti sindacali – difficilmente potrà indicare una soluzione duratura. In queste condizioni è forse opportuno confermare la reggenza del Presidente e aprire rapidamente un confronto con tutti gli attori, sotto la regia del Governo e con al centro l’interesse superiore del Paese, capace di indicare finalmente una prospettiva di consolidamento e di crescita che tuteli innanzitutto l’occupazione.”

giovedì 15 novembre 2018

Tlc: 22 novembre presidio al Mise di lavoratori Tim e filiera Tlc

Gli ultimi mesi stanno delineando un quadro estremamente preoccupante per l’intera filiera delle TLC nel nostro Paese: la situazione di totale sbando in cui versa il gruppo Tim, gli effetti di scelte regolatorie sbagliate che hanno prodotto una caduta della marginalità delle Telco, una gara per l’assegnazione delle frequenze 5G che ha visto un esborso complessivo di 6,6 Mld rispetto ai 2,5 Mld previsti con il serio rischio di conseguenze negative sui tempi di attuazione del 5G e sull’indotto, la continua compressione dei prezzi che colpisce l’intero settore dei customer care (call center) che sottopone le/i lavoratrici/lavoratori a continui ricatti occupazionali.” Così una nota congiunta delle segreterie nazionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil che organizzano per giovedì 22 novembre il presidio dei lavoratori di Tim e del settore Tlc di fronte al Mise.
E’ in gioco il futuro del gruppo Tim che, nonostante le scelte scellerate di cui è stata vittima dalla sua privatizzazione ad oggi, resta il più grande soggetto industriale nel settore TLC nonché uno dei driver fondamentali per lo sviluppo infrastrutturale del nostro Paese, che dà occupazione a circa 100.000 dipendenti (50.000 diretti ed altrettanti nel suo vasto indotto). Le Segreterie Nazionali SLC CGIL – FISTEL CISL- UILCOM UIL ribadiscono la loro totale contrarietà rispetto a presunti progetti di “spezzatino” e la contestuale necessità di difendere il patrimonio industriale e professionale dell’intero perimetro del Gruppo TIM in Italia, della sua Rete, dei suoi Assets anche a

mercoledì 14 novembre 2018

Tim: azienda rischia il capolinea

Nel 1997, l’ultimo anno della gestione pubblica, l’allora Telecom era tra le prime cinque aziende del settore nel mondo.
Sviluppava un fatturato di circa 23 miliardi, i debiti stavano entro gli 8 miliardi, gli investimenti ammontavano a circa 6,5 miliardi l’anno e i dipendenti erano oltre 120.000. Economicamente sana, adeguatamente capitalizzata e fortemente presente all’estero l’azienda era perfettamente in grado di
affrontare la sfida della globalizzazione.
Vent’anni dopo, grazie all’intervento dei privati, l’attuale Tim fattura poco più di 19 miliardi, ha circa 30 miliardi di debiti, investe poco più di 3 miliardi, occupa circa 45.000 dipendenti e le partecipazioni estere si sono ridotte alla sola realtà brasiliana (Tim Brasil).
I numeri raccontano di un lento ma costante processo di scarnificazione che ha impoverito l’azienda, il lavoro e il Paese. 
Già 10 anni fa Eugenio Scalfari scriveva: “…l’azienda ha avuto la sventura di diventare preda di un capitalismo straccione, più attento a spolpare il grasso che ad investire in prodotti e tecnologie”.
Ora quel processo è sostanzialmente compiuto e del possente maniero non è rimasto che qualche arredo di pregio.
Il degno coronamento dell’impresa pare essere anziché alienare in blocco quel che è rimasto, trarre

martedì 13 novembre 2018

Tim: avvio confronto sul 2° livello di contrattazione

Il giorno 8 novembre si e’ tenuto il primo incontro tra la direzione aziendale di TIM e le Segreterie Nazionali di SLC – FISTel – UILCOM con le rispettive RSU, per l’avvio della trattativa sulla Piattaforma di secondo livello.
Un inizio di confronto che è avvenuto a seguito di un importante percorso democratico che ha visto oltre 10.000 lavoratrici/lavoratori partecipare in centinaia di assemblee, effettuate sui posti di lavoro in tutta Italia, alla presentazione della piattaforma approvata da oltre il 90% dei partecipanti.
L’incontro è iniziato con una esposizione aziendale sulla nuova rete di quinta generazione 5G, che sostanzialmente ha indicato che:
– queste reti, al di la delle sperimentazioni in corso, arriveranno ufficialmente a partire dal 2020 e permetteranno di collegare milioni di dispositivi in tutto il mondo ad alta velocità e con bassa latenza, permettendo la realizzazione di progetti avanzati come le auto connesse, l’Internet of Things, le Smart City e le Smart Home di nuova generazione. Il rollout sarà progressivo e le vere implementazioni su larga scala arriveranno, però, solamente negli anni successivi.
Per la parte economica le scelte effettuate, che sono state decise tramite uno studio realizzato da un gruppo specifico aziendale e confermate da una consulenza esterna, vedono un esborso dell’ordine di circa 2,5 miliardi di euro per l’asta delle frequenze, che aumenta la pressione su di un’azienda già

venerdì 9 novembre 2018

Tim: convocazione Di Maio 22 novembre. Presidio sospeso

Ieri è pervenuta la convocazione da parte del Ministro dello Sviluppo Economico per giovedì 22 novembre” per discutere del futuro di Tim, annuncia una nota delle segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
“Pur permanendo gli elementi di forte preoccupazione sul futuro del Gruppo TIM denunciati, le Segreterie Nazionali decidono di sospendere il presidio del 21 novembre, rinviando valutazioni e conseguenti decisioni più complete  dopo l’esito dell’incontro con il Ministro, sulla base delle quali saranno valutate le relative decisioni.”

giovedì 8 novembre 2018

Tim: presidio al Mise contro rischio scorporo ed esuberi

A distanza di 18 anni dalla privatizzazione di Telecom Italia il risultato per il nostro Paese è un impietoso bilancio negativo che descrive un’azienda fortemente impoverita. Gli ultimi mesi ci hanno poi consegnato uno scenario straordinariamente preoccupante con l’emersione di migliaia di potenziali esuberi gestiti senza effetti traumatici grazie ad un importante accordo di tenuta, realizzato dal sindacato confederale utilizzando i “Contratti di solidarietà” sottoscritti al Ministero del Lavoro l’11 Giugno 2018, il tutto mentre si consuma una battaglia per il controllo dell’attuale Gruppo TIM tra due azionisti (VIVENDI ed ELLIOT) che prosegue ormai da mesi e che non accenna a placarsi.” Inizia così la nota unitaria delle segreterie nazionali SLC CGIL,  FISTEL CISL, UILCOM UIL.
In questo contesto estremamente complesso le Segreterie Nazionali di SLC CGIL – FISTEL CISL – UILCOM UIL hanno salutato con favore la decisione di Cassa Depositi Prestiti (CDP) di entrare nel capitale sociale di TIM, atto al quale non ha tuttavia corrisposto la indispensabile chiarezza sul futuro dell’azienda. I sindacati confederali di categoria  hanno più volte denunciato il sostanziale immobilismo che caratterizza l’attuale situazione aziendale ed il contestuale emergere di “voci” su presunti progetti di “spezzatino” ribadendo la loro totale contrarietà al riguardo e la contestuale necessità di difendere il patrimonio industriale e professionale dell’intero perimetro del “Gruppo TIM” in Italia, della sua Rete, dei suoi Assets anche a seguito di eventuali operazioni industriali e societarie che

mercoledì 31 ottobre 2018

Tim: Comunicato su situazione aziendale

A distanza di 18 anni dalla privatizzazione di Telecom Italia, il risultato che viene consegnato al nostro Paese è un impietoso bilancio negativo.
Da un’azienda tra i maggiori player mondiali del settore, presente in diversi continenti e con una avanzata capacità tecnologica, economicamente sana e adeguatamente capitalizzata, siamo passati ad un’azienda concentrata solo sull’Italia e sul Brasile, con un fatturato attuale (circa 19 Mld) sensibilmente più basso di allora (circa 23 Mld), fortemente indebitata (circa 25 Mld), con minori investimenti e con decine di migliaia di dipendenti in meno.
Un quadro impietoso che descrive un’azienda fortemente impoverita.
Il problema principale di cui ha sofferto TIM è la sostanziale instabilità della Governance aziendale, dalla privatizzazione ad oggi ed il fatto di essere diventata una azienda privata ma che deve rispettare stringenti obblighi di legge derivanti dall’essere stata monopolista.
Gli ultimi mesi ci hanno poi consegnato uno scenario straordinariamente preoccupante con l’emersione di migliaia di potenziali esuberi gestiti senza effetti traumatici grazie ad un importante accordo di tenuta, realizzato dal sindacato confederale utilizzando i “Contratti di solidarietà” sottoscritti al Ministero del Lavoro l’11 Giugno 2018, il tutto mentre si consuma una battaglia per il controllo dell’attuale Gruppo TIM tra due azionisti (VIVENDI ed ELLIOT) che prosegue ormai da

giovedì 25 ottobre 2018

Tlc: documentazione sanità integrativa

Asstel, Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil prendendo atto che l’assistenza sanitaria integrativa (non sostitutiva del Servizio Sanitario Nazionale) già aveva ampia diffusione tra le aziende che applicano il CCNL hanno condiviso la volontà di farne un tratto distintivo dell’intero settore rappresentato.
Si è quindi definito, in occasione del rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di imprese esercenti servizi di telecomunicazione 23 ottobre 2009 la possibilità di accedere alla sanità integrativa a tutti i dipendenti delle aziende che lo applicano e che al 1° gennaio 2011 non abbiano già forme di copertura sanitaria aziendalmente previste. A tal fine si è concordato un contributo complessivo por capite annuo pari a € 120 di cui € 96 a carico azienda e € 24 a carico del lavoratore.
Per dare attuazione alla previsione contrattuale è stata costituita una Commissione tecnica e stipulato un Accordo attuativo, e una successiva proroga, a seguito del quale dal 1° gennaio 2011 la sanità integrativa di settore ha avuto avvio, permettendo a tutti i dipendenti che ne abbiano fatto richiesta di accedere ad una copertura sanitaria.
In attuazione di quanto previsto dal CCNL l’attività della Commissione è poi proseguita ed il 5 luglio 2011 ha concluso la seconda fase dei lavori concordando su una proposta per la costituzione di un Ente bilaterale di Settore che si basa sulla condivisione di un documento di “Linee guida” e di un testo di Statuto del Fondo.
Sulla base della proposta della Commissione, il 22 dicembre 2011 Asstel e Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil hanno costituito il Fondo per l’assistenza sanitaria integrativa, denominato FONDO TLC e ne hanno nominato gli Organi direttivi e di controllo, prorogati con l’Accordo 29 aprile 2013.

mercoledì 10 ottobre 2018

Tim: comunicato unitario sul futuro dei negozi sociali

In data 9 Ottobre 2018 a Roma si è svolto un incontro tra le Segreterie Nazionali SLC CGIL, FISTel CISL, UILCOM UIL richiesto con urgenza dalle Organizzazioni sindacali Confederali a seguito di molteplici indiscrezioni sulla cessione dei NEGOZI SOCIALI.
La direzione aziendale di TIM a fronte di queste sollecitazioni in data odierna ha provveduto ad illustrare quanto accadrà nei Negozi Sociali.
Il progetto che verrà realizzato prevede un modello operativo di vendita diverso rispetto all’attuale portando ad un evoluzione dello stesso attraverso il passaggio dei 21 negozi diretti TIM alla Società 4G RETAIL di proprietà al 100% di TIM.
Ad oggi 4G RETAIL ha una rete commerciale di 227 negozi ai quali si aggiungono 380 negozi con contratto franchising e circa 3.500 rivenditori in qualità di dealer .
La rete di vendita di TIM (fisica e di tipo indiretto) dovrà necessariamente passare attraverso un miglioramento di gestione della clientela anche da un punto di vista digitale, con un aumento delle competenze, cercando di acquisire il cliente dal momento che entra anche nel mondo “internet” considerando che gli operatori di TLC concorrenti non hanno una omogeneità del canale di vendita a differenza di TIM.
Entrando dettagliatamente nel progetto le 187 persone impiegate attualmente nei 21 negozi sociali diretti rimarranno dipendenti TIM ma saranno ricollocate, in linea di massima, verso due figure

martedì 12 giugno 2018

Tim: Accordi su solidarietà, prepensionamenti e esodi incentivati

Nella tarda notte di lunedì 11 giugno, presso il Ministero del Lavoro, è stato sottoscritto un accordo tra SLC CGIL – FISTEL CISL – UILCOM UIL e TIM s.p.a. sulla procedura di legge attivata da TIM per la richiesta di CIGS per 29.736 lavoratori e nella quale venivano indicati 4.500 esuberi strutturali. L’intesa, sottoscritta anche da una larga maggioranza dei componenti del Coordinamento RSU, prevede:
  • Il ricorso, a partire dal 19 giugno 2018, al Contratto di Solidarietà difensivo anziché della CIGS, per 29.546 lavoratori e per un massimo di 12 mesi, escludendo al contempo ogni possibilità di ricorso a licenziamenti per le eccedenze dichiarate, prevedendo per gli stessi la gestione unicamente con strumenti non traumatici, a partire dal ricorso ai così detti “prepensionamenti” (art. 4 Legge 92/2012 “Fornero”) per la gestione degli stessi.
  • l’impegno alla luce del dichiarato intendimento di societarizzazione della rete che ciò non comporterà una ridefinizione del perimetro del Gruppo TIM e la conferma di investimenti per 9 Mld di euro in Italia nell’arco del Piano (2018-2020), con un forte incremento rispetto alla media del valore degli stessi nel biennio precedente.
  • Sul versante degli appalti il richiamo a garantire nella loro gestione, oltre alla qualità dei servizi resi ai clienti, la sostenibilità sociale ed a partire dal prossimo mese di settembre confronti specifici sulle linee e gli indirizzi strategici in materia di appalti.
  • La condivisione dell’esigenza di pervenire a una disciplina del II livello di contrattazione, che superando l’attuale regolamento aziendale, definisca un nuovo contratto di II livello sanando il vulnus costituito dalla disdetta aziendale del secondo livello di contrattazione. A tale riguardo si prevede che dal 1 gennaio 2019 vengano riconosciute due giornate di ferie

martedì 5 giugno 2018

Tim: sindacati scrivono a Ministro Di Maio

I Segretari generali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno scritto al ministro Di Maio sulla vertenza Tim, aperta dopo la richiesta di cigs ed esuberi da parte dell’azienda. Di seguito e da scaricare, il testo della lettera.

Egregio Ministro,
come Lei saprà, le scriventi OO.SS. sono impegnate al tavolo del Ministero del Lavoro per discutere della procedura di legge relativa alla CIGS – per riorganizzazione – aperta dall’azienda in data 17 maggio 2018 per 29736 lavoratori, evidenziando inoltre, che alla fine della stessa continueranno a persistere 4500 esuberi.
Inoltre le OO.SS. hanno più volte espresso inquietudine circa gli esiti finali del Piano Industriale, soprattutto a causa di ampi margini di incertezza sulla stabilita della Governance aziendale. Su questi temi vale la nota già inviata a tutti i Gruppi Parlamentari che alleghiamo alla presente.
La procedura scade il giorno 11 giugno 2018 al termine dei 25 giorni previsti dalla legge e il prossimo incontro in sede ministeriale è calendarizzato per il giorno 8 Giugno p.v.
Alla luce delle dichiarazioni da Lei rilasciate e degli obiettivi del programma di Governo, che prevede tra l’altro la riforma della legge Fornero e di conseguenza l’anticipo, in questo caso, del pensionamento per qualche migliaio di lavoratori, le OO.SS. Le chiedono un incontro per informarla sulla situazione aziendale e per ascoltare le Sue valutazioni sugli eventuali strumenti che possono essere utili alla risoluzione positiva della vertenza.
Le OO.SS. già nel precedente incontro, in assenza del Governo, hanno dichiarato la contrarietà alla CIGS chiedendo in alternativa l’utilizzo dell’art. 24 del dlgs 148/2015 (CDS) e prepensionamenti con l’art.4 legge Fornero che prevede oneri a carico dell’azienda e l’assorbimento totale degli esuberi. E’ chiaro che, se come ci auguriamo, il Governo si appresta alla rivisitazione della legge Fornero possiamo immaginare che possano cambiare tutti gli scenari fino ad oggi discussi ed anche la tipologia degli strumenti utilizzabili previsti dall’attuale legislazione.
L’occasione dell’incontro sarebbe utile anche per esprimerLe le nostre considerazioni su Tim anche alla luce dell’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti all’interno dell’azionariato.

giovedì 24 maggio 2018

Tim: centrale piano di rilancio

Nella giornata di oggi, presso il Ministero del Lavoro, si è tenuto il previsto incontro di procedura a seguito dell’attivazione da parte di TIM, della Richiesta di CIGS per riorganizzazione, che riguarderà 29.736 lavoratori per 12 mesi.” Lo rende noto un comunicato congiunto delle segreterie nazionali di SLC CGIL – FISTEL CISL – UILCOM UIL.
L’azienda, nell’affermare che il confronto deve avere ad oggetto il tema CIGS e non altri temi che possano eventualmente essere affrontati successivamente, ha richiamato le ragioni già indicate nella comunicazione del 16 maggio 2018, dove ha evidenziato come il ricorso alla CIGS debba accompagnare il processo di trasformazione e ribadendo la presenza, a suo dire, di circa 4.500 eccedenze a fine CIGS.
SLC CGIL, FISTel CISL, UILCOM UIL, nel ricordare che da anni pongono la necessità di un serio piano di rilancio per la più grande impresa di TLC del nostro Paese, ritengono necessario definire alcuni importanti aspetti, quali elementi imprescindibili per un confronto che possa provare a trovare punti di un’intesa complessiva e non unicamente limitata alla sola procedura di CIGS.
In particolare, le Segreterie Nazionali hanno indicato nei seguenti temi, gli elementi imprescindibili per un confronto proficuo:

chiarezza sul vero oggetto della procedura, “il ricorso ad ammortizzatori sociali o 4500 licenziamenti tra 12 mesi”, ferma restando in tal caso la totale contrarietà a qualsiasi ipotesi di

giovedì 17 maggio 2018

Tim: Cigs forzatura unilaterale

L’avvio da parte di TIM della procedura di CIGS per riorganizzazione per 29.736 lavoratori è l’ulteriore atto di forzatura unilaterale messo in atto dall’azienda.
Una scelta sbagliata che, oltre a non aiutare a risolvere gli indubbi problemi che vi sono, alimenta un clima di lacerazione con i lavoratori, l’esatto opposto di quello che sarebbe utile per superare le difficoltà indotte da uno scenario difficile e complesso quale è quello in cui si trova a doversi misurare TIM.
Lo scenario di trasformazione digitale impone un necessario cambiamento di TIM, in questo senso il progetto DIGiTIM è una necessità sulla quale però gravano drammaticamente i colpevoli ritardi e gli errori commessi negli ultimi anni (cambio di tre A.D.) durante i quali sono stati ripetutamente anteposti gli interessi a breve termine degli azionisti a scapito della capacità di innovazione compromettendo in tal modo il futuro industriale dell’azienda.
Il futuro di TIM riguarda tutto il paese, deve coinvolgere le istituzioni e la politica nel suo complesso e non può essere fondato su modalità unilaterali che non risolvono i problemi ed alimentano lacerazioni e conflitto e su strategie che antepongono alla prospettiva industriale dell’azienda l’utilizzo improprio di strumenti per esclusive finalità di risparmio nel brevissimo periodo.
SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL respingono in maniera netta questa scelta da parte di TIM.
Occorre ora riaprire un confronto che affronti e risolva positivamente tutto l’insieme delle questioni presenti e riconsegni un clima di ordinarietà delle relazioni sindacali tale da superare il metodo degli atti unilaterali che ha negativamente caratterizzato quest’ultimo periodo.

giovedì 15 marzo 2018

Tim: Comunicato unitario su incontro piano industriale

Il giorno 13 marzo 2018 a Roma si è svolta la riunione tra il Coordinamento Nazionale RSU, le Segreterie Nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL e la Direzione aziendale per la presentazione del PIANO INDUSTRIALE 2018-2020.
L’azienda ha inizialmente illustrato sinteticamente il nuovo Piano denominato “ DigiTIM “ approvato all’unanimità dal CDA dal quale emerge l’individuazione, attraverso la digitalizzazione dei processi ed il rafforzamento degli obiettivi di qualità ed innovazione, delle direttrici su cui costruire un futuro di crescita e rafforzamento di TIM.
Il tutto in un contesto che, pur riscontrando risultati economici nel 2017 leggermente positivi in termini di ricavi, è caratterizzato da una crescente competizione (vedi OPEN FIBER, ILIAD, etc) con la conseguente compressione dei margini nelle attività tradizionali.
Situazione che impone a TIM, la ricerca di una maggiore integrazione tra HW e SW dove questi ultimi acquisiscono una funzione molto più rilevante rispetto a logiche del passato, una accelerazione sui servizi a valore aggiunto, un innovativo utilizzo dell’intelligenza artificiale e più rilevanti profitti legati ad un importante aumento del traffico sulle reti.
In merito agli investimenti, TIM nell’arco di piano indica una flessione degli stessi che passano da una quota pari a circa il 25% del fatturato a circa il 19%, investimenti pari a 9 miliardi di euro.
TIM, attraverso un Programma di decommissioning, assieme ad una mappatura e digitalizzazione dei