Dopo lo sciopero regionale del 23 maggio, con una adesione dell’80 % che ha visto manifestare in piazza più di 3000 lavoratori, la vertenza continua e si allarga alle altre regioni assumendo una dimensione nazionale.
La sordità di questa azienda, del Governo e di tutta la classe politica nei confronti delle giuste rivendicazioni dei lavoratori di Poste Italiane, tese a ridare dignità al lavoro e alla socialità del servizio, trasparenza e corretta informazione in merito alla decisione di cedere la totalità delle azioni sul libero mercato, ha portato al coinvolgimento anche di altre regioni con iniziative analoghe a quelle assunte in Lombardia.
Il 16 giugno si sono riuniti a Roma gli Attivi Unitari di tutte le OO.SS. che hanno dato l’avvio del percorso di mobilitazione nazionale in Poste Italiane.
Alcuni stralci dal documento approvato all’unanimità:
“…Su questa vicenda colpisce l’assenza di dibattito pubblico: il processo di privatizzazione è andato avanti senza che nel paese si sia aperto un reale confronto sul futuro di quella che è la più grande infrastruttura di cui è dotato il nostro sistema produttivo. Sono in gioco
