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mercoledì 4 novembre 2020

Lavoro: FdV Cgil, la questione salariale in Italia. Un confronto con le maggiori economie dell’Eurozona

Nel 2019, i salari medi italiani, nella statistica OCSE, sono pari a circa 30 mila euro lordi annui, in lieve crescita rispetto al 2000, ma addirittura in diminuzione rispetto al 2007. Il divario rispetto agli altri paesi non solo è molto ampio, ma si è andato ancora allargando tra il 2007 e il 2019, sia in cifra totale che come dinamica. I salari annui tedeschi sono infatti cresciuti in modo consistente negli anni più recenti (42.421 euro nel 2019), così come in Francia (39.099 euro) e nelle altre realtà prese in esame; simile a quello italiano si presenta invece il caso della Spagna”, è quanto fa sapere il Presidente della FDV, Fulvio Fammoni illustrando il report della Fondazione Di Vittorio che mette a confronto i salari del lavoro dipendente in Italia con quelli di cinque delle maggiori economie dell’eurozona.

Questo divario – prosegue – non si riduce neanche nelle retribuzioni nette relative ad alcune tipologie familiari considerate dall’OCSE. La pressione fiscale sui salari e il cuneo fiscale sul costo del lavoro non producono alcun riequilibrio per l’Italia. Questa diversità negativa per i salari dei lavoratori del nostro paese non è attribuibile all’orario di lavoro che risulta fra i più alti di quelli presi in esame. E’ invece identificabile – spiega Fammoni – in altri fattori della ricerca: nella composizione del nostro mercato del lavoro, con un addensamento dell’occupazione nelle qualifiche medio-basse più elevato rispetto alla media dell’eurozona, in progressivo peggioramento negli ultimi anni. 

Nei casi di precarietà (il tempo determinato con discontinuità è molto aumentato) e in relazione all’utilizzo di un part time involontario che in Italia, a parità di lavoro prestato, risente di una penalizzazione

lunedì 29 settembre 2014

ECCO CHI PAGA PIU' TASSE!

Un paradosso tutto italiano che a parità di reddito effettua il maggior prelievo fiscale sulle pensioni.
Uno studio dello spi-cgil indica che il trattamento fiscale del pensionato italiano è il più penalizzante rispetto a quello di Germania, Francia,Spagna e Gran Bretagna.
Non solo, ma anche tra i cittadini italiani il prelievo delle tasse non è uguale rispetto al medesimo reddito stante la discriminazione esistente tra le diverse tipologie (per esempio tra lavoratori dipendenti e pensionati).
Il fenomeno è dato dalle diverse detrazioni che incidono in maniera differenziata sul prelievo determinando, a scapito dei pensionati, una minore disponibilità economica netta.
E' il risultato di una concezione politica che considera la pensione una specie di benefit generosamente concesso dallo stato e non, invece, un obbligo che scaturisce da consistenti prelievi contributivi effettuati a carico delle retribuzioni nel corso di tutta una vita lavorativa.
Quello di tosare sistematicamente i redditi da pensione, pare sia diventato lo sport nazionale di politici che si improvvisano economisti e che teorizzano ipocritamente una necessaria politica fiscale di questa natura per risolvere la crisi che investe il nostro paese.
Invece questa politica economica contribuisce in modo pesante alla riduzione dei consumi tant'è vero che anche una organizzazione come la confesercenti se ne è accorta e ne ha fatto oggetto di un proprio studio visto che i maggiori consumatori sono rappresentati proprio dai pensionati.
Mentre non è raro il caso di famiglie che vivono situazioni economiche particolarmente disagiate e che sono sostenuti dall'unica entrata rappresentata dalla pensione di un familiare.
Un raffronto con alcuni paesi europei, in materia di imposizione fiscale sulle pensioni, presenta un quadro sconfortante per quanto riguarda l'italia dove un terzo delle entrate pari a 44,4 miliardi di euro è rappresentato dalle tasse prelevate sulle pensioni di 15,3 milioni di lavoratori a riposo.
Ma quanto pagano di tasse i pensionati degli altri paesi europei?
Un piccolo esempio è dato dalla seguente tabella.
Se ipotizziamo una pensione lorda mensile di 1.500 euro (pari a tre volte il trattamento minimo), si hanno i seguenti risultati:


sabato 23 agosto 2014

DAL 5 AL 7 SETTEMBRE TORNA LA FESTA CGIL BRESCIA

Dibattiti, musica, spettacoli, buon cibo, solidarietà, incontri, presentazioni di libri e tanto altro. Dal 5 al 7 settembre presso la Camera del Lavoro (via f.lli Folonari 20)
Saranno presenti gli stand di Anpi, Arci, Emergency, Editrice Gabrielli, Fondazione Piccini, Ass. Italia Palestina, Libreria Rinascita, Zastava

Tutte le sere dale 19 alle 21 sar à possibile cenare alla festa grazie al la voro degli amici del Bistr ò Popolare

Scarica il PROGRAMMA DELLA FESTA

Info: 030.3729204
SITO DELLA CGIL BRESCIA www.cgil.brescia.it
PAGINA FACEBOOK FESTA CGIL www.facebook.com/cgil.bs.festa