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venerdì 26 febbraio 2021

Jobs Act: Cgil, nuovo rinvio alla Corte costituzionale per licenziamenti piccole imprese

Esprimiamo soddisfazione per l’accoglimento da parte del Tribunale di Roma delle tesi prospettate nel ricorso presentato dalla Cgil in merito alla legittimità del sistema di indennizzo stabilito dal Jobs act in caso di licenziamento illegittimo per i lavoratori occupati in aziende al di sotto dei 16 dipendenti”. Così, in una nota, l’Ufficio giuridico della Cgil nazionale commenta l’ordinanza del 24 febbraio con cui il Tribunale di Roma, decidendo su un ricorso proposto dalla Confederazione sulla legittimità del sistema di indennizzo previsto dal d.lgs n. 23/2015, si è nuovamente rivolto alla Corte costituzionale.

“Il giudice romano – spiega il sindacato – ha ritenuto infatti che l’indennizzo previsto dall’articolo 9 del d.lgs n. 23/2015 in caso di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese, previsto tra un minimo di tre e un massimo di sei mensilità, sia in contrasto con gli articoli 3, 4, 35, 44 e 117 della Costituzione perché troppo esiguo e non dissuasivo nei confronti di comportamenti illegittimi dei datori di lavoro”. Inoltre, prosegue l’Ufficio giuridico della Cgil, “il Tribunale di Roma citando espressamente il reclamo collettivo della Cgil accolto nel 2020 dal Comitato Europeo dei diritti sociali, ha ritenuto che la disciplina del Jobs act comporti la violazione dell’articolo 24 della Carta sociale europea”.

Confidiamo ora nell’accoglimento della questione da parte della Corte costituzionale, convinti che la disciplina dettata dal Jobs act presenti ancora diversi aspetti di illegittimità costituzionale”, conclude la nota dell’Ufficio giuridico Cgil.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 4 ottobre 2019

Previdenza: Cgil, sentenza Corte sana ingiustizia tra pubblici e privati



“Siamo soddisfatti per la sentenza della Corte Costituzionale che recepisce una richiesta sindacale da sempre reiterata a Governo e Parlamento per l’equiparazione del prelievo fiscale sulle prestazioni per gli iscritti dei settori privati e del comparto della pubblica amministrazione anche per il periodo 2007-2017. Finalmente viene sanata una profonda ingiustizia tra dipendenti pubblici e privati, grazie all’impegno della Cgil e delle categorie Fp e Flc che tutelano i lavoratori del pubblico impiego e della conoscenza”. Lo afferma il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli.
La sentenza, spiega il dirigente sindacale “produce effetti positivi sull’ammontare finanziario liquidato agli iscritti;  valorizza l’omogeneità delle modalità di finanziamento tra aderenti del settore privato e della pubblica amministrazione; nega ipotetici condizionamenti sul piano fiscale dalla diversa natura del rapporto di lavoro e dal versamento virtuale del TFR”.
“Quanto stabilito dalla Corte potrà favorire le adesioni alla previdenza complementare tra i dipendenti della pubblica amministrazione se sarà accompagnata da un generale impegno del Governo a favore dell’attuazione della apposita normativa a sostegno delle adesioni ai fondi pensione PerseoSirio ed Espero”, conclude Roberto Ghiselli.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 8 novembre 2018

Jobs Act: Cgil, da Consulta segnale importante per tutela lavoratori

Una decisione positiva quella della Corte costituzionale, un segnale importante per la tutela dei lavoratori”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta la sentenza n. 194/2018 con cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il sistema rigido di risarcimento del danno stabilito dal Jobs Act, e non modificato dal decreto dignità, in caso di licenziamento illegittimo sia per violazione di importanti principi costituzionali, sia per contrasto con l’articolo 24 della Carta sociale europea.
La sentenza depositata oggi – sottolinea Scacchetti – oltre a riconoscere la fondatezza delle nostre prospettazioni in giudizio di fronte alla Corte, segna uno snodo fondamentale nella nostra battaglia per il raggiungimento degli obiettivi tracciati nella ‘Carta dei diritti universali del lavoro’”.
Ora non si può più rimandare una discussione ampia sulle tutele in caso di licenziamento illegittimo per le quali – conclude la segretaria confederale – è fondamentale il ripristino e l’allargamento della tutela dell’art.18”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 26 settembre 2018

Jobs Act: Camusso, dalla Consulta decisione importante e positiva

Dalla Corte Costituzionale è arrivata una decisione importante e positiva, che dichiara illegittimo il criterio di determinazione dell’indennità di licenziamento come previsto dal Jobs Act sulle tutele crescenti e non modificato nell’intervento del Decreto dignità. Nelle prossime settimane avremo modo di commentare nel dettaglio la decisione, tuttavia quanto stabilito oggi dalla Corte, a seguito di un rinvio del Tribunale di Roma su una causa per licenziamento illegittimo promossa dalla Cgil, è un segnale importante per la tutela della dignità dei lavoratori”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta la decisione della Consulta, che ha ritenuto illegittimo il rigido criterio di quantificazione del risarcimento spettante al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo, basato esclusivamente sull’anzianità aziendale.
Un sistema – sottolinea la leder della Cgil – irragionevole e ingiusto, che calpesta la dignità del lavoro e che permette di quantificare preventivamente il costo che un’azienda deve sostenere per ‘liberarsi’ di un lavoratore senza avere fondate e reali motivazioni. Vale a dire quello che potremmo definire la rigida monetizzazione di un atto illegittimo”.
Quanto stabilito oggi dalla Corte Costituzionale – conclude Camusso – può e deve riaprire una discussione più complessiva sulle tutele in caso di licenziamento illegittimo per le quali, per la Cgil, è fondamentale il ripristino e l’allargamento della tutela dell’art.18. Come proposto nella ‘Carta dei diritti’, non è rinviabile la definizione di un sistema solido e universale di tutele nel lavoro, superando la logica sbagliata che ha guidato le riforme del mercato del lavoro degli ultimi anni, ultima il Jobs Act, che hanno attaccato il sistema delle tutele e dei diritti, svilendo il ruolo del lavoro nel nostro Paese”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 4 maggio 2015

Sulle pensioni ora il governo deve togliere la testa dalla sabbia

La sentenza della Corte Costituzionale sulla rivalutazione delle pensioni apre indubbiamente una voragine. Nei conti pubblici e nei piani del governo, che non potrà fare finta di niente. Fino ad oggi Matteo Renzi si è ben guardato dall'occuparsi di una materia complessa e piena di rischi come quella previdenziale. Ha escluso gli over65 anni dal bonus fiscale di 80 euro. Dice di averlo fatto a malincuore, che ha dovuto scegliere, che prima o poi arriverà il loro momento. I pensionati non l'hanno presa benissimo ma se ne sono fatti una ragione, comunque disponibili a mettersi da parte in cambio di un aiuto ai lavoratori, che sono i propri figli e nipoti.
D'altro canto se è vero che Renzi non ha ancora pensato a loro è altrettanto comprovato che finora non gli ha nemmeno tolto nulla. È opinione condivisa che furono proprio i possibili tagli alle pensioni previsti dal piano Cottarelli a convincere il premier a dare il benservito al commissario, alla spending e a nominarne uno di sua fiducia. I pensionati sono tanti. I pensionati vanno a votare ed hanno espresso finora un certo consenso nei confronti di questo governo. Sono materia delicata da maneggiare anche e soprattutto per questo e Renzi lo sa. Non tutti hanno preso bene la nomina di Tito Boeri all'Inps, spaventati da alcune sue vecchie proposte sulla previdenza e in particolare dallo spinosissimo tema del ricalcolo contributivo degli assegni in essere.
Ma Boeri per ora ha smentito categoricamente di voler dare seguito a quelle proposte, forse anche obbligato dallo stesso governo a "prenderla bassa". Nulla invece è cambiato a proposito della revisione della riforma Fornero. Il referendum della Lega è stato bocciato ma Renzi non ne ha