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giovedì 31 agosto 2017

Lombardia, sentenza importante del Consiglio di Stato su diritto allo studio

Importante sentenza del Consiglio di Stato che condanna la Regione Lombardia a riconoscere il diritto a un contributo di sostegno al reddito, così come indica la Costituzione, agli studenti lombardi qualunque tipo di scuola frequentino, in particolare a quelli delle scuole pubbliche. Il ricorso era stato presentato da tre genitori, sostenuti dalla Flc di Milano.
Con la sentenza n. 2635 del 14 dicembre 2015, il Tar della Lombardia aveva dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse il ricorso proposto da alcuni genitori di studenti frequentanti scuole pubbliche in Lombardia e relativo all’accertamento del loro diritto e interesse all’attribuzione dell’integrazione del “Sostegno al reddito” nella misura necessaria a renderlo eguale al contributo elargito, a parità di reddito familiare, agli studenti delle scuole paritarie.
Tre genitori hanno presentato ricorso in appello a questa decisione e chiesto la riforma della sentenza insistendo per la corresponsione di un contributo equivalente a quello previsto per gli alunni delle scuole paritarie. Il Consiglio di Stato ha ritenuto, per gran parte, infondate le ragioni sostenute da Regione Lombardia e considerato l’appello fondato nel merito: l’aiuto economico in favore delle famiglie degli studenti frequentanti le scuole statali (che si trovino nelle condizioni reddituali previste dalla legge) deve essere riconosciuto nella stessa misura di quello riconosciuto in favore degli studenti che frequentano le scuole paritarie.
Trattandosi di beneficio, va erogato in dipendenza del reddito riferibile al parametro Isee e fa

giovedì 15 settembre 2016

Ocse: Cgil, confermata insufficienza politiche istruzione e formazione, invertire tendenza

I dati forniti oggi dall’OCSE confermano la necessità di una netta inversione di tendenza nelle politiche di istruzione e formazione. Quello più allarmante è riferito ai giovani tra i 20 e i 24 anni che non lavorano e non studiano: tra il 2005 e il 2015 i NEET sono aumentati nel nostro Paese di oltre il 10%, una percentuale significativamente più alta degli altri paesi OCSE. Sebbene dai primi dati ISTAT sul 2016 emerga una lieve riduzione del fenomeno, in un quadro di pesanti disuguaglianze territoriali e sociali, è evidente che le misure messe in campo finora sono del tutto insufficienti”. Questo il commento della segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi all’indagine annuale dell’Ocse ‘Education at a Glance’.
In particolar modo Fracassi evidenzia “l’inadeguatezza degli interventi riguardanti l’accesso all’istruzione, visto che anche paesi come Grecia e Spagna sono riusciti a riassorbire nei percorsi formativi una percentuale di giovani disoccupati nettamente superiore alla nostra”. “L’OCSE stesso – sottolinea la segretaria confederale – suggerisce che in Italia l’istruzione terziaria non è più considerata un investimento sul proprio futuro, utile anche in termini lavorativi: i giovani laureati che trovano un’occupazione sono da noi appena il 62%, contro una media dell’83% nei paesi OCSE”.
“Questa disaffezione – spiega – è dovuta sia ai costi legati all’istruzione, significativamente alti nel nostro Paese, che alle difficoltà di inserimento lavorativo per i giovani laureati”. Fracassi sostiene che per invertire davvero questo trend negativo è necessario intervenire in due direzioni: “da un lato con maggiori investimenti pubblici in istruzione e forti politiche di sostegno al diritto allo studio”, in quanto “anche l’indagine certifica nuovamente che siamo tra gli ultimi nell’area OCSE, con meno del 20% degli studenti universitari che usufruisce di una borsa di studio o agevolazioni sulle tasse”. “Dall’altro lato – conclude la dirigente sindacale – è necessario stimolare il mercato del lavoro ad assorbire un numero maggiore di laureati, con politiche che incentivino la valorizzazione delle conoscenze acquisite e dei profili occupazionali maggiormente qualificati”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil