“Il Digital Economy and Society Index fotografa lo stato dell’arte a valle dell’annus horribilis che ci ha travolti nel 2020. Al netto di quello che in termini generali appare un risultato positivo, poiché nella classifica europea siamo passati dalla 25ma alla 20ma posizione, dobbiamo evidenziare che non tutto è come appare. A cominciare dagli indicatori che sono stati utilizzati”.
È quanto dichiarano in una nota congiunta Barbara Apuzzo, responsabile Politiche e sistemi integrati di telecomunicazioni della CGIL nazionale, e il segretario nazionale della SLC Riccardo Saccone a commento del rapporto Desi 2021 pubblicato nei giorni scorsi. “Se la metodologia fosse rimasta quella del 2020 – spiegano infatti i dirigenti sindacali – è probabile che questo salto in avanti di ben cinque posizioni non verrebbe neanche rappresentato”.
“Dal rapporto risulta evidente che nemmeno la pandemia ha dato una spinta decisa per colmare il gap che ci separa dal resto d’Europa in relazione al 'capitale umano', certificando che solo il 42% delle persone tra i 16 e i 74 anni ha competenze digitali almeno di base contro un 56% nella Ue. Il che – sottolineano – preoccupa non poco se pensiamo alle grandi rivoluzioni digitali che con le missioni del PNRR si vogliono portare nel Paese e che rischiano di non avere gambe per partire, né per essere fruite”. Per quanto riguarda il tema della


















