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martedì 16 novembre 2021

Tlc: CGIL e SLC, rapporto Desi, resta gap tra Italia e Europa

Il Digital Economy and Society Index fotografa lo stato dell’arte a valle dell’annus horribilis che ci ha travolti nel 2020. Al netto di quello che in termini generali appare un risultato positivo, poiché nella classifica europea siamo passati dalla 25ma alla 20ma posizione, dobbiamo evidenziare che non tutto è come appare. A cominciare dagli indicatori che sono stati utilizzati”.
È quanto dichiarano in una nota congiunta Barbara Apuzzo, responsabile Politiche e sistemi integrati di telecomunicazioni della CGIL nazionale, e il segretario nazionale della SLC Riccardo Saccone a commento del rapporto Desi 2021 pubblicato nei giorni scorsi. “Se la metodologia fosse rimasta quella del 2020 – spiegano infatti i dirigenti sindacali – è probabile che questo salto in avanti di ben cinque posizioni non verrebbe neanche rappresentato”.
Dal rapporto risulta evidente che nemmeno la pandemia ha dato una spinta decisa per colmare il gap che ci separa dal resto d’Europa in relazione al 'capitale umano', certificando che solo il 42% delle persone tra i 16 e i 74 anni ha competenze digitali almeno di base contro un 56% nella Ue. Il che – sottolineano – preoccupa non poco se pensiamo alle grandi rivoluzioni digitali che con le missioni del PNRR si vogliono portare nel Paese e che rischiano di non avere gambe per partire, né per essere fruite”. Per quanto riguarda il tema della

lunedì 15 novembre 2021

Disabili: Daita, collocamento mirato funziona con più servizi, formazione e incentivi

La nostra legge sul collocamento mirato per le persone con disabilità, legge 68/99, è la migliore in Europa. Molti paesi si sono ispirati ad essa, come Francia e Germania. Ovviamente va migliorata, a partire dal nodo degli accomodamenti ragionevoli”.
Così la responsabile delle Politiche per la disabilità CGIL nazionale, Nina Daita, commenta le dichiarazioni di oggi del Ministro per le Disabilità, Erika Stefani. “Le quote - prosegue la dirigente sindacale - sono uno strumento usato in tutta Europa, hanno sempre funzionato e continuano a funzionare. Non sono loro la causa delle migliaia di persone con disabilità che non trovano lavoro”.
Le barriere culturali non si abbattono senza l’aiuto delle quote. Piuttosto - sottolinea Daita - occorrerebbe prevedere congrue risorse, strumenti di accompagnamento dalla scuola al lavoro. Inoltre, sono essenziali i servizi mirati all’inserimento lavorativo delle
persone con disabilità, che in questi anni sono stati smantellati.
I centri per l’impiego non sono stati più in grado di svolgere in maniera adeguata il proprio lavoro. A fronte di tutte queste carenze, l’unica proposta è l’azzeramento delle quote? Non credo possa essere questa la soluzione”. “La legge 68/99 va applicata nella sua interezza: formazione, incentivi per le imprese, ausili per i lavoratori disabili, servizi di accompagnamento.
Nel passato ha funzionato e anche molto bene. La CGIL - conclude la responsabile delle Politiche per la disabilità CGIL - sosterrà con forza la difesa delle quote, rivendicando servizi, formazione e risorse per la dignità dei lavoratori con disabilità”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 16 marzo 2021

Scuola: Landini, sistema istruzione centrale per ripresa Paese

Un incontro importante perché siamo consapevoli che in questo momento storico così difficile per il nostro Paese abbiamo tutti la responsabilità di determinare un cambiamento e costruire delle prospettive. Nella scuola queste prospettive si costruiscono insieme ai lavoratori e alle lavoratrici, che rappresentano un valore e che nella fase della pandemia hanno dato un contributo fondamentale per rendere esigibile il diritto all’istruzione”. Così il segretario generale Maurizio Landini al termine dell’incontro di oggi tra i sindacati e il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

Per il leader della Cgil dobbiamo affrontare una “vera e propria emergenza educativa: dispersione scolastica, abbandoni, spopolamento delle aree interne, tanti giovani che non studiano e non sono in formazione (NEET), bassi livelli di istruzione tra gli adulti. La conoscenza e il sapere sono le condizioni per una vera lotta alle disuguaglianze. La pandemia – sottolinea – ha messo in evidenza vecchi problemi e arretratezze del nostro sistema, oltre a divari territoriali e differenze di possibilità di accesso”.

Il sistema dell’istruzione – prosegue Landini – è centrale per la ripresa del Paese e per cogliere le sfide dell’innovazione, della transizione green, della digitalizzazione, e quindi per il lavoro. Next generation Eu, risorse europee ordinarie e risorse nazionali diventano strategiche per garantire oggi il diritto all’istruzione e alla formazione, un diritto costituzionale che deve essere garantito a tutti.

Infine, il segretario della Cgil aggiunge: “Condividiamo la proposta del Ministro Bianchi di arrivare, attraverso un serrato percorso di confronti tecnici, all’elaborazione del Patto per l’Istruzione e Formazione entro i primi di Aprile”.

 In allegato l’intervento integrale del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

domenica 14 febbraio 2021

Lavoro: Landini, proroga Cig e stop licenziamenti. A breve nuovo incontro con Orlando

Nell’incontro con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali abbiamo ribadito la necessità di prorogare il blocco dei licenziamenti, dando continuità alla cassa Covid e incentivando anche i contratti di solidarietà e di espansione in alternativa ai licenziamenti.

Il decreto ristori deve inoltre coprire con le indennità tutte le forme di lavoro già tutelate dai precedenti decreti e chi ne è rimasto escluso, prevedendo anche l’intervento di proroga di Naspi e Discoll, tutto ciò includendo anche i settori maggiormente colpiti come turismo, servizi, spettacolo e cultura.

È necessario, inoltre, dare tutele ai lavoratori fragili e garantire risorse per sostenere i congedi.

Serve poi arrivare in tempi brevi ad una riforma per un sistema di ammortizzatori sociali pubblico e universale dentro un regime assicurativo, in grado di garantire tutele e diritti uguali per tutti.

La formazione deve diventare un diritto permanente per tutti i lavoratori e vanno riviste le politiche attive per il lavoro, con un potenziamento del ruolo pubblico, facendo le necessarie assunzioni, superando il precariato e prorogando il contratto dei navigator.

Abbiamo la necessità, a partire dal PNRR, di creare nuova occupazione soprattutto per le donne, i giovani e nel mezzogiorno.

È poi necessario porre un freno ai contratti pirata, che stanno aumentando sempre più, attraverso un provvedimento legislativo che dia valore erga omnes ai contratti nazionali firmati dalle organizzazioni sindacali e da quelle datoriali maggiormente rappresentative, recependo così gli accordi interconfederali sulla rappresentanza.

Per quanto riguarda i protocolli sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, firmato dalle parti sociali e dal governo all’inizio della pandemia, è necessario rivederli e aggiornarli, alla luce dei cambiamenti che ci sono stati e al piano di vaccinazione.

Abbiamo posto la necessità di aprire il confronto sul sistema previdenziale anche alla luce dell’avvicinarsi della scadenza di quota 100.

Infine, abbiamo ricordato il lavoro svolto dai patronati e dai Caaf durante questa fase di pandemia e dell’importanza che si intervenga per valorizzare la fondamentale funzione che hanno svolto e stanno svolgendo.

Il ministro si è assunto l’impegno di riconvocare le organizzazioni sindacali entro la fine di questo mese per avanzare una prima proposta sugli ammortizzatori sociali, sulle politiche attive e per presentare una agenda di lavoro per affrontare i temi posti da Cgil Cisl e Uil nell’incontro odierno.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 13 dicembre 2019

Asili: Cgil, garantire fin dalla nascita diritto a formazione e istruzione

Gli asili nido non sono un percorso educativo garantito ad ogni bambino, soprattutto se si nasce al Sud o nelle aree interne del Paese, e rispetto agli anni precedenti l’aumento dei posti disponibili è quasi inesistente, solo lo 0,3%”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra commenta le rilevazioni diffuse questa mattina dall’Istat sull’offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia.
La manovra economica – sottolinea il dirigente sindacale – prevede risorse che le famiglie potranno utilizzare per usufruire degli asili nido, ma purtroppo non tutte potranno beneficiarne perché, come conferma l’Istat, in tante parti del Paese tali strutture non sono presenti”. Inoltre, denuncia Massafra: “non c’è alcun investimento aggiuntivo sul Fondo nazionale presso il ministero dell’Istruzione che invece dovrebbe sviluppare il sistema educativo da 0 a 6 anni, aumentando così anche la diffusione degli asili nido”.
Ribadiamo che garantire il nido a tutti i bambini e le bambine significa garantire il diritto universale alla formazione e all’istruzione fin dalla loro nascita. Si tratta di uno dei principali investimenti per prevenire la povertà educativa e dare futuro alle nuove generazioni, puntando sull’inclusione e sulla crescita culturale del nostro Paese”, conclude Massafra.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 9 ottobre 2017

Infortuni: Cgil, per sicurezza investire in lavoro di qualità e formazione

La morte dei due operai caduti nella cisterna della diga Furore di Naro ripropone la gravità dell’inversione di tendenza rilevata dai recenti dati sugli infortuni nei luoghi li lavoro”. Così in una nota il segretario confederale della Cgil Franco Martini.
“È ancor più grave – prosegue il dirigente sindacale – che questa inversione si stia verificando in presenza dei primi segnali di ripresa produttiva. Ciò significa che l’innovazione e la qualità del lavoro, di cui la sicurezza è indice fondamentale, non rappresenta la scelta prioritaria e diffusa”.
Per il segretario confederale “le norme esistono, occorre però un massiccio investimento per il loro rispetto, a partire dai controlli. Non possono più essere trasferite risorse pubbliche alle imprese, qualunque siano le loro forme, senza rendere vincolante l’obbligo della formazione in materia di sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro”. “Occorre – prosegue – intervenire drasticamente nel settore degli appalti per superare la logica del massimo ribasso e attuare rigorosamente la norma sulla responsabilità solidale”. Infine “le forme di lavoro prevalenti – sottolinea il dirigente sindacale – non possono essere i contratti a termine, poichè disincentivano la formazione e gli investimenti in sicurezza”.
Sono strade – conclude Martini – che possono essere percorse fin da subito da Governo, Istituzioni regionali e locali, imprese, insieme all’iniziativa congiunta dei sindacati e alla contrattazione a tutti i livelli. In particolare, chiediamo al Governo la convocazione di un incontro con parti sociali e istituti che hanno competenze in materia di sicurezza, per una verifica congiunta sulle iniziative da adottare per favorire i controlli”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 30 maggio 2017

Camusso, tecnologie vanno governate

Ci sono gli affascinati dall'innovazione tecnologica che in nome di quel fascino accolgono qualsiasi cosa e chi invece la respinge e basta. Il nostro approccio dovrebbe essere: governiamo la tecnologia”. A dirlo è il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, parlando oggi (martedì 30 maggio) a Milano al Jobless Society Forum 2017, secondo quanto riportano le agenzie di stampa. “Per questo – aggiunge – c'è la politica, che però è mancata in questa fase di trasformazione e valorizzazione del lavoro”.
Per il segretario generale della Cgil “il sistema 4.0 finora è stato di incentivi. Meglio di altri, perché ha favorito investimenti e processi di innovazione, però non è stato certo un elemento di governo del cambiamento”. 
Di fronte alla “rivoluzione” attuata dalle tecnologie, conclude Camusso, la politica “dovrebbe domandarsi quale progetto sociale ha, quale sistema di welfare, come s’interviene sulla formazione. Dovrebbe cioè esercitare una linea di proposta che mi pare per il momento non ci sia”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 18 maggio 2017

Industria 4.0: Cgil, formazione, politiche attive e investimenti per affrontare cambiamento

Vincenzo Colla e Tania Scacchetti, segretari confederali della Cgil, nel corso dell’audizione svoltasi quest’oggi davanti alla Commissione Lavoro del Senato sull’impatto della quarta rivoluzione industriale sul mercato del lavoro.
Con il Lavoro 4.0 – sottolineano i due dirigenti sindacali – siamo di fronte ad un vero e proprio cambio di paradigma che pervade oggi la manifattura, ma che avrà effetti anche su servizi e pubblica amministrazione. Un cambiamento che sta avvenendo con velocità e dimensioni fino ad ora sconosciute, generando un clima di incertezza per gli impatti che potrà avere sull’occupazione e sulle nuove abilità e conoscenze che verranno richieste dal mercato del lavoro”. “Questo nuovo paradigma – proseguono – va implementato e governato all’interno dei processi produttivi attraverso la contrattazione e la maggiore partecipazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze”.
I segretari confederali della Cgil sostengono che “se non vorremo essere travolti dal cambiamento, dovremo essere in grado di dotarci di alcune strategie per favorire competenze, abilità e transizioni occupazionali e professionali. Per fronteggiare il rischio di esclusione di forza lavoro tra giovani e adulti è indispensabile un Piano nazionale di formazione continua e rafforzare il ruolo dei Fondi Interprofessionali, dell’apprendistato e dell’alternanza scuola lavoro”.
Inoltre, per garantire percorsi verso la maggior occupabilità, la riqualificazione, l’acquisizione di nuove competenze nel mercato del lavoro che cambia, occorre – aggiungono Colla e Scacchetti – rafforzare le politiche attive, superare il sottofinanziamento dei Centri per l’impiego e un sistema di tutele e di ammortizzatori sociali più universale”.
È prioritario – concludono Colla e Scacchetti – creare occupazione di qualità e con diritti, stimolando gli investimenti, così come indichiamo nel Piano del lavoro e nella nostra proposta di legge Carta dei diritti universali del lavoro”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 30 marzo 2017

Rai: Quattro nodi da sciogliere per il rilancio del servizio pubblico

Si è tenuta il 30 marzo scorso, presso la Casa del Cinemal’iniziativa organizzata da Slc Cgil, Articolo21, Fondazione di Vittorio, Fnsi, UsigRai, AdRai, Eurovisioni sul rinnovo della Concessione e Convezione del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale. A ridosso del pronunciamento della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai sul testo del Governo, le associazioni organizzatrici hanno dato vita ad un dibattito partendo dalle proprie riflessioni sui diversi temi attinenti la Rai e riportando quanto discusso e prodotto nelle audizioni presso la stessa Commissione. 
Al dibattito hanno preso parte Vinicio Peluffo – relatore di maggioranza nella Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, Alberto Airola – componente la Commissione del M5S, Nino Rizzo Nervo – Vicesegretario Generale Presidenza del Consiglio, Luciana Castellina – Comitato di Presidenza Eurovisioni, Roberto Zaccaria – giurista, Antonio Nicita – AgCom, Antonio Campo Dall’Orto – Direttore Generale della Rai, Antonello Giacomelli – sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Luigi Meloni – Presidente AdRai, Beppe Giulietti – Presidente FNSI , Vittorio Di Trapani – segretario nazionale UsigRai, Massimo Cestaro – segretario generale Slc Cgil. 
Autonomia economica del Servizio Pubblico Radiotelevisivo: l’indeterminatezza del gettito legato alle leggi di bilancio, la quantità delle risorse complessivamente disponibili per svolgere quanto stabilito dalla nuova convenzione, ancora più onerosa della precedente. Il rapporto tra attività di

giovedì 2 marzo 2017

Formazione: Cgil e Flc, Fedeli esclude parti sociali da Cabina di regia su lauree professionalizzanti e ITS

Avevamo salutato con favore la decisione della ministra dell’Istruzione di istituire una Cabina di regia per il coordinamento dell’offerta formativa degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) con quella dei corsi di laurea sperimentali ad orientamento professionale, ma con stupore apprendiamo che le parti sociali ne sono state escluse”. È quanto dichiarano, in una nota congiunta, il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra e il segretario generale della Flc Cgil Francesco Sinopoli.
La Cabina di regia – spiegano – ha l’obiettivo di evitare il rischio di una controproducente competizione tra Università e ITS a seguito della previsione delle lauree professionalizzanti, inserita nel decreto ministeriale 987/16 e il cui effettivo avvio è stato rinviato di un anno ai sensi del DM 60/17. In questi giorni abbiamo avuto notizia della sua istituzione, ma le parti sociali – denunciano Massafra e Sinopoli – non ne fanno parte: non è infatti prevista la loro partecipazione alla prima riunione della Cabina di regia, fissata per il prossimo 8 marzo, né il loro coinvolgimento nelle scelte che si effettueranno su questa tematica”.
Cgil e Flc Cgil ribadiscono “l’assoluta necessità di una programmazione condivisa e di uno stretto coordinamento che coinvolga Atenei, ITS e parti sociali finalizzato a realizzare un’offerta formativa tecnica superiore integrata, coerente con l’idea che l’innalzamento dei livelli di conoscenze, professionalità e competenze, l’incremento degli investimenti in ricerca e innovazione,

giovedì 15 settembre 2016

Ocse: Cgil, confermata insufficienza politiche istruzione e formazione, invertire tendenza

I dati forniti oggi dall’OCSE confermano la necessità di una netta inversione di tendenza nelle politiche di istruzione e formazione. Quello più allarmante è riferito ai giovani tra i 20 e i 24 anni che non lavorano e non studiano: tra il 2005 e il 2015 i NEET sono aumentati nel nostro Paese di oltre il 10%, una percentuale significativamente più alta degli altri paesi OCSE. Sebbene dai primi dati ISTAT sul 2016 emerga una lieve riduzione del fenomeno, in un quadro di pesanti disuguaglianze territoriali e sociali, è evidente che le misure messe in campo finora sono del tutto insufficienti”. Questo il commento della segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi all’indagine annuale dell’Ocse ‘Education at a Glance’.
In particolar modo Fracassi evidenzia “l’inadeguatezza degli interventi riguardanti l’accesso all’istruzione, visto che anche paesi come Grecia e Spagna sono riusciti a riassorbire nei percorsi formativi una percentuale di giovani disoccupati nettamente superiore alla nostra”. “L’OCSE stesso – sottolinea la segretaria confederale – suggerisce che in Italia l’istruzione terziaria non è più considerata un investimento sul proprio futuro, utile anche in termini lavorativi: i giovani laureati che trovano un’occupazione sono da noi appena il 62%, contro una media dell’83% nei paesi OCSE”.
“Questa disaffezione – spiega – è dovuta sia ai costi legati all’istruzione, significativamente alti nel nostro Paese, che alle difficoltà di inserimento lavorativo per i giovani laureati”. Fracassi sostiene che per invertire davvero questo trend negativo è necessario intervenire in due direzioni: “da un lato con maggiori investimenti pubblici in istruzione e forti politiche di sostegno al diritto allo studio”, in quanto “anche l’indagine certifica nuovamente che siamo tra gli ultimi nell’area OCSE, con meno del 20% degli studenti universitari che usufruisce di una borsa di studio o agevolazioni sulle tasse”. “Dall’altro lato – conclude la dirigente sindacale – è necessario stimolare il mercato del lavoro ad assorbire un numero maggiore di laureati, con politiche che incentivino la valorizzazione delle conoscenze acquisite e dei profili occupazionali maggiormente qualificati”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 5 febbraio 2016

SLC Cgil: Comunicato violenza sulle donne

E’ notizia di questi ultimi due giorni l’aggressione di tre donne da parte dei relativi compagni: due sono morte ed una versa in fin di vita all’ospedale.
Non cambia la sensazione che questa violenza cosi efferata sia figlia di un modello culturale che non accenna a modificarsi.
Si discute animatamente sul concetto di famiglia dimenticando che di famiglia si dovrebbe parlare quando ad un gruppo di persone è sotteso un legame di affinità, di convivenza, di parentela, e che la famiglia è il nucleo essenziale di ogni modello sociale. Legare l’esistenza di famiglia ad una necessaria composizione differenziata di genere ed a finalità riproduttive riduce ai minimi termini, anzi, nega, quell’elemento di coesione e sviluppo culturale e sociale che solo una comunanza di affetti, un legame improntato al reciproco rispetto, l’educazione stessa al rispetto dell’altro, possono costituire.
Dove si impara la non violenza legata alla diversità? Nel primo nucleo sociale costituito, la famiglia appunto, e da lì si esporta alla società tutta. Una famiglia, comunque costituita, è quella che può annullare la forza pervasiva di messaggi distorti provenienti dai media, che stigmatizza rapporti improntati sulla prevaricazione, che interagisce con l’istituzione scolastica affinché si affrontino in modo competente e collettivo temi sensibili per i ragazzi.
E così, mentre continuiamo ad assistere a delitti di questa natura, a violenze sena fine su donne, compagne, madri, si censurano trasmissioni che parlano di sessualità, si organizzano family day, si

mercoledì 13 gennaio 2016

Istruzione e formazione professionale: Cgil, Ministero del Lavoro sperimenta via bassa all'apprendimento duale

"Quella che nelle intenzioni del Ministero del Lavoro dovrebbe essere una 'via italiana' al modello duale per l'istruzione e la formazione professionale rischia di diventare una 'via bassa' all'apprendimento basato sul lavoro, che porterà alla dequalificazione dei percorsi a cui si rivolgeranno da un lato un'utenza svantaggiata e dall'altro imprese attirate dai vantaggi economici, la cui capacità formativa non sarà verificata. Il tutto in assenza del fondamentale coinvolgimento delle parti sociali". Così Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil, in seguito alla sottoscrizione dei Protocolli di Intesa tra il dicastero citato e le Regioni per la sperimentazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale.
Per Fracassi "parte una via bassa all'apprendimento basato sul lavoro, che costituisce un canale formativo, alternativo e separato da quello scolastico, finalizzato al conseguimento di un certificato professionale che, tra l'altro, non permette neppure l'accesso all'università". "Inoltre - continua - non ci si preoccupa di verificare e certificare l'effettiva capacità formativa delle aziende coinvolte, e invece si affida ad esse almeno metà del curricolo".
A giudizio della segretaria confederale della Cgil "non si combatte così l'abbandono scolastico: infatti a queste condizioni non è difficile prevedere la dequalificazione di percorsi in cui si

venerdì 31 luglio 2015

Lavoro: Cgil, Jobs act non funziona, governo non ha strategia per occupazione

Serena Sorrentino
Segretaria Confederale Cgil
Roma, 31 luglio - "I dati Istat, che evidenziano le oscillazioni mensili dell'occupazione, soprattutto quella giovanile, l'instabilità di quest'ultima e il legame proporzionale tra inattivi e disoccupati, dovrebbero trasformarsi in un elenco programmatico per il governo: è ancora possibile modificare radicalmente il Jobs act e varare vere politiche attive, un sistema di ammortizzatori che risponda alle esigenze del mercato del lavoro, e un piano che crei nuova occupazione". Così il segretario confederale della Cgil Serena Sorrentino in seguito alla diffusione dei dati provvisori dell'Istituto nazionale di statistica.
In particolare Sorrentino sottolinea che dalle rilevazioni "emerge un aspetto significativo, cioè che il legame tra inattivi e disoccupati è direttamente proporzionale": i primi a giugno sono 131 mila in meno rispetto allo stesso mese del 2014, e i disoccupati nello stesso periodo sono aumentati di 85 mila unità, segno della crescita di partecipaizone al mercato del lavoro. "Questo - afferma la dirigente sindacale - dovrebbe indicare al governo che occorrono vere politiche attive". A tal proposito ricorda che "ieri è stato sottoscritto l'accordo con le Regioni sul nuovo modello di Agenzia per le politiche attive, ma nulla si dice su cosa sia chiamata a fare questa nuova struttura e, soprattutto, non ci sono risorse". "Per contrastare la disoccupazione, soprattutto quella giovanile - continua - occorrono posti di lavoro e politiche di orientamento e formazione: quelle politiche attive che mancano nel Jobs

giovedì 30 luglio 2015

Sud: Cgil, confermati quadro drammatico e mancanza risposte Governo, via a vertenza nazionale

"Le anticipazioni del Rapporto Svimez confermano e consolidano il quadro allarmante fotografato dall'istituto e da altre auterevoli fonti negli ultimi mesi, ma preoccupa l'esistenza di un'altra costante: l'inerzia del Governo. Non si può più aspettare, a settembre daremo il via ad una vertenza nazionale". Con queste parole Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, commenta quanto emerge dal Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno nel 2015.
"Dopo sette anni crisi - sottolinea Fracassi - il PIL del Sud del paese si è ridotto di quasi 13 punti percentuali, con una perdita in termini occupazionali di oltre 575.000 unità, e gli effetti si sono riverberati nel calo dei consumi e nell'aumento dei livelli di povertà. Ma a fronte di una situazione tristemente conosciuta - continua - quello che sorprende è che il Governo, con straordinaria continuità, mantiene un atteggiamento inerte".
"Crediamo non sia possibile attendere oltre", sostiene la dirigente sindacale, spiegando che "non è sufficiente l'intervento fiscale annunciato dal Presidente del Consiglio nei giorni scorsi", ma "serve una politica attiva di sviluppo, come abbiamo più volte ricordato, una strategia nazionale che costituisca anche coordinamento delle politiche regionali, selezionando temi e priorità".
"Per questi motivi - annuncia Fracassi - "la Cgil ha deciso di lanciare una vertenza nazionale, 'Laboratorio Sud – Idee per il Paese', nella consapevolezza che l'allargarsi del divario Nord-Sud rappresenta un danno per l'intera penisola". "Una vertenza - precisa - che non trascurerà la

venerdì 17 luglio 2015

Jobs Act: Cgil, Cisl, Uil, mantenere autonomia gestionale e di indirizzo dei Fondi interprofessionali

"Non intendiamo abiurare al nostro ruolo di indirizzo e di scelta delle strategie di intervento dei Fondi interprofessionali, per questo, a differenza di quanto previsto dallo schema di Decreto attuativo del Jobs Act, chiediamo che sia mantenuta l'autonomia di indirizzo e gestionale dei Fondi per la formazione continua, distinguendo la loro azione dall'intervento più propriamente pubblico, stante il positivo ruolo svolto dai Fondi per migliorare l'azione di sostegno formativo ai lavoratori occupati e in cerca di nuova occupazione”. Questa la posizione di Cgil, Cisl e Uil in merito alle disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e le politiche attive dello schema governativo di decreto di attuazione del Jobs Act, esposta in una posizione comune (in allegato) sottoscritta da tutte le parti sindacali e datoriali che hanno dato vita ai Fondi, inviata al ministero del Lavoro e alle forze politiche nel Parlamento.
A confermare la forza dei Fondi gestiti dalle parti sociali e del ruolo sussidiario della bilateralità sono i numeri, spiegano i sindacati confederali: "le cifre riferite al 2014 parlano chiaro: complessivamente il sistema fondi ormai rappresenta quasi il 70% delle imprese potenzialmente

martedì 5 maggio 2015

Slc aderisce allo sciopero della scuola

Il 5 maggio SLC CGIL sarà a fianco della FLC e delle altre sigle sindacali della scuola per protestare contro il Disegno di legge del governo “La Buona Scuola” e chiedere con forza una “Scuola che cambia il Paese”.
Il futuro di una nazione dipende dalla formazione dei suoi abitanti, per questo motivo crediamo che sia davvero arrivato il momento di riaffermare il valore del diritto allo studio e rivendicare con forza l’accesso gratuito e libero all’istruzione.
Il disegno di legge proposto dal Governo va invece nella direzione opposta: alimenta disparità e squilibri, senza dare risposte ai problemi veri della scuola pubblica.
Una buona scuola deve essere prima di tutto sicura, sotto tutti i punti di vista.
Per chi ci lavora, che ha diritto ad un lavoro stabile e a un salario dignitoso e per chi la frequenta, che non deve temere, come oggi accade, persino cedimenti strutturali degli edifici.
Per tutte queste ragioni, che parlano della civiltà di un Paese saremo in piazza insieme ai lavoratori, agli studenti, agli insegnanti e ai genitori.

La Segreteria Nazionale Slc Cgil

lunedì 23 marzo 2015

Scuola: Cgil, Poletti riforma apprendistato e dequalifica istruzione

"Il ministro Poletti continua a intervenire sui temi dell'istruzione, oggi sulle vacanze scolastiche, nei giorni scorsi sull'alternanza scuola lavoro. In realtà, attraverso i decreti attuativi del Jobs Act, sta facendo una riforma dell'apprendistato che dequalifica l'alternanza scuola lavoro e i percorsi formativi in obbligo di istruzione". Così Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil, commenta le affermazioni del ministro del Lavoro sull'interruzione estiva delle lezioni.
"Un pezzo della riforma della scuola è appaltata a Poletti - continua - che intende costruire un canale formativo alternativo e separato da quello scolastico, scelto subito dopo la scuola media e realizzato in apprendistato già a partire dai quindici anni". Fracassi spiega che "si tratta di percorsi con modelli formativi dequalificati, che prevedono più di un terzo dell'orario per lavoro sottoretribuito, 500 ore di attività di formazione professionale e altrettante in aziende di cui non viene verificata l'effettiva capacità formativa".
"Al tempo stesso - sottolinea la dirigente sindacale - viene abolita la possibilità di diplomarsi in apprendistato per i giovani che hanno abbandonato prematuramente la scuola e vengono cancellate le sperimentazioni di alternanza scuola lavoro che utilizzano lo strumento dell'apprendistato per gli studenti degli ultimi due anni della secondaria di secondo grado".
"Si continua sulla strada perdente di uno sviluppo basato sulla riduzione dei costi e dei diritti, che dequalifica i percorsi di istruzione e formazione dei giovani. Questo scelte - conclude Fracassi - dovrebbero preoccupare molto più delle vacanze scolastiche".

venerdì 19 dicembre 2014

Nuovo piano industriale di Poste italiane: nota coordinamento settore Poste 18-12-14

Il Coordinamento di settore area servizi, sentita la relazione che ha valutato la presentazione del Piano industriale di Poste Italiane 2015-2020, evidenzia la necessità, di una verifica con la controparte più dettagliata per comprendere quali saranno le declinazioni esatte del piano, prima di esprimere un giudizio compiuto
Considera positiva la previsione di investimenti pari a 3 mld nel quinquennio e la creazione di nuovi prodotti di mercato, finalizzati ad agire un ruolo primario in una complessiva necessaria formulazione di politica industriale del Paese, sottolineando però che l’innovazione di prodotto deve essere praticata senza modificare la credibilità che ha permesso a Poste Italiane di occupare fette importanti di mercato.
Ritiene necessaria la rappresentazione da parte dell’ Azienda della modifica della rete degli uffici postali coniugata con la trasformazione della rete commerciale
Indica come necessario che Poste chiarisca come intende sviluppare il segmento logistico e come coniugherà le disposizioni previste in legge di stabilità rispetto alla consegna a giorni alterni con la dichiarata necessità di sviluppo del segmento stesso e con l’implementazione della capillarità e frequenza della consegna.
In tal senso ribadisce la propria contrarietà all’estensione del recapito a giorni alterni su un quarto del territorio nazionale.
Il coordinamento reputa indispensabile che si chiarisca se la prevista riconversione funzionale di 5000 risorse