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mercoledì 16 ottobre 2019

Istat: Cgil, economia sommersa e illegale soffoca sviluppo

“Diminuzione della ricchezza, povertà e depauperamento produttivo sono questi gli effetti dell’economia sommersa e di quella illegale sul nostro Paese e sulla vita degli italiani, altro che contributo al Pil. Quello descritto dall’Istat, nel suo ultimo rapporto sull’economia non osservata, è un quadro sconfortante”. Lo affermano in una nota i segretari confederali della Cgil Gianna Fracassi e Giuseppe Massafra.
“Abbiamo assistito, dal 2014 al 2017 – sottolineano i due dirigenti sindacali – ad un aumento costante del fenomeno, tanto che nel 2017 abbiamo registrato una crescita del 1,5%, rispetto all’anno precedente, con un valore assoluto di ben 211mld di euro. È una magra consolazione registrare che l’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si sia leggermente ridotta dal 13% del 2014 al 12,1% del 2017, se poi assistiamo all’aumento delle unità di lavoro irregolari +700mila dal 2007 ad oggi”.
“Il 41,7% del sommerso – aggiungono Fracassi e Massafra – si verifica nel settore del commercio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, dove si genera il 21,4% del valore aggiunto totale. Questa concentrazione sottolinea l’importanza di spingere l’acceleratore verso l’incrocio automatico delle banche dati”.
“Inserire l’economia illegale nel calcolo della ricchezza prodotta è profondamente sbagliato, in quanto – spiegano Fracassi e Massafra – quei proventi vanno ad ingrossare esclusivamente le tasche delle mafie senza produrre alcun aumento dei redditi delle imprese e dei cittadini, e senza rispondere agli stimoli della politica economica come l’economia sana”.
Inoltre, proseguono i due segretari confederali “quei proventi, realizzati da attività illegali, non generano in alcun modo benessere, ma vengono invece a loro volta utilizzati dalle mafie per ulteriori attività illegali, che, funzionali alla ripulitura di quel danaro sporco, uccidono imprese sane, introducono elementi di concorrenza sleale, e deprimono lo sviluppo e l’occupazione. La sola penetrazione della ‘ndrangheta nell’economia delle regioni del centro-nord ha prodotto – ricordano in conclusione Fracassi e Massafra – una perdita secca del lavoro del 28%, tra il 1971 e il 2011”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 3 aprile 2017

Olimpiadi della legalità 2017 a San Luca

Il prossimo 11 aprile a San Luca si terranno le Olimpiadi della Legalità 2017, un progetto promosso da Cgil e NIdiL, presentato dall’Auser in collaborazione con l’AIC (Associazione Italiana Calciatori) e finanziato da Ebitemp, l’Ente bilaterale dei lavoratori Interinali il cui statuto prevede il finanziamento di progetti che abbiano finalità di natura sociale.
Il progetto ha come scopo la sistemazione di una palestra attrezzata e di un campo di calcio a cinque con tappeto sintetico, insieme allo svolgimento nel periodo estivo di uno Stage di educazione allo Sport condotto dalla Associazione Italiana Calciatori.
L’idea è nata sei mesi fa in occasione di un incontro che la Cgil nazionale e la Cgil di Reggio Calabria ebbero a San Luca su iniziativa del Commissario di quel Comune, che come è noto dal 2013 è sciolto per mafia.
La storia di San Luca è nota e si può riassumere con questi brevi tratti. Il paese sembra schiacciato dall’ombra dei clan e abbandonato dalla politica e dallo Stato, ed è conosciuto come la “mamma della ‘ndrangheta” per le faide che ne hanno insanguinato le strade.
Tra le quattromila anime di San Luca, per i magistrati ci sono gli uomini di almeno tre fra i più potenti clan della Locride, senza contare la decina di famiglie di ‘ndrangheta che ruotano loro attorno. I Nirta “La maggiore”, i Romeo “Staccu” e i Mammoliti hanno scritto di proprio pugno la storia della ‘ndrangheta e continuano a determinarne il presente, nonostante arresti e faide ne abbiano nel tempo