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martedì 1 giugno 2021

Istat: Cgil, emergenza lavoro. Prorogare blocco licenziamenti

Quelli rilevati ad aprile dall’Istat sono timidi segnali di ripresa del mercato del lavoro, una ripresa non strutturale. Si registra un minimo incremento del tasso di occupazione sul mese precedente (+0,1%), ma più consistente è stata la crescita di quello di disoccupazione (+3,4%). Indicatori che confermano quale sia l’emergenza del Paese: il lavoro”. Così la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti, commenta i dati su ‘occupati e disoccupati’ diffusi oggi dall’Istituto di statistica. Per la dirigente sindacale “permane, aggravato dalla pandemia, lo storico problema della disoccupazione. 
L’aumento esponenziale del 2021 sul 2020 (+870mila unità) va certamente letto in relazione al calo di inattività, segno che le persone iniziano nuovamente a cercare un’occupazione. Tuttavia il tasso di disoccupazione rimane una delle grandi emergenze del Paese”. “Altro dato, sempre su base annuale, che merita una riflessione – sottolinea Scacchetti – è quello relativo alla composizione per posizione professionale e per carattere dell’occupazione. Il saldo dei lavoratori dipendenti è positivo (+7 mila), mentre quello sul lavoro indipendente è negativo (-184 mila). Inoltre, i lavoratori dipendenti permanenti calano di 222 mila unità, crescono invece i contratti a termine di 229 mila unità. Quasi un effetto sostituzione, da un’occupazione con carattere di continuità ad una a termine, a dimostrare la mancata strutturalità di una possibile ripresa occupazionale”. 
Quelli fotografati dall’Istat sono quindi per la segretaria confederale “timidi segnali di ripresa”. “Il lavoro – conclude Scacchetti – è la vera emergenza del Paese, che deve essere affrontata condizionando gli investimenti alla crescita di occupazione di qualità, prolungando il blocco dei licenziamenti e accelerando il confronto sulla riforma degli ammortizzatori e delle politiche attive. Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 10 settembre 2020

Istat: Cgil, Governo agisca presto e bene. Dati produzione industriale sollecitano sostegni stabili per la ripresa

 Anche questi ultimi dati confermano che, se da un lato la crisi continua, visto il prolungarsi della pandemia che incide in particolare sull’export, dall’altro esistono le condizioni per dare sostegni più stabili e forti al percorso verso la ripresa”. È il giudizio della Cgil, espresso dal Segretario confederale, Emilio Miceli, e dal Coordinatore della Consulta industriale, Fausto Durante, sui dati appena diffusi dall’Istat sulla produzione industriale nel Paese.

È per questo che “sollecitiamo ancora il governo a dare corso agli impegni assunti in diverse occasioni per risolvere positivamente le situazioni di difficoltà” aggiungono i dirigenti Cgil con chiaro riferimento al trasporto aereo con Alitalia, al settore siderurgico “per le incerte prospettive dei principali siti produttivi italiani, da Taranto a Terni e Piombino”, nell’automotive, per gli effetti della annunciata fusione tra FCA e PSA sui siti produttivi italiani e sulla filiera della componentistica, nel settore tessile che, rimarcano, “resta tra i più colpiti”.

Dalle risposte che verranno all’insieme dei temi cruciali per l’industria italiana dipenderanno la velocità e l’efficacia della ripresa, dicono Miceli e Durante che invitano perciò il governo “ad agire presto e bene”.

mercoledì 10 giugno 2020

Produzione industriale: Cgil, nessuna sorpresa ma ora decisivo fattore tempo e responsabilità di tutti

I dati sulla produzione industriale diffusi dall’Istat, – 42% su base annua, “non ci colgono di sorpresa. I numeri registrano ciò che sappiamo: che l’industria in questi mesi è stata sostanzialmente fermata. Fermo che si è riverberato, ad aprile, sulla mancata vendita di autoveicoli e sulle pesanti perdite nei settori moda (- 80%) e trasporti (-
74%)”. È il Segretario confederale Emilio Miceli, responsabile dell’Area Industria e reti delle Cgil, a commentare i “prevedibili” dati divulgati stamani dall’Istituto centrale di statistica che registrano la grave contrazione della produzione industriale.
Intervenire è perciò urgente e Miceli insiste: “il fattore tempo continua ad essere decisivo. E’ importante sapere quante risorse vengono messe a disposizione con fondi nostri ed europei, attraverso finanziamenti o ricapitalizzazioni, ma sapere quando diventeranno fruibili è ancora più decisivo”.
Per il Segretario confederale poi, nei settori esposti alla concorrenza internazionale “non possiamo arrivare in ritardo perché perderemmo quote di mercato a beneficio degli altri. Dovremo essere rapidi negli aiuti a chi è in difficoltà e nell’indirizzare una quota consistente degli investimenti pubblici per aiutare il sistema d’impresa a cambiare il modo di produrre ed il prodotto”.

giovedì 9 gennaio 2020

Istat: Cgil, confermati ritardi nostro mercato del lavoro

“I dati apparentemente positivi, in particolare quelli relativi a giovani e donne, diffusi oggi dall’Istat, non devono sottacere i gravi ritardi del nostro mercato del lavoro”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta le ultime rilevazioni Istat su ‘occupati e disoccupati’.
Per la dirigente sindacale “la stima mensile non è sufficiente a dare significative indicazioni di tendenza. Quanto rilevato a novembre evidenzia una sostanziale stagnazione, così come il 2019”. “In Italia – prosegue Scacchetti – il lavoro è precario per più di 3 mln di persone; la disoccupazione continua, oramai da quasi dieci anni, ad essere il terzo tasso più alto d’Europa, dopo Spagna e Grecia; pesantissimo il divario di genere (gli uomini occupati sono il 70%, mentre le donne il 50%), drammatico quello territoriale (divario occupazionale Nord-Sud è di quasi il 30%, con alcune regioni settentrionali sopra il 75%, e alcune meridionali appena sopra il 40%. Tutto ciò con una marcata ripresa della CIG)”.
“Chiediamo quindi al Governo un’iniziativa più vigorosa, in cui il buon lavoro – aggiunge Scacchetti – diventi una priorità, un’ossessione. Vanno invertite quelle politiche che negli anni hanno generato precarietà, flessibilità, riduzione dei diritti, impedendo al Paese di crescere. Serve quindi un Piano del Lavoro, che crei occupazione attraverso il rilancio degli investimenti pubblici e privati. È necessario rafforzare ed estendere tutele e diritti a tutte le lavoratrici e i lavoratori così come proponiamo con la Carta dei diritti. Infine – conclude la segretaria confederale – occorre il riconoscimento della reale rappresentanza sindacale che metta fine ai contratti ‘pirata’, responsabili di dumping salariale”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 16 ottobre 2019

Istat: Cgil, economia sommersa e illegale soffoca sviluppo

“Diminuzione della ricchezza, povertà e depauperamento produttivo sono questi gli effetti dell’economia sommersa e di quella illegale sul nostro Paese e sulla vita degli italiani, altro che contributo al Pil. Quello descritto dall’Istat, nel suo ultimo rapporto sull’economia non osservata, è un quadro sconfortante”. Lo affermano in una nota i segretari confederali della Cgil Gianna Fracassi e Giuseppe Massafra.
“Abbiamo assistito, dal 2014 al 2017 – sottolineano i due dirigenti sindacali – ad un aumento costante del fenomeno, tanto che nel 2017 abbiamo registrato una crescita del 1,5%, rispetto all’anno precedente, con un valore assoluto di ben 211mld di euro. È una magra consolazione registrare che l’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si sia leggermente ridotta dal 13% del 2014 al 12,1% del 2017, se poi assistiamo all’aumento delle unità di lavoro irregolari +700mila dal 2007 ad oggi”.
“Il 41,7% del sommerso – aggiungono Fracassi e Massafra – si verifica nel settore del commercio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, dove si genera il 21,4% del valore aggiunto totale. Questa concentrazione sottolinea l’importanza di spingere l’acceleratore verso l’incrocio automatico delle banche dati”.
“Inserire l’economia illegale nel calcolo della ricchezza prodotta è profondamente sbagliato, in quanto – spiegano Fracassi e Massafra – quei proventi vanno ad ingrossare esclusivamente le tasche delle mafie senza produrre alcun aumento dei redditi delle imprese e dei cittadini, e senza rispondere agli stimoli della politica economica come l’economia sana”.
Inoltre, proseguono i due segretari confederali “quei proventi, realizzati da attività illegali, non generano in alcun modo benessere, ma vengono invece a loro volta utilizzati dalle mafie per ulteriori attività illegali, che, funzionali alla ripulitura di quel danaro sporco, uccidono imprese sane, introducono elementi di concorrenza sleale, e deprimono lo sviluppo e l’occupazione. La sola penetrazione della ‘ndrangheta nell’economia delle regioni del centro-nord ha prodotto – ricordano in conclusione Fracassi e Massafra – una perdita secca del lavoro del 28%, tra il 1971 e il 2011”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 15 dicembre 2017

Bes: Cgil, preoccupante divaricazione sociale e territoriale. Investire sul lavoro

“L’Istat fotografa un Paese con una profonda divaricazione sociale e territoriale”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta la quinta edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), presentata quest’oggi dall’Istituto nazionale di statistica.
Per la dirigente sindacale “il quadro d’insieme, esclusi alcuni timidi segnali di miglioramento, rappresenta un’Italia divisa trasversalmente dalle condizioni economiche. Aumenta la forbice tra la popolazione con i redditi più alti e quella con i redditi più bassi, e cresce la percentuale di persone a rischio povertà”. “Sul versante del lavoro – prosegue Fracassi – la qualità dell’occupazione peggiora per giovani e donne: impieghi poveri, part time involontario e maggiori difficoltà di conciliazione, dimostrate dal crescente numero di donne con figli che resta a casa”.
La dirigente sindacale sottolinea che la divisione del Paese non dipende solo dalle condizioni economiche, ma anche dal gap tra territori, poiché “le disuguaglianze tra Sud e Centro Nord sono sempre più nette, come dimostrano i campanelli d’allarme degli indicatori del lavoro e della povertà”.
Inoltre, “il Rapporto rivela che il Paese cura poco il suo territorio: aumentano gli incendi, la dispersione idrica, e dal 2008 l’indice di abusivismo edilizio è raddoppiato. I beni culturali non vengono valorizzati, siamo agli ultimi posti per spesa in cultura. Inoltre – aggiunge la segretaria confederale – si tutelano poco i giovani, che, sempre più spesso e soprattutto se laureati, decidono di partire”.
Secondo Fracassi “è necessario quindi mettere in campo soluzioni concrete, proprio a partire dai giovani, così come proponiamo nel nostro Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile. Servono investimenti pubblici finalizzati alla tutela e alla manutenzione del territorio, ai bisogni sociali, alla ricerca, e soluzioni sul versante previdenziale”. “Per il lavoro e per il futuro previdenziale dei giovani siamo scesi in piazza sabato 2 dicembre e continueremo a farlo – conclude – perché pensiamo che il tempo delle soluzioni sia adesso”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 17 maggio 2017

Istat: Cgil, Paese diseguale e frammentato

Un Paese diseguale e frammentato nel quale dal 2008 sono aumentate progressivamente povertà e disoccupazione, aggravando le diseguaglianze economiche e sociali, le stesse che hanno generato la crisi”. È quanto si legge in una nota della Cgil nazionale a commento della venticinquesima edizione del Rapporto annuale Istat.
“Una società, quella italiana, in cui – prosegue la Confederazione – il primo elemento di iniquità risiede nella condizione professionale, dunque nella distribuzione del reddito e nella restituzione al lavoro di salari, occupazione e welfare. A dividere le famiglie italiane sono anche consumi e condizioni materiali, con un gap tra Nord e Sud del Paese sotto tutti i profili”.
“Come dimostrano i dati sull’andamento delle retribuzioni – si sottolinea nella nota – solo grazie alla contrattazione collettiva la domanda interna ha retto l’urto della crisi globale. Eppure, si continuano a privilegiare politiche all’insegna dell’austerità e della svalutazione competitiva del lavoro”.
Secondo la Cgil “investimenti e occupazione si confermano i punti dolenti della nostra economia. Bassa crescita e disoccupazione possono essere risolti solo con un significativo programma di investimenti pubblici e creando lavoro”. “Serve quindi – aggiunge in conclusione il sindacato di Corso d’Italia – uno shock a partire da un Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, vera emergenza del Paese, o tutte le grandi tendenze socio-demografiche tra cui spiccano invecchiamento, bassa natalità e difficoltà delle nuove generazioni a lavorare e realizzarsi, continueranno a peggiorare e non troveranno mai soluzione”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil 

mercoledì 15 febbraio 2017

Pil: Cgil, crescita modesta, ultimi della classe

“Una crescita ancora troppo modesta. Non è con un decimale in più o in meno che si ritrova la via della crescita, la crisi continua a gravare fortemente sul piano sociale, occupazionale e produttivo”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta le stime preliminari sul Pil diffuse questa mattina dall’Istat e avverte: “con questo ritmo di crescita ci vorranno ancora molti, troppi anni per tornare ai livelli pre-crisi, anche per salari e occupazione”.
“L’Italia, come evidenziato ieri dalla Commissione Ue – sottolinea la segretaria confederale – cresce meno di tutti gli altri Paesi europei, siamo gli ultimi delle classe. Il 2016 – ricorda – è stato l’anno della deflazione, e la bassa crescita del Pil nominale implica il rischio di una manovra correttiva, a connotazione recessiva”.
Per la dirigente sindacale “è evidente che resta un vuoto di domanda. Basta – prosegue – con l’austerità, con i tagli alla spesa e con le privatizzazioni, occorre una politica economica espansiva, più investimenti pubblici e privati, più occupazione, più reddito da lavoro. Le riforme utili al Paese non devono solo ristrutturare, ma devono ridare forma alla struttura economica e produttiva”.
Per questo la Cgil “continua a promuovere il suo Piano del Lavoro e il Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, l’importanza della contrattazione collettiva, la qualità dell’occupazione attraverso la Carta dei diritti universali e i due referendum a sostegno. Solo così – conclude Fracassi – si possono creare le condizioni per una nuova e più sostenuta crescita e per un nuovo modello di sviluppo più equo e sostenibile”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 5 settembre 2016

Istat: Cgil, Italia ferma, per ripartire serve creare lavoro

“L’andamento dell’economia italiana conferma purtroppo la correttezza delle nostre previsioni, scevre da ogni pregiudizio: l’Italia non è ripartita, non siamo di fronte ad una vera ripresa. 
Serve una terapia shock, serve creare lavoro”. Così Danilo Barbi, segretario confederale Cgil, commenta i dati diffusi quest’oggi dall’Istat.
Le previsioni del Governo, secondo Barbi, “non erano assolutamente credibili, perché l’atteso aumento delle esportazioni – spiega – non teneva conto delle nuove tensioni economiche internazionali, e quello dei consumi del persistere dei rischi di deflazione”. “Inoltre – prosegue il segretario confederale – erano infondate anche le stime su una crescita significativa dei consumi privati e su un incremento duraturo della produzione industriale”.
Per Barbi “è sempre più evidente la necessità di cambiare la politica economica”. “Occorre affrontare le grandi emergenze sociali, rappresentate dalla disoccupazione giovanile e femminile, creando direttamente lavoro. Per questo – conclude il dirigente sindacale – serve un piano straordinario, e noi lo presenteremo il 13 settembre prossimo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 3 febbraio 2016

Lavoro: Cgil, forzatura parlare di successo Jobs Act, dati preoccupanti

"Leggiamo commenti entusiastici da parte di autorevoli esponenti del Governo e della politica sui dati diffusi dall'Istat e sugli effetti salvifici del Jobs Act: non solo non convincono, ma analizzando i numeri, a ben guardare, c'è di che preoccuparsi. Per quanto riguarda gli occupati, infatti, il saldo positivo del 2015 è esattamente lo stesso di quello del 2014, anno in cui Jobs act e sgravi non erano in vigore, e gli inattivi continuano a crescere mese dopo mese". Così Serena Sorrentino in seguito alla diffusione dei dati provvisori Istat su occupati e disoccupati a dicembre 2015.
"Nel dicembre 2014 - spiega Sorrentino - l'Istat registrava un aumento in valore assoluto di +109 mila occupati su base annua, con una crescita dello 0.5%: si tratta esattamente dello stesso saldo del 2015, +109 mila persone occupate e +0.5% (vedi immagine). Al di là della paradossale coincidenza - prosegue - viene da chiedersi se davvero si può parlare di effetto miracoloso del Jobs act e di riuscita delle politiche di elargizione alle imprese dell'esonero contributivo se la tendenza è uguale all'anno precedente, anno in cui non c'erano né i vantaggi fiscali né i licenziamenti illegittimi facilitati".
La segretaria confederale della Cgil sottolinea che "la cancellazione dei diritti fatta con il Jobs act e 3,5 miliardi di euro alle imprese in tre anni attraverso l'esonero contributivo hanno prodotto +48 mila posti di lavoro: parlare di successo appare una forzatura".
"La politica - sostiene Sorrentino - ha la responsabilità di verificare l'efficacia delle iniziative legislative, e se questi sono i dati occorre riflettere sulla reale portata del Jobs act". "Anche perché -

mercoledì 30 settembre 2015

Disoccupazione in calo, ma non tra i giovani

Gli andamenti sull'occupazione, se si stabilizzeranno, sono certamente un dato confortante, ma comunque appaiono contenuti visti i considerevoli incentivi previsti in legge di stabilità per le assunzioni 2015, che hanno avuto un effetto incrementale, ma bisogna vedere quanto duraturo”. È questo il commento della Cgil, per bocca della segretaria confederale, Serena Sorrentino, agli ultimi dati sull'occupazione diffusi dall’Istat.
Nell’ultima rilevazione pubblicata ieri, mercoledì 30 settembre, l’istituto di statistica ha infatti segnalato un nuovo calo nel tasso di disoccupazione, che si è attestato all'11,9% ad agosto. Secondo i dati provvisori, la flessione è di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,7 punti rispetto ad agosto 2014. Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce del 5%, con 162mila persone in meno in cerca di lavoro.
Torna ad aumentare invece la disoccupazione giovanile, che arriva ad agosto al 40,7% (+0, 3% su luglio), restando comunque sotto il dato di agosto 2014 (-2,3 punti). Gli under 25 disoccupati sono 631mila, 13mila in più rispetto al mese precedente.
Secondo Serena Sorrentino, “il dato relativo alla disoccupazione giovanile indica scarsa propensione dell'impresa ad investire sul futuro. Se il governo vuole dare un segnale vero che questa è #lavoltabuona e che l'#italiariparte metta in legge di stabilità incentivi sull'occupazione aggiuntiva per le imprese che investono, vincolandoli all'innovazione e prevedendo la loro restituzione in caso di licenziamento di quel lavoratore prima dei tre anni”, sostiene la

martedì 15 settembre 2015

Lavoro: Sorrentino (Cgil), su ‘servizi per l'impiego’ dati Istat dimostrano che Jobs act non da soluzioni

Serena Sorrentino
Segretario Confederale Cgil
Il dato sull’intermediazione di lavoro dimostra la necessità di investire e rilanciare i ‘servizi per l'impiego’, che hanno troppo poco personale rispetto ai bisogni dei lavoratori e delle imprese e che sono stati depotenziati dalla riforma istituzionale e dall’incertezza in cui si trovano le province. E la stessa agenzia per il lavoro prevista dal Jobs act non risolve questo problema ma rischia di accentuarlo”. Così il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, commenta quanto rilevato dall'Istat nel nuovo comunicato sul mercato del lavoro, che fa il punto sul secondo trimestre del 2015.
Dal comunicato dell’Istituto di statistica emerge, infatti, che la ricerca del lavoro è affidata soprattutto ai canali informali: l'88,9% delle persone si rivolge ad amici, parenti e conoscenti. Con un incremento del 2,3% rispetto al secondo trimestre 2014. “Un dato che mette in evidenza - sottolinea la sindacalista - un basso indice di efficacia anche delle agenzie private, indicando che il problema è di sistema e che i servizi per l’impiego dovrebbero essere fondamentali per le politiche del lavoro.
Il governo - aggiunge Sorrentino - potrebbe dare un segnale positivo risolvendo subito la vertenza dei lavoratori dei centri per l'impiego, come da impegno assunto dal ministero del lavoro nel mese di luglio e sottoscritto con le organizzazioni sindacali”.
“Inoltre - conclude il segretario della Cgil - potenziare e investire nei servizi pubblici per l’impiego è anche uno strumento di regolarizzazione e contrasto agli abusi, a partire dall’agricoltura. Se ci si rassegna al fatto che la regola è che il lavoro si trova con i canali informali si rafforza il caporalato”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 7 maggio 2015

Istat: Cgil (Barbi), inadeguato e fuorviante ottimismo di Stato

Danilo Barbi (CGIL)
Inadeguato e fuorviante ottimismo di Stato rispetto alla criticità della situazione reale”. Così Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, commenta le previsioni economiche 2015-2017 diffuse quest'oggi dall'Istat.
I dati dell'istituto nazionale di statistica non rassicurano la Cgil perché, come spiega il dirigente sindacale “negli ultimi sette anni di crisi l'Istat, così come tutti i principali istituti nazionali ed internazionali di calcolo, ha sbagliato gran parte delle sue previsioni”. “Dietro a quello che sembrerebbe un semplice errore tecnico - continua Barbi - si nasconde invece una precisa volontà politica”. “Considerando l'eccezionalità della crisi, sarebbe opportuno mettere in dubbio l'adeguatezza dei sistemi matematici di calcolo utilizzati per le analisi economiche”.
In ogni caso - prosegue Barbi - se questa volta le previsioni si rivelassero esatte, il quadro che fotografano si confermerebbe tragico”. Infatti, spiega il sindacalista, il tasso di disoccupazione generale stimato resta al 12,5%, la disoccupazione giovanile rimane superiore al 40%: “così rischiamo di 'festeggiare un funerale'”.
Per sconfiggere una disoccupazione insopportabile - conclude Barbi - occorre cambiare le politiche economiche in Europa e in Italia, è necessario un piano straodinario per l'occupazione giovanile e femminile così come proposto dalla Cgil nel suo Piano del Lavoro”.

Fonte: Ufficio Stampa CGIL

venerdì 1 maggio 2015

Dati Istat: La disoccupazione torna a salire

mercoledì 11 marzo 2015

Industria: Cgil, senza svolta in politica industriale non si esce da crisi

Senza una svolta nella politica industriale non si esce dalla crisi”. Così il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, commenta i dati Istat, aggiungendo che: “La caduta della produzione industriale a gennaio dimostra la fragilità di quella che, con grande ottimismo ed eccesso di propaganda, viene definita ripresa economica. In realtà i risultati positivi di dicembre, che avevano fatto intravedere una timida inversione di tendenza, sono in gran parte vanificati da una flessione che, se messa in relazione all'andamento che si registrava nei primi mesi dello scorso anno, risulta ancora più preoccupante”.
Secondo il dirigente sindacale “la ripresa non c'è e la produzione industriale resta nella palude della stagnazione. Questo è purtroppo il dato con cui fare i conti. Le attese relative al contesto globale, con l’immissione di liquidità nel sistema decisa dalla Bce, il calo del prezzo del petrolio, la svalutazione dell'euro con la conseguente spinta alle esportazioni, rischiano di non dare i risultati sperati”. In realtà, aggiunge Solari, “se a queste misure non si accompagna una autentica svolta nella ripresa degli investimenti produttivi, pubblici e privati, tali da rendere strutturalmente più competitivo il nostro apparato produttivo, non sarà possibile uscire dalla crisi. Affidarsi al buon cuore degli imprenditori, come ha deciso di fare il Governo con le sue scelte recenti, evidentemente non basta. Serve un intervento deciso che orienti la qualità dello sviluppo, capace di creare una effettiva

lunedì 9 febbraio 2015

Mezzogiorno: Cgil, Istat fotografa effetti crisi, agire con politiche industriali e di sviluppo

Gianna Fracassi
segretario confederale Cgil
"I dati diffusi oggi dall'Istat fotografano gli effetti drammatici di sei anni di crisi e evidenziano ancora una volta il baratro esistente tra Nord e Sud del Paese. E' necessario intervenire con strumenti e politiche concrete: gli annunci e la nascita di un ministero per il Mezzogiorno non sono sufficienti". Così il segretario confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta i dati dell'Istituto di statistica sul Pil pro capite nel 2013, da cui emerge che il Prodotto interno lordo per abitante nel Sud Italia è inferiore del 45,8 per cento rispetto a quello del Centro-Nord.
"Risultati coerenti con le analisi elaborate in questi mesi da importanti istituzioni - continua Fracassi - sia per quanto riguarda la trasformazione della struttura produttiva, con una vera e propria desertificazione industriale, sia rispetto all'impoverimento delle famiglie, al calo dei consumi e al crollo dell'occupazione, in particolare dei giovani e delle donne".
"Come abbiamo già sostenuto in passato, il tema non si affronta solo attraverso una diversa architettura istituzionale. In questo senso - spiega la dirigente sindacale - la discussione aperta dal presidente del Consiglio in merito alla creazione di un dicastero ad hoc per il Sud non affronta compiutamente il vero problema: l'assenza di politiche industriali e di sviluppo".
"Lo strumento istituzionale - prosegue - può servire per fare sintesi, organizzare meglio le risorse e creare le necessarie sinergie con gli altri ministeri, in particolare con quello dello Sviluppo economico, in un'ottica di coesione territoriale e sociale. Ma alla base - sottolinea Fracassi - devono esserci un progetto complessivo e le risorse necessarie per il Sud".
"Non occorre attendere ulteriori dati e analisi a conferma di questo quadro: è urgente agire". Fracassi conclude ribadendo la proposta della confederazione di corso d'Italia: "la Cgil da tempo ha indicato nel Piano del lavoro la strada dell'intervento pubblico come motore dell’economia, per rilanciare e rinnovare profondamente la base industriale e la specializzazione produttiva del Paese e, in particolare, del Sud".
Fonte: Ufficio stampa Cgil

martedì 30 settembre 2014

Dati Istat: Cgil, il governo non coglie priorità per creare occupazione

Serena Sorrentino
I dati diffusi oggi dall'Istat dimostrano come il governo non coglie la priorità di creare lavoro”. E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, in merito ai dati sull'occupazione resi noti oggi dall'istituto statistico, nel sottolineare come “ciò che preoccupa maggiormente è il nuovo record disoccupazione giovanile, al 44,2% ad agosto. Ma il decreto Poletti sui contratti a termine non doveva favorire l'occupazione giovanile? E la Garanzia Giovani che fine ha fatto?”. Così come, prosegue, “anche tutta questa discussione sul 'jobs act', che si palesa orientata a confermare tutte le forme di contratti precari esistenti, casomai aggiungendone qualcuna, e a intervenire sui licenziamenti, in che modo può dare il via alla rivoluzione per far crescere l'occupazione, in particolare per i giovani?”.
Secondo Sorrentino, “il tema che il Governo elude, modificando nel frattempo la cornice dei diritti senza far intravedere una effettiva universalità, è che ridurre sempre di più le tutele per chi lavora non fa crescere l'occupazione. Ci vuole una diversa politica economica che faccia ripartire gli investimenti”. Infatti, fa osservare la sindacalista della Cgil, “in sette anni di crisi abbiamo perso un milione di posti di lavoro e la ripresa dei tassi di occupazione sarà molto lenta anche nei prossimi anni, sia perché ci sono lavoratori che, a fronte di una timida ripresa, interrompono la cassa integrazione e rientrano al lavoro sia per effetto