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martedì 14 giugno 2016

Sicurezza sul lavoro: Cgil ricorre a Ue contro abolizione Registro infortuni

L’abolizione del Registro infortuni, strumento di analisi indispensabile per predisporre le misure preventive, è inaccettabile in un Paese in cui il numero di infortuni mortali e di malattie professionali denunciate hanno dimensioni preoccupanti. Per questo la Cgil ha fatto ricorso alla Commissione Europea contro il Decreto Legislativo n. 151/2015, attuativo del Jobs Act, che contiene tale previsione”. Questo l’annuncio dato dal sindacato di corso d’Italia.
Il Decreto legislativo – sostiene la Cgil – viola la direttiva europea in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, la Direttiva 89/391/CEE. In particolare – spiega nella nota – non rispetta l’obbligo dei datori di lavoro di tenere un elenco degli infortuni di cui siano stati vittime i suoi dipendenti, previsto dalla direttiva e recepito nella legislazione italiana proprio attraverso la tenuta del Registro Infortuni, introdotto più di cinquant’anni fa”. “L’abolizione di quest’ultimo, non essendo accompagnata da nuove misure alternative di eguale efficacia, cancella uno strumento fondamentale per avere dati storici sull’andamento degli infortuni e per la prevenzione”.
Il provvedimento in questione, inoltre, per la Cgil “viola anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione (artt. 31, 35 e 27), in quanto l’assenza di un’opportuna alternativa al Registro non assicura il diritto dei cittadini ad avere condizioni di lavoro giuste e dignitose, misure preventive adeguate nè il relativo diritto all’informazione e consultazione dei lavoratori nell’ambito

giovedì 28 gennaio 2016

Disabilità: Cgil, bene ricorso a Commissione europea contro Jobs Act

"Un’ottima notizia". Così Nina Daita, responsabile delle politiche per la disabilità della Cgil, commenta il ricorso che è stato inviato oggi, da numerose associazioni e organizzazioni, alla Commissione europea, contro la norma del Jobs Act che generalizza la chiamata nominativa per l'assunzione delle persone con disabilità.
"L’iniziativa di carattere legale - spiega Daita - si pone l’obiettivo di ottenere l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano. La norma contenuta nel Job Act, infatti, prevede l’innalzamento della percentuale della chiamata nominativa al 100% e abroga la norma ex ante che prevedeva il 50% di chiamate nominative per le aziende da 15 a 35 dipendenti e il 60% per quelle con più di 50 dipendenti".
"Una norma, quella del Jobs Act, - conclude Daita - che permette la legalizzazione di una specie di caporalato per l'assunzione dei lavoratori con disabilità, che consente ai datori di lavoro di scegliersi il disabile su misura, attivando un meccanismo ingiusto, discriminatorio e poco trasparente, che costringe le persone con disabilità a cercare di ottenere un lavoro come un favore e non come un diritto. Per questo richiediamo il ripristino della vecchia normativa".
Fonte: Ufficio stampa Cgil