Visualizzazione post con etichetta infortuni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta infortuni. Mostra tutti i post

martedì 29 gennaio 2019

Lavoro: Cgil, costruire cultura e politica della salute e sicurezza

L’aumento degli infortuni denunciati all’Inail nel 2018 rispetto all’anno precedente, di quelli mortali e delle malattie professionali conferma quanto le organizzazioni sindacali denunciano da sempre: siamo dinanzi a un problema irrisolto, nonostante siano stati messi in campo strumenti importanti di carattere legislativo e contrattuale”. Così, in una nota, la Cgil Nazionale.
Per la Confederazione è necessario: “prendendo spunto dai più recenti accordi sindacali confederali e di categoria implementare tutte le ulteriori misure e strumenti; trasformare il ruolo dell’Inail da ente esclusivamente assicuratore in un pilastro del sistema integrato di salute e sicurezza; migliorare il quadro delle competenze a livello delle autorità pubbliche agendo rapidamente sull’attuale e insufficiente coordinamento tra le Asl di livello regionale e l’Ispettorato nazionale del Lavoro (Inl); valorizzare il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori facendo in modo che nessuna azienda e territorio ne sia più sprovvista.
Inoltre – prosegue – è indispensabile intervenire sui settori attualmente scoperti per quanto riguarda i provvedimenti applicativi del Testo Unico su salute e sicurezza (ferrovie, porti, scuola, marittimo, pesca) e su quelli caratterizzati da una ripetitività degli infortuni soprattutto mortali (cadute dall’alto, ambienti confinati, appalti); realizzare un sistema omogeneo su tutto il territorio nazionale in materia formativa anche al fine di garantire una larga diffusione della cultura della prevenzione che oltre ai luoghi di lavoro abbia nelle scuola un proprio punto centrale.
Queste sono solo alcune delle proposte che le parti sociali hanno avanzato a tutto il Paese. Esse chiamano in causa in primo luogo le istituzioni della Repubblica. Queste ultime diano prova di apertura alla società, di sensibilità sociale e istituzionale. Si convochino immediatamente le parti sociali più rappresentative delle imprese e dei lavoratori e si passi dal dolore e dallo sdegno a costruire una cultura e una politica della salute e sicurezza rivolta a tutto il Paese”, conclude la Cgil Nazionale.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 27 giugno 2017

Infortuni: Cgil, battaglia per sicurezza attraverso buona occupazione e strategia nazionale

Da tempo la Cgil denuncia le politiche di svalorizzazione del lavoro condotte da anni nel nostro Paese e che, con gli ultimi Governi, hanno visto ulteriormente abbassata la soglia dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Difficile leggere gli ultimi dati sugli infortuni fuori da questo contesto, poiché il diritto alla tutela della sicurezza e della salute delle persone costituisce il diritto fondamentale di una moderna civiltà del lavoro”. Così il segretario confederale della Cgil Franco Martini commenta le rilevazioni di Ministero del lavoro, Istat, Inps e Inail contenute nella Nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione diffusa stamattina.
Per Martini “se ad una timida ripresa dell’economia si accompagna il peggioramento dei dati infortunistici significa che, ancora una volta, la ricerca di una maggiore produttività non avviene investendo sulla qualità dei fattori di impresa, ad iniziare da quella principale, il lavoro”. “Le cause degli infortuni, mortali e non, che sono le stesse di mezzo secolo fa – prosegue – dimostrano che l’innovazione è tanto predicata quanto poco praticata, a tutti i livelli ed in tutti i settori produttivi”.
Per questo occorre reagire mettendo al bando la propaganda”, sostiene il dirigente sindacale. “La battaglia per la sicurezza sul lavoro va condotta congiuntamente da parti sociali ed istituzioni, con una strategia nazionale che il nostro Paese, tra gli ultimi in Europa, non ha ancora messo a punto. Va combattuta con leggi coerenti e trasversali, poiché l’economia illegale, le zone di frontiera come gli appalti, il dumping contrattuale, costituiscono territori dove i rischi sono maggiori”. “Va

martedì 14 giugno 2016

Sicurezza sul lavoro: Cgil ricorre a Ue contro abolizione Registro infortuni

L’abolizione del Registro infortuni, strumento di analisi indispensabile per predisporre le misure preventive, è inaccettabile in un Paese in cui il numero di infortuni mortali e di malattie professionali denunciate hanno dimensioni preoccupanti. Per questo la Cgil ha fatto ricorso alla Commissione Europea contro il Decreto Legislativo n. 151/2015, attuativo del Jobs Act, che contiene tale previsione”. Questo l’annuncio dato dal sindacato di corso d’Italia.
Il Decreto legislativo – sostiene la Cgil – viola la direttiva europea in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, la Direttiva 89/391/CEE. In particolare – spiega nella nota – non rispetta l’obbligo dei datori di lavoro di tenere un elenco degli infortuni di cui siano stati vittime i suoi dipendenti, previsto dalla direttiva e recepito nella legislazione italiana proprio attraverso la tenuta del Registro Infortuni, introdotto più di cinquant’anni fa”. “L’abolizione di quest’ultimo, non essendo accompagnata da nuove misure alternative di eguale efficacia, cancella uno strumento fondamentale per avere dati storici sull’andamento degli infortuni e per la prevenzione”.
Il provvedimento in questione, inoltre, per la Cgil “viola anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione (artt. 31, 35 e 27), in quanto l’assenza di un’opportuna alternativa al Registro non assicura il diritto dei cittadini ad avere condizioni di lavoro giuste e dignitose, misure preventive adeguate nè il relativo diritto all’informazione e consultazione dei lavoratori nell’ambito

venerdì 13 maggio 2016

Processo Thyssen: Cgil, giustizia non può aspettare

La fiducia nella giustizia è un fondamento della convivenza civile, ma a volte si ha l’impressione che la legge per qualcuno, i dirigenti di una multinazionale, sia più uguale che per altri, i lavoratori che hanno perso la vita mentre erano di turno in una fabbrica priva di misure di sicurezza”. Così il segretario confederale della Cgil Fabrizio Solari commenta le ultime notizie relative al processo Thyssen dopo l’udienza davanti alla quarta sezione penale della Corte di Cassazione, riunita ora in camera di consiglio, in cui il Pg ha chiesto l’annullamento delle condanne per i sei imputati e un terzo processo di appello.
Gli infortuni e i morti sul lavoro continuano ad aumentare – sottolinea Solari – e dare un segnale di tolleranza in questa direzione, annullando le condanne e rimandando il giudizio, sarebbe ingiusto e sbagliato”. “Il rogo del 2007 – ricorda il segretario confederale della Cgil – ha ucciso sette operai che stavano lavorando in uno stabilimento in via di chiusura, dove gli impianti non si erano fermati nonostante le norme sulla sicurezza non fossero più rispettate”.
Le pene per i sei imputati sono già state mitigate, con una riduzione della portata storica della sentenza di primo grado. Dopo otto anni – conclude Solari – non sarebbe accettabile un ulteriore rinvio ad un nuovo processo, con la possibilità di nuovi sconti di pena: la giustizia non può aspettare”.
Fonte: Uffico Stampa Cgil

mercoledì 7 ottobre 2015

Infortuni sul lavoro a Brescia, un tragico bilancio

Con gli infortuni sul lavoro accaduti nel fine settimana scorso, durante il quale hanno perso la vita 2 lavoratori, salgono a 26 i morti sul lavoro nella nostra provincia nel corso del 2015. 
Venerdi 2 ottobre Aniello De Luca di 47 anni è rimasto dilaniato dalle lame del silos di mangimi per animali; sabato 3 ottobre Domenico Fontana, 55 anni, è morto a Piamborno, schiacciato dal trattore che stava guidando. Un dato che non può non allarmare, nel loro insieme, le istituzioni e la società civile.
Ad oggi la tragica statistica dei morti registra ben 26 morti a Brescia e provincia, cifra che non si raggiungeva dal 2012 (31 morti), un aumento del 44,5% rispetto al 2013 e 2014 che contarono ben 18 morti per ciascun anno.
Dei 26 tragici eventi ben 8 lavoratori sono morti per caduta dall'alto, 7 sono rimasti schiacciati dal mezzo o dallo strumento che usavano per il loro lavoro, 6 sono morti durante il tragitto casa lavoro cd. “infortuni in itinere”.
Riteniamo che tutto questo non sia una casualità o pura fatalità ma frutto di una caduta di attenzione sul tema della Salute e Sicurezza per lavoratrici e lavoratori negli ambienti di lavoro.
Sarebbe utile rivedere la formazione dei lavoratori sui principi della salute e sicurezza, approfittare degli sgravi per investire in tecnologie adeguate, e fare della cultura e rispetto delle norme la sola via percorribile per contrastare il dramma che sta vivendo la nostra provincia.

Ufficio Salute Sicurezza Cgil Brescia