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martedì 19 aprile 2016

Def: Cgil, l’Italia non riparte e la politica economica resta uguale

Quella che il ministero dell’Economia ripropone con il Def 2016 è una politica economica per restare nella crisi. Nonostante la mancata ripresa, italiana ed europea, la deflazione e il peggioramento del contesto internazionale, viene confermata la strategia economica avviata dal governo ormai tre anni fa, con misure di consolidamento delle finanze pubbliche a scapito di una politica espansiva”. Questo il commento della Cgil al Documento di economia e finanza 2016, illustrato quest’oggi dal segretario confederale della Cgil Danilo Barbi nel corso dell’audizione presso le Commissioni congiunte Bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. All’audizione ha partecipato anche il coordinatore dell’Area politiche economiche e di sviluppo, Riccardo Sanna. (Qui il testo dell’audizione).
L’Italia non è ripartita – si legge nel documento – e i dati rispetto ai livelli pre-crisi sono preoccupanti: 1 milione e 600 mila i posti di lavoro persi, più che raddoppiate le persone in povertà assoluta, per la prima volta dal dopoguerra è diminuita la speranza di vita alla nascita e il numero degli emigrati ha superato quello degli immigrati, inoltre si amplia il divario tra Mezzogiorno e resto del Paese”. “La politica economica – accusa la Cgil – continua ad essere sempre la stessa: troppo ottimistica e poco ambiziosa”. Nel Def, infatti, si riconosce l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi di crescita e, di conseguenza, di riduzione dell’indebitamento netto della P.A. e del debito pubblico. Si fissa l’obiettivo di portare il tasso di disoccupazione dal 10,9% del 2017 al 10,8, un dato ancora