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lunedì 7 giugno 2021

Vaccini: Right2Cure, domani al Consiglio TRIPs del WTO si apra trattativa su moratoria brevetti “Inaccettabile chiusura Commissione Ue”

“Inaccettabile la chiusura della Commissione UE sulla moratoria sui brevetti dei vaccini. Se alla riunione del Consiglio TRIPs dell’8 e del 9 giugno, in sede WTO, non si apriranno ufficialmente le trattative, tutto slitterà a novembre, perdendo mesi decisivi per contenere la diffusione del virus e il moltiplicarsi delle varianti”. Così, nel comunicato (scarica testo), il Comitato italiano della Campagna europea Right2Cure#NoprofitOnPandemic, di cui la Cgil fa parte, esprime la propria “forte preoccupazione”.

“La situazione è drammatica – si sottolinea nella nota – perché nel Sud del mondo la pandemia continua a imperversare in maniera disastrosa, solo lo 0,3% della popolazione risulta vaccinato e di questo passo difficilmente lo sarà in maniera sufficiente entro la fine dell’anno”.

Scarica il comunicato stampa del Comitato Italiano per l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Diritto alla cura. Nessun profitto sulla pandemia”

Per maggiori informazioni noprofitonpandemic.eu

Per firmare online l’ICE eci.ec.europa.eu

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 9 gennaio 2019

Lavoro: Cgil, il Paese è fermo

Il mercato del lavoro è ormai da troppi mesi immobile. Il Paese è fermo, anzi, dai dati diffusi quest’oggi dall’Istat su ‘occupati e disoccupati’ si intravede, ancor più distintamente, l’avvicinarsi del rischio recessione, un rischio aggravato ulteriormente dalla stagnazione della produzione industriale”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
La dirigente sindacale esprime particolare preoccupazione per il dato sugli occupati (58,6%), e sottolinea: “si ripete sostanzialmente dalla scorsa primavera. Tra gli occupati, su base annua, crescono solo gli ultracinquantenni e calano tutte le altre fasce di età. Diminuisce l’occupazione femminile e quella dipendente. Cala la disoccupazione, ma solo a fronte dell’aumento degli inattivi e dell’esaurirsi dei tempi degli ammortizzatori sociali, e il dato sull’occupazione giovanile ristagna, ormai da troppo tempo, al 31,6%”.
Il futuro del Paese, e le rilevazioni di oggi lo dimostrano, ha bisogno di ingenti investimenti per la creazione di lavoro, a partire dalle infrastrutture materiali e immateriali. Purtroppo – conclude Scacchetti – la manovra economica del Governo non va in questa direzione: diminuiscono gli investimenti e si depotenziano le già esigue iniziative e misure in materia di politiche attive. Per questo il 9 febbraio saremo in piazza a Roma, insieme a Cisl e Uil, per un’importante manifestazione nazionale”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 26 novembre 2018

Oggi presidio a Roma contro il dl sicurezza

Lunedì 26 novembre il Decreto sicurezza arriva alla Camera dei Deputati per la sua approvazione definitiva, tramite il voto di fiducia preannunciato da parte del Governo.
Venerdì scorso, in Commissione Affari costituzionali, il dibattito è stato privato dei tempi necessari per discutere gli emendamenti presentati, anche dai partiti della maggioranza, al fine di modificare il Decreto in alcuni degli aspetti che presentano quei profili di criticità, più volte sollevati sin dall’inizio e in contrasto con le garanzie dei diritti sanciti nelle Convenzioni internazionali.
Per chiedere al Parlamento e al Governo di fermarsi e rivedere il Decreto sicurezza, aprendosi al confronto e al dibattito, Libera, Acli, Arci, Avviso Pubblico, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil promuovono per lunedì 26 a partire dalle ore 15.00, in Piazza Santi Apostoli, un presidio pubblico.
In dettaglio – scrivono le Associazioni e i Sindacati – destano grande preoccupazione le disposizioni relative alla protezione umanitaria e immigrazione – su cui anche il Consiglio superiore della magistratura ha rilevato aspetti di incostituzionalità – e che appaiono essere più come una risposta simbolica all’opinione pubblica che ai problemi concreti della protezione e della integrazione. Questo decreto che si appresta a diventare legge non promuove dignità, ma la toglie, ad esempio alle persone che hanno intrapreso un percorso di integrazione, lavorano in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato e in caso di diniego perdono il lavoro e il diritto di permanere

mercoledì 14 novembre 2018

Tim: azienda rischia il capolinea

Nel 1997, l’ultimo anno della gestione pubblica, l’allora Telecom era tra le prime cinque aziende del settore nel mondo.
Sviluppava un fatturato di circa 23 miliardi, i debiti stavano entro gli 8 miliardi, gli investimenti ammontavano a circa 6,5 miliardi l’anno e i dipendenti erano oltre 120.000. Economicamente sana, adeguatamente capitalizzata e fortemente presente all’estero l’azienda era perfettamente in grado di
affrontare la sfida della globalizzazione.
Vent’anni dopo, grazie all’intervento dei privati, l’attuale Tim fattura poco più di 19 miliardi, ha circa 30 miliardi di debiti, investe poco più di 3 miliardi, occupa circa 45.000 dipendenti e le partecipazioni estere si sono ridotte alla sola realtà brasiliana (Tim Brasil).
I numeri raccontano di un lento ma costante processo di scarnificazione che ha impoverito l’azienda, il lavoro e il Paese. 
Già 10 anni fa Eugenio Scalfari scriveva: “…l’azienda ha avuto la sventura di diventare preda di un capitalismo straccione, più attento a spolpare il grasso che ad investire in prodotti e tecnologie”.
Ora quel processo è sostanzialmente compiuto e del possente maniero non è rimasto che qualche arredo di pregio.
Il degno coronamento dell’impresa pare essere anziché alienare in blocco quel che è rimasto, trarre

mercoledì 27 luglio 2016

Seat PG-IOL: Sindacati, piano industriale incongruente con valore azienda

Dopo circa tre mesi dalla richiesta iniziale ed un evidente depauperamento delle relazioni industriali, si è svolto l’incontro presso il MISE tra i sindacati di categoria con l’AD della nuova IOL circa la situazione della ex SEAT Pagine Gialle, ora confluita in IOL. Lo annuncia una nota di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e del Coordinamento Nazionale delle RSU ex SEAT PG.
Dal piano industriale illustrato, che deve ancora essere completamente definito, è emerso soltanto durante l’incontro, che, dopo gli annunci iniziali che andavano in ben altra direzione, le controllate Pronto Seat, Consodata, Europages non sono considerate core business e pertanto sono in vendita. Inoltre, a differenza da quanto dichiarato dai nuovi vertici dieci mesi fa sulle importanti competenze interne, per il management sarebbe ora necessario un efficientamento e un rinnovo delle risorse umane per riportare i ricavi dell’azienda al livello delle concorrenti europee e statunitensi.
I sindacati esprimono viva preoccupazione e non condivisione per quanto dichiarato dall’Ad IOL, anche alla luce degli accordi sottoscritti lo scorso anno sul taglio del costo del lavoro che, con varie declinazioni, coinvolge quasi 1000 lavoratori e che è stato sostenuto anche dagli ammortizzatori sociali accordati dallo Stato. Il tutto per un’azienda acquistata senza debiti e con un “tesoretto” in cassa di circa 120 milioni di Euro.
Il management IOL non può dimenticare di amministrare uno dei Gruppi industriali più prestigiosi d’Italia, la SEAT PG, che nei suoi 90 anni di vita, ha realizzato un servizio immenso per il paese con la professionalità, la competenza, l’attaccamento delle migliaia di lavoratori che ha occupato ed occupa direttamente e nelle sue controllate che, prima del 20 luglio erano dichiarate sinergiche alla capogruppo.

martedì 19 aprile 2016

Def: Cgil, l’Italia non riparte e la politica economica resta uguale

Quella che il ministero dell’Economia ripropone con il Def 2016 è una politica economica per restare nella crisi. Nonostante la mancata ripresa, italiana ed europea, la deflazione e il peggioramento del contesto internazionale, viene confermata la strategia economica avviata dal governo ormai tre anni fa, con misure di consolidamento delle finanze pubbliche a scapito di una politica espansiva”. Questo il commento della Cgil al Documento di economia e finanza 2016, illustrato quest’oggi dal segretario confederale della Cgil Danilo Barbi nel corso dell’audizione presso le Commissioni congiunte Bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. All’audizione ha partecipato anche il coordinatore dell’Area politiche economiche e di sviluppo, Riccardo Sanna. (Qui il testo dell’audizione).
L’Italia non è ripartita – si legge nel documento – e i dati rispetto ai livelli pre-crisi sono preoccupanti: 1 milione e 600 mila i posti di lavoro persi, più che raddoppiate le persone in povertà assoluta, per la prima volta dal dopoguerra è diminuita la speranza di vita alla nascita e il numero degli emigrati ha superato quello degli immigrati, inoltre si amplia il divario tra Mezzogiorno e resto del Paese”. “La politica economica – accusa la Cgil – continua ad essere sempre la stessa: troppo ottimistica e poco ambiziosa”. Nel Def, infatti, si riconosce l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi di crescita e, di conseguenza, di riduzione dell’indebitamento netto della P.A. e del debito pubblico. Si fissa l’obiettivo di portare il tasso di disoccupazione dal 10,9% del 2017 al 10,8, un dato ancora

lunedì 11 aprile 2016

Rai: consultazione poco democratica, governo non invita lavoratori

È davvero democratica la consultazione popolare, promossa dal governo, sul futuro del sistema radiotelevisivo del nostro Paese? Tra i centosessanta invitati, tutti stakeholder, non figura nessun rappresentante dei lavoratori recentemente eletto in Rai, e nessun invito è arrivato alle organizzazioni sindacali di categoria, nè a quelle confederali”. È quanto denunciano Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil, e Antonio Filippi, area della contrattazione Cgil Nazionale, che aggiungono: “Siamo piuttosto preoccupati per la deriva autoritaria, oramai acclarata, che questo governo ha nei confronti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, considerate solo un intralcio e un disturbo”.
Sembra sfuggirci – proseguono i due dirigenti sindacali – cosa precisamente il sottosegretario Giacomelli intenda per stakeholder, e inutilmente abbiamo provato a contattarlo per farcelo spiegare”. Tra i soggetti che parteciperanno alla consultazione, che prenderà il via domani all’Auditorium Parco della musica di Roma, “non c’è nessun rappresentante dei lavoratori recentemente eletto in Rai con la partecipazione di più del 70% delle lavoratrici e dei lavoratori aventi diritto (7.300 persone), dato inimmaginabile nell’attuale contesto politico”. “Ne deduciamo dunque – proseguono Cestaro e Filippi – che i lavoratori non siano ritenuti portatori di competenze e di idee”. Inoltre “nessun invito è giunto alle organizzazioni sindacali: anche le rappresentanze sindacali di settore e quelle confederali

lunedì 1 dicembre 2014

Manifestazione nazionale con sciopero di 8 ore dei lavoratori del gruppo Burgo.

Il 28 novembre a Vicenza sono scesi in piazza in una manifestazione nazionale, i lavoratori del gruppo Burgo, storica Cartiera con oltre un secolo di vita che rappresenta ancora una realtà importante per fatturato e per numero di lavoratori impiegati. La manifestazione è nazionale in quanto coinvolge la forza lavoro di tutto il gruppo, che comprende ben 11 stabilimenti in Italia più uno in Belgio, per un totale di 4800 dipendenti.
Tra i manifestanti c'era una rappresentanza dei lavoratori della cartiera di Toscolano Maderno.
Le motivazioni: “In questi anni di crisi strutturale – scrivono in una nota Cgil, Cisl e Uil, – per l’intero settore cartario italiano, Burgo Group ha visto diminuire il proprio fatturato, pari a circa 2,3 milioni di euro nel 2013 (- 8,4 % rispetto il 2012) e mantenere quasi invariato il proprio indebitamento, fermo a poco meno di 900 milioni di euro.
Le organizzazioni sindacali e i lavoratori si sono fatti carico di rilevanti sacrifici, riducendo i salari, aumentando la flessibilità della prestazione lavorativa allo scopo di salvaguardare il posto di lavoro.
Nonostante ciò, l’azienda non ha messo in campo alcun piano industriale o iniziativa di prospettiva per invertire la propria situazione, se non procedere a tagli occupazionali. Le uniche azioni intraprese da Burgo sono la chiusura di stabilimenti e di linee produttive (tra cui ricordiamo le più recenti Mantova, Avezzano, Comecart) senza alcuna strategia condivisa con le organizzazioni sindacali e i lavoratori, negando così una prospettiva industriale volta a risanare il Gruppo e fortificarlo sui mercati”.
"Ai suoi massimi vertici, nella persona dell’amministratore delegato, signor Mattei, la Burgo ha avuto atteggiamenti e comportamenti che non solo fanno saltare il sistema di relazioni sindacali, ma mettono a rischio la tenuta industriale dello stesso Gruppo Burgo.
Alle preoccupazioni che già coinvolgono migliaia di lavoratori rispetto al loro futuro e a quello delle loro famiglie, si aggiunge, attraverso articoli apparsi su vari quotidiani di tiratura nazionale, l’esistenza di un progetto di riassetto finanziario del Gruppo, concordato con le banche, che potrebbe riguardare possibili fusioni con soggetti esteri o dismissioni di stabilimenti, scaricando così, ancora una volta sui lavoratori e sulle loro famiglie, i costi del risanamento”.
L’iniziativa dello sciopero ha lo scopo di far sì che il tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico si riveli uno strumento efficace per discutere e concordare un piano industriale teso al rilancio del Gruppo valutandone, al contempo, le eventuali ricadute in termini occupazionali.