Nella serata di ieri è stato
sottoscritto tra Telecom Italia e Cisl, Uil e Ugl – il Ministero non ha
firmato – un verbale di accordo “quadro” che dovrebbe definire le linee
politico – sindacali della prossima attività di Telecom Italia.
L’accordo definisce 3330 esuberi: 330 in
più rispetto a quelli dichiarati formalmente da Telecom in sede
ministeriale all’inizio di questa vicenda. In questo modo Telecom
disattende gli impegni assunti con la sottoscrizione degli accordi del
marzo 2013 con i quali, a fronte di un intervento che ha consentito una
riduzione del costo del personale e un recupero di produttività, si era
impegnata ad azzerare gli esuberi denunciati allora attraverso
l’internalizzazione di attività gestite all’esterno ed una conseguente
riqualificazione del personale che prevedeva lo spostamento di centinaia
di persone verso Open Access. Impegno questo disatteso e riproposto con
grande enfasi per la seconda volta all’interno dell’accordo separato.
Il seguito è storia recente. La
trattativa sulla modifica organizzativa del caring con l’ipotesi di
accordo del 18 dicembre, respinta dai lavoratori con il voto del
referendum. Parte da quel momento una tenace voglia punitiva esercitata
dai vertici aziendali nei confronti dei lavoratori, cercando di
coinvolgere in questo le organizzazioni sindacali. In quest’ottica la
decisione di drammatizzare la vertenza annunciando la societarizzazione
del caring (in realtà non esiste un solo atto ufficiale dell’azienda per
perseguire quella decisione) quale strumento per piegare le
