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mercoledì 15 novembre 2017

Poste: in piano industriale necessari investimenti in logistica e presidi territoriali

Apprendiamo dalla stampa nazionale alcune indiscrezioni relative alle linee del costruendo piano industriale, in mano al Dott. Del Fante, AD di Poste Italiane Spa. Ci fa piacere leggere, ancora una volta, la particolare attenzione che si intende porre sul settore pacchi: tuttavia, da quanto a noi presentato al tavolo di trattativa sul recapito, mancherebbero totalmente gli investimenti sulla logistica”, così dichiarano in una nota congiunta Nicola Di Ceglie, segretario nazionale Slc Cgil e Claudio Solfaroli Camillocci, segretario nazionale Uilposte, che si domandano “in quale modo l’attuale management intenda perseguire lo scopo di diventare vettore di riferimento nazionale in tale settore.”

Per quanto concerne invece gli uffici postali, ci piacerebbe che, prima ancora che alla stampa, alcune anticipazioni fossero state rese alle parti sociali, visto il recente incontro tenuto con i vertici aziendali lo scorso 2 novembre. Le modalità con cui si intende procedere al contenimento dei costi non ci trova d’accordo – proseguono i sindacalisti. 
Riteniamo necessari interventi, anche strutturali, che ben si coniughino con il mantenimento di quel mercato fatto di risparmio ed investimento, in cui l’azienda si contraddistingue da anni nello scenario nazionale.

Non si può invece puntare solo su piattaforme transazionali che, seppur indispensabili, rischiano di veicolare l’azienda su strumenti informatici on line, facendole perdere quell’elemento di vicinanza ai cittadini, clienti e risparmiatori, che soltanto la presenza capillare sul territorio garantisce – concludono – permettendo al contempo di mantenere un ruolo essenziale, anche rispetto a quella concorrenza che si vuole “imitare nelle metodiche”.”

venerdì 10 febbraio 2017

Poste Italiane: Cgil e Slc Cgil, no alla svendita

È in previsione l’immissione sul mercato dell’ulteriore 30% del Gruppo Poste Italiane che, pertanto, porterà una delle principali aziende del Paese partecipate dal pubblico alla totale privatizzazione dopo aver dismesso, nel 2015, il 35% del capitale e dopo aver ceduto un’altra quota pari al 35% a Cassa Depositi e Prestiti. CGIL e SLC, il sindacato di categoria, ritengono sbagliata questa scelta”. Così, in una nota congiunta, il segretario confederale della Cgil Vincenzo Colla e Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil.
Il Gruppo Poste Italiane S.p.A. svolge un ruolo preminentemente pubblico – spiegano Colla e Cestaro – sia dal punto di vista della sua diffusione nel territorio e del servizio di ‘prossimità’ che esso offre, sia nella raccolta del risparmio di milioni di cittadini che continuano a vedere Poste Italiane come un interfaccia dello Stato stabilendo, per questo, un profondo rapporto fiduciario”.
Per Cgil e Slc “Poste Italiane può e deve diventare un volano centrale per lo sviluppo dell’industria 4.0. Ne ha tutte le caratteristiche, anche dal punto di vista dei processi e dell’innovazione tecnologica, essendo tra le principali aziende del Paese per la gestione di una rete informatica tra le più evolute, sia dal punto di vista del processo, sia per quanto riguarda il prodotto/servizio offerto”.
Poste Italiane – prosegue la nota – può e deve diventare il principale gestore di Logistica. Lo sviluppo dell’e-commerce e il conseguente aumento esponenziale del flusso di merci non può vedere il Gruppo fuori da questo fondamentale segmento del mercato. L’immenso capitale immobiliare di Poste appare in larga misura inutilizzato o sottoutilizzato: un capitale straordinario utile al fine dello