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mercoledì 4 dicembre 2019

Autonomia: Cgil, proposta Boccia non è risposta a disuguaglianze

Il testo proposto alla discussione dal Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie non risponde in alcun modo alla necessità di dotare il Paese della cornice normativa unitaria indispensabile a garantire la coesione nazionale, l’esigibilità dei diritti civili e sociali fondamentali per tutti i cittadini e il sistema di perequazione indispensabile a ridurre le inaccettabili disuguaglianze esistenti tra le Regioni”. Lo afferma la segretaria confederale della Cgil Rossana Dettori.
Non è posticipando di dodici mesi il trasferimento di competenze (e nemmeno per tutte le materie), né affidando ad una struttura tecnica il compito di individuare i Livelli Essenziali delle Prestazioni (che non potrà che fotografare l’esistente), e né limitando la perequazione alle sole infrastrutture (e con una dotazione di risorse insufficiente), che si eviterà – avverte Dettori – un’ulteriore frammentazione delle politiche pubbliche e una disarticolazione inaccettabile del sistema di diritti.
Per la segretaria confederale della Cgil “è fondamentale che una legge, attuativa della procedura, preveda la prioritaria definizione di tutte le norme di principio inderogabili nei cui confini possa essere esercitata l’autonomia, e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, la cui determinazione non può essere affidata ad una figura commissariale. Inoltre – conclude Dettori – è indispensabile che nel provvedimento siano individuate le modalità di reperimento delle risorse aggiuntive necessarie a realizzare una vera perequazione, finalizzata a ridurre gli attuali divari e a garantire a tutti i diritti sociali”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 22 novembre 2017

Rai: Testo intervento Commissione Vigilanza su contratto servizio

Presidente, Commissarie, Commissari,
innanzitutto, grazie per questo invito, che le organizzazioni sindacali ‐ tutte, dirigenti, giornalisti, quadri, impiegati, operai ‐ hanno deciso di raccogliere in maniera unitaria.
Così come avvenuto in occasione dello Schema di Convenzione, abbiamo deciso di parlare con una voce unica: di fronte alle scelte strategiche i lavoratori rispondono in maniera unitaria e compatta.
I tempi del confronto sul Contratto di Servizio dettati dalle norme vigenti sono contingentati e molto ristretti. Il Contratto di Servizio è ciò che impegna la Rai Servizio Pubblico per il futuro, quindi meriterebbe un confronto aperto e pubblico, approfondito e serio.
Ad ogni modo, ci auguriamo che possano essere accolti gli spunti che stanno arrivando e arriveranno da questo utile ciclo di audizioni.
1. Partiamo dalle risorse. Ancora una volta la discussione viene fatta al buio. Non c’è alcuna certezza di risorse. Men che meno di medio lungo termine. Salvo un blando riferimento a garanzie per i 3 anni del Piano industriale.
Diciamolo con chiarezza una volta per tutte: il canone in bolletta elettrica è stata una ottima operazione di lotta all’evasione, ed è oggettivamente riuscita. Ma è sostanzialmente a saldo invariato per la Rai, che ‐ nel 2017, secondo calcoli non solo nostri (non ultimo il focus annuale di Mediobanca) – incasserà una cifra inferiore a quella che ha incassato nel 2013.
Siamo consapevoli che questo nodo non andava sciolto nel Contratto, ma allora perché non approvare prima la norma che deve assicurare risorse certe e di lungo periodo?
Non esiste un contratto dove la prestazione è nota, e il corrispettivo economico è rinviato ad una