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mercoledì 4 dicembre 2019

Autonomia: Cgil, proposta Boccia non è risposta a disuguaglianze

Il testo proposto alla discussione dal Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie non risponde in alcun modo alla necessità di dotare il Paese della cornice normativa unitaria indispensabile a garantire la coesione nazionale, l’esigibilità dei diritti civili e sociali fondamentali per tutti i cittadini e il sistema di perequazione indispensabile a ridurre le inaccettabili disuguaglianze esistenti tra le Regioni”. Lo afferma la segretaria confederale della Cgil Rossana Dettori.
Non è posticipando di dodici mesi il trasferimento di competenze (e nemmeno per tutte le materie), né affidando ad una struttura tecnica il compito di individuare i Livelli Essenziali delle Prestazioni (che non potrà che fotografare l’esistente), e né limitando la perequazione alle sole infrastrutture (e con una dotazione di risorse insufficiente), che si eviterà – avverte Dettori – un’ulteriore frammentazione delle politiche pubbliche e una disarticolazione inaccettabile del sistema di diritti.
Per la segretaria confederale della Cgil “è fondamentale che una legge, attuativa della procedura, preveda la prioritaria definizione di tutte le norme di principio inderogabili nei cui confini possa essere esercitata l’autonomia, e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, la cui determinazione non può essere affidata ad una figura commissariale. Inoltre – conclude Dettori – è indispensabile che nel provvedimento siano individuate le modalità di reperimento delle risorse aggiuntive necessarie a realizzare una vera perequazione, finalizzata a ridurre gli attuali divari e a garantire a tutti i diritti sociali”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 15 maggio 2017

Welfare spettacolo, ministro Poletti condivide necessità tavolo interministeriale

“In occasione della tavola rotonda organizzata il 15 u.s. dalla cooperativa Doc Servizi, con il Ministro del Lavoro Poletti, abbiamo presentato in sintesi la ricerca Vita da Artisti – così annuncia Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil.
“Il Ministro ha condiviso la necessità di un tavolo congiunto tra il Ministero dei Beni Culturali, quello del Lavoro e quello dell’Economia. E’ infatti necessario prendere atto dell’atipicità del settore dello spettacolo e dotarlo un sistema di welfare che risponda al bisogno degli artisti – prosegue la sindacalista.
“Pochissimi di loro hanno accesso alla Naspi (la vecchia disoccupazione); per questo strumento pensato per settori più strutturati, e’ necessario dichiarare la disponibilità a qualsiasi impiego, pena la perdita dell’indennità. I lavoratori dello spettacolo, ad eccezione di una minoranza, lavorano strutturalmente a termine, ma sono professionisti – conclude Bizi. Nei periodi di non lavoro si formano e cercano nuovo lavoro. Perché dovrebbero, per mantenere il pagamento della disoccupazione, accettare di lavorare in altri contesti?”

giovedì 17 novembre 2016

Italia On LIne: comunicato coordinamento Rsu

Il 14/11/2016 si è tenuto a Bologna il coordinamento unitario delle R.S.U. congiuntamente alle strutture territoriali e nazionali dell’azienda Italiaonline, per fare il punto sulla situazione venutasi a creare in seguito al mancato accordo presso il Mise a Roma nella giornata del 4/11 u.s.
La valutazione unitaria emersa durante il dibattito ha evidenziato che la posizione di chiusura tenuta dall’azienda, rispetto alle molteplici proposte avanzate dalle OO. SS. e le relative mediazioni
suggerite, derivava da una rigidità dettata da decisioni già prese dal CDA. Pertanto ci siamo trovati nella condizione di NON avere elementi che “calmierassero” la pesante azione di riorganizzazione e quindi abbiamo deciso di non presentare ai lavoratori delle soluzioni “scritte” che già in sede di confronto non convincevano la delegazione.
Tutti gli interventi hanno indicato con forza e stupore le assurde modalità con cui l’azienda ha comunicato alle lavoratrici e lavoratori la messa in cassa a zero ore. Una azione già partita male in quanto molti responsabili non hanno avuto il coraggio di avvisare i loro collaboratori dell’arrivo della lettera ed aggravata dal fare “poliziesco” applicato per far ritirare gli effetti personali delle Lavoratrici e Lavoratori.
Non comprendiamo l’azione scomposta dell’azienda che ha prodotto comportamenti farraginosi e contrastanti (part-time in maternità, confusione di diversa lettura delle lettere delle casse a zero ore…. Ecc), le modalità della comunicazione che sono state le più disparate ma, quello che francamente risulta incomprensibile, è la immediata disattivazione di badge e password di accesso ai PC dei dipendenti posti in cassa.
Ricordiamo, lavoratrici e lavoratori che NON sono licenziati, ma rimangono dipendenti di

lunedì 24 ottobre 2016

Teatro: per Franceschini obiettivi principali sarebbero risorse e rilancio

La festa è finita ma sembra che non sia stata la più riuscita. Il Ministro Franceschini ha voluto, sabato 22 ottobre, che i Teatri italiani aprissero gratuitamente ai cittadini, per promuovere ed incentivare la fruizione dello spettacolo dal vivo – dichiara Emanuela Bizi della segreteria nazionale Slc Cgil.
Ma, gli stessi dati pubblicati sul sito del Ministero, ci dicono che la maggior parte dei teatri non ha accettato la proposta e una parte di loro ha aderito limitandosi ad offrire visite guidate. La risposta del pubblico tuttavia, dimostra che c’è necessità di musica e spettacoli dal vivo.”
Ma ha senso una giornata con (pochi) teatri aperti a fronte della grave crisi che investe il settore?
Le risorse pubbliche sono il motore che permette ai teatri di programmare, e quelle che provengono dalle Istituzioni Locali sono stanziate con ritardi anche di anni – ricorda la Bizi. Il Fondo Unico per lo Spettacolo dal 1983 si è ridotto di più della metà, mentre le regioni e comuni autonomamente sostengono il settore, senza alcuna coordinazione con le risorse nazionali.”
Il recente decreto ministeriale che disciplina la ripartizione del FUS, non ha raggiunto gli obiettivi di trasparenza e certezza almeno triennale degli importi, e ha prodotto un centinaio di ricorsi

martedì 24 maggio 2016

Spettacolo: Sindacati chiedono a Mibact apertura stato di crisi e tavolo per spettacolo dal vivo

Le segreterie nazionali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials hanno scritto al D.G. dello spettacolo, Onofrio Cutaia, chiedendo l’attivazione dello stato di crisi per lo spettacolo dal vivo, che versa in profonda crisi, e l’apertura urgente di un tavolo presso il ministero allo scopo di ricercare insieme risposte contingenti alle crisi, in attesa della legge di sistema di un settore che, a detta dello stesso governo, è cruciale per lo sviluppo culturale ed economico del paese.
Alcuni teatri sono addirittura in imminente emergenza – annuncia la nota congiunta – quali Arena di Verona, Teatro Comunale di Bologna, che per evitare la liquidazione intendono ricorrere ai licenziamenti; o il Carlo Felice di Genova, il Massimo di Palermo e di nuovo Il Comunale di Bologna, che non hanno ancora ricevuto l’anticipo previsto dalla legge, pur avendo ottenuto la validazione del piano di risanamento; il Petruzzelli di Bari, e il Maggio Fiorentino, che si trovano a gestire i ricorsi dei lavoratori a tempo determinato, a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale; per finire i teatri di prosa che non riescono a pagare le retribuzioni sia dei dipendenti che delle compagnie (a Palermo, Catania, Cagliari, Napoli ecc.) e le innumerevoli altre importanti attività anche finanziate dal FUS che rischiano la scomparsa.”

lunedì 2 maggio 2016

Spettacolo: Bizi a Franceschini, un miliardo a cultura mentre teatro è in crisi

Un miliardo per la cultura è un importo considerevole, anche se va tutto a musei e percorsi. Ma se nel frattempo lo spettacolo sta precipitando in una crisi irreversibile e il Ministero non interviene, non possiamo non chiederci perché si vuole ignorare la crisi di un comparto che è fondamentale per il Paese.” Così dichiara Emanuela Bizi, della segreteria nazionale Slc Cgil.
Di teatri chiusi, negati, l’Italia è piena. E rischiano anche le strutture riconosciute dal Ministero. Eppure, il decreto del 2014 era stato annunciato come una riforma epocale – prosegue la sindacalista. Ma una buona parte dei soggetti esclusi ha deciso di ricorrere ai tribunali, e a quanto pare anche diversi soggetti che hanno ricevuto i fondi hanno problemi finanziari.”
A pagare per primi sono gli attori, che non riescono ad ottenere il pagamento delle fatture per il lavoro svolto, che si ritrovano a fare prove per spettacoli che non si faranno, o si faranno chissà quando. Poi i dipendenti fissi delle strutture, che non ricevono le dovute retribuzioni.”
Le risorse pubbliche al settore arrivano dal Ministero e dalle istituzioni locali. Ma ormai il sistema è in crisi. I finanziamenti locali arrivano con molto ritardo o vengono tagliati. Le sentenze dei ricorrenti arriveranno prima dell’estate e tutto il sistema di ripartizione del Fondo Unico per lo Spettacolo rischia di bloccarsi. Eppure si potevano trovare le soluzioni per evitare i ricorsi. Perché di fronte a questi problemi il Mibac sta alla finestra? – conclude Bizi.

giovedì 10 marzo 2016

L’ordine del giorno presentato a nome del Governo sul tavolo dei call center

Il giorno 9 marzo 2016, presso il Ministero dello Sviluppo  Economico, sono state convocate le organizzazioni dei lavoratori e  delle imprese che operano nel settore call center per un’analisi delle criticità presenti e l’individuazione delle possibili soluzioni.
L’incontro segue i colloqui bilaterali promossi dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con i rappresentanti dell’offerta, della domanda e degli operatori dello specifico servizio.
Premesso che il Governo ha già posto in essere una serie di misure volte a fronteggiare le numerose criticità che interessano il settore, tra cui la riduzione dell’aliquota IRAP (Legge di Stabilità per il 2015), che ha risposto all’esigenza di riduzione del costo del lavoro, la definizione dell’offerta economicamente più vantaggiosa come criterio prevalente e la clausola sociale per i cambi d’appalto del settore, restano comunque altre significative criticità che necessitano di interventi in ambiti diversi, sia istituzionali che di natura privatistica.
Ciò premesso, al termine dell’incontro, presieduto dal Viceministro On. Teresa Bellanova, è stata data lettura del presente documento.

SITUAZIONE DI SETTORE
Il settore, che occupa circa 80.000 lavoratori, si caratterizza per due fattori distintivi: l’eccessiva frammentazione (circa 2.000 soggetti imprenditoriali) ed il forte impatto del costo del lavoro (circa il

sabato 10 ottobre 2015

Scuola: Cgil, alternanza scuola lavoro rischia di essere salto nel vuoto

"Il balzo in avanti nel rapporto scuola lavoro preannunciato dalla Buona Scuola rischia di trasformarsi in un salto nel vuoto. Lo si capisce leggendo la guida operativa per le scuole emanata oggi dal Ministero, in cui, dopo una lettura di novantaquattro pagine, i dirigenti e gli insegnanti non troveranno risposta alla domanda principale che si stanno ponendo: come garantire agli studenti obbligati all'alternanza di non trovarsi in aziende incapaci di realizzare un percorso formativo qualificato?". Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil.
"La legge 107 - spiega Fracassi - rende infatti obbligatorio per tutti gli studenti dell'ultimo triennio della secondaria superiore un consistente monte ore di attività di alternanza, ma le scuole dovranno interagire nella maggior parte dei casi con imprese disinteressate alla formazione, impreparate o preoccupate soprattutto di utilizzare gli studenti come manodopera gratuita. Dovranno rivolgersi - sottolinea - a posti di lavoro le cui capacità formative non sono state accreditate, e gli insegnanti dovranno collaborare con tutor aziendali per i quali non solo non sono richieste, ma non sono nemmeno state definite le competenze necessarie a co-progettare e co-gestire una quota rilevante del percorso di istruzione".
"Il governo dopo aver introdotto l'obbligo per legge - prosegue la segretaria confederale - non si è preoccupato di fare ciò che hanno fatto tutti i paesi europei dove il rapporto scuola lavoro funziona:

lunedì 14 settembre 2015

Esodati: Cgil, domani presidio unitario per soluzione definitiva e ripristino Fondo

Domani, martedì 15 settembre, alle ore 10 la Cgil, insieme a Cisl e Uil, sarà in presidio davanti al ministero dell'Economia e delle Finanze di via XX settembre per rivendicare con forza una soluzione definitiva e strutturale alla ormai annosa e drammatica questione degli esodati e per dire no alla sottrazione dei risparmi del Fondo appositamente istituito.
Per la Cgil la legge 228 del 2012 deve essere rispettata, come sottolinea la segretaria confederale Vera Lamonica: "Non è accettabile che i risparmi delle sei salvaguardie del Fondo esodati, appositamente istituito da questa norma, vengano utilizzati per altri fini. Sarebbe uno scandalo se il Mef confermasse quanto emerso nell'incontro con il ministero del Lavoro la settimana scorsa e non decidesse di tornare sui suoi passi".
"Domani - prosegue la dirigente sindacale - saremo in piazza con Cisl e Uil per chiedere al governo di non sottrarre neanche un euro dei tre miliardi di risparmi effettuati, che vanno destinati tutti, a partire dai 500 milioni del 2013/2014, alla risoluzione della situazione insostenibile e drammatica in cui vivono da anni queste persone".
Per la segretaria confederale della Cgil "questa vicenda va chiusa una volta per tutte, ridando certezza alle lavoratrici e ai lavoratori, molti dei quali, ad esempio, continuano a pagare i contributi volontari senza sapere fino a quando ciò sarà necessario". "Così come - aggiunge in conclusione Lamonica - va garantita l'applicazione corretta dell'opzione donna, bloccata e sicuramente sovrastimata rispetto alle coperture necessarie".
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 7 settembre 2015

Telecom: Azzola (Slc Cgil), accordo separato inutile e nocivo per il futuro dell’azienda

Solo in Italia un’azienda può riempire i giornali dichiarando la necessità di dover assumere 4000 giovani prima, per poi sottoscrivere un accordo su 3330 esuberi. E solo nel nostro Paese si può realizzare un accordo in sede Ministeriale certificando esuberi che nella realtà non esistono e di cui nessuno conosce collocazione e ambito di attività.” Così Michele Azzola, segretario nazionale di Slc Cgil, commenta l’accordo sottoscritto dal Ministero, Cisl e Uil.
Null’altro se non arroganza può portare a dichiarare di voler gestire gli esuberi con i contratti di solidarietà quando il recente decreto di riforma degli ammortizzatori sociali non chiarisce se per un’azienda che ne ha già usufruito per quattro anni consecutivi vi sia ancora disponibilità di utilizzo, nè valutare gli impatti della riforma che incidono pesantemente sulla retribuzione dei lavoratori.”
Non è la trama di un film surreale ma sono i contenuti dell’accordo quadro sottoscritto oggi al Ministero dello Sviluppo Economico. Talmente surreale che lo stesso Ministero non ha sottoscritto l’intesa, firmata solo dalle parti, limitandosi a redigere un verbale d’incontro, forse per evitare di dover certificare esuberi per i quali non è stata affrontata la discussione prevista dalla legislazione vigente impedendo ogni approfondimento sulle motivazioni e sugli interventi necessari a

martedì 11 novembre 2014

SESTA PROCEDURA DI SALVAGUARDIA



Informiamo che, con circolare n. 27 del 7.11.2014, il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, ha pubblicato i criteri di accesso alla sesta salvaguardia per gli “esodati” di cui alla Legge 10 ottobre 2014 n. 147.

Ricordiamo che questo sesto provvedimento riguarda un numero di 32.100 ex lavoratrici e lavoratori e che le istanze devono essere prodotte alle competenti Direzioni Territoriali del lavoro

entro il 5 Gennaio 2015

tramite il patronato che ne assicura le modalità operative.


Brescia, 10 Novembre 2014

S.L.C. - CGIL

Brescia