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lunedì 28 ottobre 2019

Elezioni Gruppo RAI: Slc Cgil ancora primo sindacato

Con l’elezione del 34% delle RSU e del 46% degli RLS complessivi la SLC-CGIL si conferma primo sindacato nelle aziende del Gruppo RAI.
Una conferma tutt’altro che scontata che premia, prima di tutto, il lavoro fatto in questi anni complicati dalle RSU uscenti, da tutti i candidati e dalle compagne e dai compagni che, con passione e militanza, hanno quotidianamente affiancato le lavoratrici ed i lavoratori della prima Azienda culturale del Paese.
I prossimi anni saranno probabilmente anni decisivi per il futuro e lo sviluppo della RAI. La rivoluzione tecnologica che sta investendo, a livello mondiale, il mondo delle comunicazioni cambierà i modelli produttivi e le modalità di fruizione dei prodotti radiotelevisivi. La Rai non sarà immune da questi cambiamenti. Mai come ora dovremmo essere decisi nel difendere l’immenso patrimonio di professionalità presenti in azienda, ad iniziare dai prossimi appuntamenti cui saremo chiamati a breve. Il rinnovo del Contratto, la discussione sul Piano Industriale, saranno infatti due momenti centrali per disegnare il futuro prossimo della Rai, e la SLC-CGIL non potrà non giocare un ruolo centrale in questa discussione.
In una parola dovremo difendere l’importanza del servizio pubblico nel sistema radiotelevisivo italiano quale garanzia di democrazia e crescita culturale armonica di tutto il Paese. Ma per far questo dovremo anzitutto difendere l’autonomia della Rai dalla politica. Se l’azienda vuole davvero giocare

mercoledì 7 novembre 2018

Rai: Sindacati al Governo, canone venga assegnato interamente a Rai, asset strategico del Paese

Sul Canone Rai la Manovra Economica del Governo M5S/Lega sta confermando quanto già disposto dai precedenti Governi targati Renzi/Gentiloni.” Lo affermano, in una nota congiunta, le segreterie nazionali di Slc Cgil   Fistel Cisl   Uilcom Uil   Ugl Informazione   Libersind-ConfSal.
La cosiddetta riforma Renzi del Servizio Pubblico Radiotelevisivo aveva già snaturato la tassa di scopo (canone) inserendola nella legge di bilancio e stabilendo, di anno in anno, il valore da corrispondere alla Rai e quello da destinare ad altre finalità.”
Si sperava che dal 2019,  superata la fase “sperimentale” del Canone in bolletta, tenuto conto dei sempre più crescenti costi delle produzioni e dell’innovazione tecnologica e di quanto  richiesto nel Contratto di Servizio, si sarebbe scelto di conferire alla Rai l’intero importo del canone, consentendo all’azienda di avere la certezza delle risorse per l’intero arco del Piano Industriale” prosegue le nota.
“Invece, notizie di queste ore, pare si stia stabilendo di mantenere per sempre:
  • una quota di extragettito (50%) da utilizzare con altre finalità (tra cui il sostegno al Fondo per il Pluralismo),
  • un prelievo del 5% sull’importo lordo da destinare alla fiscalità generale (90 milioni di euro),
  • il valore del canone a 90 euro per i privati, senza neanche tener conto dell’inflazione.

giovedì 20 settembre 2018

Rai: ripartire da un canale nazionale dedicato alle realtà locali

Slc Cgil, in previsione di una iniziativa pubblica sul futuro della Rai, ha deciso di rivolgersi fin d’ora ai nuovi vertici Rai, alle Istituzioni ed ai cittadini, con una prima proposta mirata, che sarà tra i temi in discussione nel corso dell’incontro con l’AD il prossimo 24 settembre.
Bisogna ripartire dalle realtà locali, rilanciare la periferia produttiva dell’azienda. La Sedi Regionali sono uno dei cardini fondativi del Servizio Pubblico Radiotelevisivo e tra le strutture aziendali in maggiore difficoltà di organico, tecnologie e identità.
Queste realtà aziendali, con la “riforma della Rai”, sono state declassate a presìdi redazionali o trasformate, soltanto su carta, in Centri di Produzione Decentrati (Trieste, Trento, Bolzano, Aosta e da ultima Cagliari).
Oggi, quelle scelte, sono state lo strumento per procedere nella riduzione dell’organico delle sedi: logica che, come abbiamo dichiarato anche in Commissione di Vigilanza, sta portando alla cessazione o esternalizzazione delle attività, col rischio concreto di non poter ottemperare neanche più alla messa in onda dei TGR.
Continuiamo a credere che le Sedi Regionali della Rai siano luoghi istituzionali, spazi di raccordo informativo e culturale, presidi di democrazia con ancora maggiore rilevanza per quelle realtà in cui più identità linguistiche e culturali necessitano di essere rappresentate.
La Rai può aprirsi alla sfida del mercato solo se guarda alla propria storia (gli archivi), alla propria dislocazione territoriale, alla capacità produttiva e alle grandi professionalità interne, smettendo di voler concorrere con i privati nell’acquisto di diritti o nelle grandi produzioni

martedì 22 maggio 2018

Rai: Governance prova fondamentale per il futuro governo

La formazione del nuovo governo coincide temporalmente con il rinnovo del consiglio di amministrazione della Rai. E’ assolutamente necessario che in questa nuova legislatura non si perpetui il copione secondo il quale la Rai diventa un bottino per la spartizione di poltrone, un’impresa da tenere al guinzaglio per motivi economici o per la sua capacità di indirizzare l’opinione pubblica.
Il servizio pubblico di nuova generazione dovrà svolgere una funzione essenziale, per condurre una nuova alfabetizzazione degli italiani nell’era digitale, far vivere nel presente la memoria audiovisiva e sonora, contribuire al rilancio del cinema e della radio, parlare del paese e del mondo e, finalmente, aprirsi all’estero diffondendo informazione e contenuti.
Nella stagione delle fake news, l’informazione di qualità sarà cruciale. Non solo. La vicenda dell’uso improprio dei dati degli utenti, esploso con il caso Facebook, interpella proprio la sfera della cosa pubblica, cui spetta il compito di porsi come interlocutore autorevole rispetto agli oligarchi degli algoritmi, ai potenti mercanti delle identità personali, recuperando credibilità e autorevolezza nei confronti dei cittadini.
Gli investimenti in nuove tecnologie, le sinergie con altre imprese per l’utilizzo delle nuove piattaforme, il passaggio al Dvb-t2, il miglioramento della presenza sul Web, sono tutti temi che competono anche al Governo e alle sue scelte di politica industriale per il nostro paese.
La valorizzazione dei territori dovrà inoltre diventare un asse strategico per il rilancio del servizio

martedì 17 aprile 2018

Rai: comunicato unitario incontro 16 aprile 2018

Le scriventi OO.SS. si sono incontrate il 16 aprile con la RAI, per definire una serie di materie e temi che necessitano di un confronto serrato e risolutivo, oltre ad adempiere a diverse disposizioni previste dal nuovo CCL Rai sottoscritto il 28 febbraio 2018.
Politiche attive
Si è svolta una disamina generale sulla questione occupazionale e sull’andamento dell’esodo incentivato.
La Rai al momento ha ricevuto circa 750 domande di esodo volontario, questo elemento, al di là della sostenibilità economica e dell’accoglimento di tutte le domande o meno, produrrà un effetto sull’assetto industriale e produttivo, quindi sarà fondamentale per il futuro del servizio pubblico la discussione sindacale sui reintegri di personale che si svolgerà nelle prossime settimane.
Da parte sindacale si sono sottolineate le molte sofferenze sul territorio, proprio a partire dalle sedi regionali e dei centri di produzione decentrati, oltre alle aree produttive dei centri di produzione.
In quest’ottica va affrontato anche il tema dei lavoratori a tempo determinato, presenti in bacino, fuori bacino e degli apprendisti, oltre che quello dei collaboratori, ponendo le basi per un processo di stabilizzazione delle partite iva, c.d. Atipici.
Le OO.SS. hanno ribadito alla Rai che, nonostante non sia stato possibile inserire tali deroghe in

lunedì 12 marzo 2018

Rai: rinnovo CCL innovativo e solidale

I lavoratori della Rai hanno approvato il rinnovo del contratto collettivo di Lavoro per gli operai, impiegati e quadri sottoscritto il 28 febbraio 2018” – così una nota delle segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, UGL Informazione e Libersind-ConfSal.
“La partecipazione larghissima, oltre il 71% dei lavoratori, ha decretato con 4324 voti a favore di approvare il lavoro fatto negli scorsi mesi.”
Dopo anni di fermo e di rinnovi che guardavano essenzialmente alla parte economica, si è raggiunta un’intesa che rivede profondamente la classificazione del personale, introduce nuove figure, innova profondamente il sistema produttivo aziendale – aggiungono i sindacati. Si introducono anche maggiori tutele sia per la genitorialità, la malattia, la flessibilità oraria, il diritto allo studio, i congedi parentali frazionati ad ore.”
Gli aumenti, determinati in buona parte da avanzamenti di livello di molte figure professionali, sono sui minimi di 52 € per i più giovani e di 50 € (40 + 10 in edr) per i lavoratori con maggiore anzianità. Per il pregresso l’azienda, nel mese di aprile erogherà una una tantum di 900 € uguale per tutti favorendo i livelli più bassi ed i più giovani.”
Abbiamo fatto un contratto solidale, guardando ai più giovani, alle fasce di retribuzione più basse, ma anche pensando all’evoluzione delle tecnologie e alla professionalità – dichiarano i sindacati. Ora dovremo lavorare sulle politiche attive, l’ingresso di nuovo personale nelle tante aree produttive che sono in sofferenza, sia per il cambiamento tecnologico sia per le uscite per pensionamento, al contempo bisognerà guardare alla stabilizzazione dei tanti lavoratori che, con contratti atipici, in Rai lavorano da tanti anni svolgendo attività indispensabili.”
“Speriamo tutto questo impegno sarà strumento per il rilancio del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale.”

mercoledì 22 novembre 2017

Rai: Testo intervento Commissione Vigilanza su contratto servizio

Presidente, Commissarie, Commissari,
innanzitutto, grazie per questo invito, che le organizzazioni sindacali ‐ tutte, dirigenti, giornalisti, quadri, impiegati, operai ‐ hanno deciso di raccogliere in maniera unitaria.
Così come avvenuto in occasione dello Schema di Convenzione, abbiamo deciso di parlare con una voce unica: di fronte alle scelte strategiche i lavoratori rispondono in maniera unitaria e compatta.
I tempi del confronto sul Contratto di Servizio dettati dalle norme vigenti sono contingentati e molto ristretti. Il Contratto di Servizio è ciò che impegna la Rai Servizio Pubblico per il futuro, quindi meriterebbe un confronto aperto e pubblico, approfondito e serio.
Ad ogni modo, ci auguriamo che possano essere accolti gli spunti che stanno arrivando e arriveranno da questo utile ciclo di audizioni.
1. Partiamo dalle risorse. Ancora una volta la discussione viene fatta al buio. Non c’è alcuna certezza di risorse. Men che meno di medio lungo termine. Salvo un blando riferimento a garanzie per i 3 anni del Piano industriale.
Diciamolo con chiarezza una volta per tutte: il canone in bolletta elettrica è stata una ottima operazione di lotta all’evasione, ed è oggettivamente riuscita. Ma è sostanzialmente a saldo invariato per la Rai, che ‐ nel 2017, secondo calcoli non solo nostri (non ultimo il focus annuale di Mediobanca) – incasserà una cifra inferiore a quella che ha incassato nel 2013.
Siamo consapevoli che questo nodo non andava sciolto nel Contratto, ma allora perché non approvare prima la norma che deve assicurare risorse certe e di lungo periodo?
Non esiste un contratto dove la prestazione è nota, e il corrispettivo economico è rinviato ad una

lunedì 20 novembre 2017

Documento Fondazione Di Vittorio e Slc Cgil su Rai

Si stanno discutendo contemporaneamente, in modo completamente scollegato, diversi provvedimenti decisivi per il futuro della RAI. Gli stanziamenti da canone nella legge di bilancio, il contratto di servizio, una risoluzione della Commissione di vigilanza sulla pubblicità.
La legge di bilancio stanzia risorse per il canone fino al 2019, il contratto di servizio dura invece 5 anni ma prevede, per alcuni dei punti più rilevanti, tempi di scelta da 6 mesi ad 1 anno, ed entrambi i provvedimenti dovrebbero essere approvati entro quest’anno. Contemporaneamente, l’attuale CDA scade a metà del 2018 e il nuovo entrerà successivamente in carica per 5 anni.
Si delinea quindi una evidente sfasatura di tempi e modalità.
Il contratto di servizio prevede obblighi da parte della Rai che dovrebbero ovviamente essere legati alle risorse disponibili per tutti e cinque gli anni della sua validità. Attualmente –però- non si può che decidere fino al 2019.
Anzi, gli stanziamenti della legge di bilancio decideranno o almeno devono coincidere con gli obblighi del contratto di servizio per non creare rilevanti problemi economici all’azienda.
La risoluzione sulla pubblicità, se approvata nel testo attuale, ridurrà gli introiti pubblicitari della RAI. Non tanto per quanto riguarda eventuali elementi di dumping, che in quanto tali devono essere eliminati sia per il servizio pubblico che per i privati, ma per il meccanismo previsto sugli affollamenti, peraltro in contraddizione con norme ancora vigenti.
Tutto questo, al netto di considerazioni di qualità su quanto previsto nella bozza di contratto di servizio, ad esempio: chi e come verificherà i concetti di pluralismo non solo politico ma soprattutto

lunedì 13 novembre 2017

Rai: in legge stabilità rimane irrisolto nodo dell’autonomia del servizio pubblico

“La legge di stabilità, per quanto riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale, identifica le minori entrate da canone rispetto al 2016 (in forza della riduzione della tassa per i privati e della diversa distribuzione delle risorse definite “extragettito),con un ulteriore abbassamento di 100 milioni di euro per il 2018 (1.700 milioni di €) rispetto a quanto previsto per il 2017.
Per questo motivo nella stessa Legge di Stabilità, per gli anni 2018 e 2019 si prevede una compensazione per 100 milioni di €, senza purtroppo chiarire che tale quantità è determinata dal riversamento alla Rai dell’intero “extragettito”. Extragettito che ricordiamo per il 50% del suo valore è designato alla fiscalità generale e alle emittenti e radio locali.” Lo sottolinea un documento prodotto dalla segreteria nazionale Slc Cgil, in cui è studiata l’intera impalcatura del gettito del canone Rai.
“Bisogna garantire la sostenibilità economica e la programmabilità per almeno tre anni dell’attività di servizio pubblico radiotelevisiva e multimediale – afferma Slc Cgil, confermando che l’indirizzo del Governo va in questa direzione, “ma rimane inevasa la modifica della regola rispetto all’utilizzo del Canone e all’autonomia del Servizio Pubblico, infatti cifre alla mano, si rischia che il valore del Canone non sia sufficiente a coprire le attività previste dal Contratto di Servizio, attualmente in discussione in Commissione.”
“Altro nodo delicato e non sciolto è quello del Cda: quale CdA gestirà il passaggio del nuovo contratto di servizio e svilupperà il Piano Industriale? Durata e scadenza degli incarichi e delle concessioni non coincidono.”
“Pertanto – conclude Slc – a fronte del Rinnovo del CCL Rai, Contratto di Servizio e Piano Industriale, che ridisegneranno complessivamente la Rai Sevizio Pubblico, riteniamo che al sindacato ed ai lavoratori, come si è provato a fare in questi anni, spetti il dovere di lavorare per indirizzare nel miglior modo possibili tali processi in una interlocuzione con politica ed istituzioni.”
Scarica il documento: Slc Cgil su Canone Rai in Legge di stabilita.docx
Fonte:http: www.slc-cgil.it/ 

lunedì 5 giugno 2017

Rai, sciopero sospeso. Il nuovo direttore generale apra subito al confronto sindacale


Il giorno, 1 giugno, si è tenuto il Consiglio di Amministrazione nel quale il Direttore Generale ha rassegnato ufficialmente le proprie dimissioni.
Nell’ambito dello stesso Consiglio è emersa la volontà di procedere a nominare il nuovo Direttore Generale entro la settimana prossima, il prossimo Consiglio di Amministrazione si terrà il 6 giugno è molto probabilmente indicherà una risorsa interna all’azienda.
Come OO.SS. non consideriamo superate le motivazioni per cui abbiamo proclamato lo sciopero per l’8 di giugno.
Rimane la nostra posizione critica rispetto alle scelte di tutto il vertice aziendale, CdA e Presidente compresi, corresponsabili col Direttore Generale di tutte le scelte rilevanti che hanno portato all’assoluta mancanza di progettualità (l’assenza del Piano Industriale, di un Piano Editoriale innovativo, di un progetto sulle news che mettesse al centro la qualità del prodotto e l’attenzione alle realtà territoriali, alla cultura e alle diverse sensibilità sociali).
Confermiamo che essendo corresponsabili dello stallo, dovrebbero assumere atti conseguenti anche Presidente e CdA.
E in questo quadro rimane la gravità del mancato rinnovo del CCL Rai per operai, impiegato e

mercoledì 26 aprile 2017

Rai: Slc Cgil a Confindustria, no a spartizione canone

Ci spiace che Confindustria Radiotv, leggendo un comunicato di Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Informazione, Snater e Libersind-ConfSal di critica ad un passaggio della Convenzione Rai, nello specifico sul futuro delle sedi regionali, apra una polemica con i sindacati estensori del testo.” Così una nota della segreteria nazionale di Slc Cgil.
“L’associazione datoriale dovrebbe ben conoscere quanto presentato dalle OO.SS. presso la Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai relativamente alla convenzione di servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale, come anche il sostegno profuso alla definizione della norma che ha istituito il Fondo per il Pluralismo con i relativi finanziamenti per editoria e radio/TV locali.”
La posizione della Cgil è sempre stata coerente – prosegue il comunicato – distinguendo quanto finanziato con il Canone per la concessionaria di servizio pubblico radiotelevisivo e quanto stabilito in finanziamento pubblico per l’editoria e radio e TV locali attraverso il Fondo per il Pluralismo.”
“Da sempre Slc Cgil si è dichiarata contraria a confusioni che non porterebbero certo ad aumentare il pluralismo informativo. Dietro un unico sistema di finanziamento il rischio è che si prefiguri un sistema informativo conformato ed omologato, oltre al concreto pericolo di un ridimensionamento dell’attività produttiva delle emittenti locali e della Rai sia dal versante dell’informazione che da

giovedì 30 marzo 2017

Rai: Quattro nodi da sciogliere per il rilancio del servizio pubblico

Si è tenuta il 30 marzo scorso, presso la Casa del Cinemal’iniziativa organizzata da Slc Cgil, Articolo21, Fondazione di Vittorio, Fnsi, UsigRai, AdRai, Eurovisioni sul rinnovo della Concessione e Convezione del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale. A ridosso del pronunciamento della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai sul testo del Governo, le associazioni organizzatrici hanno dato vita ad un dibattito partendo dalle proprie riflessioni sui diversi temi attinenti la Rai e riportando quanto discusso e prodotto nelle audizioni presso la stessa Commissione. 
Al dibattito hanno preso parte Vinicio Peluffo – relatore di maggioranza nella Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai, Alberto Airola – componente la Commissione del M5S, Nino Rizzo Nervo – Vicesegretario Generale Presidenza del Consiglio, Luciana Castellina – Comitato di Presidenza Eurovisioni, Roberto Zaccaria – giurista, Antonio Nicita – AgCom, Antonio Campo Dall’Orto – Direttore Generale della Rai, Antonello Giacomelli – sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Luigi Meloni – Presidente AdRai, Beppe Giulietti – Presidente FNSI , Vittorio Di Trapani – segretario nazionale UsigRai, Massimo Cestaro – segretario generale Slc Cgil. 
Autonomia economica del Servizio Pubblico Radiotelevisivo: l’indeterminatezza del gettito legato alle leggi di bilancio, la quantità delle risorse complessivamente disponibili per svolgere quanto stabilito dalla nuova convenzione, ancora più onerosa della precedente. Il rapporto tra attività di

mercoledì 1 marzo 2017

Rai: bene gettito costante del canone proposto da AgCom

Apprendiamo dalla stampa i punti salienti di un documento AgCom presentato al Governo in merito alla concessione Stato-Rai. Accogliamo con favore la proposta, da sempre sostenuta dalla nostra Organizzazione Sindacale ed esplicitata da ultimo nel documento pubblico del 18 febbraio 2017, relativa alla certezza del medesimo importo derivante dal canone per almeno 5 anni.” Così una nota della segreteria nazionale Slc Cgil. “Ciò al fine di garantire la pianificazione industriale di un’azienda importante quale é la Rai e a tutela della sua autonomia dalle ingerenze della politica, quale condizione di preservazione del pluralismo.”
Ovvio che riteniamo imprescindibile che l’importo del canone sia congruente con lo svolgimento delle attività di servizio pubblico richieste alla Rai.”
Leggiamo anche il suggerimento del Garante di addivenire ad una separazione funzionale delle attività finanziate o meno dal canone – prosegue il comunicato. Non si parla quindi nè di separazione societaria nè di separazione proprietaria ma si evidenzia un tema su cui una decisione non è più procrastinabile; ovviamente ci riserviamo di esprimere un giudizio compiuto sul tema della perimetrazione del servizio pubblico a lettura del testo definitivo della concessione.”
Nell’occasione spiace constatare che, nonostante le reiterate richieste, non si sia ancora dato corso da parte del Governo alla doverosa audizione delle organizzazioni sindacali sui temi attinenti la concessione del servizio pubblico radiotelevisivo – conclude la nota di Slc Cgil.
Auspichiamo e sollecitiamo dunque un confronto di merito sia con il Governo che con la Commissione Parlamentare di indirizzo e vigilanza del sistema radiotelevisivo prima della discussione governativa sullo schema di concessione, cui seguiranno la convenzione ed i contratti di servizio.”

martedì 21 febbraio 2017

Rai: richiesta d’audizione sul servizio pubblico radiotelevisivo

Le scriventi OO.SS. richiedono un incontro urgente per chiarimenti in ordine alle tematiche di seguito descritte.
1. A seguito dell’inserimento di Rai, da parte dell’Istat, nell’elenco delle pubbliche amministrazioni, potrebbero configurarsi una serie di effetti di carattere gestionale e funzionale su materie essenziali come:

  • reperimento e assunzione del personale,
  • applicazione dei contratti di lavoro,
  • riferimenti associativi e sindacali,
  • modalità di ricorso ad appalti e acquisti di beni e servizi.

A tal riguardo ci sembra insufficiente quanto stabilito per l’anno 2017 dal decreto milleproroghe.
2. A seguito della pubblicazione della legge 26 ottobre 2016, n. 198 che ha istituito il fondo per il pluralismo, si è definita la durata della concessione di servizio pubblico (10 anni), le modalità e la tempistica per procedere all’assegnazione ad ogni scadenza.
Questa norma che deve essere resa operativa attraverso un atto della Presidenza del Consiglio, non identifica la Rai come unica concessionaria di servizio pubblico, cosa che invece avviene per i paesi aderenti all’Unione Europea.
Visti quelli che sono i termini di assegnazione, proroga sino al 30 aprile 2017 e valutazione della Commissione Parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, sarebbe di nostro interesse conoscere i termini di tali valutazioni.
3. Una serie di interventi normativi, a partire dalla legge n. 89 del 2014, hanno modificato i

venerdì 17 febbraio 2017

Otto domande al Governo sul futuro della RAI

Il 30 aprile 2017 scade l’ennesima proroga per il rinnovo della concessione per il servizio pubblico radiotelevisivo che – peraltro – non è l’unico atto necessario per la prosecuzione dell’attività; andrà accompagnata da una convenzione e dal contratto di servizio.
Sarà questa la data ultimativa, come annunciato dal Governo o assisteremo all’ennesimo rinvio?
E nel caso si dovesse rinnovare la concessione, quale discussione di merito, trasparente e partecipata sarà garantita?
In questi mesi, nessuna richiesta di confronto di parte sindacale è stata accolta dal Governo.
Contemporaneamente constatiamo che ancora non sono definiti i contenuti del piano industriale.
La RAI ha di certo tanti problemi da risolvere, ma ci domandiamo ancora:
come può funzionare un’azienda in condizioni di incertezza di prospettive?
Proprio per queste difficoltà indichiamo allora alcune priorità e rivolgiamo domande urgenti al Governo sul futuro del servizio pubblico radiotelevisivo.
Canone: il canone in bolletta elettrica (nostra vecchia proposta di fine anni ’90) ha sicuramente ridotto l’evasione. Ma è noto che, per il combinato della riduzione di 10 euro decisa nell’ultima legge di bilancio e le diverse imposizioni previste, le previsioni della quota effettiva a disposizione per il

martedì 7 febbraio 2017

Rai: vertici e istituzioni rispettino lavoratori e coinvolgimento delle parti sociali

A febbraio inoltrato non si ha ancora chiarezza sui conti dell’anno 2016 nè sul testo di rinnovo della concessione di servizio pubblico radiotelevisivo. Due presupposti sui quali i sindacati avevano chiesto unitariamente un confronto sia con la Commissione Parlamentare di vigilanza e indirizzo per i servizi radiotelevisivi, sia col Ministero dello Sviluppo Economico che, proprio in queste settimane, dovrebbe trasmettere il testo di concessione e convenzione alla Commissione Parlamentare per poi procedere alla sua promulgazione.
Questa sottovalutazione del valore del servizio pubblico, delle parti sociali e del lavoro, da ultimo, si riproduce nelle affermazioni del Direttore Generale, il quale recentemente, non ha ribattuto alle affermazioni del critico Aldo Grasso, che nell’ambito di un convegno ha affermato che “La Rai non è all’altezza di fare un sacco di cose. E non per un problema editoriale, ma per un problema industriale. C’è la retorica sulle grandi professionalità interne alla Rai che vengono poco sfruttate […..] Ma quando vedi un programma Rai girato bene, montato bene, con i giusti tempi, una bella scenografia, ottime luci, un racconto che scorre: ecco, quello di solito è un programma realizzato all’esterno […..] Quando sento parlare delle sedi regionali [….]mi chiedo se le risorse vanno per mantenere questo

giovedì 10 novembre 2016

Canone RAI: Slc Cgil, i conti del MEF non tornano

La Rai è dentro la tempesta perfetta.” È questa una delle frasi che abbiamo pronunciato nel dibattito “La Nuova Carta d’Identità del Servizio Pubblico”, tenutosi nel corso della recente edizione  di Eurovisioni.
“Dentro questa tempesta, il dato del canone sembra essere l’onda più insidiosa – commenta una nota della segreteria nazionale Slc Cgil.
Sulla base del dato pubblicato dal Mef il 3 novembre sulle gettito da canone da gennaio a ottobre 2016, Slc Cgil propone un nuovo studio.”
Da queste stime (http://bit.ly/2fAlArh) , anche tenendo conto dello scenario migliore, gli introiti si rivelano inferiori a quelle previste da Viale Mazzini al momento della elaborazione del Piano Industriale e molto al di sotto di quanto previsto dal Governo.”
“Al momento non c’è nessun dato ufficiale sul numero di utenti del canone, secondo la nuova formula di prelievo, nè tanto mano il dato dell’evasione. È chiaro però, dal dato che ci consegna il MEF che si è ben distanti dal dato di evasione del 4/5% inizialmente ipotizzato.”
A questo punto – prosegue la nota – allo stravolgimento della natura del canone, in quanto inserito nelle diverse leggi di stabilità (2014/2015/2016) che ne hanno determinato impegni diversi dal solo finanziamento del servizio pubblico radio televisivo, si aggiunge il dato quantitativo.”
“Il risultato economico rischia di azzerare quanto previsto in ordine al finanziamento delle radio e Tv locali, oltre a metter in discussione la capacità produttiva della Rai e la sua autonomia economica dal Governo – sottolinea il comunicato di Slc Cgil.
Riteniamo che i cittadini debbano sapere che la quota percentuale di Canone che rimane alla Rai dal 2014 si è ridotta progressivamente, dei 100 euro del 2016 solo 86,81 euro arriveranno alla Rai, mentre

lunedì 11 aprile 2016

Rai: consultazione poco democratica, governo non invita lavoratori

È davvero democratica la consultazione popolare, promossa dal governo, sul futuro del sistema radiotelevisivo del nostro Paese? Tra i centosessanta invitati, tutti stakeholder, non figura nessun rappresentante dei lavoratori recentemente eletto in Rai, e nessun invito è arrivato alle organizzazioni sindacali di categoria, nè a quelle confederali”. È quanto denunciano Massimo Cestaro, segretario generale della Slc Cgil, e Antonio Filippi, area della contrattazione Cgil Nazionale, che aggiungono: “Siamo piuttosto preoccupati per la deriva autoritaria, oramai acclarata, che questo governo ha nei confronti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, considerate solo un intralcio e un disturbo”.
Sembra sfuggirci – proseguono i due dirigenti sindacali – cosa precisamente il sottosegretario Giacomelli intenda per stakeholder, e inutilmente abbiamo provato a contattarlo per farcelo spiegare”. Tra i soggetti che parteciperanno alla consultazione, che prenderà il via domani all’Auditorium Parco della musica di Roma, “non c’è nessun rappresentante dei lavoratori recentemente eletto in Rai con la partecipazione di più del 70% delle lavoratrici e dei lavoratori aventi diritto (7.300 persone), dato inimmaginabile nell’attuale contesto politico”. “Ne deduciamo dunque – proseguono Cestaro e Filippi – che i lavoratori non siano ritenuti portatori di competenze e di idee”. Inoltre “nessun invito è giunto alle organizzazioni sindacali: anche le rappresentanze sindacali di settore e quelle confederali

martedì 3 novembre 2015

Intervista a Massimo Cestaro, segretario generale dell’Slc Cgil, ai microfoni di RadioArticolo1.

Rai, Poste italiane, Telecom: tre aziende all’ordine del giorno, le cui vicende lasciano intravvedere molta confusione e poca trasparenza rispetto alle prospettive future. Di questo, è convinto Massimo Cestaro, segretario generale dell’Slc Cgil, che ne ha discusso stamattina ai microfoni di Italia parla, la rubrica quotidiana di RadioArticolo1.
Partiamo dal canone Rai – ha esordito il dirigente sindacale –: se va nella bolletta elettrica, secondo le intenzioni del Governo, bisognerebbe dire che si tratta di maggiori finanziamenti al servizio pubblico. Ma se l’operazione è fatta per abbassare le tasse, vorrei capire qual è l’equità tra i contribuenti a tal fine, perché mi stupirebbe che i pensionati collaborino tutti a ridurre le tasse al sistema d’impresa. Secondo la Legge di stabilità 2016, poi, si scopre che attraverso il meccanismo del canone in bolletta, di cui vorremmo capirne di più, verrà messa una cifra non definita che andrà a ripianare i costi dello Stato. Ma qui c’è un elemento di non chiarezza nei confronti degli utenti e poi rischiamo che venga meno il rapporto tra Governo e azienda pubblica sul piano dell’autonomia, che è tema di natura costituzionale. Questo ci preoccupa molto, assieme alla questione più complessiva della riforma Rai e dell’assetto della sua governance. 
Non vorremmo che tutto andasse a finire come l’anno scorso, quando Renzi annunciò che avrebbe riformato il canone, ma poi non se ne fece più nulla, se non che aumentò l’evasione. Ora la diffidenza

giovedì 6 agosto 2015

Dichiarazione del Segretario Generale della Cgil, Susanna Camusso, su nomina Cda Rai

Monica Maggioni è un'autorevole e preparata professionista, una giornalista che ha saputo dimostrare sul campo il suo valore. Conosce l'azienda ed è conosciuta da chi ci lavora per la sua serietà e le sue capacità, doti che al futuro Presidente della Rai non possono mancare in un momento così delicato della vita aziendale.
Il cda, per come è stato nominato, non costituisce quel cambio di verso che tutti si aspettavano e si auguravano e di cui l'azienda e il Paese avevano grande bisogno. Siamo tornati indietro di anni. Il cambio della governance della più grande e importante azienda culturale del Paese è stato, infatti, accantonato per gli interessi politici e di bandiera. Anzi, al di là delle persone nominate, di cui apprezziamo le capacità individuali l'autorevolezza e la professionalità, la logica con cui si è giunti a questo rinnovo supera la vecchia pratica della lottizzazione partitica o correntizia, per arrivare addirittura al familismo.
Nei prossimi mesi e anni la Rai dovrà affrontare passaggi difficili. Dovrà essere rinnovato il contratto di servizio, riproposta e rafforzata la sua vocazione culturale, difeso il pluralismo informativo e il ruolo di servizio pubblico di un'azienda patrimonio dell'intera collettività. E ci sarà da innovare, non solo nella struttura aziendale, nella programmazione e nelle, infrastrutture, ma anche sul versante del lavoro.
La Cgil è pronta a fare, come sempre, la sua parte. Ha idee e proposte da avanzare. Mi auguro che il nuovo cda saprà assolvere a questi compiti rilanciando il dialogo con i lavoratori della Rai, sfruttando le loro grandissime professionalità, difendendo il patrimonio di dialogo e di relazioni sindacali che negli anni si è costruito.