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mercoledì 8 luglio 2020

Lavoro: Cgil, serve un piano strategico di politiche attive per affrontare post Covid

La crisi pandemica rende urgente rilanciare
e potenziare nel nostro Paese le politiche attive per sostenere chi ha perso il lavoro e chi rischia di perderlo, e affiancare tutti quei lavoratori che saranno coinvolti nei processi di riconversione e riqualificazione delle loro imprese. Inoltre, è urgente dare continuità agli ammortizzatori Covid e al blocco dei licenziamenti. Questo, in estrema sintesi, il nodo del confronto che la Cgil ha voluto promuovere oggi con le Istituzioni dal titolo “Quale futuro per le politiche attive del lavoro”. 
Purtroppo, denuncia la Cgil, l’attuale sistema “fa acqua da tutte le parti: il Reddito di cittadinanza e l’annesso Assegno di ricollocazione stentano a decollare; il Piano nazionale straordinario per i Centri per l’impiego è fermo al palo; vi sono incertezze legate al ruolo e al futuro dei Navigator; le risorse stanziate con il recente milleproroghe per la stabilizzazione dei precari storici di Anpal Servizi sono inutilizzate”. 
Secondo la segretaria nazionale della Cgil Tania Scacchetti, intervenuta a conclusione della webinar, “per ridare una funzione centrale alle politiche attive e costruire una visione più complessiva degli interventi, formazione compresa, occorre innanzitutto che il Ministero del Lavoro, d’intesa con le Regioni, elabori un piano strategico con le risorse e le competenze a disposizione, coinvolgendo, tra gli altri, Anpal, le strutture regionali per le Politiche attive, Inps, Inail, e le Agenzie per il lavoro pubbliche e private”.
Altre due questioni che secondo la dirigente sindacale andrebbero subito affrontate sono: “Il rafforzamento del ruolo di Anpal Servizi che – spiega – non può prescindere dalla immediata stabilizzazione degli oltre 600 lavoratori, dei quali circa 500 vedranno scadere il loro contratto tra luglio e settembre. Anpal con l’approvazione della delibera deve subito dare seguito all’importante accordo interconfederale firmato il 13 febbraio scorso da Agenzia e Cgil, Cisl e Uil, che prevede la stabilizzazione dei lavoratori”. “Politiche attive e passive non possono essere più alternative, occorre invece una vera valorizzazione di tali politiche tanto più in chiave post Covid. 
È necessario costruire incastri virtuosi fra ammortizzatori, formazione e redistribuzione e riduzione dell’orario di lavoro. In una fase di grande trasformazione e riconversione del sistema produttivo è essenziale – conclude Scacchetti – che si apra su questi temi un confronto con le parti sociali”.
Fonte: Ufficio Stmpa Cgil

martedì 12 febbraio 2019

Cgil, Cisl e Uil su centri per l’impiego e reddito di cittadinanza

CGIL, CISL e UIL stamattina hanno incontrato informalmente una delegazione degli assessori regionali per affrontare le criticità rispetto al ruolo che i centri per l’impiego e i cosiddetti navigator avranno con l’avvio del Reddito di Cittadinanza.
Le preoccupazioni rappresentate dalle Regioni sono in gran parte condivisibili e sono in sintonia con quanto CGIL, CISL e UIL hanno rappresentato in sede di audizione alla Commissione Lavoro del Senato.
La centralità attribuita dal Decreto istitutivo del RdC ai centri per l’impiego deve essere sostenuta, oltrechè da adeguati investimenti in personale, anche da investimenti in infrastrutture materiali ed in formazione.
A tale proposito non capiamo la diminuzione dello stanziamento per il funzionamento dei centri per l’impiego rispetto alle previsioni contenute nella Legge di Bilancio.
In questa logica, siamo molto preoccupati per l’idea che tale rafforzamento possa, invece avvenire attraverso l’assunzione con contratti di collaborazione di navigator da parte di Anpal Servizi, società in cui opera già un numero consistente di precari (654 unità che rappresentano il 60% dell’organico), che da anni vedono ingiustamente disattese le loro garanzie di stabilizzazione frutto di intese e di accordi contrattuali, anche per non disperdere la loro professionalità.
Questa è una condizione che rischia di alimentare ulteriormente e con numeri abnormi il bacino di precari presenti in ANPAL Servizi.
Al contempo riteniamo sia necessario fare più chiarezza e rendere maggiormente espliciti gli ulteriori interventi finanziari, visto che le necessità dei centri per l’impiego non sono solo rappresentate dal pur consistente incremento del numero di addetti.
Resta comunque complicato il fatto che uno solo strumento possa dare risposte esaustive al fenomeno complesso come quello della povertà, che ha bisogno invece di percorsi diversificati che non possono essere risolti prevalentemente con la sola presa in carico da parte dei centri per l’impiego.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 16 marzo 2017

Lavoro: Cgil, bene sperimentazione assegno ricollocazione, ora chiarezza su Anpal e futuro lavoratori

Positivo l’avvio della sperimentazione sull’assegno di ricollocazione, forse la principale misura di politica attiva individuata nel Jobs Act, ma esprimiamo alcune preoccupazioni: dal futuro delle politiche attive alla poca chiarezza sulle linee di indirizzo di Anpal e alla situazione di precarietà di migliaia di lavoratori dei centri per l’impiego, Anpal servizi e Inapp”. È quanto dichiarato dalla segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
Secondo la dirigente sindacale “le politiche attive non hanno vita lunga se non sono accompagnate da politiche di sviluppo nazionali e territoriali capaci di attrarre e generare nuovi investimenti e, di conseguenza, nuove opportunità occupazionali. Anche il ruolo delle azioni formative sarà determinante per riattivare e sviluppare nuove competenze”.
Scacchetti denuncia “la poca chiarezza in merito alle responsabilità e alla titolarità della costruzione di un quadro di scelte nazionali condivise, a partire dalla definizione delle linee di indirizzo che devono determinare i livelli di prestazione universalmente riconosciuti. Le Regioni, alla luce degli esiti del referendum costituzionale, hanno mantenuto la competenza sulla strumentazione dell’organizzazione del mercato del lavoro”. La segretaria confederale sottolinea che “molte cose devono ancora essere definite anche in merito all’assegno di ricollocazione (profilazione, accreditamento, offerta congrua), scelte che