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venerdì 4 maggio 2018

Depressione post-Davos

Partecipo fin dal 1995 all'annuale conferenza del World Economic Forum a Davos, in Svizzera – dove la cosiddetta élite globale si riunisce per discutere dei problemi del mondo. Non me ne sono mai andato via più scoraggiato di quest'anno. Il mondo è afflitto da problemi quasi ingestibili. La disuguaglianza sta crescendo soprattutto nelle economie avanzate. La rivoluzione digitale, malgrado il suo potenziale, porta anch'essa seri rischi per la privacy, la sicurezza, l'occupazione e la democrazia – rischi aggravati dal crescente potere monopolistico di pochi giganti dei dati americani e cinesi, compresi Facebook e Google. Il cambiamento climatico sta determinando una minaccia esistenziale per l’intera economia globale.
Ma, forse, più scoraggianti di tali problemi sono le soluzioni che vengono messe in campo. A Davos, i CEOs di tutto il mondo hanno infarcito la maggior parte dei loro discorsi con affermazioni sull'importanza dei valori. Le loro attività, proclamano, sono volte non solo a massimizzare i profitti per gli azionisti, ma anche a creare un futuro migliore per i loro lavoratori, per le comunità in cui vivono e più in generale per il mondo. Ma la verità è che, una volta ascoltati i loro discorsi, viene meno ogni illusione sui valori che li motivano. Questi CEOs sembrano più preoccupati del contraccolpo di natura populista contro il tipo di globalizzazione che hanno plasmato e che ha dato loro immensi benefici.
Non sorprendentemente, queste élite economiche a mala pena percepiscono la dimensione del fallimento di questo sistema nei confronti di larghi strati di popolazione in Europa e negli Usa,

mercoledì 24 gennaio 2018

La grande disuguaglianza

In occasione del Forum Economico Mondiale di Davosdenunciamo sempre più fortemente le mancanze del sistema economico attuale, che consente solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame, e chiediamo ai governi e ai candidati alle prossime elezioni nazionali di prendere impegni concreti contro la disuguaglianza.
Fino a quando per il sistema economico globale la remunerazione della ricchezza di pochi rimarrà un obiettivo predominante rispetto alla garanzia di un lavoro dignitoso per tutti, non sarà possibile arrestare la crescita di questa estrema e ingiusta disuguaglianza.
L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%. In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. 
Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Ogni due giorni nasce un nuovo miliardario: ma a fare le spese sono i più poveri e vulnerabili, molto spesso donne. Il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager infatti corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni