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venerdì 11 dicembre 2020

Pubblicato il Rapporto ‘Investire nell’infanzia’ di Alleanza e #educAzioni

Diffuso oggi il Rapporto
 “Investire nell’infanzia: prendersi cura del futuro a partire dal resente” curato da Alleanza per l’Infanzia, di cui fa parte anche la Cgil, in collaborazione con la rete #educAzioni.  Una dettagliata proposta di ampliamento, rafforzamento e integrazione della copertura dell’offerta di servizi educativi e scolastici per i bambini tra 0 e 6 anni e degli interventi a sostegno della genitorialità, cui dedicare una quota significativa del fondo #NextGenerationEU.

Partiamo dalla constatazione che complessivamente, fino ad oggi, l’Italia non è stata capace di sviluppare politiche pubbliche adeguate a promuovere, come avvenuto invece in molti altri paesi occidentali, l’educazione e lo sviluppo umano a partire dalla primissima infanzia in coerenza sia con il benessere relazionale ed economico delle famiglie, sia con la prospettiva di una crescita solida e di qualità del Paese. 

Le proposte presentate in questo documento sono il frutto del lavoro svolto da #educAzioni, una rete che raccoglie al proprio interno 10 reti (tra le quali anche Alleanza per l’Infanzia), a loro volta composte da un insieme molto ampio di associazioni di terzo settore, del civismo attivo, sindacati e studiosi che da anni si occupano dei diritti dell’infanzia, degli adolescenti e delle loro famiglie. La stesura di questo documento è stata coordinata dalla rete Alleanza per l’infanzia attraverso la discussione e l’ascolto dei punti di vista molteplici, articolati e ponderati che ciascuno ha portato, di cui le premesse e le proposte che seguono costituiscono la sintesi.Obiettivo comune è quello di rafforzare la “voce” e le ragioni dei molti soggetti, che ritengono fondamentale trovare risposte alle criticità inerenti i diritti dell’infanzia, degli adolescenti e delle loro famiglie (indispensabile per dare nel presente basi solide al futuro del Paese), sia facendo pressione sulla politica, perché operi le riforme e le iniziative necessarie, sia sollecitando e sostenendo le comunità

mercoledì 22 gennaio 2020

Lavoro: Cgil e FDV presentano Rapporto contrattazione II livello, partecipa Landini

La Cgil ha presentato oggi (22 gennaio) il secondo Rapporto sulla contrattazione di II livello elaborato insieme alla Fondazione Di Vittorio.
L’analisi, che ha preso in considerazione 1887 documenti tra accordi di livello aziendale e territoriale siglati dal 2017 al 2019, è stata illustrata dai ricercatori della FDV Cgil Nicoletta Brachini, Beppe De Sario e Salvo Leonardi.
A seguire ne hanno discusso nel corso di una tavola rotonda: Tiziana Bocchi, segretaria confederale Uil; Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione Di Vittorio; Ivana Galli, segretaria confederale della Cgil; Giulio Santagata, consigliere delegato Nomisma; Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl; Tiziano Treu, Presidente Cnel; Sabina Valentini, capo servizio sindacale-giuslavoristico di Confcooperative; Maurizio Landini, segretario generale Cgil.
Materiali
Scarica il rappporto – la sintesi – le slide
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 26 luglio 2019

Inail: Landini, assurdo e inaccettabile continuare a morire come cinquant’anni fa

“È assurdo e non più accettabile continuare a morire come cinquant’anni fa. Siamo dinanzi a un dramma: aumentano i morti sul lavoro, gli infortuni e le malattie professionali. La salute e la sicurezza è considerata ancora un costo e non si investe in termini pubblici sulla prevenzione”. Così in una nota il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in merito ai dati presentati quest’oggi dal presidente dall’Inail, Massimo De Felice.
“Purtroppo – prosegue – anche in questo campo c’è un problema di carenza di investimenti, e quando ciò accade prevale l’idea che pur di lavorare va bene qualsiasi condizione, questo non è assolutamente accettabile”. “Le imprese devono cambiare registro e iniziare a investire su prevenzione e sicurezza, mentre le Istituzioni pubbliche su controlli, ispezioni e nei servizi di medicina del lavoro. Contemporaneamente – conclude Landini – c’è bisogno di favorire una cultura della sicurezza, ostacolata oggi anche dalle condizioni precarie di lavoro”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 18 gennaio 2019

Lavoro: Cgil, presentato primo Rapporto su contrattazione secondo livello

Il primo Rapporto sulla contrattazione di secondo livello, realizzato da Cgil e Fondazione Di Vittorio, è stato presentato oggi, 18 gennaio, in corso d’Italia 25, Roma. L’iniziativa ha visto un primo momento di confronto con la tavola rotonda alla quale hanno dato il loro contributo: Pierangelo Albini, direttore dell’Area Lavoro e Welfare di Confindustria, Tiziana Bocchi, segretaria confederale Uil; Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione Di Vittorio; Franco Martini, segretario confederale Cgil; Susanna Camusso, segretario generale Cgil; Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl; Tiziano Treu, Presidente Cnel e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. La presentazione del rapporto è a cura di Nicoletta Branchini, Beppe De Sario e Salvo Leonardi.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 24 gennaio 2018

La grande disuguaglianza

In occasione del Forum Economico Mondiale di Davosdenunciamo sempre più fortemente le mancanze del sistema economico attuale, che consente solo a una ristretta élite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame, e chiediamo ai governi e ai candidati alle prossime elezioni nazionali di prendere impegni concreti contro la disuguaglianza.
Fino a quando per il sistema economico globale la remunerazione della ricchezza di pochi rimarrà un obiettivo predominante rispetto alla garanzia di un lavoro dignitoso per tutti, non sarà possibile arrestare la crescita di questa estrema e ingiusta disuguaglianza.
L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%. In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. 
Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

Ogni due giorni nasce un nuovo miliardario: ma a fare le spese sono i più poveri e vulnerabili, molto spesso donne. Il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager infatti corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni

venerdì 15 dicembre 2017

Bes: Cgil, preoccupante divaricazione sociale e territoriale. Investire sul lavoro

“L’Istat fotografa un Paese con una profonda divaricazione sociale e territoriale”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta la quinta edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), presentata quest’oggi dall’Istituto nazionale di statistica.
Per la dirigente sindacale “il quadro d’insieme, esclusi alcuni timidi segnali di miglioramento, rappresenta un’Italia divisa trasversalmente dalle condizioni economiche. Aumenta la forbice tra la popolazione con i redditi più alti e quella con i redditi più bassi, e cresce la percentuale di persone a rischio povertà”. “Sul versante del lavoro – prosegue Fracassi – la qualità dell’occupazione peggiora per giovani e donne: impieghi poveri, part time involontario e maggiori difficoltà di conciliazione, dimostrate dal crescente numero di donne con figli che resta a casa”.
La dirigente sindacale sottolinea che la divisione del Paese non dipende solo dalle condizioni economiche, ma anche dal gap tra territori, poiché “le disuguaglianze tra Sud e Centro Nord sono sempre più nette, come dimostrano i campanelli d’allarme degli indicatori del lavoro e della povertà”.
Inoltre, “il Rapporto rivela che il Paese cura poco il suo territorio: aumentano gli incendi, la dispersione idrica, e dal 2008 l’indice di abusivismo edilizio è raddoppiato. I beni culturali non vengono valorizzati, siamo agli ultimi posti per spesa in cultura. Inoltre – aggiunge la segretaria confederale – si tutelano poco i giovani, che, sempre più spesso e soprattutto se laureati, decidono di partire”.
Secondo Fracassi “è necessario quindi mettere in campo soluzioni concrete, proprio a partire dai giovani, così come proponiamo nel nostro Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile. Servono investimenti pubblici finalizzati alla tutela e alla manutenzione del territorio, ai bisogni sociali, alla ricerca, e soluzioni sul versante previdenziale”. “Per il lavoro e per il futuro previdenziale dei giovani siamo scesi in piazza sabato 2 dicembre e continueremo a farlo – conclude – perché pensiamo che il tempo delle soluzioni sia adesso”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 10 ottobre 2017

Crisi: FDV Cgil, in Italia il calo del Pil più forte della media europea e la ripresa più lenta

Il secondo rapporto della Fondazione Di Vittorio (Ottobre 2017) su “Lavoro e capitale negli anni della crisi” evidenzia, nel contesto europeo, da una parte l’Italia che ha perso di più e recupera meno (-7% il Pil nel 2016 rispetto al 2007), dall’altra Francia e Germania che, anche in virtù del buon andamento della domanda interna, sono tornate a crescere già dopo la caduta del 2009 e presentano nel 2016 un valore del Pil che supera, rispettivamente, del 5.2% e del 9.4% il valore del 2007. Anche la Spagna, che tra le grandi economie continentali è quella che insieme all’Italia ha sofferto di più il primo (2009) e il secondo (2012) shock recessivo, dal 2014 dimostra tassi di crescita sostenuti e nel 2016 ha recuperato quasi completamente le perdite patite (-0.5% rispetto al 2007). L’Italia, invece, stenta ancora a ripartire e la crescita del prodotto, benché le stime siano state di recente riviste verso l’alto, è ancora debole: le proiezioni elaborate a maggio configurano un saggio di crescita nettamente più alto per l’area Euro e collocano il Pil italiano nel 2018 ancora cinque punti sotto il valore del 2007.
Secondo il rapporto della fondazione della Cgil, “In Italia la crisi è stata più lunga a causa delle misure di austerità che hanno penalizzato la domanda interna e determinato un generale arretramento della nostra economia, il cui peso all’interno dell’eurozona tende a ridursi progressivamente. La ripresa in atto è accompagnata peraltro dalla stagnazione dei salari e non si vedono, al di là dei

giovedì 5 maggio 2016

Jobs Act: Cgil, costi-benefici decisamente sproporzionati

Un risultato, quello del Jobs Act, decisamente insoddisfacente, che dimostra la sua spaventosa inefficienza se consideriamo la quantità di risorse spese per la creazione di nuova occupazione: a fronte di 6,1 miliardi di euro spesi nel solo 2015 si registrano poco più di 100 mila occupati aggiuntivi. Un rapporto costi, benefici decisamente sproporzionato”. E’ quanto calcolato dagli uffici fisco e finanza pubblica e mercato del lavoro della Cgil Nazionale.
Il report analizza in termini di politica economica gli effetti del Jobs Act sull’occupazione a partire dagli esiti che i due provvedimenti fiscali: decontribuzione e deduzione Irap, previsti entrambi nella legge di Stabilità 2014, hanno avuto sulla riduzione della disoccupazione. (Qui il Report completo)
Nel dettaglio, secondo quanto elaborato dal sindacato di corso d’Italia, il Governo ha speso ben 6,1miliardi di euro nel 2015 per generare un incremento di circa 100 posti di lavoro (+ 263.326 dipendenti, – 162.919 indipendenti), su 800 mila posti persi dall’inizio della crisi, di questi il 60% a tempo determinato. Cifre che indicano “una migliore tendenza, anche se con numeri insoddisfacenti”.
Gli oltre 6 miliardi di euro, usciti dalle casse dello Stato nel 2015 per stimolare l’occupazione, è la somma, si legge nel report, del costo della decontribuzione, pari a 3,4 miliardi di euro lordi (i contratti che hanno beneficiato dell’esonero sono stati circa 1,5 milioni), più 2,7 miliardi derivanti dalle deduzioni sull’Irap. Inoltre, gli uffici fisco e finanza pubblica e mercato del lavoro della Cgil,

martedì 24 novembre 2015

Università: Cgil, dati Ocse preoccupanti, intervenire su diritto allo studio in Stabilità

"I dati relativi al nostro sistema universitario sono preoccupanti: occorre intervenire sul diritto allo studio e prevedere risorse aggiuntive nella legge di stabilità". Così il segretario confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta il rapporto Ocse 'Education at a glance 2015', che analizza i sistemi di istruzione dei trentaquattro paesi membri.
"Abbiamo la maglia nera per numero di laureati, ultimi rispetto alla media, e siamo penultimi per quanto riguarda la percentuale di Pil dedicata alla spesa per l'istruzione universitaria", evidenzia Fracassi. "Il nostro sistema - sottolinea la dirigente sindacale - ha poi una allarmante disomogeneità territoriale, con un calo notevole degli iscritti nelle università meridionali".
"Il nodo prioritario da affrontare per ridurre le disuguaglianze - conclude Fracassi - è quindi intervenire sul diritto allo studio, sia universitario che scolastico, attraverso una legge quadro nazionale e procedere ad un incremento di risorse, a partire dalla legge di stabilità".

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 27 ottobre 2015

Crisi: Cgil e Fdv, da rapporto Ilo dati impressionanti su lavoro

Oltre 200 milioni di disoccupati nel mondo, 30 milioni in più dall'inizio della crisi, migliaia di miliardi di dollari di Pil globale perso a causa di una maggiore disoccupazione e salari più bassi. Sono solo alcuni dei preoccupanti dati emersi nel corso dell'iniziativa promossa dalla Cgil e dalla Fondazione di Vittorio che si è tenuta questa mattina a Roma, durante la quale è stato presentato da Raymond Torres, direttore Ilo, il 'World Employment and Social Outlook 2015' elaborato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Un lavoro di importanza straordinaria per un'organizzazione tripartita formata da governi, sindacati e associazioni di impresa” ha dichiarato Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione di Vittorio. Quanto proposto e affermato dall'Ilo, ha proseguito Fammoni “è in evidente controtendenza con le politiche di austerità e deregolazione di questi anni, per questo è importante che tali elaborazioni vengano fatte conoscere e diventino sempre più un punto di riferimento per l'iniziativa europea”.
Il rapporto evidenzia gli effetti numerici e sociali della grande crisi sul lavoro: oltre 200 milioni di disoccupati nel mondo, 30 milioni in più dal 2008, e l'irrisolto problema della creazione di ulteriore occupazione per coloro che ogni anno entrano nel mercato del lavoro globale. Tutto questo provoca

venerdì 11 settembre 2015

Sette mesi di morti sul lavoro, «dati agghiaccianti»

Sette mesi di morti sul lavoro in Italia per un bilancio agghiacciante in cui, da gennaio a luglio, si contano 643 vittime. Sono 171 i lavoratori che hanno perso la vita in itinere e 472 coloro che sono deceduti in occasione di lavoro, con un incremento rispetto allo stesso periodo del 2014 pari al 9,5 per cento.
A raccontare questa prima immagine dell’emergenza morti bianche è la più recente indagine dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre sulla base di dati Inail.
“Numeri complessivi terrificanti che narrano una morte quotidiana con una media di oltre 90 vittime al mese. Incomprensibile come ancora non vengano consegnate risposte concrete a questa che è una piaga sociale ‘conclamata’ – sottolinea Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio - dove le morti, molto spesso, non sono dovute ad una tragica fatalità, ma sono piuttosto la conseguenza più tremenda e visibile della scarsa diffusione della cultura della sicurezza”.
La Lombardia, come sempre, è la regione maggiormente colpita con 70 vittime in occasione di lavoro, seguita dalla Toscana (46), dalla Campania (43), dal Veneto (42), dal Lazio (39), dall’Emilia Romagna (36) dalla Sicilia (35) e dal Piemonte (33). Seguono: Puglia (29), Abruzzo (16), Marche (15), Trentino Alto Adige (14), Umbria (12), Friuli Venezia Giulia, Calabria e Sardegna (8), Liguria (7), Basilicata (6) e Molise (5).
Sul fronte del rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa per macroaree, è il Nordest che continua a far rilevare il dato peggiore con un indice di 32,7 contro una media nazionale di 21,1. Seguono: il Sud (31,1), le Isole (23), il Nord Ovest (16,2) e il Centro (15,4).
A livello regionale, invece, nei primi sette mesi del 2015 è il Molise ad indossare la maglia nera

giovedì 30 luglio 2015

Sud: Cgil, confermati quadro drammatico e mancanza risposte Governo, via a vertenza nazionale

"Le anticipazioni del Rapporto Svimez confermano e consolidano il quadro allarmante fotografato dall'istituto e da altre auterevoli fonti negli ultimi mesi, ma preoccupa l'esistenza di un'altra costante: l'inerzia del Governo. Non si può più aspettare, a settembre daremo il via ad una vertenza nazionale". Con queste parole Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, commenta quanto emerge dal Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno nel 2015.
"Dopo sette anni crisi - sottolinea Fracassi - il PIL del Sud del paese si è ridotto di quasi 13 punti percentuali, con una perdita in termini occupazionali di oltre 575.000 unità, e gli effetti si sono riverberati nel calo dei consumi e nell'aumento dei livelli di povertà. Ma a fronte di una situazione tristemente conosciuta - continua - quello che sorprende è che il Governo, con straordinaria continuità, mantiene un atteggiamento inerte".
"Crediamo non sia possibile attendere oltre", sostiene la dirigente sindacale, spiegando che "non è sufficiente l'intervento fiscale annunciato dal Presidente del Consiglio nei giorni scorsi", ma "serve una politica attiva di sviluppo, come abbiamo più volte ricordato, una strategia nazionale che costituisca anche coordinamento delle politiche regionali, selezionando temi e priorità".
"Per questi motivi - annuncia Fracassi - "la Cgil ha deciso di lanciare una vertenza nazionale, 'Laboratorio Sud – Idee per il Paese', nella consapevolezza che l'allargarsi del divario Nord-Sud rappresenta un danno per l'intera penisola". "Una vertenza - precisa - che non trascurerà la

mercoledì 8 aprile 2015

Cgil, illegalità diffusa cancro paese, governo agisca

Il senso diffuso di illegalità e corruzione, la crescita inesorabile di questi fenomeni, atterrisce eppure sembra lasciare indifferente il governo e la sua azione. I numeri contenuti nel rapporto della Guardia di Finanza, mostrano un paese ostaggio del malaffare, a tutti i suoi livelli, e sono la dimostrazione palese della zavorra che impedisce una crescita sana e positiva”. È quanto si legge in una nota della Cgil.
La Cgil, continua il sindacato di corso d'Italia, “da tempo sta promuovendo, con costanza, un impegno per combattere questi fenomeni, che parte dalla campagna 'Io Riattivo il Lavoro', per dare alla gestione delle aziende confiscate gli strumenti per ritornare alla legalità, passa dalla campagna sulla legalità, per arrivare a quella sugli appalti”.
Quest'ultima - prosegue la nota -, che si chiuderà a breve, è a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare che punta a garantire diritti e tutele per i lavoratori impiegati negli appalti e difenderli così dalle illegalità che quotidianamente si registrano e che oggi il rapporto della GdF denuncia. Non solo, sempre sul tema degli appalti, la Cgil è impegnata anche con altre associazioni e ha promosso a riguardo al decalogo 'Legalità e qualità nelle opere pubbliche'”.
Come Cgil, conclude la nota, “abbiamo deciso, da tempo, di mettere al centro della nostra azione il tema della legalità, declinata in tutte le sue forme e in tutti i suoi aspetti, per salvaguardare innanzitutto le prime vittime: le lavoratrici e i lavoratori. Adesso c'è il bisogno, l'urgenza, che la lotta all'illegalità, il cancro che rappresenta e che lo rende un tema di emergenza nazionale, sia un’assoluta priorità per questo governo. È da questi aspetti che il cambiamento, troppo spesso annunciato, va concretamente praticato”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil.