Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post

giovedì 17 giugno 2021

Affidi: il 17 giugno manifestazione a Montecitorio “Sui bambini non si PASsa”

Si svolgerà giovedì 17 giugno alle ore 15, in piazza Montecitorio, la manifestazione “Sui bambini non si PASsa”, promossa da Cgil – Ufficio Politiche di Genere, il Comitato “La PAS non esiste, ma il fatto sussiste” e Uil – Centro di ascolto Mobbing e Stalking contro tutte le violenze, per chiedere l’immediata sospensione dei procedimenti di allontanamento di minori che si rifanno al censurato costrutto dell’alienazione parentale.
Le promotrici presenteranno un manifesto in sette punti per rimettere al centro l’ascolto dei minori. Alla manifestazione aderiscono: Casa delle Donne di Roma, Comitato Madri Unite Contro La Violenza Istituzionale, Differenza Donna Onlus, DirRe – Donne in rete contro la violenza, DonnexDiritti Network, Maison Antigone, Padri in Movimento; Rete dei Telefoni Rosa.
Interverranno: Anarkikka (autrice), Simona Ammerata (avvocata, Casa delle Donne, DiRe), Susanna Camusso (CGIL), Luisa Betti Dakli, (giornalista, DonnexDiritti), Elisa Ercoli (Presidente, Differenza Donna), Chiara Franceschini (avvocata, Casa delle Donne, DiRe), Andrea Mazzeo (medico psichiatra), Michela Nacca (avvocata, Maison Antigone), Jakub Stanislaw Golebiewski (Presidente, Padri in Movimento), Giulia Vescia (avvocata, Casa delle Donne, DiRe), Ivana Veronese (UIL), Antonio Voltaggio (avvocato).
Saranno presenti anche autorevoli rappresentanti del Parlamento. Tra i casi di cronaca,

mercoledì 18 dicembre 2019

Fantasmi per legge

Sono quasi un milione i bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri. Frequentano le nostre scuole, sono amici dei nostri figli, ma non vengono considerati cittadini italiani. Un sit-in davanti a Montecitorio per essere visibili.
Marco ha quattordici anni, occhi a mandorla e uno spiccato accento romano. I suoi genitori gestiscono un ristorante cinese ma lui di cinese, a parte l’aspetto, non ha proprio nulla. Pechino, dove è nato suo padre, è un punto del mappamondo appoggiato in una mensola della sua cameretta, utile al ripasso della lezione di geografia del giorno dopo. Marco è uno dei tanti. Apolidi, invisibili, indesiderati: chiamateli come volete ma non pronunciate la parola “cittadini” perché per la legge italiana cittadini non sono. Eppure, nella scorsa legislatura, il semaforo sembrava finalmente illuminarsi di verde. Dopo l’approvazione alla Camera mancava solo l’ultimo passaggio al Senato. Andato puntualmente a vuoto.
E così siamo a ricominciare l’ennesimo gioco dell’oca, sulla pelle di questi ragazzi, discriminati dalla legge sulla cittadinanza e, più recentemente, dalle nuove disposizioni dei decreti sicurezza, che li rendono e li mantengono stranieri in questo loro, nostro Paese. Condannati a dipendere dai permessi di soggiorno dei genitori, dai tempi di attesa sempre più lunghi e da discriminazioni normative e accanimenti burocratici vissuti direttamente al raggiungimento dei diciotto anni e che