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giovedì 17 giugno 2021

Affidi: il 17 giugno manifestazione a Montecitorio “Sui bambini non si PASsa”

Si svolgerà giovedì 17 giugno alle ore 15, in piazza Montecitorio, la manifestazione “Sui bambini non si PASsa”, promossa da Cgil – Ufficio Politiche di Genere, il Comitato “La PAS non esiste, ma il fatto sussiste” e Uil – Centro di ascolto Mobbing e Stalking contro tutte le violenze, per chiedere l’immediata sospensione dei procedimenti di allontanamento di minori che si rifanno al censurato costrutto dell’alienazione parentale.
Le promotrici presenteranno un manifesto in sette punti per rimettere al centro l’ascolto dei minori. Alla manifestazione aderiscono: Casa delle Donne di Roma, Comitato Madri Unite Contro La Violenza Istituzionale, Differenza Donna Onlus, DirRe – Donne in rete contro la violenza, DonnexDiritti Network, Maison Antigone, Padri in Movimento; Rete dei Telefoni Rosa.
Interverranno: Anarkikka (autrice), Simona Ammerata (avvocata, Casa delle Donne, DiRe), Susanna Camusso (CGIL), Luisa Betti Dakli, (giornalista, DonnexDiritti), Elisa Ercoli (Presidente, Differenza Donna), Chiara Franceschini (avvocata, Casa delle Donne, DiRe), Andrea Mazzeo (medico psichiatra), Michela Nacca (avvocata, Maison Antigone), Jakub Stanislaw Golebiewski (Presidente, Padri in Movimento), Giulia Vescia (avvocata, Casa delle Donne, DiRe), Ivana Veronese (UIL), Antonio Voltaggio (avvocato).
Saranno presenti anche autorevoli rappresentanti del Parlamento. Tra i casi di cronaca,

giovedì 15 aprile 2021

Ergastolo ostativo: Cgil, soluzione equilibrata Consulta, Parlamento intervenga mantenendo capisaldi contrasto criminalità organizzata

“Una soluzione equilibrata ed avanzata che potrà consentire al legislatore di mantenere i capisaldi dell’attuale sistema normativo di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, responsabilizzando ulteriormente il ruolo della magistratura, e nel contempo garantire il riconoscimento universale dei fondamentali diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra in merito al comunicato della Consulta diffuso ieri, in cui si riconosce l’incompatibilità dell’istituto dell’ergastolo ostativo con gli articoli 3 (principio di eguaglianza) e 27 (funzione rieducativa della pena) della Costituzione e 3 della CEDU (divieto di tortura e di pena disumana o degradante), rinviando ogni determinazione al maggio 2022 e invitando il legislatore a modificare in questo lasso di tempo la normativa vigente.

Per il dirigente sindacale “il fenomeno mafioso, una volta limitato a poche regioni del sud Italia e oramai di rilevanza globale, impone di certo uno sforzo straordinario nel suo contrasto e un’estrema attenzione nel giudicare condotte delittuose incompatibili con ogni forma di civile democrazia. Nel contempo – sottolinea – i pentiti che genuinamente collaborano con l’amministrazione della giustizia si sono dimostrati negli anni

mercoledì 10 ottobre 2018

Amianto, sindacati: Di Maio ci incontri, sit-in il 6 novembre

Cgil, Cisl e Uil sostengono le mozioni che tutti i gruppi parlamentari hanno presentato a favore della riapertura dei termini per il riconoscimento ai fini previdenziali dell’esposizione dei lavoratori all’amianto. Lo rendono noto i segretari confederali delle tre organizzazioni sindacali Maurizio Landini, Angelo Colombini e Silvana Roseto in occasione dell’audizione alla commissione Lavoro della Camera. 
La riapertura dei termini almeno fino al 2003, hanno detto, si rende necessario per alcune decine di migliaia di lavoratori che sono rimasti esclusi per i meccanismi controversi e a volta contraddittori che si sono accumulati nel tempo. Un altro elemento di giustizia è il risarcimento delle vittime dell’amianto attraverso il Fondo di sostegno economico ai malati. Attualmente bisogna recuperare i ritardi eccessivi dell’erogazione di questi sostegni economici e migliorare le prestazioni senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. 
La disponibilità nelle casse del Fondo per le vittime di oltre 100 milioni è in totale contrasto con le lentezze delle procedure che hanno visto negare le prestazioni a coloro che si sono recati agli sportelli dell’Inail. Cgil, Cisl e Uil hanno avanzato per tre volte negli ultimi mesi richieste di incontro al ministro Luigi Di Maio su queste problematiche e su altri aspetti di sua competenza come il divario tra le richieste delle imprese all’Inail per la bonifica dell’amianto e le scarse risorse messe a disposizione dell’Inail a fronte della domanda delle imprese 5, 6 volte superiore alle disponibilità offerte dall’Inail. I sindacati hanno chiesto il supporto della commissione per avere l’incontro con Di Maio e hanno annunciato un presidio al ministero il 6 novembre.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 28 settembre 2017

APPROVATO IL CODICE ANTIMAFIA: UN RISULTATO STRAORDINARIO CHE RAFFORZA LA LOTTA CONTRO LE MAFIE E LA CORRUZIONE

L’approvazione della riforma del Codice antimafia costituisce un atto di responsabilità politica importante, un deciso passo migliorativo nell’azione di prevenzione e di contrasto alle mafie e alla corruzione. Fenomeni che minacciano da troppo tempo la nostra democrazia, la nostra sicurezza e che sottraggono ingenti risorse alla collettività, impedendo uno sviluppo economico e sociale, sano e diffuso, in tutto il nostro Paese.
Siamo consapevoli che non è stato né semplice né facile giungere all’approvazione di questo provvedimento. La sua gestazione è durata quattro anni, un tempo nel quale diverse organizzazioni sindacali, dell’associazionismo e della cooperazione hanno dato vita alla campagna nazionale “Io riattivo il lavoro” per promuovere una legge di iniziativa popolare. 
Un tempo in cui si è registrato un contributo significativo della Commissione parlamentare antimafia e del Consiglio superiore della magistratura, in cui si sono moltiplicate le discussioni pubbliche, i dibattiti parlamentari e gli interventi sui giornali. Non dimentichiamo le obiezioni e le osservazioni critiche, alcune fondate e legittime, altre legate a tecnicismi e opportunismi, che hanno accompagnato la discussione del provvedimento.
Il testo che oggi è diventato legge rafforza alcuni strumenti già esistenti – come ad esempio l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati – ma, soprattutto, migliora la normativa riguardante

mercoledì 20 settembre 2017

Approvare il Codice Antimafia è un atto politico di responsabilità

Comunicato Stampa

Finalmente dopo più di quattro anni in cui tante organizzazioni sindacali, dell'associazionismo e della cooperazione hanno dato vita alla campagna nazionale “Io riattivo il lavoro” per promuovere una legge di iniziativa popolare che ha raccolto migliaia di firme e durante i quali si sono moltiplicati le discussioni pubbliche, i dibattiti parlamentari e le mediazioni politiche, il 25 settembre inizia la discussione della modifica del Codice antimafia in Aula alla Camera.
Il nuovo Codice antimafia, già votato al Senato, non solo rafforza alcuni strumenti già esistenti – come ad esempio l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati – ma migliora la normativa in vigore, in
particolare per quanto riguarda le misure di prevenzione, tenendo conto dell’esperienza applicativa precedente alla riforma e di alcune criticità che si sono manifestate nella gestione degli immobili e delle aziende sottratte alle mafie e al crimine organizzato. Sono convinti di questo non solo la maggior parte di esperti ed esponenti delle Istituzioni, ma anche il Consiglio superiore della magistratura che il 13 settembre scorso ha approvato una specifica delibera.
Avviso Pubblico, Arci, Cgil, Cisl, Uil, Legambiente e Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, già sottoscrittori di un appello rivolto al Parlamento e al Governo all’inizio di quest’anno, chiedono a tutte le forze politiche di approvare senza modifiche alla Camera il testo ricevuto dal Senato, dimostrando in tal modo di avere coscienza di compiere un atto politico di responsabilità, a distanza di 35 anni dall’approvazione della legge Rognoni-La Torre e in un momento storico nel quale le mafie e la corruzione hanno dimostrato la loro pervasività e la loro capacità di inquinare parti della pubblica amministrazione, dell’economia e della società.
Arci, Avviso Pubblico, Libera, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil

venerdì 8 settembre 2017

Il Senato approvi entro settembre la legge sulla cittadinanza Basta rinvii. Non vogliamo più aspettare

Un sit-in a Piazza Montecitorio Roma, martedì 12 settembre, ore 14.00
Nonostante le dichiarazioni di esponenti del governo e della maggioranza che dicono di voler approvare la legge che riforma la cittadinanza in questa legislatura, non si sa ancora quando si terrà la discussione in Aula al Senato. Ricordiamo che lo stesso presidente del Consiglio Gentiloni aveva definito la riforma “una conquista di civiltà”.
Ci aspettiamo che sia dunque conseguente con le sue affermazioni, ricorrendo anche alla fiducia se necessario per velocizzare i tempi di approvazione.
Martedì 12 la riunione dei capigruppo deve decidere la calendarizzazione dei lavori. Noi chiediamo che il primo provvedimento all’ordine del giorno sia questo. Da troppo tempo aspettiamo che le promesse fatte si traducano in atti concreti e intanto un milione di giovani di origine straniera, nati o vissuti per anni nel nostro paese, non sono ancora cittadini italiani per legge, anche se lo sono di fatto.
Per questo protesteremo con un sit in a Piazza Montecitorio, visto che la Questura ha negato la possibilità di tenerlo nei pressi di Palazzo Madama, nonostante il permesso concesso invece qualche mese fa ai fascisti Casapound di riunirsi lì vicino per protestare proprio contro riforma.
Abbiamo però chiesto ai senatori, compreso il capogruppo del Pd Zanda, di raggiungerci perché ci ragguaglino sulle proposte di calendarizzazione dei lavori che faranno. Noi chiediamo che ci venga assicurato che entro settembre lo ius soli venga approvato. Non possiamo accettare che per calcoli

lunedì 26 giugno 2017

CETA: Camusso, preoccupante e immotivata fretta Parlamento a ratificare trattato

In questi giorni il Parlamento italiano sta procedendo con una fretta preoccupante e immotivata, prima di tutti gli altri principali paesi dell’Unione, alla ratifica del CETA, il trattato commerciale tra UE e Canada, che dopo il blocco del TTIP (il trattato USA-UE) rappresenta la bandiera di una vecchia politica commerciale, subalterna agli interessi di pochi e inefficace per un governo equo della globalizzazione economica”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.
Le scorse settimane – aggiunge la leader della Cgil – in un’inedita importante alleanza con altre organizzazioni (Coldiretti, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food, Federconsumatori e Fair Watch), avevamo chiesto ai Presidenti di Camera e Senato che le nostre istituzioni evitino la fretta interessata e procedano ad una discussione approfondita prima di assumere una decisione che continuerebbe sulla strada sbagliata di un’indiscriminata liberalizzazione e deregolamentazione degli scambi”.
Una decisione affrettata senza che ve ne sia alcuna urgenza – prosegue Camusso – danneggerebbe fortemente la nostra economia e i nostri lavoratori. Sarebbe invece opportuno che si desse occasione ai cittadini, ai lavoratori, alla società civile e alle parti sociali di esprimere le loro opinioni e perplessità su questo trattato, che interferisce non solo sull’import e sull’export del nostro Paese ma sulla vita e sul lavoro delle persone”.
Fermarsi – conclude il segretario della Cgil – significherebbe ripristinare un percorso democratico che è mancato durante un negoziato durato per sei anni nel segreto delle delegazioni, senza nessuna vera possibilità di accesso e di trasparenza per gli stessi parlamentari europei e nazionali. Per queste ragioni la Cgil parteciperà al presidio che si terrà il 5 luglio a Montecitorio”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 6 marzo 2017

Legalità: manifestazione Cgil a Roma per approvazione Codice antimafia

Domani, martedì 7 marzo, la Cgil nazionale, insieme ad Avviso Pubblico, Libera e Polis, promuove un presidio a Roma per chiedere l’approvazione definitiva della legge di riforma del Codice antimafia. L’appuntamento è alle ore 11 in Piazza delle Cinque Lune, dove ci sarà l’auto Mehari di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra come simbolo di testimonianza della volontà di riscatto contro le mafie.
Non possiamo più aspettare: da oltre un anno si attende il via libera definitivo del Senato alle nuove norme sull’utilizzo dei beni sequestrati e confiscati, contenute nella riforma del Codice Antimafia approvata dalla Camera nel novembre 2015”, dichiara il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra. “I beni e le aziende confiscate sono circa 40mila – spiega – e hanno un valore di 30 miliardi di euro, risorse sottratte alla criminalità che, se riutilizzate, rappresenterebbero un importante volano per i territori e l’occupazione. Ma – denuncia il dirigente sindacale – il 90% di questo patrimonio fallisce a causa dell’inadeguatezza della normativa che si occupa della materia”.
Per questo – ribadisce Massafra – è indispensabile approvare il più presto possibile il testo fermo in Commissione Giustizia di Palazzo Madama, un provvedimento – ricorda – che prende le mosse dalla proposta di legge di iniziativa popolare ‘Io riattivo il Lavoro’, per la quale insieme ad altre associazioni abbiamo raccolto un milione di firme”. Il segretario confederale della Cgil ne

venerdì 27 gennaio 2017

Voucher: Cgil in audizione, uno strumento da abrogare, la nostra proposta è contenuta nella ‘Carta’

Alcune delle proposte di legge in esame risultano, sia per temi che per argomentazioni datate .Le più recenti , quelle prodotte dal 2016, riescono , in alcuni casi, a cogliere la portata e gravità dell'uso dei voucher.
I voucher, introdotti nel 2003 per limitate attività di natura meramente occasionale con l’obiettivo di favorire l'emersione in segmenti a forte rischio di irregolarità e nel tentativo di essere un fattore formalizzante in contesti informali, si sono nei fatti trasformati in uno strumento prevalente di regolazione del secondo lavoro o in un'alternativa a contratti subordinati, in particolare agli stagionali e ai part- time.
Fin dalla loro nascita, tuttavia il voucher in Italia non ha mai costituito in sé un rapporto di lavoro, ma solo una modalità di retribuzione.
La liberalizzazione e di conseguenza l’esplosione dell’utilizzo, negli ultimi anni, di questo strumento, visto ai più come una possibilità di sostituzione di forme garantite di lavoro, nel disegnare gravemente una nuova frontiera della precarietà, fa dire alla Cgil che questo è uno strumento malato, irriformabile e da abrogare.
Proprio in ragione di ciò noi abbiamo avanzato una proposta diversa che mira a ridisegnare la natura giuridica dello strumento, chiedendo l’abrogazione delle attuali norme e dunque valutando insufficienti i correttivi che mantengano in essere, pur ridimensionando perimetri e ambiti di utilizzo,

lunedì 16 gennaio 2017

Appello al Parlamento e al Governo

Approvare rapidamente leggi per rafforzare la prevenzione e il contrasto alle mafie e alla corruzione. In questa legislatura il Parlamento ha approvato alcuni importanti provvedimenti di legge in materia di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e alla corruzione. 
Tra questi, ricordiamo quelli sullo scambio elettorale politico-mafioso, sulla corruzione e falso in bilancio, sui reati ambientali, sul caporalato e sul nuovo codice dei contratti e degli appalti, nonché alcuni decreti attuativi di atti normativi europei in materia. 
Tuttavia, non possiamo non evidenziare che alcune di queste riforme sono ancora incomplete. Inoltre, sono in attesa di approvazione altri importanti progetti di legge per molti dei quali l’iter è già in uno stato avanzato. 
Con la possibile fine anticipata della legislatura, vi è il rischio concreto che tutto questo importante lavoro possa essere disperso, mentre assistiamo ad un’aumentata e pericolosa pervasività e presenza dei mafiosi e dei corrotti nella vita politica ed economica del Paese, con danni ingenti per la democrazia e lo sviluppo dell’Italia.
Al fine di evitare questa situazione riteniamo importante che, prima dell’indizione delle prossime elezioni politiche, il Parlamento approvi in via definitiva alcuni importanti provvedimenti, tra i quali:

  • le misure riguardanti gli amministratori locali minacciati ed intimiditi (AC 3891, Disposizioni

martedì 10 novembre 2015

Scuola: mercoledì le 32 associazioni de "La scuola che cambia il Paese" riaprono confronto con Parlamento


Mercoledì prossimo, 11 novembre, tornano in Parlamento i firmatari dell'appello "La scuola che cambia il Paese", la piattaforma che raccoglie 32 associazioni di studenti, insegnanti, genitori, forze sociali, sindacali e del terzo settore. L'appuntamento con i parlamentari e con la stampa è previsto alle ore 10 presso la sala Salvadori della Camera dei Deputati (via degli Uffici del Vicario 21, Roma) e sarà l'occasione per presentare alle Camere e al Governo idee e proposte di cambiamento della scuola italiana e di modifica della legge 107/2015.

Durante il percorso parlamentare de “La Buona Scuola" il dialogo con le VII Commissioni di Camera e Senato ha contribuito a migliorare il testo iniziale, ma la scelta di approvare la legge senza un autentico confronto di merito con l'ampio dissenso espresso nel mondo della scuola, della cultura e della società civile ha impedito una conclusione condivisa.
I 32 promotori de "La scuola che cambia il Paese" tornano quindi in campo con un documento che contiene le proposte per una modifica dell'impianto della legge approvata a luglio, convinti che sia decisivo per l'Italia innalzare i livelli di istruzione e di competenza dei cittadini e contrastare le gravi diseguaglianze socio-culturali e territoriali che condizionano gli esiti scolastici.
Nonostante l’investimento di risorse attivato con "La Buona Scuola", i firmatari dell’appello ritengono infatti che manchi una visione organica di riforma a medio-lungo termine. Non si prevede

giovedì 10 settembre 2015

Beni confiscati: Cgil, a ottobre il Parlamento discuta la riforma e la approvi entro l'anno

Roma, 10 settembre - "Non c'è più tempo per annunci o dichiarazioni, Governo e Parlamento agiscano immediatamente: la proposta di legge n. 1138 sui beni e sulle aziende confiscate deve essere calendarizzata in aula per ottobre e approvata entro l'anno". Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil.
"L'urgenza - spiega Fracassi - è confermata in ultimo dai dati diffusi dal Viminale, secondo cui dall'agosto del 2014 al luglio del 2015 sono stati sequestrati oltre 14.500 beni di cui 718 aziende, per un valore che supera i 5 miliardi di euro, mentre le confische sono state più di 3.800 (215 le aziende) per un valore di 678 milioni". "Inoltre, come si evince dalle indagini giudiziarie di questi giorni - continua - è necessario un intervento tempestivo che assicuri la trasparenza nell'assegnazione degli incarichi per la gestione dei beni agli amministratori giudiziari ".
Tornando alla proposta di legge, "per la quale un vasto schieramento di associazioni antimafia ha raccolto le firme insieme alla Cgil", la dirigente sindacale sostiene che "il testo è pronto per essere portato in aula e votato, come ha recentemente detto lo stesso Presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti". "Con la condivisione e il contributo di tutti i gruppi parlamentari - continua - sulla legge di iniziativa popolare n. 1138 sono confluiti altri progetti di legge, come quello della Commissione Antimafia, e si è costruito un impianto normativo organico che affronta tutti i temi, compreso quello così attuale della trasparenza nell'assegnazione degli incarichi".
"Facciamo quindi appello ai gruppi parlamentari - ribadisce in chiusura Fracassi - affinché provvedano senza indugi a rendere immediatamente operativa la discussione in Aula".

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 9 settembre 2015

Cgil, intollerabile lo scippo agli esodati

"È intollerabile che, a fronte di un dramma ancora non risolto del tutto quale è quello degli esodati, il ministero dell'Economia comunichi di aver incamerato le risorse del Fondo relativo". Così la segretaria confederale della Cgil Vera Lamonica a margine dell'audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei deputati sui progetti di legge in merito alla flessibilità dell'età pensionabile.
"Le sei salvaguardie effettuate e per le quali sono stati stanziati quasi 12 miliardi - prosegue Lamonica - non sono sufficienti a coprire tutta la platea degli interessati. Secondo gli stessi dati INPS restano fuori almeno altri 49.500 lavoratori e lavoratrici". "Su quei 12 miliardi è stato effettuato un risparmio di almeno 3: è scandaloso - sostiene Lamonica - che oggi si dica che sono stati utilizzati per altri fini, nonostante la legge istitutiva del Fondo esodati preveda espressamente che i risparmi siano destinati al Fondo stesso per il completamento delle salvaguardie, e nonostante le dichiarazioni ben diverse fatte finora".
"Vale lo stesso per l'opzione donna, in vigore dal 2004 e finanziata a tutto il 2015, che non si applica perché l'Inps ha dato un'interpretazione sbagliata della norma", aggiunge la dirigente sindacale. "Norma che penalizza ferocemente le donne che vi fanno ricorso ma che, dopo la legge Fornero, è stata per molte l'unica via d'uscita".
"Il governo aveva già incamerato i risparmi assurdamente effettuati sui lavori usuranti e continua sulla stessa strada". "Il Parlamento faccia chiarezza - conclude Lamonica - e impedisca questo vero e proprio scippo agli esodati".
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 17 luglio 2015

Beni sequestrati: Cgil, subito legge per sostenere aziende e tutelari lavoratori

Gianna Fracassi seg. Conf. Cgil
Come denunciamo da tempo e come dimostrano le operazioni di sequestro che giorno dopo giorno alimentano le cronache, l'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto produttivo e nei vari settori della nostra economia è un fenomeno in continua e preoccupante espansione. Per questo chiediamo al governo e al Parlamento di intervenire urgentemente per riformare la normativa riguardante le aziende confiscate". Così Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil, a seguito del sequestro di un ristorante a Roma e dell'allarme lanciato da Coldiretti sui cinquemila locali del settore nelle mani della criminalità organizzata.
"È necessario - prosegue Fracassi - fare in modo che queste attività produttive, un vero e proprio patrimonio a rischio abbandono e fallimento, una volta riportate all'economia legale siano sostenute dalla legge, così come deve essere garantita la continuità occupazionale delle centinaia di lavoratori ad esse collegate".
"Per questo la Cgil, insieme ad un vasto fronte di associazioni con cui ha costituito il comitato 'Io riattivo il lavoro', oltre due anni fa ha consegnato alla Camera dei deputati una proposta di legge di iniziativa popolare che punta a favorire l'emersione alla legalità di queste aziende, semplificando le procedure per la loro gestione e destinazione e tutelando i dipendenti", spiega Fracassi. "Esecutivo e Camere - conclude - hanno tutti gli strumenti per legiferare: lo facciano in fretta".
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 6 luglio 2015

Ue: Cgil, ritiro direttiva su congedo di maternità grave passo indietro

L'Europa fa un grave passo indietro sui diritti delle donne”. Così Loredana Taddei, responsabile politiche di genere della Cgil nazionale, commenta il ritiro da parte della Commissione Ue della direttiva che era stata presentata nel 2008 dalla Commissione Barroso, con lo scopo d’istituire delle regole comuni in tutta l’Unione sui congedi parentali. L’obiettivo era di aumentare il periodo di congedo di maternità volontario da 14 a 18 settimane, di cui sei obbligatorie immediatamente dopo la nascita del figlio.
Oggi - sottolinea Taddei - il congedo di maternità è regolato da una direttiva che risale a più di vent’anni fa e che assicura alla lavoratrice madre un periodo di riposo di almeno 14 settimane, retribuito completamente o anche solo in parte”.
Nonostante le pressioni del Parlamento europeo e della Ces (la Confederazioni Europea dei Sindacati) - prosegue la sindacalista della Cgil - la Commissione ha ritirato il testo sul congedo di maternità, che dal 2010 giace sulle scrivanie degli stati membri. Con la promessa di presentare un’iniziativa più ampia e di continuare a promuovere gli obiettivi della precedente proposta e che assicurerà una protezione

venerdì 5 giugno 2015

Invito di STOP TTIP Italia

Da STOP TTIP Italia

Care amiche e cari amici dei comitati e delle associazioni promotrici,
ci siamo. Il 10 giugno prossimo il Parlamento europeo voterà la Risoluzione in cui esprime il suo parere sull’andamento dei negoziati. La Commissione Commercio Internazionale (INTA) del Parlamento europeo consegna all’aula un testo disgraziato.

Certo: qui e lì si vede l’azione della Campagna, la forza che abbiamo avuto nell’imporre loro di pensare all’ambiente, ai diritti del lavoro, alla protezione degli standard. Ma sui punti cruciali non ci siamo: ISDS, cooperazione regolatoria, liberalizzazione ancora più accentuata del mercato dei carburanti fossili e svendita dei servizi pubblici sono intatti, anche se impacchettati in diciture più eleganti e complesse di quelle contenute nel testo iniziale della relazione Lange.

Il voto in Commissione INTA ha visto la saldatura stretta tra Popolari e Socialdemocratici, senza alcuna eccezione, che hanno difeso gli emendamenti peggiori, anche in contraddizione con alcuni da loro stessi firmati; GUE (quindi sinistra, come Podemos, Syriza, l’Altra Europa), Verdi, 5 stelle e pezzi della destra come Lega, separatisti vari schierarsi per il no; la Marine Le Pen non presentarsi al voto, nonostante i tanti proclami degli scorsi mesi. La vittoria della maggioranza è stata schiacciante, schiacciata sulla peggiore versione del testo possibile, ma altrettanto pressante il tam tam dei social e delle email contro chi si è assicurato questa vittoria di Pirro. Chi è passato per

lunedì 10 novembre 2014

OPZIONE DONNA: Migliaia di ricorsi contro l'INPS


Visto che nonostante le promesse, la legge di stabilità 2015, così come è stata varata dal consiglio dei ministri, si caratterizza per il silenzio tombale sul problema previdenziale e, constatato che gli interventi e le risoluzioni parlamentari intesi a ripristinare i criteri della legge 243/04 in materia di “Opzione Donna”, non hanno sortito alcun effetto, si stanno apprestando migliaia di ricorsi volti cancellare le assurde disposizioni emanate dall'INPS con la ormai denominata “famigerata circolare 35/2012”.

Anche perchè con la fine di questo mese di novembre si viene a chiudere la possibilità per le lavoratrici dipendenti del settore privato che non hanno ancora maturato i due requisiti indispensabili richiesti: 57 anni di età + 3 mesi e 35 anni di contributi di usufruire di questa possibilità.

Per le dipendenti del settore pubblico, la facoltà si chiuderà il 30 Dicembre 2014, mentre per le lavoratrici autonome questa facoltà è scaduta il 31 Maggio 2014.


Attenzione = Le date suddette sono quelle necessarie a maturare i requisiti mentre per la facoltà di esercitare l'opzione valgono le scadenze riportate nella tabella seguente:


L'insensibilità dimostrata dal governo nei confronti delle donne che, sia ben chiaro, sono spesso costrette a fare una scelta che comporta una riduzione dell'assegno di pensione valutata dal 25 al 30 per cento ed è spesso motivata da necessità di carattere famigliare, richiede da parte del parlamento che si appresta ad approvare la legge di stabilità 2015, una risposta chiara con un emendamento che modifichi una disposizione illegittima tanto assurda quanto miope (quella della citata circolare 35/2012), che tra l'altro comporterebbe indubbi risparmi economici futuri all'INPS.
Sarebbe l'unica possibilità per evitare le migliaia di ricorsi che sull'argomento si stanno approntando.

mercoledì 9 luglio 2014

Call center: Azzola, governo intervenga su settore

Si è svolta oggi presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati l’audizione delle Organizzazioni Sindacali nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul mercato dei call center italiani.
“Abbiamo ribadito l’urgenza di intervenire normativamente sulla disciplina degli appalti se si vuole evitare che, ormai a breve, l’intero settore conosca una ulteriore recrudescenza di gravi crisi occupazionali – dichiara Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil, audito in Commissione insieme ai segretari di Fistel Cisl e Uilcom Uil.
Gare al massimo ribasso, delocalizzazioni, senza una norma coerente con quanto fatto in Europa aprono al concreto rischio di vanificare quanto fatto nel settore dal 2007. Bisogna intervenire al più presto sull’equiparazione tra i cambi di appalto e le cessioni di aziende o rami di azienda. Solo così il lavoro ed i lavoratori torneranno ad essere non più una semplice voce di costo ma una variabile imprescindibile. In caso contrario sono a forte rischio varie migliaia posti di lavoro stabili.”
Descrivendo la situazione Azzola ha sottolineato in Commissione come sia in atto “un meccanismo di migrazione dell’occupazione: dopo 3 anni, persi gli incentivi, un’azienda diventa meno competitiva rispetto