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venerdì 18 dicembre 2020

Giornata internazionale migranti: Cgil, Cisl, Uil, mettere fine ai respingimenti sulla rotta balcanica

“Il 18 dicembre deve essere celebrato come la giornata del riconoscimento e valorizzazione dell’apporto che migranti e rifugiati danno alle società che li ospitano. Un apporto più prezioso e sofferto in tempi di pandemia che vedono i cittadini stranieri impegnati in quelle occupazioni in cui la presenza diretta è essenziale, spesso in condizioni carenti di sicurezza sanitaria, di precarietà contrattuale, anche in lavori che possono mettere a rischio la loro salute”. È quanto si legge in una nota unitaria di Cgil, Cisl e Uil nazionali alla vigilia della Giornata internazionale per i diritti dei migranti.

Il movimento sindacale italiano vuole anche dedicare questa giornata alla denuncia di quanto accade lungo la cosiddetta ‘rotta balcanica’”, dichiarano le tre confederazioni. “Come segnalato da recenti interrogazioni parlamentari e da numerosi rapporti di autorevoli organizzazioni internazionali tra cui Amnesty International e il Danish Refugee Council, emergono prove dell’esistenza di cosiddetti respingimenti a catena (sembra oltre 14.500) tra l’Italia, la Slovenia, la Croazia, con allontanamento forzato dei migranti verso la Bosnia-Erzegovina”.

Cgil, Cisl e Uil denunciano che “da detti rapporti emergono profili inquietanti sulle gravi violenze attuate in Croazia verso i migranti. Respingimenti verso la Slovenia di richiedenti protezione, approdati in territorio italiano a cui non verrebbe formalizzata la richiesta di protezione ed asilo e che verrebbero respinti (secondo anche una dichiarazione delle Nazioni Unite) ‘senza alcuna procedura ufficiale’. Si sa, da

giovedì 31 gennaio 2019

Spettacolo: chi riceve fondi pubblici deve rispettare diritti lavoratori

Il lavoro nero è molto diffuso tra i lavoratori delle spettacolo dal vivo. È questa la denuncia di Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil con delega alla produzione culturale, intervenuta oggi durante i lavori della VII commissione Senato relativi all’indagine sul Fondo Unico per lo Spettacolo.
“Sono quasi il 40% - continua la sindacalista-  i lavoratori che, partecipando all’indagine Vita da Artisti (realizzata da Slc -Cgil e Fondazione  Di Vittorio)  hanno affermato di  lavorare molto spesso in nero. E il contratto collettivo nazionale, inoltre, è troppo spesso disatteso. Questo testimonia la ricattabilità dei singoli lavoratori che subiscono, pur di avere un’opportunità, qualsiasi condizione imposta dai committenti”.
Bizi ha avanzato alla VII commissione Senato, accanto  alla necessità di implementare il Fus (Fondo unico per lo spettacolo), soprattutto la richiesta che, laddove si ricevano soldi pubblici, ci sia l’obbligo di rispettare pienamente i diritti dei lavoratori.
Importante, infine, la richiesta per il settore delle Fondazioni Liriche Sinfoniche: “È assolutamente indispensabile stanziare delle risorse destinate alla stabilizzazione dei lavoratori precari, completando finalmente le piante organiche - conclude Bizi.

venerdì 14 novembre 2014

Call center: Sindacati raccolgono firme per denuncia a Commissione Europea

Il 14 novembre 2014 è partita la raccolta di firme per una denuncia alla Commissione Europea relativa all’errata trasposizione dei contenuti della Direttiva Europea 2001/23 in materia di tutele dei diritti dei lavoratori.” 
Lo annunciano le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, nell’ambito delle iniziative che porteranno allo sciopero generale e alla notte bianca dei call center il prossimo 21 novembre.
Le crisi occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori – prosegue la nota – non sono figlie della crisi economica ma di un vuoto normativo che permette, nella successione dei medesimi appalti, di cambiare fornitore e lasciare disoccupate migliaia di persone. In tutti gli altri Paesi europei la successione e il cambio di appalto è gestito attraverso tutele occupazionali, che nascono dalla direttiva, che tutelano i lavoratori, il loro salario e i loro diritti nel cambio di fornitore.”
In Italia no! Nel cambio di appalto si agisce unicamente attraverso la compressione di salari e diritti in modo tale da garantire al committente il prezzo più vantaggioso e scaricando i costi sulle tasse dei cittadini (gli ammortizzatori sociali e gli incentivi) e sui lavoratori. 
Tale norma ha anche l’effetto di definire un modello industriale, perché la difesa delle competenze e della qualità induce le aziende a qualificarsi per la capacità di offrire servizi di qualità a prezzi migliori, garantendo un più elevato standard di servizi ai cittadini che in questo modo non vivono, come accade in Italia, i call center come molestatori.”
Per questo le Segreterie Nazionali raccoglieranno le firme dei lavoratori del settore, l’obiettivo è quello di superare le 10.000 adesioni, per inviarle al Presidente della Commissione Europea chiedendo un intervento sulla materia. 
L’Europa non è solo burocrazia – concludono i sindacati – ci sono decisioni europee che se recepite in Italia migliorerebbero di molto la qualità dei servizi e la vita dei lavoratori.”
Scarica la lettera da firmare: denuncia a commissione europea