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venerdì 16 novembre 2018

Lavoro: Cgil, per crescere investire su lavoro stabile e di qualità



“Il mercato del lavoro italiano fatica a consolidare una crescita dell’occupazione stabile, a causa anche di un sistema produttivo che non sempre affronta le nuove sfide, a partire da quelle tecnologiche, attraverso investimenti in innovazione ricerca e lavoro di qualità”. Lo afferma la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
Per la dirigente sindacale “il boom dei contratti a termine (+28%) e il calo di quelli indeterminati (-1,7%) nel 2017, così come rilevato oggi dall’Osservatorio Inps sui lavoratori dipendenti, evidenziano le debolezze di un sistema che scarica solo sul lavoro la necessaria gestione della flessibilità richiesta dal mercato, spesso affrontata con ripetuti rinnovi di contratti precari”.
“Crescita, sviluppo e capacità di innovare il sistema produttivo non possono prescindere – sottolinea Scacchetti – da un forte investimento sul lavoro stabile e di qualità, e sulla valorizzazione e qualificazione delle professionalità”. “In questo contesto – conclude la segretaria confederale – risultano ancor più allarmanti le ultime dichiarazioni del ministro Centinaio sulla volontà di allargare l’utilizzo dei voucher nel turismo, un settore in cui il nostro Paese dovrebbe scommettere con serie politiche di investimento”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 1 novembre 2018

Lavoro: Cgil, quadro preoccupante, ma nessun intervento adeguato nella Manovra

Accelerano i processi di precarizzazione e di peggioramento della qualità del lavoro. È imbarazzante il rimpallo delle responsabilità della politica, che continua a non affrontare i nodi strutturali della debolezza del mercato del lavoro. Anche questa legge di Bilancio non contiene misure forti a favore dell’occupazione, a partire da giovani e donne, della crescita e di investimenti pubblici e privati”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti a commento dei dati provvisori Istat su occupati e disoccupati diffusi oggi.
Le rilevazioni – sottolinea la dirigente sindacale – confermano le difficoltà di un mercato del lavoro che soffre da tempo di tassi di crescita inferiori alla media europea, in cui rimane un’incidenza drammatica della disoccupazione giovanile, che riguarda un giovane su tre e che ha alimentato negli ultimi anni un processo di forte emigrazione verso l’estero”.
Un mercato del lavoro definito da Scacchetti “debole e frammentato”, in cui, come la Cgil ha più volte denunciato, “il recupero occupazionale è quasi tutto concentrato nei settori a più basso valore aggiunto e sulle fasce più mature dell’occupazione, anche in ragione dell’allungamento della permanenza al lavoro per le sbagliate riforme previdenziali, oltre che caratterizzato da molte meno ore lavorate rispetto al periodo pre-crisi”.
Questo quadro per Scacchetti “non fa che aumentare la nostra preoccupazione e il nostro giudizio di inadeguatezza sulla manovra, priva di interventi a favore di occupazione e crescita e, se

lunedì 8 ottobre 2018

Lavoro: FDV Cgil, tra giovani tasso occupazione cala del 9,3% negli ultimi 10 anni

Negli ultimi dieci anni la composizione del mercato del lavoro nel nostro Paese è radicalmente cambiata e l’età media degli occupati si è fortemente innalzata. Questo è dovuto solo in parte all’invecchiamento della popolazione. Infatti, tra i giovani (15-34 anni) il calo degli occupati dal 2° trimestre 2008 al 2° trimestre del 2018 (‑1 milione 863 mila) sorpassa di quasi 500 mila unità il calo della popolazione della stessa fascia d’età (-1 milione 374 mila), con il tasso di occupazione che cala del 9,3%. E’ quanto emerge dal report “Ingorgo generazionale?” realizzato dalla Fondazione Di Vittorio.
Prendendo poi a riferimento tutte le classi di età (15-34, 35-49, 50-64), emerge dallo studio che solo tra i giovani (15-34 anni) tutte le grandezze del mercato del lavoro peggiorano: meno occupati, più disoccupati, più inattivi, cambiando profondamente, a loro sfavore, la gerarchia nel mercato del lavoro, con particolare criticità nel Mezzogiorno, dove il tasso di occupazione attuale (29,8%) segna un ritardo di oltre 20 punti percentuali rispetto al tasso di occupazione del Nord (51,0%).
Per il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “è ragionevole collegare questi dati principalmente agli interventi legislativi (Legge Fornero) che hanno spostato ulteriormente in avanti l’età del pensionamento, ma è anche evidente che l’attuale modello di sviluppo non propone lavoro in qualità e quantità adeguate. Sbloccare quindi la possibilità di pensionamento è giusto e necessario, ma di per sé non è sufficiente a garantire un aumento di pari entità del lavoro tra i più giovani, né un miglioramento

lunedì 19 marzo 2018

Lavoro: FDV Cgil, ore lavorate (-5,8%) e unità di lavoro (-4,7%) rispetto al 2008, peggiora la qualità dell’occupazione

Nel quarto trimestre 2017 le ore lavorate sono state 667 milioni in meno rispetto al primo trimestre 2008 (- 5,8%). Calano di quasi 1,2 milioni anche le unità di lavoro (-4,7%)”. È quanto emerge dallo studio “Lavoro: qualità e sviluppo” elaborato dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio della Cgil.
Nell’Unione Europea a 15, – si legge nello studio – oltre all’Italia, anche Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda presentano nel quarto trimestre 2017 un numero di ore lavorate inferiore rispetto ai livelli che precedono la crisi (primo trimestre 2008). In Italia, però, lo scarto tra le due variazioni (occupati, ore lavorate), entrambe negative, è particolarmente marcato. E questo andamento è legato al peggioramento della qualità dell’occupazione nel nostro Paese. 
Negli ultimi cinque anni, infatti, sono aumentati fortemente i part-time involontari e, soprattutto negli ultimi due, le assunzioni a tempo determinato, portando l’area del disagio (attività lavorativa di carattere temporaneo oppure a part-time involontario) a 4 milioni 571mila persone, il dato più alto dall’inizio delle nostre rilevazioni. Peggiorano anche le condizioni dei lavoratori a tempo determinato, con un significativo incremento del part-time (+55% fra il 2015 e il 2017) e del numero dei contratti di durata fino a 6 mesi, passati da meno di 1 milione nel 2013 a più di 1,4 milioni nel 2017”.
Per il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “Il numero totale degli occupati,

venerdì 23 febbraio 2018

Tim: “sconto” sugli appalti mette in crisi filiera e stessa TIM

Il Gruppo TIM sta chiedendo alle società che svolgono servizi in appalto uno “sconto” sui prezzi avente come obiettivo un “taglio lineare” complessivo dei costi tra il 10% ed il 20%. I servizi in questione riguardano l’ambito della rete, del customer care e di facility.” Lo annuncia una nota congiunta di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.
“Riteniamo che questa scelta sia sbagliata e preoccupante, poiché è facilmente immaginabile come questo possa avere delle gravi ricadute sia da un punto di vista occupazionale nell’indotto che nella qualità delle prestazioni erogate ai clienti nonché sulle stesse condizioni di lavoro in TIM.”
Le Segreterie Nazionali di SLC CGIL, FISTeL CISL – UILCOM UIL – prosegue la nota – vedono in questa scelta di TIM, il procedere in una direzione completamente diversa da quanto fatto in questi ultimi mesi dalle OO.SS. insieme ad Asstel e alle Istituzioni nella direzione di consolidare la filiera delle TLC anche attraverso una corretta applicazione dei costi contrattuali.”
“Non si capisce infatti come uno “sconto” del 20% dei costi possa essere chiesto pochi giorni dopo l’applicazione degli aumenti previsti dal CCNL TLC siglato a novembre 2017, senza che questo significhi scaricare sulle aziende che per TIM lavorano in appalto il costo di quell’aumento.”
Le Segreterie Nazionali di SLC CGIL, FISTeL CISL e UILCOM UIL chiedono a TIM di

sabato 9 dicembre 2017

Lavoro: FDV (Cgil), 4 milioni 492 mila persone nell’area del disagio occupazionale

Sono 4 milioni 492mila le persone che nel nostro Paese si trovano nella cosiddetta area del disagio occupazionale (vale a dire coloro che in modo involontario svolgono un lavoro temporaneo o a tempo parziale), con un incremento del 45,5% rispetto al 2007. È quanto emerge da una ricerca della Fondazione Di Vittorio.
Il tasso del disagio è pari al 20% (rispetto al totale degli occupati). Il più alto degli ultimi dieci anni. Al Sud (23,9%) è maggiore rispetto al Nord (17,7%). Nell’occupazione femminile più alto (26,9%) rispetto a quella maschile (15,2%).
L’analisi per classi di età registra nella fascia 15-24 anni una percentuale di disagio del 60,7%, in aumento di ben 21 punti rispetto al 2007; segue la fascia 25-34 anni con un tasso del 32% (era il 19% nel 2007).
Il tasso di disagio occupazionale è più alto tra i lavoratori stranieri (poco più di un lavoratore su tre), rispetto a quelli con cittadinanza italiana (18,4%).
Il disagio è più alto tra i lavoratori con basso titolo di studio (licenzia media), pari al 22,8%, vale a dire 5,3 punti sopra il tasso relativo a chi ha una formazione universitaria.
L’analisi per settori di attività, infine, riconosce negli “altri servizi collettivi e personali” e in “alberghi e ristoranti”, i comparti nei quali questa condizione è più frequente (39% degli occupati).
Per il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “nel nostro Paese, continua un processo di progressiva precarizzazione e dequalificazione dell’occupazione, che ha portato l’area del disagio al

martedì 31 ottobre 2017

Lavoro: Cgil, su occupazione serve cambio passo

Parlare di dignità del lavoro significa parlare di lavoro di qualità, con diritti. Purtroppo il recupero occupazionale, di cui il Governo fa sfoggio e che in termini numerici nessuno nega, è determinato quasi esclusivamente dal balzo in avanti dei contratti precari o a tempo determinato, la maggioranza dei quali di durata inferiore ai sei mesi. Ancora lavoro debole, precario e povero”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta le rilevazioni ‘Occupati e disoccupati’ diffuse quest’oggi dall’Istat.
La dirigente sindacale esprime preoccupazione per “le modifiche e il peggioramento nella composizione dell’occupazione” poiché, sottolinea, “alla crescita degli occupati non corrisponde una crescita analoga dei posti di lavoro standard e delle ore lavorate. Il contratto a tempo indeterminato – spiega – è rimasto sostanzialmente stabile dal 2008 ad oggi e l’aumento del numero dei precari, sommato al part time involontario, produce una cifra record di oltre 4,5 milioni di persone che svolgono un’attività che non hanno scelto e che non vorrebbero, così come calcolato dalla FdV Cgil”. “A ciò si aggiungono gli indici di disoccupazione che – prosegue Scacchetti – nelle stesse stime del Governo, contenute nel DEF, rimangono stabilmente superiori al 10%, anche per i prossimi anni”. Infine, “il futuro dei giovani nel nostro Paese è condizionato da una disoccupazione che sale al 35,7%”.
Basterebbe questo – sottolinea Scacchetti – a evidenziare la necessità di un cambio di passo nelle politiche economiche e del lavoro, come da tempo proponiamo con il ‘Piano straordinario per l’occupazione’ e con la ‘Carta dei diritti’”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 9 ottobre 2017

Infortuni: Cgil, per sicurezza investire in lavoro di qualità e formazione

La morte dei due operai caduti nella cisterna della diga Furore di Naro ripropone la gravità dell’inversione di tendenza rilevata dai recenti dati sugli infortuni nei luoghi li lavoro”. Così in una nota il segretario confederale della Cgil Franco Martini.
“È ancor più grave – prosegue il dirigente sindacale – che questa inversione si stia verificando in presenza dei primi segnali di ripresa produttiva. Ciò significa che l’innovazione e la qualità del lavoro, di cui la sicurezza è indice fondamentale, non rappresenta la scelta prioritaria e diffusa”.
Per il segretario confederale “le norme esistono, occorre però un massiccio investimento per il loro rispetto, a partire dai controlli. Non possono più essere trasferite risorse pubbliche alle imprese, qualunque siano le loro forme, senza rendere vincolante l’obbligo della formazione in materia di sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro”. “Occorre – prosegue – intervenire drasticamente nel settore degli appalti per superare la logica del massimo ribasso e attuare rigorosamente la norma sulla responsabilità solidale”. Infine “le forme di lavoro prevalenti – sottolinea il dirigente sindacale – non possono essere i contratti a termine, poichè disincentivano la formazione e gli investimenti in sicurezza”.
Sono strade – conclude Martini – che possono essere percorse fin da subito da Governo, Istituzioni regionali e locali, imprese, insieme all’iniziativa congiunta dei sindacati e alla contrattazione a tutti i livelli. In particolare, chiediamo al Governo la convocazione di un incontro con parti sociali e istituti che hanno competenze in materia di sicurezza, per una verifica congiunta sulle iniziative da adottare per favorire i controlli”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

sabato 8 luglio 2017

Lavoro: FdV, nel 2016 disoccupazione potenziale ha raggiunto il 18,5%

In Italia la disoccupazione potenziale è di circa 2 milioni in più rispetto al dato ufficiale. È quanto emerge dal rapporto di ricerca sul mercato del lavoro, elaborato dalla Fondazione di Vittorio, dal titolo ‘La disoccupazione dopo la grande crisi’, aggiornato al 2016.
Per misurare lo stato di salute del lavoro in Italia, la FdV ha elaborato una ulteriore stima della disoccupazione, il tasso di disoccupazione potenziale, utilizzando le rilevazioni della Bce e la percezione degli intervistati della Rilevazione Continua della Forza Lavoro Istat. Nella ricerca, infatti, vengono considerati non solo i disoccupati formalmente riconosciuti, ma anche le persone che all’interno delle forze di lavoro potenziali aggiuntive (FLPA), riferiscono di sentirsi in cerca di occupazione (condizione percepita). Il tasso di disoccupazione schizza così al 18,5%, ben 6,8 punti sopra il tasso ufficiale, e il numero dei disoccupati sale a 5 milioni e 200 mila.
Lo studio fornisce, inoltre, un’analisi comparativa con le rilevazioni della Bce che stimano l’offerta di lavoro reale. Attraverso due metodologie di calcolo diverse si registra in entrambi i casi una disoccupazione italiana superiore al 20%. Il tasso di disoccupazione allargata per i Paesi dell’area euro è pari al 14,6% (4,3 punti sopra il tasso ufficiale) e al 21,8% per l’Italia (circa 10 punti sopra il tasso ufficiale), mentre il tasso di sottoutilizzo della forza lavoro raggiunge il 17,6% per la zona euro

martedì 17 maggio 2016

Pil: Cgil, dati Istat auspicabili, ma difficilmente realizzabili senza cambio politica economica

Previsioni, quelle dell’Istat, auspicabili, ma purtroppo difficilmente realizzabili senza un vero cambiamento della politica economica nazionale ed europa. E’ quanto si evince dal quinto numero dell’Almanacco della Cgil nazionale che, alla luce delle prospettive di crescita 2016 diffuse quest’oggi dall’Istituto nazionale di statistica, analizza l’andamento dell’economia dall’inizio dell’anno.
Ad oggi, con “l’economia della rassegnazione del Governo”, le previsioni dell’Istat rischiano di risultare “troppo ottimistiche”, così come ci indicano alcune stime: “l’inedita spinta degli investimenti fissi lordi +2,7% e dei consumi privati +1,4% sembra irrealizzabile senza un importante contributo della domanda pubblica, che però dovrebbe crescere solo dello 0,2% nel 2016, dopo anni di segno meno. Non a caso – prosegue il rapporto – le previsioni indicano un tasso di disoccupazione ancora pari all’11,3% a fine anno”.
Intanto, nei primi mesi del 2016, si legge nell’Almanacco, “la crescita globale ha perso slancio e l’economia del nostro Paese ha segnato solo un rimbalzo, classificandosi all’ultimo posto per la crescita del Pil fra tutte le principali economie industrializzate”.
Nel dettaglio si evidenzia una variazione del Pil del primo trimestre 2016 maggiore rispetto al trimestre precedente (+0,3% contro +0,1%), ma più contenuta rispetto allo stesso periodo del 2015 (+1,0% anziché +1,1%). Infatti l’andamento degli indicatori della produzione, del fatturato e degli

mercoledì 20 gennaio 2016

La Riorganizzazione di Telecom? Utile per danneggiare Azienda e Lavoratori!

Come noto l’azienda ha deciso di chiudere tutte le supervisioni e gli Help Desk di Network di Italia e concentrare le relative attività su Roma e Milano; nell’operazione il personale operante viene ridotto di più di 200 lavoratori, perdendo così totalmente il controllo del territorio e delle specializzazioni presenti; inoltre le attività concentrate a Roma e Milano saranno svolte, in parte, da personale proveniente dal 119, quindi con skill totalmente diversi da quelli da svolgere.
Come era facile prevedere e come più volte abbiamo denunciato, l’operazione si sta dimostrando dannosa per tutti: azienda, clienti, lavoratori e i nodi stanno venendo al pettine.
A seguito degli accordi separati del 27 ottobre 2015 che hanno lasciato completa libertà di azione all’azienda su tutte le riorganizzazioni e sulle esternalizzazioni di attività, in aggiunta al totale asservimento alle volontà degli OLO e dell’AGCOM, nei giorni scorsi c’è stata un’accelerazione improvvisa per spostare il personale in Open Access con pesanti ripercussioni in Network e sui lavoratori.
La chiusura entro il mese di gennaio 2016 delle sedi della supervisione 0‐24, con il contestuale passaggio di tutti i lavoratori in Open Access, in reparti messi in solidarietà e dichiarati in esubero (ASA), toglie a Network delle professionalità pregiatissime utilizzabili nelle attività di NOA.
Senza considerare che ai lavoratori delle sedi in chiusura è stato negato anche la possibilità di

mercoledì 11 marzo 2015

Industria: Cgil, senza svolta in politica industriale non si esce da crisi

Senza una svolta nella politica industriale non si esce dalla crisi”. Così il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, commenta i dati Istat, aggiungendo che: “La caduta della produzione industriale a gennaio dimostra la fragilità di quella che, con grande ottimismo ed eccesso di propaganda, viene definita ripresa economica. In realtà i risultati positivi di dicembre, che avevano fatto intravedere una timida inversione di tendenza, sono in gran parte vanificati da una flessione che, se messa in relazione all'andamento che si registrava nei primi mesi dello scorso anno, risulta ancora più preoccupante”.
Secondo il dirigente sindacale “la ripresa non c'è e la produzione industriale resta nella palude della stagnazione. Questo è purtroppo il dato con cui fare i conti. Le attese relative al contesto globale, con l’immissione di liquidità nel sistema decisa dalla Bce, il calo del prezzo del petrolio, la svalutazione dell'euro con la conseguente spinta alle esportazioni, rischiano di non dare i risultati sperati”. In realtà, aggiunge Solari, “se a queste misure non si accompagna una autentica svolta nella ripresa degli investimenti produttivi, pubblici e privati, tali da rendere strutturalmente più competitivo il nostro apparato produttivo, non sarà possibile uscire dalla crisi. Affidarsi al buon cuore degli imprenditori, come ha deciso di fare il Governo con le sue scelte recenti, evidentemente non basta. Serve un intervento deciso che orienti la qualità dello sviluppo, capace di creare una effettiva

venerdì 14 novembre 2014

Call center: Sindacati raccolgono firme per denuncia a Commissione Europea

Il 14 novembre 2014 è partita la raccolta di firme per una denuncia alla Commissione Europea relativa all’errata trasposizione dei contenuti della Direttiva Europea 2001/23 in materia di tutele dei diritti dei lavoratori.” 
Lo annunciano le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, nell’ambito delle iniziative che porteranno allo sciopero generale e alla notte bianca dei call center il prossimo 21 novembre.
Le crisi occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori – prosegue la nota – non sono figlie della crisi economica ma di un vuoto normativo che permette, nella successione dei medesimi appalti, di cambiare fornitore e lasciare disoccupate migliaia di persone. In tutti gli altri Paesi europei la successione e il cambio di appalto è gestito attraverso tutele occupazionali, che nascono dalla direttiva, che tutelano i lavoratori, il loro salario e i loro diritti nel cambio di fornitore.”
In Italia no! Nel cambio di appalto si agisce unicamente attraverso la compressione di salari e diritti in modo tale da garantire al committente il prezzo più vantaggioso e scaricando i costi sulle tasse dei cittadini (gli ammortizzatori sociali e gli incentivi) e sui lavoratori. 
Tale norma ha anche l’effetto di definire un modello industriale, perché la difesa delle competenze e della qualità induce le aziende a qualificarsi per la capacità di offrire servizi di qualità a prezzi migliori, garantendo un più elevato standard di servizi ai cittadini che in questo modo non vivono, come accade in Italia, i call center come molestatori.”
Per questo le Segreterie Nazionali raccoglieranno le firme dei lavoratori del settore, l’obiettivo è quello di superare le 10.000 adesioni, per inviarle al Presidente della Commissione Europea chiedendo un intervento sulla materia. 
L’Europa non è solo burocrazia – concludono i sindacati – ci sono decisioni europee che se recepite in Italia migliorerebbero di molto la qualità dei servizi e la vita dei lavoratori.”
Scarica la lettera da firmare: denuncia a commissione europea