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mercoledì 30 gennaio 2019

Cgil e Fdv, report ‘Le anomalie del mercato del lavoro fra Italia e Europa’

Nonostante un lieve recupero, nel 2018, i principali parametri dell’occupazione italiana restano ancora molto distanti dalla media dell’Eurozona e in alcuni casi il divario aumenta”. È quanto afferma il Presidente Fondazione Di Vittorio Fulvio Fammoni commentando il report curato dalla Fondazione su Le anomalie del mercato del lavoro fra Italia ed Europa.
Nel dettaglio, spiega Fammoni “il tasso di occupazione italiano è più basso di 8,6 punti percentuali e, simmetricamente, il tasso di inattività più alto di 7,7 punti rispetto alla media europea. Il tasso di disoccupazione – prosegue – è “solo” 2,3 punti superiore a quello dell’Eurozona, ma come è noto, una quota di disoccupati è statisticamente riscontrabile all’interno dell’inattività”. Per il presidente Fdv un altro dato “di rilievo” è la sostanziale differenza nella situazione italiana dovuta alla condizione geografica, “il Nord – sottolinea Fammoni – ha tassi di occupazione in linea con quelli europei, mentre il Sud registra un ritardo di oltre 20 punti percentuali”. In conclusione avverte il Presidente di Fdv “la qualità del lavoro in Italia è peggiorata. Lo dimostra la crescita dei lavori a tempo determinato e del part-time involontario”. Infatti come riportato nella ricerca il numero di occupati full-time nel 2018 è pari a quasi 19 milioni (sostanzialmente ai livelli del 1993, primo anno disponibile nella serie

lunedì 5 marzo 2018

Tim: su appalti atto di prepotenza ingiustificato

Sulle politiche degli appalti, TIM ha avviato un taglio dei costi che coinvolge tutti i fornitori, mettendo in discussione l’insieme della filiera e la stessa sostenibilità industriale dell’azienda – così denunciano in una nota congiunta le segreterie nazionali di Slc Cgil – Fistel Cisl – Uilcom Uil.
L’ex AD di TIM Cattaneo, immediatamente dopo la nomina, realizzò un consistente taglio dei costi per circa 1 miliardo di euro verso i fornitori per raggiungere gli obiettivi di risparmio del piano 2016 – 2018, con la promessa di consolidare i volumi e stabilizzare i prezzi delle commesse.
I cambiamenti di politica industriale, rispetto a queste dinamiche applicate dall’azienda, sempre di più sono orientati non alla competizione e al rilancio dei nuovi servizi con il potenziamento della infrastruttura di fibra, ma alla creazione di operazioni finanziarie per sostenere il titolo a partire dal taglio dei costi, tornati al centro delle strategie dell’azienda.
In questi ultimi mesi TIM è praticamente ferma sugli investimenti, sulle strategie industriali, sul rilancio del business e registra un peggioramento dei ricavi: l’attenzione si è spostata sulla divisione del perimetro aziendale (societarizzazione della Rete), taglio degli organici, ulteriore riduzione dei costi industriali e blocco dei pagamenti ai fornitori, come ritorsione all’indisponibilità a rivedere i costi delle commesse dopo la lettera a loro inviata nella quale si chiede un taglio lineare tra il 10% ed il 20%.
Sulle politiche industriali, dopo il CDA del 6 Marzo, si avvierà un confronto tra l’azienda e le