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giovedì 2 settembre 2021

Lavoro: Cgil, Cisl, Uil a Draghi, occorre convocazione incontro su questioni aperte: Pnrr, salute e sicurezza lavoro, tutela occupazione

I Segretari Generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri hanno inviato ieri sera una lettera al Premier Mario Draghi nella quale sottolineano che “l’incontro svolto lo scorso 2 agosto si era concluso con l’impegno della Presidenza del Consiglio a convocare per i primi giorni di settembre un apposito incontro per affrontare i temi relativi alla realizzazione del Protocollo con le parti sociali sul PNRR, alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ad una verifica dell’intesa realizzata lo scorso 29 giugno sui temi della tutela dell’occupazione e dell’uso degli strumenti alternativi ai licenziamenti.
Nel confermarLe l’importanza di fissare tale incontro sottoponiamo alla Sua attenzione la necessità di un confronto preventivo su altre materie e riforme importanti per il Paese e per il mondo del lavoro”, aggiungono nella lettera i tre leader sindacali.

Ci riferiamo alla riforma fiscale, alla riforma delle pensioni, alla riforma della scuola e della pubblica amministrazione, ai provvedimenti relativi alla concorrenza, alla riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, alle necessarie scelte di politica industriale, del sistema dei trasporti sostenibile e di rafforzamento dello Stato Sociale che intrecciandosi con gli investimenti previsti nel PNRR siano in grado di realizzare nuove filiere produttive e di servizi sociali e di creare lavoro stabile con particolare attenzione ai giovani e alle donne”.

“Confermiamo inoltre il nostro impegno affinché attraverso lo strumento della vaccinazione e

giovedì 10 giugno 2021

Industria: Cgil, positiva ripresa produzione, ora utilizzare risorse PNRR e salvaguardare occupazione

I dati sulla produzione industriale in Italia autorizzano a sperare che l’industria italiana abbia iniziato il percorso di ripresa e di recupero dopo la drammatica caduta a causa del Covid-19 e dopo il crollo nella produzione, nel fatturato, nelle ore lavorate, registrato da marzo 2020 in poi. È evidente che gli effetti della pandemia continuano ancora a farsi sentire sull’insieme delle attività industriali del Paese, tuttavia la tendenza all’inversione del ciclo negativo pare strutturarsi con basi più solide”. Così il segretario confederale della Cgil Emilio Miceli e il Coordinatore della Consulta industriale della Confederazione Fausto Durante commentano i dati diffusi oggi dall’Istat. 
La comparazione con i periodi corrispondenti del 2020 non può non considerare la profondità del baratro in cui l’anno scorso l’industria italiana era precipitata”, proseguono i dirigenti sindacali. “Tuttavia, occorre cogliere il segnale positivo che viene dalla variazione congiunturale. Gli aumenti del livello di produzione dell’1,8% di aprile rispetto a marzo e dell’1,9% del trimestre febbraio-aprile rispetto al trimestre precedente – spiegano – sono una parziale conferma dell’inversione di tendenza. Da un anno a questa parte, per la prima volta tutti i principali aggregati industriali esaminati dall’Istat mostrano un segno positivo”.
I dati – sottolineano Miceli e Durante – confermano aumenti sensibili in tutti i comparti, dai beni strumentali ai beni intermedi e a quelli di consumo, mentre l’aumento della produzione nel comparto energetico è molto più contenuto. I dati estremamente positivi sulla fabbricazione dei mezzi di trasporto, dei prodotti in gomma e plastica, della metallurgia e delle altre attività industriali indicano segni di vitalità dell’apparato industriale nazionale che vanno colti e incoraggiati dal Governo”.
In particolare il segretario confederale e il responsabile della Consulta fanno notare che “nonostante

lunedì 5 aprile 2021

Istat: Cgil, dati drammatici, imperativo è confermare misure di protezione sociale

L’emergenza sanitaria in atto da più di un anno porta il suo conto sul fronte dell’occupazione. I dati diffusi oggi dall’Istat, alcuni dei quali drammatici, dovrebbero convincere anche i più scettici della necessità di prorogare le misure speciali di ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti se non si vuole imboccare una via di non ritorno per il nostro Paese”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
La dirigente sindacale sottolinea in primis “il calo degli occupati del 2,2%, pari a 945.000 unità in meno divise tra dipendenti (-590.000) e autonomi (-355.000). Un dato drammatico che rende del tutto insignificante il fatto che l’occupazione nei primi due mesi del 2021 sia rimasta sostanzialmente stabile, -0,1% e pari al 56,5%”. 
Scacchetti evidenzia poi “l’aumento del tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, +2,6 punti su febbraio 2020, arrivato al 31,6%, come a metà 2018, mentre gli occupati risultano essere 919.000, il 15,7% del totale come per il dato medio del 2015”. Ma “forse ancor più grave è il dato riferito al tasso di inattività, che tra i 15 e i 64 anni è salito al 37% (+2,1 punti rispetto a febbraio, per un aumento di 717.000), con un totale di 14.084.000 inattivi che ci riporta ai dati di metà 2016”. 
Nella consapevolezza che il Piano nazionale dei vaccini non produrrà nel breve termine un rimedio a tali dati – sostiene Scacchetti – occorre uno sforzo di solidarietà nazionale che metta in campo tutte le risorse possibili per fermare queste emorragie. Serve un nuovo e importante impegno da parte del Governo affinché non ci si trovi letteralmente disarmati all’arrivo delle risorse europee”. Per questo, conclude, “confermare oggi e fino all’uscita della fase pandemica tutte le misure di protezione sociale è il vero imperativo.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 18 marzo 2021

Clima: Cgil, Cisl, Uil, lotta ai cambiamenti climatici è lotta per giustizia sociale e occupazione

La lotta ai cambiamenti climatici non può prescindere dalla lotta per la giustizia sociale e l’occupazione. Per questo, come già avvenuto per i precedenti scioperi globali per il clima, sosterremo anche la mobilitazione di domani promossa dai Fridays for Future”. Ad affermarlo, in una nota unitaria, la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi e i segretari confederali di Cisl e Uil Angelo Colombini e Tiziana Bocchi.

 Occorre mettere in campo – proseguono i tre dirigenti sindacali – azioni immediate contro la crisi ambientale in atto e di programmare un uso razionale e mirato delle risorse volte a contrastare i cambiamenti climatici. Per l’Europa, e quindi anche per il nostro Paese, si tratterà di veicolare nella maniera più idonea gli ingenti fondi messi a disposizione dal Quadro Finanziario Pluriennale 2021/2027 e dal Next Generation Eu”.
 
Siamo convinti che per garantire l’attuazione degli impegni climatici europei, e rispettare l’impegno dell’accordo di Parigi di contenere l’aumento della temperatura 1,5 gradi,  occorrerà – sottolineano Fracassi, Colombini, Bocchi – accelerare gli investimenti e accompagnare le lavoratrici e i lavoratori verso una realtà di occupazione socialmente e ambientalmente equa, in cui nessuno sia lasciato indietro. Posizioni che  – ricordano in conclusione – abbiamo già rivendicato nella nostra Piattaforma unitaria: ‘Una Giusta Transizione per il Lavoro, il Benessere della Persona, la Giustizia Sociale, la Salvaguardia del Pianeta, per una Transizione Verde dell’Economia’ ”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 9 dicembre 2020

Lavoro: Scacchetti, pandemia ha accentuato criticità. Invertire tendenza con investimenti.

“La pandemia ha, senza alcun dubbio, accentuato e reso evidenti le criticità e le debolezze già presenti nel nostro mercato del lavoro: crescita della precarietà e dell’occupazione povera e scarsamente qualificata, esclusione dei giovani, ampliamento dei divari territoriali. Inoltre, ha determinato il crollo dei tempi determinati, la crescita dei lavoratori scoraggiati e l’aumento di coloro che sono nella cosiddetta area della sofferenza”. Così la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti commenta quanto fotografato dalla ricerca realizzata dalla Fondazione Di Vittorio dal titolo “Il mercato del lavoro in Italia alla prova della pandemia: ripercussioni e prospettive”.

Per la dirigente sindacale “il 2021, partendo da queste basi, non può diventare l’anno dei licenziamenti. Certamente il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e il blocco dei licenziamenti hanno evitato una vera e propria emorragia di posti di lavoro, ma ora sono urgenti altre misure, in primis la riforma degli ammortizzatori sociali, accompagnata da alcuni interventi da attuare subito come il rilancio dei contratti di solidarietà, il rafforzamento della Naspi e della Dis Coll”.

“Inoltre – prosegue Scacchetti – sarà fondamentale definire una forte condizionalità degli investimenti alle loro ricadute occupazionali. Sarà essenziale definire un piano straordinario per l’occupazione che a partire dai settori pubblici, sanità ed istruzione in primis, possa garantire uno shock occupazionale soprattutto per giovani e donne”.

giovedì 29 ottobre 2020

Manifestazione lavoratori dello spettacolo Venerdì 30 ottobre 2020 con presidio tra le 10,00 e le 13,00 in Piazza della Scala a Milano.


I lavoratori del settore manifesteranno il 30 ottobre 2020 con presidio tra le 10,00 e le 13,00 a livello regionale, nelle città capoluogo o in altre città scelte unitariamente, rispettando le disposizioni che regolano queste iniziative. Per la Lombardia il presidio si terrà in Piazza della Scala a Milano. Durante la mattinata, una delegazione incontrerà il prefetto per consegnare un documento unitario.
Qui scarica il volantino

lunedì 9 marzo 2020

Lavoro: Cgil, criticità strutturali aggravate da Covid-19

L’occupazione in Italia è al massimo storico di 23,4 milioni di unità, un dato che deve essere correttamente interpretato poiché nasconde pesanti criticità strutturali del nostro mercato del lavoro che si ripercuoteranno nel 2020, aggravate purtroppo anche dagli effetti del Covid-19”. Così in una nota la Cgil Nazionale commenta il Rapporto annuale di ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal sul mercato del lavoro 2019.
I dati sul lavoro del 2019, sottolinea la Confederazione “segnano, a partire dalla fine dell’estate, un costante calo complessivo degli occupati, in particolare dei tempi determinati e dei lavoratori indipendenti, meno di quelli a termine. Nel dettaglio: gli occupati a tempo indeterminato a dicembre sono il 64,2 % del totale, – 1,4% rispetto al massimo storico del 2015; gli occupati a termine raggiungono il loro massimo  storico al 13,4%, mentre gli indipendenti registrano il minimo storico 22,5%. Sostanzialmente – afferma – un fine anno di marcata sofferenza occupazionale”.
Per la Cgil “la tendenza occupazionale, oltre a essere caratterizzata da una bassa crescita, si contraddistingue per la sua bassa intensità lavorativa (a gennaio 2020, rispetto al 2007, registriamo -2,3mld di ore lavorate complessive) e per la sua scarsa qualità più di 2,7mln di italiani, il 107% in più

giovedì 20 giugno 2019

Istat: Cgil, Paese fermo, aumentano divari territoriali e diseguaglianze

“Una fotografia impietosa di un’Italia ferma per crescita economica, occupazionale e demografica”. Questo il giudizio della Cgil nazionale sulla situazione, emersa dal rapporto annuale Istat, del nostro Paese.
Per la Confederazione “tra i dati che destano maggiore preoccupazione quelli macroeconomici, ma non solo. L’economia italiana segna un netto rallentamento della crescita del Pil rispetto al 2017, quindi uno stallo”.
“Lo scenario demografico – prosegue – è segnato dalla mancanza di prospettive e dalla possibilità di miglioramento delle condizioni socio-economiche, lo dimostra il record negativo delle nascite. La recessione demografica, infatti, è alleviata solo dai migranti, sono quindi incomprensibili le politiche anti-immigrati che prevedono la chiusura dei porti e non l’accoglienza. Inoltre, continuano le migrazioni interne e quelle verso l’estero, soprattutto dei giovani: una tendenza drammatica registrata solo durante la prima guerra mondiale”. Sul versante occupazionale, il sindacato di corso d’Italia evidenzia un “contesto fragile. Aumentano in maniera preoccupante i lavoratori precari, con contratti inferiori a sei mesi, e quelli costretti ad un part-time involontario”. “Infine, negli ultimi dieci anni, è raddoppiata la quota di popolazione che non riesce a sostenere la spesa per beni e servizi essenziali, rischiando così l’esclusione sociale”.

Secondo la Cgil “le politiche dell’ultimo decennio hanno determinato quanto emerge oggi dal rapporto

giovedì 21 marzo 2019

Lavoro: Cgil, inizio anno non rassicurante, preoccupano crescita cig e disoccupazione

Un inizio anno non rassicurante, anzi: aumentano considerevolmente sia la cassa integrazione, in particolare quella straordinaria, che la disoccupazione. Il Governo, da troppo tempo latitante sul tema delle politiche per lo sviluppo e per la creazione di nuova occupazione, non può non prendere in esame questi dati”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in merito ai dati resi noti quest’oggi dall’Osservatorio Inps sulla cassa integrazione.Quanto rilevato a gennaio 2019 dall’Istituto – prosegue Scacchetti – evidenzia una crescita allarmante della disoccupazione del 13,4% su base annua” e secondo la dirigente sindacale “questo dato conferma il flop del decreto dignità poiché, in assenza di crescita, non sta determinando alcun beneficio. Ciò è dimostrabile – sottolinea – dal numero delle domande di licenziamento di dicembre, pari a 201.267, di cui il 98,5% sono state richieste di NASpI”. “A febbraio 2019 aumentano anche le ore di cassa integrazione richieste, del 91,1% su gennaio 2019 e del 25,6% su febbraio 2018. Tutti dati – aggiunge – che confermano la gravità delle condizioni generali del sistema produttivo nel nostro Paese, con il rischio non solo di una nuova fase di stagnazione, ma di un vero e proprio rallentamento”.
Per la segretaria confederale “servono quindi, come proposto unitariamente da Cgil, Cisl e Uil nella piattaforma, investimenti pubblici e privati e provvedimenti concreti che rendano le infrastrutture, materiali e immateriali, immediatamente cantierabili. Inoltre, serve attivare immediatamente un piano straordinario di assunzioni nella pubblica amministrazione e – conclude Scacchetti – rivedere l’infruttuosa pratica degli incentivi favorendo interventi urgenti che creino lavoro reale e stabile”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 30 gennaio 2019

Cgil e Fdv, report ‘Le anomalie del mercato del lavoro fra Italia e Europa’

Nonostante un lieve recupero, nel 2018, i principali parametri dell’occupazione italiana restano ancora molto distanti dalla media dell’Eurozona e in alcuni casi il divario aumenta”. È quanto afferma il Presidente Fondazione Di Vittorio Fulvio Fammoni commentando il report curato dalla Fondazione su Le anomalie del mercato del lavoro fra Italia ed Europa.
Nel dettaglio, spiega Fammoni “il tasso di occupazione italiano è più basso di 8,6 punti percentuali e, simmetricamente, il tasso di inattività più alto di 7,7 punti rispetto alla media europea. Il tasso di disoccupazione – prosegue – è “solo” 2,3 punti superiore a quello dell’Eurozona, ma come è noto, una quota di disoccupati è statisticamente riscontrabile all’interno dell’inattività”. Per il presidente Fdv un altro dato “di rilievo” è la sostanziale differenza nella situazione italiana dovuta alla condizione geografica, “il Nord – sottolinea Fammoni – ha tassi di occupazione in linea con quelli europei, mentre il Sud registra un ritardo di oltre 20 punti percentuali”. In conclusione avverte il Presidente di Fdv “la qualità del lavoro in Italia è peggiorata. Lo dimostra la crescita dei lavori a tempo determinato e del part-time involontario”. Infatti come riportato nella ricerca il numero di occupati full-time nel 2018 è pari a quasi 19 milioni (sostanzialmente ai livelli del 1993, primo anno disponibile nella serie

venerdì 11 gennaio 2019

Reddito cittadinanza: Cgil, non combatte povertà e non crea lavoro

Una misura complicata nell’accesso e con forti elementi di iniquità, quasi esclusivamente improntata all’inserimento lavorativo. Non combatte la povertà perché non affronta tale condizione nella sua complessità attraverso i necessari interventi multidisciplinari, sottrae la presa in carico dei beneficiari al Servizio Sociale Professionale dei Comuni, e non crea occupazione. Nei confronti dei cittadini stranieri è gravemente discriminatoria”. 
Questo in estrema sintesi il giudizio espresso dalla Cgil Nazionale in merito al Reddito di cittadinanza, misura avanzata dal Governo nella legge di Bilancio 2019. “Misure di sostegno economico o di contrasto all’esclusione sociale – prosegue la Confederazione – sono inefficienti se non precedute e accompagnate da investimenti volti a creare lavoro stabile e di qualità e se non si investe nelle infrastrutture materiali ed immateriali del Paese”. 
Per la Cgil il provvedimento proposto dall’Esecutivo “non è equo” perché, spiega “i criteri di accesso reddituali e patrimoniali danneggiano innanzitutto le famiglie più numerose e con minori”. “Inoltre – aggiunge – è insopportabile l’idea che qualunque misura di sostegno ai soggetti più deboli debba trasformarsi in un sistema di incentivazione per altri, come ad esempio per le imprese o per i soggetti accreditati”. 
In merito alla pensione di cittadinanza, ossia il Reddito per gli over 65, la Confederazione chiarisce che “non rappresenta in alcun modo una misura che innalzerà le pensioni minime o le pensioni sociali”. “Infine – conclude la Cgil – l’impostazione del decreto sottende un intollerabile approccio punitivo della condizione di disagio economico reso evidente dagli obblighi di accettazione di un posto di lavoro a centinaia di chilometri da casa, senza tenere adeguatamente conto delle differenti situazioni, oltre che dalle sanzioni previste”. 
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 30 ottobre 2018

Poste: chiarezza su accordi su politica occupazionale

Nelle ultime settimane si sono susseguiti comunicati e dichiarazioni di alcuni esponenti della politica e delle Istituzioni in merito alle azioni occupazionali che Poste Italiane, in accordo con il Sindacato, sta mettendo in atto su tutto il territorio nazionale.” Così una nota unitaria dei I Segretari Generali Slp- Cisl, Slc- Cgil, Uilposte-Uil, Failp-Cisal, Confsal Com, Fnc – Ugl Com.ni.
Riteniamo necessario precisare quanto segue.
Gli accordi sottoscritti a partire dal 30 novembre scorso tra l’Azienda e le Organizzazioni dei lavoratori stanno offrendo una risposta equilibrata alle molteplici esigenze, talvolta contrapposte, rappresentate dalle Parti:

  • offrire una opportunità di passaggio a tempo pieno, in tempi certi, ai moltissimi lavoratori part time involontari, presenti soprattutto nelle regioni del sud;
  • dare una equilibrata ma concreta risposta ai lavoratori del nord in attesa, da molti anni, di un trasferimento verso le stesse regioni del sud;
  • offrire un’opportunità di lavoro stabile alle migliaia di ex lavoratori che hanno prestato servizio in Poste con contratto a tempo determinato, nel rispetto delle leggi e delle anzianità maturate;
  • contribuire a garantire l’opportunità di sviluppo (attraverso le necessarie riorganizzazioni) ed un positivo equilibrio economico ad un’Azienda, Poste Italiane, che da 20 anni è una SpA

lunedì 8 ottobre 2018

Lavoro: FDV Cgil, tra giovani tasso occupazione cala del 9,3% negli ultimi 10 anni

Negli ultimi dieci anni la composizione del mercato del lavoro nel nostro Paese è radicalmente cambiata e l’età media degli occupati si è fortemente innalzata. Questo è dovuto solo in parte all’invecchiamento della popolazione. Infatti, tra i giovani (15-34 anni) il calo degli occupati dal 2° trimestre 2008 al 2° trimestre del 2018 (‑1 milione 863 mila) sorpassa di quasi 500 mila unità il calo della popolazione della stessa fascia d’età (-1 milione 374 mila), con il tasso di occupazione che cala del 9,3%. E’ quanto emerge dal report “Ingorgo generazionale?” realizzato dalla Fondazione Di Vittorio.
Prendendo poi a riferimento tutte le classi di età (15-34, 35-49, 50-64), emerge dallo studio che solo tra i giovani (15-34 anni) tutte le grandezze del mercato del lavoro peggiorano: meno occupati, più disoccupati, più inattivi, cambiando profondamente, a loro sfavore, la gerarchia nel mercato del lavoro, con particolare criticità nel Mezzogiorno, dove il tasso di occupazione attuale (29,8%) segna un ritardo di oltre 20 punti percentuali rispetto al tasso di occupazione del Nord (51,0%).
Per il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “è ragionevole collegare questi dati principalmente agli interventi legislativi (Legge Fornero) che hanno spostato ulteriormente in avanti l’età del pensionamento, ma è anche evidente che l’attuale modello di sviluppo non propone lavoro in qualità e quantità adeguate. Sbloccare quindi la possibilità di pensionamento è giusto e necessario, ma di per sé non è sufficiente a garantire un aumento di pari entità del lavoro tra i più giovani, né un miglioramento

martedì 20 marzo 2018

Italiaonline: tavolo operativo per salvaguardia occupazione

Oggi 20 marzo a Roma presso il Mise si è svolto l’incontro per la difficile vertenza Italiaonline.
Erano presenti il Ministro Carlo Calenda, il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino,la sindaca di Torino Chiara Appendino, accompagnati dai rispettivi Assessori del lavoro Gianna Pentenero ed Alberto Sacco, unitamente ad una rappresentanza della regione Lazio e Campania. La rappresentanza sindacale era composta dalle Segreterie Nazionali SLC CGIL, FISTel CISL UILCOM UIL, assistiti dalle varie segreterie territoriali e dalle rsu.
Il Ministro Calenda e le istituzioni presenti si sono impegnate ad avviare fin da subito un tavolo di lavoro con l’azienda che sarà immediatamente operativo, finalizzato a trovare soluzioni non traumatiche, che tenderanno a salvaguardare il perimetro occupazionale e mantenere tutte le sedi presenti sul territorio nazionale, modificando il Piano Industriale presentato dall’azienda, come da richiesta delle OOSS .
Nei prossimi giorni le OOSS terranno nelle varie sedi Italionline delle assemblee dei dipendenti di carattere informativo per esplicitare quanto avvenuto nello svolgimento della riunione presso il Mise.
In questo periodo di tre settimane di congelamento della vertenza, le parti reciprocamente non avvieranno iniziative unilaterali in merito all’andamento del confronto nel rispetto di quanto dichiarato pubblicamente dal ministro Calenda.
Contestualmente il livello di attenzione in merito alla vertenza Italiaonline rimarrà alto nei confronti dei media delle istituzioni locali e nazionali .
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 19 marzo 2018

Lavoro: FDV Cgil, ore lavorate (-5,8%) e unità di lavoro (-4,7%) rispetto al 2008, peggiora la qualità dell’occupazione

Nel quarto trimestre 2017 le ore lavorate sono state 667 milioni in meno rispetto al primo trimestre 2008 (- 5,8%). Calano di quasi 1,2 milioni anche le unità di lavoro (-4,7%)”. È quanto emerge dallo studio “Lavoro: qualità e sviluppo” elaborato dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio della Cgil.
Nell’Unione Europea a 15, – si legge nello studio – oltre all’Italia, anche Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda presentano nel quarto trimestre 2017 un numero di ore lavorate inferiore rispetto ai livelli che precedono la crisi (primo trimestre 2008). In Italia, però, lo scarto tra le due variazioni (occupati, ore lavorate), entrambe negative, è particolarmente marcato. E questo andamento è legato al peggioramento della qualità dell’occupazione nel nostro Paese. 
Negli ultimi cinque anni, infatti, sono aumentati fortemente i part-time involontari e, soprattutto negli ultimi due, le assunzioni a tempo determinato, portando l’area del disagio (attività lavorativa di carattere temporaneo oppure a part-time involontario) a 4 milioni 571mila persone, il dato più alto dall’inizio delle nostre rilevazioni. Peggiorano anche le condizioni dei lavoratori a tempo determinato, con un significativo incremento del part-time (+55% fra il 2015 e il 2017) e del numero dei contratti di durata fino a 6 mesi, passati da meno di 1 milione nel 2013 a più di 1,4 milioni nel 2017”.
Per il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “Il numero totale degli occupati,

giovedì 30 novembre 2017

Lavoro: Cgil, ripresa debole. Misure diverse per occupazione, giovani, politiche attive

Continuiamo a esprimere preoccupazione per le condizioni del mercato del lavoro italiano, che potremmo definire stagnante. La ripresa occupazionale, troppo lenta, coinvolge quasi esclusivamente gli over 50 ed esclude i giovani, che sempre più spesso, per necessità e non solo per volontà, scommettono su un futuro lontano dall’Italia”. Così la segretaria confederale Tania Scacchetti commenta i dati ‘occupati e disoccupati’ diffusi quest’oggi dall’Istat.
Per Scacchetti “quanto rilevato dall’Istituto nazionale di statistica dimostra come i mali strutturali del mercato del lavoro, ossia basso tasso di occupazione, forte gap di genere, differenze territoriali, siano ancora tutti da aggredire”. Inoltre “si evidenzia come le politiche di incentivazione di questi ultimi anni siano state inutili, poiché non supportate da un forte rilancio degli investimenti, dalla valorizzazione del lavoro stabile e dignitoso, dal sostegno all’innovazione e alla ricerca”.
La segretaria confederale della Cgil giudica poi “allarmanti” i dati relativi alle politiche attive diffusi dall’Inps. “L’incremento dei beneficiari di tali politiche (+50% sul 2015) – spiega – è determinato prevalentemente dagli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato, che hanno il grande limite della temporaneità e che riguardano una platea molto più ristretta rispetto a quella potenziale di circa 3 milioni di disoccupati, per la quale sarebbero più efficaci strumenti come presa in carico, profilazione, formazione professionale e riqualificazione”.
In una situazione di crisi persistente per gran parte del sistema produttivo, l’aver ridotto la tipologia e la durata degli ammortizzatori sociali senza investire adeguatamente sulle politiche attive aumenterà senz’altro il disagio sociale. Per questo – conclude Scacchetti – tali misure vanno corrette, una richiesta che avanzeremo sabato 2 dicembre dalle manifestazioni organizzate in cinque città italiane”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 2 ottobre 2017

Lavoro: Cgil, ripresa occupazione precaria, non premia giovani

“I dati di oggi confermano le difficoltà dettate da una ripresa fragile, congiunturale, fondata su un incremento dell’occupazione che è in grossa parte precaria e che non premia i giovani”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in merito ai dati ‘occupati disoccupati’ diffusi dall’Istat.
“La prima scelta che bisognerebbe fare – sottolinea la dirigente sindacale – è aumentare gli investimenti, a partire da quelli pubblici. È l’unica via per generare occupazione giovanile, in particolare nella ricerca, nell’innovazione, nel welfare e nell’ambiente. Gli investimenti – ribadisce – sono la leva per far ripartire la domanda e puntare su una crescita di qualità”.
Per Scacchetti “continuare sulla sola strada della decontribuzione è sbagliato e, come dimostrano i dati, non serve a sostenere i contratti stabili, condizione invece ineludibile specie in una situazione in cui vi sono seri problemi di tenuta degli ammortizzatori sociali in vigore. Permangono strumenti come gli stage e i tirocini che, in assenza di limitazioni, sono utilizzati in alternativa alle forme contrattuali”.
“Da giorni – prosegue la segretaria confederale – assistiamo ad un moltiplicarsi di ipotesi su cui attendiamo venga fatta chiarezza e si riapra il confronto. Tra queste apprezziamo quella di sostenere l’apprendistato come forma prevalente di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani. Ma – conclude Sacchetti – sarebbe utile, vista l’esplosione dell’utilizzo dei tempi determinati, prevedere dei vincoli al loro utilizzo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 6 luglio 2017

Istat: Cgil, nessuna crescita senza lavoro e investimenti

Non può esserci crescita senza lavoro e investimenti, lo diciamo da tempo. La battuta d’arresto dell’industria, degli investimenti, e ancor peggio dell’occupazione, dimostra che l’uscita dalla crisi per il nostro Paese continua a essere ostacolata da scelte politiche poco lungimiranti, che non fanno altro che allargare le distanze con gli altri Paesi europei”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana, diffusa quest’oggi dall’Istat.
Agli indicatori, già citati, che segnano una ‘pausa’ della crescita, si aggiungono – sottolinea la dirigente sindacale – altre tendenze negative: la flessione nella produzione industriale e nelle costruzioni; un nuovo segno meno nei prezzi, che purtroppo riporta la deflazione tra i principali problemi dell’economia nazionale; il calo dell’occupazione e l’aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile”. Rilevazioni che, secondo Fracassi, “rendono sempre meno credibili le recenti previsioni internazionali e nazionali, che stimano una crescita a fine anno abbondantemente superiore all’1%”.
Per la segretaria confederale “si continua a scommettere sull’export di poche imprese e settori, quando l’intera economia continua, per il nono anno consecutivo, a subire un’importante crisi di domanda, alimentata da austerità e ‘manovrine’ che tagliano la spesa e rendono sempre più iniquo il

giovedì 18 maggio 2017

Industria 4.0: Cgil, formazione, politiche attive e investimenti per affrontare cambiamento

Vincenzo Colla e Tania Scacchetti, segretari confederali della Cgil, nel corso dell’audizione svoltasi quest’oggi davanti alla Commissione Lavoro del Senato sull’impatto della quarta rivoluzione industriale sul mercato del lavoro.
Con il Lavoro 4.0 – sottolineano i due dirigenti sindacali – siamo di fronte ad un vero e proprio cambio di paradigma che pervade oggi la manifattura, ma che avrà effetti anche su servizi e pubblica amministrazione. Un cambiamento che sta avvenendo con velocità e dimensioni fino ad ora sconosciute, generando un clima di incertezza per gli impatti che potrà avere sull’occupazione e sulle nuove abilità e conoscenze che verranno richieste dal mercato del lavoro”. “Questo nuovo paradigma – proseguono – va implementato e governato all’interno dei processi produttivi attraverso la contrattazione e la maggiore partecipazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze”.
I segretari confederali della Cgil sostengono che “se non vorremo essere travolti dal cambiamento, dovremo essere in grado di dotarci di alcune strategie per favorire competenze, abilità e transizioni occupazionali e professionali. Per fronteggiare il rischio di esclusione di forza lavoro tra giovani e adulti è indispensabile un Piano nazionale di formazione continua e rafforzare il ruolo dei Fondi Interprofessionali, dell’apprendistato e dell’alternanza scuola lavoro”.
Inoltre, per garantire percorsi verso la maggior occupabilità, la riqualificazione, l’acquisizione di nuove competenze nel mercato del lavoro che cambia, occorre – aggiungono Colla e Scacchetti – rafforzare le politiche attive, superare il sottofinanziamento dei Centri per l’impiego e un sistema di tutele e di ammortizzatori sociali più universale”.
È prioritario – concludono Colla e Scacchetti – creare occupazione di qualità e con diritti, stimolando gli investimenti, così come indichiamo nel Piano del lavoro e nella nostra proposta di legge Carta dei diritti universali del lavoro”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 16 maggio 2017

Pil: Cgil, con zero virgola non si crea lavoro. Invertire rotta si può

L’Italia non è in ripresa. Anzi, la crescita continua ad attestarsi attorno allo zero-virgola senza soluzione di continuità dal 2013, materializzando il rischio di stagnazione. Resta impietoso il confronto con gli altri Stati europei, dopo di noi solo la Grecia”. Così Riccardo Sanna, responsabile Area Politiche dello sviluppo Cgil Nazionale commenta le stime preliminari del Pil elaborate da Istat e Eurostat per il primo trimestre 2017.
Complessivamente – sottolinea il dirigente sindacale – dai dati si evince che l’Italia è ancora troppo lontana dal livello pre-crisi (2007) di redditi reali e occupazione, soprattutto giovanile. Continua a insistere una crisi di domanda, soprattutto nel Mezzogiorno, dove, come rilevato oggi dall’Eurispes, il potere d’acquisto e il lavoro continuano a diminuire”.
“Purtroppo – prosegue Sanna citando le previsioni della Commissione europea – il nostro Paese ‘conquista’ la maglia nera sulla crescita: per il biennio in corso si conferma al penultimo posto in classifica e alla fine del 2018 saremo ancora più indietro rispetto a tutte le principali economie europee e industrializzate”.
Ma per il responsabile Area Politiche dello sviluppo “non è una condanna, piuttosto una resa. Con le politiche economiche, fiscali e di bilancio realizzate in questi anni e in programma per i prossimi – sostiene infatti – il sistema-paese sta diventando e diventerà più povero e più arretrato. Ed è proprio dalle arretratezze e dalle potenzialità che si può ripartire, anche senza infrangere le regole europee, per generare nuova crescita, nuovi investimenti, nuova occupazione, nuovi redditi, e