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mercoledì 21 novembre 2018

25 novembre: Appello ‘Uomini Contro la violenza’

Domenica prossima, 25 novembre, è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
In migliaia di località in Italia e nel mondo ci saranno iniziative e manifestazioni promosse principalmente da Associazioni e Movimenti di donne.
Ma la violenza sulle donne è una responsabilità di noi uomini, dell’atavica cultura patriarcale del dominio e della prevaricazione di genere; può essere esercitata fisicamente, psicologicamente, economicamente, verbalmente.
Per questo non basta essere solidali, magari partecipando a questo o quell’evento; solidarietà e sostegno silenziosi, condanne a tavolino non bastano più.
È tempo che si modifichi l’atteggiamento interiore ed esteriore del genere maschile verso le donne.
È tempo che noi uomini si prenda la parola, si agisca, si affermi coi fatti la cultura e la pratica della parità, del rispetto, della valorizzazione delle differenze, perché la libertà delle donne è una grande questione democratica che interroga la società e tutti noi.
Il silenzio o, peggio ancora l’indifferenza, non sono più tollerabili, spesso nascondono piccole e grandi complicità.
Come uomini militanti e dirigenti di Cgil Cisl Uil abbiamo sempre sostenuto con forza la difesa, la tutela e la promozione dei diritti civili delle donne, anche attraverso la definizione di norme a

venerdì 15 maggio 2015

Inps: Cgil, Crescono le disuguaglianze tra uomini e donne e si riflettono sulle pensioni

"Il forte divario pensionistico tra uomini e donne riflette le discriminazioni e le disuguaglianze di genere, in continuo aumento. Che cosa aspetta la politica ad occuparsene?". Loredana Taddei, responsabile politiche di genere della Cgil nazionale, commenta così i dati Inps diffusi oggi sugli importi medi delle pensioni erogate.
"La disparità pensionistica è strettamente legata alla disparità salariale e al calo occupazionale che colpisce le donne in Italia. Le donne a parità di lavoro guadagnano meno e cresce il numero delle disoccupate. Al punto che gli indicatori mondiali sulla parità tra uomini e donne ci collocano tra i Paesi con minore partecipazione femminile nel campo economico e tra quelli con le maggiori disparità di genere e salariali - osserva Taddei - . Troppe lavoratrici madri pagano il prezzo di un welfare svuotato e di una rete di servizi inadeguata ai bisogni con costi troppo elevati. Dopo la maternità in Italia continuano a lavorare solo 43 donne su 100".
Secondo le ultime stime dell’Osservatorio Nazionale Mobbing 4 madri su 10 vengono costrette a dare le dimissioni per effetto di mobbing post partum. Almeno 350mila sono quelle discriminate per via della maternità o per aver avanzato richieste per conciliare il lavoro con la vita familiare. Il part-time involontario ha superato oramai il 6O%.
"Pari opportunità e conciliazione, così come sono, non bastano più. Ma a tutt’oggi non c'è traccia di misure attuate dal Governo per superare il divario retributivo fra donne e uomini. E l'Europa continua a pungolare l'Italia, fissando l'annullamento delle differenze retributive tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2020 . Ma senza successo!" , conclude la dirigente del sindacato guidato da Susanna Camusso.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil