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domenica 25 aprile 2021

25 aprile: Landini, l’antifascismo oggi è non essere indifferenti

“Se siamo una Repubblica democratica dobbiamo ringraziare i nostri padri, le nostre madri, i nostri nonni e le nostre nonne che hanno combattuto, e alla fine sconfitto, il fascismo e il nazismo”. Con questa parole Maurizio Landini ricorda, in un video di Collettiva.it, il 25 aprile del 1945, e si domanda: cos’è il fascismo oggi? Per il segretario generale della Cgil “il fascismo oggi è un sistema istituzionale autoritario, ma anche un sistema di idee che rovescia la democrazia perché non concepisce la partecipazione del popolo, il diritto delle persone di dire quello che pensano, perché alla fine tutti devono dire quello che pensa il capo”.

In questo senso, continua il  numero uno di Corso Italia, “c’è una violenza anche politica, una violenza che porta a discriminare le persone per la razza, quindi a favorire il razzismo, a discriminare le persone per il sesso, a discriminare le persone per la religione”.

Per Landini “essere antifascisti oggi vuol dire non avere paura dell’altro, vuol dire essere inclusivi, vuol dire far partecipare le persone, vuol dire battersi per i diritti e le libertà delle persone nel lavoro, vuol dire non essere individualisti ma essere solidali e in grado di favorire un altro modello sociale e un altro modello di sviluppo. E questo significa però non essere indifferenti, non far finta di non vedere quello che sta succedendo, ma vuol dire prendere parte ad una cultura della partecipazione, una cultura del riconoscimento dei diritti dell’altra persona e quindi in un’idea di fratellanza e di solidarietà”.

Per queste ragioni, ricorda il segretario generale della Cgil, “questo 25 aprile, che avviene all’interno di una pandemia pesantissima, non può essere un 25 aprile che passiamo in casa ma dobbiamo uscire”. Ed invita a partecipare all’iniziativa lanciata dall’Anpi “di deporre un fiore in tutte le vie in tutte le piazze che sono dedicate a uomini e donne che hanno dato la loro vita per renderci una repubblica democratica e libera”.

VIDEO – Maurizio Landini: il nostro fiore partigiano

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 3 maggio 2019

Poste Italiane: Colla (Cgil) e Di Ceglie (Slc-Cgil) “Lavoratori costretti a lavorare il 25 aprile ed il 1° maggio. Un fatto grave”

Nelle due giornate del 25 aprile e del 1° maggio, Poste Italiane ha “invitato” lavoratori a tempo determinato ed indeterminato a recarsi a lavoro in una condizione mai verificatasi in precedenza”. Lo denunciano in una nota congiunta il Vice Segretario Generale della Cgil, Vincenzo Colla, ed il Segretario nazionale dell’Slc-Cgil, Nicola Di Ceglie.
Infatti né il contratto nazionale di lavoro, nè tantomeno gli Accordi sottoscritti tra Azienda ed Organizzazioni Sindacali -specificano i dirigenti sindacali- prevedono attività in tali giornate”.
“Un fatto già grave ed inedito cui -fanno sapere ancora Colla e DiCeglie- si aggiunge che i lavoratori hanno compiuto il servizio privi del supporto dei loro responsabili ed in uno stato di assoluto abbandono organizzativo”.
E’ una condotta da condannare -ha stigmatizzato il Vice Segretario Generale della Cgil- poiché nella giornata del 25 aprile si deve avere normalmente l’opportunità di ricordare il valore fondamentale della libertà e della democrazia”. “Analogamente -ha aggiunto- per il Primo Maggio, una Festa, ma anche un momento di lotta, di rilievo assoluto per tutto il mondo del lavoro cui

lunedì 25 aprile 2016

Noi non dimentichiamo. Settanta anni nella libertà, con il voto delle donne - Susanna Camusso

Oggi a Milano, come in tante altre città e luoghi del Paese, i partigiani tornano nelle strade e nelle piazze. Tornano insieme alle migliaia di uomini e donne che in questi anni si sono impegnati per mantenere vivo il ricordo di quanto accade, accompagnati da una generazione di giovani che nei valori della resistenza ha trovato il senso di un impegno civile e democratico. Tornano per festeggiare i 70 anni di vita libera e democratica della nostra Repubblica e perché il ricordo ci aiuti nelle scelte difficili e impegnative che ci attendono.
Viviamo un momento di grandi rivolgimenti internazionali. Popoli interi cercano un futuro affrontando sacrifici indicibili. Fuggono dalla guerra, dall’oppressione, dalle malattie nella speranza di trovare pace e lavoro. Accoglienza, integrazione, cooperazione dovrebbero essere i pilastri di una strategia continentale. Invece, in molte, troppe nazioni, si alzano muri, ci si chiude nella propria fortezza pensando a come escludere e respingere. Ma una società che esclude chi ha bisogno è una società che sedimenta una cultura violenta.
La minaccia terroristica ha compiuto un salto di qualità. La matrice religiosa offre la base ideologica per il reclutamento. Le disuguaglianze sociali costituiscono il brodo di coltura per il suo