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lunedì 22 marzo 2021

Turchia: Donne Cgil e Spi, condanniamo uscita Convenzione Istanbul

Condanniamo duramente la decisione della Turchia di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul, trattato firmato appena dieci anni fa che vincola i governi ad adottare una legislazione che persegua la violenza domestica e gli abusi, nonché lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili”. Lo affermano, in una nota congiunta, le donne della Cgil insieme alle donne dello Spi Cgil.

L’aggressione ai diritti e alle libertà delle donne – proseguono Cgil e Spi – è sempre sintomatica della compressione delle regole democratiche in atto in un Paese. Compressione che in Turchia è in corso da tempo anche nei confronti delle organizzazioni sindacali impegnate per i diritti dei lavoratori”.

Per le donne della Cgil e dello Spi “la motivazione addotta da Ankara per la sua grave decisione e cioè che contrastare la violenza sulle donne anche tra le mura domestiche incoraggi i divorzi e mini l’unità familiare è a fondamento di quella logica patriarcale che vuole la donna subordinata al potere del pater familias promossa da ambienti ultraconservatori e ortodossi non solo in Turchia, ma anche in altri paesi europei, finanche in Italia”.

Chiediamo alle Istituzioni europee e nazionale di condannare, senza mezze misure, la decisione del governo turco. Una decisione che va contrastata con tutti gli strumenti e i mezzi a disposizione per lanciare anche un segnale inequivocabile in difesa delle libertà e dei diritti delle donne conquistati con fatica, che sono poi conquiste per tutte le cittadine e i cittadini”, concludono Cgil e Spi.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 3 maggio 2019

Poste Italiane: Colla (Cgil) e Di Ceglie (Slc-Cgil) “Lavoratori costretti a lavorare il 25 aprile ed il 1° maggio. Un fatto grave”

Nelle due giornate del 25 aprile e del 1° maggio, Poste Italiane ha “invitato” lavoratori a tempo determinato ed indeterminato a recarsi a lavoro in una condizione mai verificatasi in precedenza”. Lo denunciano in una nota congiunta il Vice Segretario Generale della Cgil, Vincenzo Colla, ed il Segretario nazionale dell’Slc-Cgil, Nicola Di Ceglie.
Infatti né il contratto nazionale di lavoro, nè tantomeno gli Accordi sottoscritti tra Azienda ed Organizzazioni Sindacali -specificano i dirigenti sindacali- prevedono attività in tali giornate”.
“Un fatto già grave ed inedito cui -fanno sapere ancora Colla e DiCeglie- si aggiunge che i lavoratori hanno compiuto il servizio privi del supporto dei loro responsabili ed in uno stato di assoluto abbandono organizzativo”.
E’ una condotta da condannare -ha stigmatizzato il Vice Segretario Generale della Cgil- poiché nella giornata del 25 aprile si deve avere normalmente l’opportunità di ricordare il valore fondamentale della libertà e della democrazia”. “Analogamente -ha aggiunto- per il Primo Maggio, una Festa, ma anche un momento di lotta, di rilievo assoluto per tutto il mondo del lavoro cui

mercoledì 6 dicembre 2017

Minacce a Repubblica: solidarietà e mettere al bando organizzazioni fasciste

Ora lo squadrismo fascista minaccia direttamente la stampa. Un drappello di manifestanti con le bandiere di Forza Nuova ha “presidiato” la sede de “La Repubblica” lanciando fumogeni e invitando al boicottaggio del giornale e del settimanale “L’Espresso”. Questi tentativi di intimidazione vanno respinti nel modo più fermo” così la segreteria nazionale di Slc Cgil esprime la propria solidarietà ai lavoratori del quotidiano La Repubblica.
Chi pensa che i protagonisti di questi atti siano quattro teppistelli da strapazzo si sbaglia di grosso: sono organizzazioni con ramificazioni internazionali, con ingenti fondi provenienti da più parti e diretti da menti raffinate, esattamente come denunciato da “La Repubblica” e “L’Espresso” da tempo a questa parte.”
La solidarietà al giornale e ai suoi lavoratori è necessaria, ma non sufficiente: occorre che lo Stato faccia lo Stato – rilancia Slc Cgil. Occorre perseguire i singoli e mettere al bando le organizzazione fasciste che da troppo tempo, in un silenzio tanto “peloso” e ammiccante quanto vergognoso e irresponsabile, stanno provando ad alzare la testa. 
È tempo che si agisca in forza dello spirito e del dettato della Costituzione su cui si fonda la nostra Repubblica, democratica e antifascista.

martedì 12 luglio 2016

Legge 194: Taddei (Cgil), risoluzione Comitato Ministri Consiglio d’Europa non modifica condanna definitiva del Comitato Europeo

La risoluzione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa in tema di interruzione volontaria di gravidanza ed obiezione di coscienza non modifica la condanna definitiva del Comitato Europeo dei diritti sociali e l’Italia resta sotto osservazione fino al prossimo rapporto nazionale, che dovrà essere inviato al Comitato nel 2017. Nel nostro Paese è accertata la violazione del diritto alla salute delle donne, del principio di non discriminazione e del diritto al lavoro e alla dignità sul lavoro dei medici non obiettori di coscienza: non ci si nasconda, è necessario rimuovere gli ostacoli alla piena applicazione della legge 194”. Così Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale, commenta il pronunciamento dei Ministri europei in merito alla decisione del Comitato dei Diritti Sociali sul reclamo collettivo presentato dal sindacato di corso d’Italia nel 2013.
La risoluzione – spiega Taddei – non interviene sulla condanna al nostro Paese, ma si inserisce nella procedura di monitoraggio successiva all’accertamento delle violazioni, riscontrate per la seconda volta in due anni, e il cui obiettivo è aiutare lo Stato a superare tale condizione”. “I ministri europei – continua – hanno dunque preso atto delle dichiarazioni del dicastero della Salute fornite lo scorso 24 maggio, sostanzialmente simili a quelle espresse nel corso della procedura e nelle Relazioni ministeriali del 2014 e del 2015, e della definitiva decisione di condanna del Comitato Europeo”.
La dirigente sindacale sostiene poi che la stabilita “congruenza” tra numero di medici non

venerdì 13 maggio 2016

Processo Thyssen: Cgil, giustizia non può aspettare

La fiducia nella giustizia è un fondamento della convivenza civile, ma a volte si ha l’impressione che la legge per qualcuno, i dirigenti di una multinazionale, sia più uguale che per altri, i lavoratori che hanno perso la vita mentre erano di turno in una fabbrica priva di misure di sicurezza”. Così il segretario confederale della Cgil Fabrizio Solari commenta le ultime notizie relative al processo Thyssen dopo l’udienza davanti alla quarta sezione penale della Corte di Cassazione, riunita ora in camera di consiglio, in cui il Pg ha chiesto l’annullamento delle condanne per i sei imputati e un terzo processo di appello.
Gli infortuni e i morti sul lavoro continuano ad aumentare – sottolinea Solari – e dare un segnale di tolleranza in questa direzione, annullando le condanne e rimandando il giudizio, sarebbe ingiusto e sbagliato”. “Il rogo del 2007 – ricorda il segretario confederale della Cgil – ha ucciso sette operai che stavano lavorando in uno stabilimento in via di chiusura, dove gli impianti non si erano fermati nonostante le norme sulla sicurezza non fossero più rispettate”.
Le pene per i sei imputati sono già state mitigate, con una riduzione della portata storica della sentenza di primo grado. Dopo otto anni – conclude Solari – non sarebbe accettabile un ulteriore rinvio ad un nuovo processo, con la possibilità di nuovi sconti di pena: la giustizia non può aspettare”.
Fonte: Uffico Stampa Cgil

venerdì 23 ottobre 2015

Lavoro: Cgil, ferma condanna per quanto accaduto a Sanremo, fatti gravissimi.

Roma, 23 ottobre – Con riferimento all’indagine della Procura di Im­peria sul Comune di Sanremo e all’operaz­ione della Guardia di Finanza, la Cgil esprime “ferma condanna per ogni tipo di compo­rtamento che non sia quello dettato dall’osservanza e dal rispetto delle regole”.­
“Fatti come quelli denunciati - aggiunge il sindacato di Corso d’Italia - gettano discred­ito anche su tutti coloro che all’interno del­ pubblico impiego svolgono il loro lavor­o onestamente. L’auspicio, quindi, è che si giunga ad una rapida soluzione che faccia chiarezza delle responsabilit­à".
"Tutti coloro che non hanno rispettato le regole e che si sono resi responsabili di questi gravissimi atti devono essere puniti, ma il comportamento di pochi non deve portare a criminalizzare un’intera categoria", conclude la Cgil.  
Fonte: Ufficio Stampa Cgil