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venerdì 5 ottobre 2018

Approvazione dl sicurezza: sindacati e associazioni, la vendita dei beni confiscati desta perplessità. Resti l’extrema ratio

Con riferimento al decreto legge recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” firmato ieri dal Presidente della Repubblica, le scriventi organizzazioni sindacali e associazioni – promotrici della riforma del Codice delle leggi antimafia approvata lo scorso anno – esprimono innanzitutto forti perplessità nel mettere insieme temi quali la sicurezza, la lotta alle mafie e l’immigrazione, e sottolineano l’importanza del rispetto degli obblighi costituzionali e gli impegni internazionali assunti dall’Italia.
In merito alla gestione e destinazione dei beni confiscati, nel testo licenziato si è cercato di porre rimedio a illogicità presenti nelle versioni precedenti, quali la discrezionalità nell’istituire i Comitati permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate presso le Prefetture ed il ridimensionamento del ruolo del Comitato consultivo di indirizzo presso l’Agenzia nazionale.
E’ certamente positiva la previsione di rafforzare la stessa Agenzia nel suo organico e in particolar modo con 70 nuove assunzioni attraverso concorso pubblico, anziché ricorrendo solo alle procedure di mobilità interna. Misura necessaria a ridurre vuoti già evidenziati, anche in termini di competenze e qualifiche adeguate. Rimane tuttavia il fatto che non sono individuate le coperture

venerdì 25 maggio 2018

Beni confiscati: l’Agenzia è un punto fondamentale della Riforma del Codice Antimafia

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, Cgil, Legambiente, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Uil
Il regolamento approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri del 26 aprile scorso su proposta del Ministero dell’Interno – relativo alla disciplina sull’organizzazione e la dotazione delle risorse umane e strumentali per il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ed in attuazione della riforma del Codice Antimafia – presenta carenze procedurali e organizzative che rischiano di mettere l’Agenzia nelle condizioni di non poter esercitare in pieno le funzioni istituzionali di restituzione alla collettività dei patrimoni sottratti alle mafie e ai corrotti.
Seppur la legge 17 ottobre 2017, n. 161 abbia introdotto un potenziamento della struttura con l’ampliamento della dotazione organica di personale (da 30 a 200 unità), non si può non ribadire che si sarebbero potute fare scelte più incisive, prevedendo una procedura diversa dalla mobilità, ad es. tramite concorsi di selezione pubblica di professionalità con competenze interdisciplinari.
Non ci sono, altresì, certezze dei tempi per portare a regime l’organico nonostante l’urgenza di rendere l’Agenzia pienamente operativa.
Non si può non evidenziare che i compiti dell’Agenzia hanno una forte valenza territoriale vista la collaborazione con le Prefetture, le Amministrazioni locali, gli Uffici giudiziari, i coadiutori e le diverse rappresentanze sociali per rendere efficace e veloce il percorso di riutilizzo dei beni e delle

giovedì 5 aprile 2018

Ripartiamo dalla legalità: Il recupero e il rilancio dei beni sequestrati

Più di 13mila imprese italiane hanno subìto un provvedimento di sequestro – totale o parziale – e di queste oltre 2mila sono ancora attive. Sono i dati che ha fornito uno studio di Infocamere – aggiornato a febbraio 2018 – presentato oggi durante l’iniziativa “Ripartiamo Il recupero e il rilancio dei beni sequestrati” organizzata dalla Filcams e dalla Cgil presso il Tempio di Adriano a Roma.
Dati significativi che mettono in evidenza una realtà importante, che si sta diffondendo in tutto il territorio italiano. Delle 2200 imprese attive infatti, 372 sono in Sicilia, 362 nel Lazio, segue la Campania con 311, ma la quarta regione è la Lombardia con 267 attività.
Tra i settori più coinvolti, quelli rappresentati dalla Filcams: il commercio, sia all’ingrosso che al dettaglio, che rappresenta il 26,41% del totale, le attività di servizi e ristorazione, all’11,64%. Particolarmente interessati anche il settore delle costruzioni (12,18%), le attività immobiliari (9,82%) e le attività manifatturiere (8,64%).
Il contrasto alla criminalità organizzata, alle Mafie e alla Corruzione è una battaglia che ha avuto una svolta favorevole con l’approvazione della legge 161, il nuovo Codice Antimafia, approvato il 17

martedì 30 gennaio 2018

Beni confiscati: Cgil, ritardi applicazione legge impediscono potenziamento Agenzia

“Le grandi opportunità di riscatto che possono arrivare dal riuso dei beni confiscati sono evidenti, ha ragione il Ministro Poletti, ma continuiamo a  registrare grandi ritardi nell’adempimento della legge che proprio il Governo avrebbe dovuto assicurare”. Così il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra.
“La recente legge di riforma del Codice Antimafia, fra le altre cose – spiega Massafra – prevede di rafforzare gli strumenti di governo e di sostegno per favorire il riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati e per ricollocare le aziende sequestrate in un nuovo circuito di legalità produttiva e occupazionale. 
Tra i capisaldi – sottolinea – vi è proprio il potenziamento e la riorganizzazione dell’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, che dovrebbe passare a 200 dipendenti, e la costituzione dei comitati permanenti presso le Prefetture al fine di un’efficace gestione del fenomeno”.
Ma il dirigente sindacale denuncia come “dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge, lo Stato sta disattendendo i compiti che questa gli assegna, ed è completamente assente nella gestione operativa ordinaria”. “Infatti – aggiunge – in numerose situazioni, come quelle della ex Centralgas e della Vigoras Serbatoi di Carini e quelle della Calcestruzzi Belice e della Inerti in provincia di Agrigento, gli