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lunedì 2 dicembre 2019

Scuola: Cgil, investire in contrasto povertà educativa, emergenza nazionale



Il rapporto Ocse-Pisa conferma che la povertà educativa è un’emergenza nazionale, come denuncia da tempo la Cgil. Ed è causa principale del tramandarsi dai genitori ai figli di forti disuguaglianze sociali, economiche e culturali, in un quadro di scarsissima mobilità intergenerazionale. Le Istituzioni, a partire dal Ministero dell’Istruzione, investano in una strategia di contrasto a tale fenomeno”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra.
Gli studenti italiani hanno bassissimi livelli di conoscenze e competenze. Un deficit – specifica Massafra – che riguarda tutto il territorio nazionale, ma si concentra nelle regioni del Sud del Paese, nelle zone metropolitane, nelle aree interne, negli istituti professionali più che nei licei. Si configurano così i noti divari territoriali nel possesso di titoli di studio e di competenze, ormai inaccettabili”.
Per il segretario confederale “occorre che tutte le scuole, soprattutto quelle a indirizzo tecnico e professionale, siano messe nelle condizioni di utilizzare metodologie didattiche come l’alternanza scuola lavoro di qualità, oppure strumenti di apprendimento duale come gli apprendistati formativi. Strumenti che – conclude il dirigente sindacale – possono essere leve per favorire una maggiore inclusione degli studenti più a rischio, che hanno maggiore difficoltà nell’apprendere unicamente con metodi tradizionali e che, invece, potrebbero migliorare in altri contesti formativi”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 18 maggio 2017

Industria 4.0: Cgil, formazione, politiche attive e investimenti per affrontare cambiamento

Vincenzo Colla e Tania Scacchetti, segretari confederali della Cgil, nel corso dell’audizione svoltasi quest’oggi davanti alla Commissione Lavoro del Senato sull’impatto della quarta rivoluzione industriale sul mercato del lavoro.
Con il Lavoro 4.0 – sottolineano i due dirigenti sindacali – siamo di fronte ad un vero e proprio cambio di paradigma che pervade oggi la manifattura, ma che avrà effetti anche su servizi e pubblica amministrazione. Un cambiamento che sta avvenendo con velocità e dimensioni fino ad ora sconosciute, generando un clima di incertezza per gli impatti che potrà avere sull’occupazione e sulle nuove abilità e conoscenze che verranno richieste dal mercato del lavoro”. “Questo nuovo paradigma – proseguono – va implementato e governato all’interno dei processi produttivi attraverso la contrattazione e la maggiore partecipazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze”.
I segretari confederali della Cgil sostengono che “se non vorremo essere travolti dal cambiamento, dovremo essere in grado di dotarci di alcune strategie per favorire competenze, abilità e transizioni occupazionali e professionali. Per fronteggiare il rischio di esclusione di forza lavoro tra giovani e adulti è indispensabile un Piano nazionale di formazione continua e rafforzare il ruolo dei Fondi Interprofessionali, dell’apprendistato e dell’alternanza scuola lavoro”.
Inoltre, per garantire percorsi verso la maggior occupabilità, la riqualificazione, l’acquisizione di nuove competenze nel mercato del lavoro che cambia, occorre – aggiungono Colla e Scacchetti – rafforzare le politiche attive, superare il sottofinanziamento dei Centri per l’impiego e un sistema di tutele e di ammortizzatori sociali più universale”.
È prioritario – concludono Colla e Scacchetti – creare occupazione di qualità e con diritti, stimolando gli investimenti, così come indichiamo nel Piano del lavoro e nella nostra proposta di legge Carta dei diritti universali del lavoro”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil