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venerdì 19 novembre 2021

CGIL, insieme agli studenti per una scuola pubblica e contro la precarietà

“Siamo al fianco degli studenti e delle studentesse che oggi sono in piazza in tutta Italia per rivendicare una scuola pubblica, per lottare contro il lavoro precario, per il futuro del nostro Pianeta”. Ad affermarlo, in una nota, la vicesegretaria generale della CGIL, Gianna Fracassi, in occasione della mobilitazione nazionale studentesca.
La dirigente sindacale in un video su Collettiva.it in cui dialoga con il coordinatore della Rete degli studenti medi, Tommaso Biancuzzi, afferma: “In legge di bilancio ci sono pochissime risorse per i giovani, disperse, tra l’altro, in misure non significative.
Nulla sulla questione lavoro e precarietà. È inaccettabile che oggi l’unica proposta lavorativa per i ragazzi e le ragazze sia un tirocinio extracurricolare o comunque una forma di lavoro precaria”.
Per la vicesegretaria generale della CGIL “il vero problema resta la dispersione scolastica e l’assenza di politiche utili a riportare all’interno di un percorso di studi gli studenti che hanno abbandonato o che stanno abbandonando la scuola”. Infine, conclude Fracassi “i giovani devono partecipare alle scelte del Paese, solo così possiamo immaginare un futuro migliore”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 5 aprile 2021

Istat: Cgil, dati drammatici, imperativo è confermare misure di protezione sociale

L’emergenza sanitaria in atto da più di un anno porta il suo conto sul fronte dell’occupazione. I dati diffusi oggi dall’Istat, alcuni dei quali drammatici, dovrebbero convincere anche i più scettici della necessità di prorogare le misure speciali di ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti se non si vuole imboccare una via di non ritorno per il nostro Paese”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
La dirigente sindacale sottolinea in primis “il calo degli occupati del 2,2%, pari a 945.000 unità in meno divise tra dipendenti (-590.000) e autonomi (-355.000). Un dato drammatico che rende del tutto insignificante il fatto che l’occupazione nei primi due mesi del 2021 sia rimasta sostanzialmente stabile, -0,1% e pari al 56,5%”. 
Scacchetti evidenzia poi “l’aumento del tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni, +2,6 punti su febbraio 2020, arrivato al 31,6%, come a metà 2018, mentre gli occupati risultano essere 919.000, il 15,7% del totale come per il dato medio del 2015”. Ma “forse ancor più grave è il dato riferito al tasso di inattività, che tra i 15 e i 64 anni è salito al 37% (+2,1 punti rispetto a febbraio, per un aumento di 717.000), con un totale di 14.084.000 inattivi che ci riporta ai dati di metà 2016”. 
Nella consapevolezza che il Piano nazionale dei vaccini non produrrà nel breve termine un rimedio a tali dati – sostiene Scacchetti – occorre uno sforzo di solidarietà nazionale che metta in campo tutte le risorse possibili per fermare queste emorragie. Serve un nuovo e importante impegno da parte del Governo affinché non ci si trovi letteralmente disarmati all’arrivo delle risorse europee”. Per questo, conclude, “confermare oggi e fino all’uscita della fase pandemica tutte le misure di protezione sociale è il vero imperativo.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 16 marzo 2021

Previdenza: Cgil, Cisl e Uil scrivono al Ministro Orlando

Cgil, Cisl, Uil chiedono al Ministro del Lavoro Andrea Orlando di riaprire il tavolo di confronto sulla previdenza.

“E’ necessario e urgente disegnare una riforma strutturale del sistema previdenziale che superi le attuali rigidità e che decorra dal gennaio 2022, alla scadenza di Quota 100”. Così i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Roberto Ghiselli, Ignazio Ganga e Domenico Proietti in una nota.

“La riforma complessiva del nostro impianto previdenziale – proseguono – dovrà prevedere la possibilità di accesso flessibile alla pensione, il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, la valorizzazione del lavoro di cura e del lavoro delle donne. Inoltre – concludono Ghiselli, Ganga e Proietti – , è il momento di prevedere un meccanismo che tuteli le future pensioni dei giovani, in particolare coloro che hanno carriere discontinue con basse retribuzioni, garantire un maggior potere d’acquisto per i pensionati e promuovere le adesioni alla previdenza complementare”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 11 settembre 2020

Lavoro: Cgil, mannaia pandemia abbattuta su giovani

 “Quelli diffusi oggi dall’Istat sono dati davvero drammatici che dimostrano come la mannaia di questa pandemia sul fronte occupazionale si sia abbattuta sui lavoratori più fragili del nostro mercato del lavoro: tempi determinati, lavoratori autonomi e soprattutto lavoratori più giovani”. È quanto dichiara a Collettiva.it la segretaria confederale Tania Scacchetti.

Per la dirigente sindacale, quanto rilevato dall’Istituto “certifica quello che diciamo da tempo: la precarietà è ormai un aspetto strutturale. Precarietà e assenza di tutele sono troppo spesso riconducibili alla generazione degli under 35. Senza il blocco dei licenziamenti – sottolinea Scacchetti – i dati di oggi sarebbero certamente ancor più drammatici e difficilmente recuperabili”.

“È necessario quindi invertire subito la rotta. I soldi del Recovery Fund vanno utilizzati per creare nuove opportunità di lavoro, soprattutto per le platee più fragili, donne e giovani, ma anche – conclude la segretaria confederale – per bonificare un mercato del lavoro inquinato da tipologie di lavoro e assunzioni contrattuali prive di ogni diritto”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 14 gennaio 2020

Pensioni: Cgil, Fondo integrativo non è risposta a giovani e donne. Su Quota 100 nostre previsioni corrette

È un grosso abbaglio pensare che la risposta previdenziale per giovani precari e donne possa essere un Fondo previdenziale integrativo pubblico a capitalizzazione”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli commenta quanto affermato oggi dal Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico in audizione alla Commissione Lavoro della Camera.
Chi ha un lavoro povero o precario – osserva il dirigente sindacale – non è nelle condizioni di versare contributi sufficienti per costruirsi una pensione pubblica, figuriamoci se avrà mai le disponibilità finanziarie per fare versamenti aggiuntivi per un Fondo integrativo”. “Dare una prospettiva dignitosa a questi lavoratori rappresenta una nostra priorità. Lo si può fare – prosegue Ghiselli – rafforzando la previdenza pubblica e valorizzando le posizioni previdenziali così da permettere anche ai giovani e alle donne occupati nelle attività più svantaggiate di avere una pensione dignitosa, quella che noi chiamiamo ‘pensione contributiva di garanzia’”. 
Anche l’idea di un Fondo integrativo pubblico, concorrente con i Fondi negoziali, la riteniamo sbagliata perché – spiega – la funzione dell’Inps non è quella di gestire risorse nel mercato finanziario. I Fondi negoziali esistenti, che hanno dato in questi anni ottimi risultati nella gestione

lunedì 2 dicembre 2019

Scuola: Cgil, investire in contrasto povertà educativa, emergenza nazionale



Il rapporto Ocse-Pisa conferma che la povertà educativa è un’emergenza nazionale, come denuncia da tempo la Cgil. Ed è causa principale del tramandarsi dai genitori ai figli di forti disuguaglianze sociali, economiche e culturali, in un quadro di scarsissima mobilità intergenerazionale. Le Istituzioni, a partire dal Ministero dell’Istruzione, investano in una strategia di contrasto a tale fenomeno”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra.
Gli studenti italiani hanno bassissimi livelli di conoscenze e competenze. Un deficit – specifica Massafra – che riguarda tutto il territorio nazionale, ma si concentra nelle regioni del Sud del Paese, nelle zone metropolitane, nelle aree interne, negli istituti professionali più che nei licei. Si configurano così i noti divari territoriali nel possesso di titoli di studio e di competenze, ormai inaccettabili”.
Per il segretario confederale “occorre che tutte le scuole, soprattutto quelle a indirizzo tecnico e professionale, siano messe nelle condizioni di utilizzare metodologie didattiche come l’alternanza scuola lavoro di qualità, oppure strumenti di apprendimento duale come gli apprendistati formativi. Strumenti che – conclude il dirigente sindacale – possono essere leve per favorire una maggiore inclusione degli studenti più a rischio, che hanno maggiore difficoltà nell’apprendere unicamente con metodi tradizionali e che, invece, potrebbero migliorare in altri contesti formativi”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 28 novembre 2019

Pensioni: Cgil, rapporto Ocse evidenzia la necessità di riforma per giovani

Anche l’Ocse riconosce che le attuali norme di accesso alla pensione in Italia sono fra le più restrittive al mondo: si può andare in pensione di vecchiaia solo a 67 anni, rispetto ad una media internazionale di 64,2, e i più giovani, con la crescita della speranza di vita, potranno andarci a 71 anni di età”. Così il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli commenta il rapporto ‘Pensions at a glance 2019’ dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.In realtà, il quadro è ben peggiore rispetto a quello descritto dall’Ocse. Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996 – spiega il dirigente sindacale – se non riuscirà a maturare una pensione superiore a 690 euro, e sono tantissimi i casi e lo saranno sempre di più in futuro, è costretto, già oggi, ad aspettare i 71 anni, per i giovani quella soglia si sposterà oltre i 73”.
Inoltre, in merito ai dati relativi alla spesa previdenziale, Ghiselli afferma “quanto calcolato dall’Ocse (16% del Pil) contiene anche alcune spese di natura assistenziale, parte del Tfr, e le imposte che per lo Stato non sono altro che una partita di giro. L’incidenza della spesa pensionistica effettiva, calcolata dall’Inps, è invece del 12%. La spesa previdenziale è sotto controllo, anche in prospettiva, e vi sono margini per una riforma che renda più sostenibile socialmente il sistema, e che guardi soprattutto a donne, giovani, precoci, lavori più faticosi, esodati”.
L’Ocse sollecita inoltre misure a favore delle persone che svolgono lavori poveri o discontinui, che sono soprattutto giovani e donne, una richiesta che da anni abbiamo avanzato ai vari governi”. Infine, il segretario confederale ha ribadito che “‘Quota 100’ è una misura a termine, del tutto inadeguata a rispondere alle esigenze complessive, e seppur poche le persone interessate, non è giusto eliminarla, anche perché – conclude – il costo reale di tale misura, secondo le nostre stime, sarà di circa 7mld inferiore a quanto preventivato”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 19 novembre 2019

Casa: Cgil, Cisl, Uil, presentano piattaforma ‘Una nuova questione abitativa’

A cinquant’anni dagli scioperi del 1969 per il diritto alla casa e contro il caro affitti, Cgil, Cisl, Uil hanno rilanciato, con l’iniziativa di oggi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il dibattito sul diritto all’abitazione presentando una piattaforma rivendicativa dal titolo: “La casa: una nuova ‘questione abitativa”.
A dare il senso del disagio abitativo di oggi, alcuni dati illustrati nel corso del dibattito: l’edilizia pubblica rappresenta solo il 4% del patrimonio abitativo e 650mila sono le domande inevase presso i Comuni e gli ex Iacp; 4 milioni di giovani tra i 25 e i 39 anni risiedono ancora nella famiglia di origine. Un disagio che per Cgil, Cisl, Uil è “stato determinato e ampliato dalla mancanza di politiche adeguate nel settore, dal progressivo arretramento dello spazio pubblico, dalla carenza di fondi”.
Per questo, secondo la vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi, e i segretari confederali di Cisl e Uil Giulio Romani e Ivana Veronose, “è indispensabile un rinnovato protagonismo sindacale”. Nella Piattaforma unitaria presentata oggi vengono quindi lanciate alcune proposte concrete: incremento dell’offerta residenziale pubblica; all’edilizia sociale a costi sostenibili; la rigenerazione delle città e la riqualificazione delle periferie; il rifinanziamento con adeguate risorse al Fondo di Sostegno all’affitto; misure fiscali in grado di calmierare il mercato privato degli affitti attraverso la riduzione dei canoni; l’istituzione di una cabina di regia nazionale con la partecipazione delle parti sociali, delle Agenzie comunali per la casa e l’Osservatorio della condizione abitativa.
Scarica:
– La piattaforma unitaria
– Le slides
– L’opuscolo

lunedì 8 aprile 2019

Europee: Landini, appello parti sociali per Europa nuova, forte, solidale e fondata su lavoro

Vogliamo un’Europa nuova, forte e solidale, fondata sul lavoro, attenta alle tematiche sociali, capace di combattere le diseguaglianze e il dumping sociale, innovativa, in grado di sostenere investimenti e innovazione. 
È questo il senso dell’appello che abbiamo firmato oggi con Confindustria”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, commenta l’appello firmato oggi da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.
È un richiamo – sottolinea il leader del sindacato di Corso d’Italia – che alla vigilia delle elezioni del Parlamento europeo, il mondo del lavoro e le imprese rivolgono ai cittadini italiani, alle forze politiche, alle istituzioni per cambiare, rafforzandola, l’Europa”.
Noi pensiamo – conclude Landini – di aver bisogno di più Europa, di un’Europa diversa da quella dell’austerità, lontana dai cittadini e dai lavoratori. Indichiamo un’Europa capace di dare prospettive di lavoro ai giovani, aperta al mondo, fattore di stabilità e pace, che sa accogliere. Un’Europa capace di compensare e ridurre le diversità economiche e sociali che vivono al suo interno”.
Leggi: appello per l’Europa
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 8 ottobre 2018

Lavoro: FDV Cgil, tra giovani tasso occupazione cala del 9,3% negli ultimi 10 anni

Negli ultimi dieci anni la composizione del mercato del lavoro nel nostro Paese è radicalmente cambiata e l’età media degli occupati si è fortemente innalzata. Questo è dovuto solo in parte all’invecchiamento della popolazione. Infatti, tra i giovani (15-34 anni) il calo degli occupati dal 2° trimestre 2008 al 2° trimestre del 2018 (‑1 milione 863 mila) sorpassa di quasi 500 mila unità il calo della popolazione della stessa fascia d’età (-1 milione 374 mila), con il tasso di occupazione che cala del 9,3%. E’ quanto emerge dal report “Ingorgo generazionale?” realizzato dalla Fondazione Di Vittorio.
Prendendo poi a riferimento tutte le classi di età (15-34, 35-49, 50-64), emerge dallo studio che solo tra i giovani (15-34 anni) tutte le grandezze del mercato del lavoro peggiorano: meno occupati, più disoccupati, più inattivi, cambiando profondamente, a loro sfavore, la gerarchia nel mercato del lavoro, con particolare criticità nel Mezzogiorno, dove il tasso di occupazione attuale (29,8%) segna un ritardo di oltre 20 punti percentuali rispetto al tasso di occupazione del Nord (51,0%).
Per il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “è ragionevole collegare questi dati principalmente agli interventi legislativi (Legge Fornero) che hanno spostato ulteriormente in avanti l’età del pensionamento, ma è anche evidente che l’attuale modello di sviluppo non propone lavoro in qualità e quantità adeguate. Sbloccare quindi la possibilità di pensionamento è giusto e necessario, ma di per sé non è sufficiente a garantire un aumento di pari entità del lavoro tra i più giovani, né un miglioramento

giovedì 13 settembre 2018

Pensioni: Cgil, Governo apra confronto, serve approfondimento su quota 100

È opportuno che il Governo apra un confronto con il sindacato sulla previdenza rispondendo alla richiesta avanzata da Cgil, Cisl e Uil al ministro Di Maio lo scorso luglio e affrontando i temi contenuti nella Piattaforma sindacale unitaria”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli.
L’ipotesi riguardante quota 100 a 62 anni merita un approfondimento e, se venisse formalizzata senza vincoli surrettizi, sarebbe una cosa positiva. Ma – sottolinea il dirigente sindacale – questo tema non esaurisce le questioni previdenziali da affrontare con urgenza, perché quota 100 riguarda una parte limitata del mondo del lavoro”. 
Il segretario confederale spiega infatti che “lascerebbe fuori quasi del tutto i giovani, le donne, il lavoro discontinuo, intere aree geografiche del Paese, per i quali, non essendo in grado di raggiungere quei livelli di contribuzione, le condizioni rimarrebbero quelle previste dalla legge Fornero. A maggior ragione – aggiunge – se venisse superata l’Ape sociale, che, per alcune categorie più deboli di lavoratori, prevede un minimo di contributi che può andare dai 28 ai 36 anni”.
È necessario inoltre – sostiene in conclusione Ghiselli – affrontare e risolvere definitivamente il tema esodati, la proroga di opzione donna e la questione dei 41 anni. E va garantita agli attuali pensionati l’effettiva tutela del valore della loro pensione, scongiurando anche i rischi di illegittimi ricalcoli o contributi di solidarietà da prelevare anche dalle pensioni di importo medio”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 4 aprile 2018

Istat: Cgil, permangono gravi criticità mercato del lavoro

I positivi scostamenti nei dati Istat di febbraio, purtroppo, non alterano su base annua le gravi criticità che caratterizzano il mercato del lavoro italiano. È ancora troppo poca l’occupazione, e quella che c’è spesso è debole, precaria, povera”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta le rilevazioni diffuse questa mattina dall’Istat su occupati e disoccupati.
Per la dirigente sindacale “la disoccupazione giovanile, che a differenza di quanto sta accadendo in Europa è in crescita, e il calo degli occupati nella fascia centrale di età, sono le principali criticità che andrebbero subito aggredite con adeguate scelte politiche”. 
Gli interventi prioritari che, secondo Scacchetti, dovrebbero essere inseriti nella prossima agenda di governo sono: “un piano straordinario per l’occupazione e il rilancio degli investimenti pubblici e privati”. “Solo così – conclude – si può finalmente garantire un futuro al Paese e in particolare alle giovani generazioni”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 6 dicembre 2017

Pensioni: Cgil, dati Ocse confermano nostre preoccupazioni per i giovani

Anche i dati diffusi dall’Ocse confermano che il tema della previdenza deve essere affrontato diversamente, a partire da questa legge di Bilancio. Deve essere garantito un futuro previdenziale ai giovani attraverso una pensione di garanzia nel sistema contributivo”. Così Ezio Cigna responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale commenta quanto rilevato quest’oggi dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.
Nel dettaglio, Cigna sottolinea: “i dati rivelano che l’Italia sarà uno dei Paesi europei che manderà in pensione a 71 anni e 2 mesi il ventenne nato nel 1996 che inizia a lavorare nel 2016, supponendo una carriera lavorativa senza interruzioni. Nella pubblicazione però – prosegue il dirigente sindacale – non si tiene conto di come è congeniato il nostro sistema, che in realtà, per tutti i soggetti che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, che hanno quindi un sistema previdenziale contributivo, andranno in pensione molto più in là. Il rischio reale per coloro che non raggiungeranno un certo importo di pensione è quello di arrivare a percepire un assegno di vecchiaia a 75 anni”.
La discontinuità del lavoro dei giovani è già un dato di fatto. Per questo abbiamo avanzato più volte al Governo la richiesta di rivedere le attuali soglie previste del 2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale, che penalizzano nuovamente il lavoro povero e discontinuo”.
In merito alla spesa pensionistica, sottolinea il responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale come l’Ocse non consideri la composizione della spesa previdenziale: “diversa da quella di altri Paesi europei poiché tiene conto anche di quella assistenziale”.
Affinché si possa confrontare seriamente la nostra spesa previdenziale è necessaria una comparazione a livello internazionale al fine di escludere quelle voci che non hanno attinenza alcuna con le prestazioni pensionistiche. Per questo – conclude Ezio Cigna – chiediamo al Governo che si impegni a promuovere in sede comunitaria una verifica dei criteri di rappresentazione della spesa pensionistica”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 30 novembre 2017

Lavoro: Cgil, ripresa debole. Misure diverse per occupazione, giovani, politiche attive

Continuiamo a esprimere preoccupazione per le condizioni del mercato del lavoro italiano, che potremmo definire stagnante. La ripresa occupazionale, troppo lenta, coinvolge quasi esclusivamente gli over 50 ed esclude i giovani, che sempre più spesso, per necessità e non solo per volontà, scommettono su un futuro lontano dall’Italia”. Così la segretaria confederale Tania Scacchetti commenta i dati ‘occupati e disoccupati’ diffusi quest’oggi dall’Istat.
Per Scacchetti “quanto rilevato dall’Istituto nazionale di statistica dimostra come i mali strutturali del mercato del lavoro, ossia basso tasso di occupazione, forte gap di genere, differenze territoriali, siano ancora tutti da aggredire”. Inoltre “si evidenzia come le politiche di incentivazione di questi ultimi anni siano state inutili, poiché non supportate da un forte rilancio degli investimenti, dalla valorizzazione del lavoro stabile e dignitoso, dal sostegno all’innovazione e alla ricerca”.
La segretaria confederale della Cgil giudica poi “allarmanti” i dati relativi alle politiche attive diffusi dall’Inps. “L’incremento dei beneficiari di tali politiche (+50% sul 2015) – spiega – è determinato prevalentemente dagli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato, che hanno il grande limite della temporaneità e che riguardano una platea molto più ristretta rispetto a quella potenziale di circa 3 milioni di disoccupati, per la quale sarebbero più efficaci strumenti come presa in carico, profilazione, formazione professionale e riqualificazione”.
In una situazione di crisi persistente per gran parte del sistema produttivo, l’aver ridotto la tipologia e la durata degli ammortizzatori sociali senza investire adeguatamente sulle politiche attive aumenterà senz’altro il disagio sociale. Per questo – conclude Scacchetti – tali misure vanno corrette, una richiesta che avanzeremo sabato 2 dicembre dalle manifestazioni organizzate in cinque città italiane”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 5 ottobre 2017

Ocse: Cgil, innovazione e qualità del lavoro per innalzare competenze

“Investimenti per promuovere uno sviluppo basato su innovazione e qualità del lavoro, e innalzamento del livello delle competenze di giovani e adulti”. Sono questi per il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra gli interventi necessari per superare il “circolo vizioso” evidenziato dal rapporto Ocse sulla ‘Strategia per le competenze’, “determinato dalla scarsa domanda di competenze da parte del nostro sistema produttivo e dalla conseguente bassa offerta delle stesse”.
Per Massafra “gli obiettivi indicati dall’Ocse possono essere raggiunti investendo nel sistema pubblico, assicurando a tutti i giovani le competenze chiave per l’apprendimento permanente, qualificando i percorsi di alternanza scuola lavoro e di apprendistato”. “Inoltre – aggiunge – è necessario innalzare il numero dei laureati e potenziare i percorsi terziari professionalizzanti, realizzando anche nel nostro Paese un sistema integrato dell’apprendimento permanente per migliorare le competenze degli adulti, a partire da quelli con bassi livelli di istruzione”.
Il segretario confederale della Cgil conclude sottolineando che “i processi di innovazione in corso pongono con forza e urgenza questo tema. Motivo per cui è necessario che il Governo risponda con un’iniziativa politica nazionale che coinvolga parti sociali e stakeholder al fine di individuare le priorità di intervento”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 2 ottobre 2017

Lavoro: Cgil, ripresa occupazione precaria, non premia giovani

“I dati di oggi confermano le difficoltà dettate da una ripresa fragile, congiunturale, fondata su un incremento dell’occupazione che è in grossa parte precaria e che non premia i giovani”. È quanto dichiara la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti in merito ai dati ‘occupati disoccupati’ diffusi dall’Istat.
“La prima scelta che bisognerebbe fare – sottolinea la dirigente sindacale – è aumentare gli investimenti, a partire da quelli pubblici. È l’unica via per generare occupazione giovanile, in particolare nella ricerca, nell’innovazione, nel welfare e nell’ambiente. Gli investimenti – ribadisce – sono la leva per far ripartire la domanda e puntare su una crescita di qualità”.
Per Scacchetti “continuare sulla sola strada della decontribuzione è sbagliato e, come dimostrano i dati, non serve a sostenere i contratti stabili, condizione invece ineludibile specie in una situazione in cui vi sono seri problemi di tenuta degli ammortizzatori sociali in vigore. Permangono strumenti come gli stage e i tirocini che, in assenza di limitazioni, sono utilizzati in alternativa alle forme contrattuali”.
“Da giorni – prosegue la segretaria confederale – assistiamo ad un moltiplicarsi di ipotesi su cui attendiamo venga fatta chiarezza e si riapra il confronto. Tra queste apprezziamo quella di sostenere l’apprendistato come forma prevalente di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani. Ma – conclude Sacchetti – sarebbe utile, vista l’esplosione dell’utilizzo dei tempi determinati, prevedere dei vincoli al loro utilizzo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

mercoledì 20 settembre 2017

Previdenza: Cgil, Cisl e Uil presentano proposta unitaria a Governo

Cgil, Cisl e Uil hanno presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali una proposta unitaria sui temi al centro del confronto della fase due sulla previdenza. Le proposte intendono superare le attuali rigidità e favorire il turn over generazionale per rendere più equo l’attuale sistema previdenziale.
Cgil, Cisl e Uil chiedono il blocco dell’adeguamento all’aspettativa di vita, previsto per il prossimo 2019, e che al contempo si avvii un tavolo di studio per individuare un nuovo criterio che rispetti le diversità e le peculiarità di tutti i lavori.
Per sostenere le future pensioni dei giovani, i sindacati propongono l’utilizzo di uno strumento che, valorizzando la storia contributiva dei lavoratori, ne sostenga il futuro reddito previdenziale e, contemporaneamente, che si superino gli attuali criteri previsti nel sistema contributivo, una vera e propria penalizzazione per i lavoratori con redditi più bassi.
È necessario porre fine alle disparità di genere che ancora penalizzano le donne nel nostro Paese. Un intervento sul solo meccanismo dell’Ape sociale è riduttivo, occorre una misura più ampia con il riconoscimento di un anno di anticipo per ogni figlio, fino a un massimo di tre, e il riconoscimento di un bonus contributivo per i lavori di cura, al fine di migliorare le pensioni delle donne.
È fondamentale il rilancio delle adesioni della previdenza complementare estendendo la fiscalità incentivante, prevista per i lavoratori privati, anche a quelli del settore pubblico.
Occorre operare, finalmente, una separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale al fine di dimostrare che la spesa per pensioni, in Italia, è sotto la media europea.
Bisogna, poi, varare subito una riforma della governance dell’Inps e dell’Inail per realizzare un sistema efficiente, trasparente e partecipato.
Cgil, Cisl e Uil chiedono, infine, il ripristino della piena indicizzazione delle pensioni introducendo un nuovo paniere e recuperando quanto perso in questi anni.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 3 luglio 2017

Lavoro: Cgil, dati non stupiscono, cambiare scelte politiche

I dati, purtroppo, non sono una novità, confermano ciò che sosteniamo da tempo: il mercato del lavoro è stagnante. Essere ottimisti a tutti i costi non serve, meglio affrontare i nodi e le mancanze delle scelte politiche degli ultimi anni: occorre cambiare le politiche adottate sinora”. Così Tania Scacchetti, segretario confederale della Cgil, commenta le rilevazioni su occupati e disoccupati diffuse oggi dall’Istat.
Secondo la dirigente sindacale “i numeri di ogni mese contraddicono quelli del precedente. Il nuovo aumento della disoccupazione, che non deriva da una diminuzione dell’inattività, segnala una ripresa ancora fragile e non strutturata, in cui la lieve crescita dell’occupazione, nonostante la mole di incentivi messi in campo, non ha gli stessi ritmi degli altri Paesi europei”.
Scacchetti sottolinea che “continuano a calare i lavoratori a tempo indeterminato e il lavoro che si crea è precario e a termine, e ne beneficiano in modo particolare gli ultra cinquantenni”. “Drammatica è poi la condizione dei giovani – denuncia – per i quali servono anzitutto opportunità di lavoro, valorizzazione delle competenze e fiducia, come proponiamo nel nostro Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile”.
Per la segretaria confederale “è sbagliato riproporre vecchie ricette come quella degli sgravi per le assunzioni dei giovani. Ricette che, come dimostrato dai dati Istat di oggi, non hanno determinato gli effetti auspicati e che rischiano di generare una bolla come già accaduto con il Jobs act”. “A ciò si aggiunge – prosegue – la preoccupazione che le agevolazioni fiscali possano riguardare il versante contributivo: oltre al danno quindi anche la beffa di future pensioni, per i più giovani, povere o poverissime”.
Occorrono – conclude Scacchetti – politiche nuove che a partire da forti investimenti pubblici creino le condizioni per la crescita, lo sviluppo e quindi nuova occupazione”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 31 gennaio 2017

Lavoro: Cgil, disoccupazione giovanile vera emergenza sociale

La disoccupazione giovanile al 40% è la vera emergenza sociale del nostro Paese. Nessun commento ottimistico può accompagnare i dati sugli occupati e sui disoccupati di dicembre 2016 diffusi oggi dall’Istat”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
“Incrementi di qualche migliaio di occupati a mesi alterni – sottolinea Scacchetti – che si distribuiscono volta per volta tra giovani, donne e over 50, rendono drammaticamente evidente che il nostro mercato del lavoro è fermo”.
La riduzione degli sgravi e delle decontribuzioni a pioggia – aggiunge la segretaria della Cgil – sta facendo, mese per mese, calare le attivazioni di nuovi contratti a tutele crescenti. Queste restano positive, ma in forte diminuzione rispetto all’esplosione del 2015. Inoltre, più del 75% delle nuove attivazioni è a tempo determinato, segno che anche quando si creano nuovi posti di lavoro questi sono fragili ed incerti”.
Questa situazione – prosegue Scacchetti – non può essere affrontata solo sollecitando politiche a favore della occupabilità. Serve, come la Cgil propone da mesi, un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, anche con creazione diretta di posti di lavoro. Sono necessarie – aggiunge – scelte di politica industriale, e occorre valorizzare il ruolo della contrattazione per affrontare una fase ancora critica della nostra economia. Fase che, con la riduzione degli ammortizzatori sociali, nei prossimi mesi porterà ad un incremento dei licenziamenti nelle realtà produttive più deboli”.
Insieme a Confindustria – ricorda la segretaria confederale – lo scorso settembre abbiamo sottoscritto un avviso comune su questi temi, ora sarebbe utile che il Governo attivasse un’interlocuzione per affrontare i tanti problemi in campo”.
“I dati di oggi – conclude Scacchetti – rafforzano le ragioni della campagna a favore della Carta dei diritti e dei referendum che la sostengono. Quella dell’indebolimento dei diritti e della spinta verso forme di lavoro sempre meno tutelate è una strada che si è dimostrata fallimentare. 
Ripartire dal lavoro e dal lavoro di qualità è l’unica via per invertire una tendenza negativa e consentire crescita e sviluppo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 4 aprile 2016

Pensioni: Camusso, norma va cambiata, costruire sistema solidale

Cambiare le pensioni e dare lavoro ai giovani’. E’ questo lo slogan che ha accompagnato la giornata di mobilitazione nazionale promossa da Cgil, Cisl e Uil per sabato 2 aprile.
Iniziative e manifestazioni unitarie a livello territoriale in tutto il Paese. I segretari generali delle tre confederazioni sindacali, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno partecipato rispettivamente alle mobilitazioni di Venezia, in Campo Santa Margherita, a Roma, in Piazza SS. Apostoli, e a Napoli, in Piazza Giacomo Matteotti. I comizi finali sono stati preceduti da cortei che hanno attraversato le città.
A Venezia, il corteo (partito alle ore 9.00 dalla stazione ferroviaria Santa Lucia) ha attraversato le vie della città per concludersi in Campo Santa Margherita alle ore 10.00. A seguire gli interventi dal palco. A prendere la parola per il comizio conclusivo il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso: “le pensioni devono cambiare radicalmente, deve cambiare la norma per quel che riguarda la costruzione di una previdenza per i giovani, la possibilità non di immaginarsi un futuro da poveri, ma di persone che nella loro vita lavorativa metteranno insieme una condizione civile di pensione”. “Deve cambiare – ha aggiunto – il rapporto con i singoli lavori perché non si può usare una media indefinita per la quale sarebbe lo stesso lavorare su un’impalcatura o in un ufficio. Ci vuole una relazione con la fatica del lavoro”. Per Camusso, infine, “va costruito un sistema solidale: chi ha avuto anche troppo dal sistema deve essere disponibile a dedicarlo ad una solidarietà interna, per fare della pensione ciò che è sempre stato: la condizione di una vecchiaia delle persone dopo una vita di lavoro”.