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mercoledì 6 luglio 2016

Voucher, come sfuma il confine tra lavoro formale e informale

Chiunque abbia seguito almeno una partita di calcio avrà di certo avuto modo di apprezzare l’abilità dei commentatori nel vivacizzare, con parole, momenti di gioco che magari vivaci non sono. Ecco, per commentare l’aggiornamento dell’Osservatorio sul precariato reso disponibile dall’Inps qualche giorno fa, ci piacerebbe avere un po’ di quell’abilità. Anche i dati diffusi nell’aggiornamento al primo quadrimestre 2016, infatti, confermano le tendenze già evidenziate nei primi mesi dell’anno.
In primo luogo, si legge nella sintesi dell’Inps, si conferma che con la fine degli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato è terminata anche la crescita delle forme più stabili di occupazione che aveva caratterizzato il 2015. Si tratta di un dato da non sottovalutare, visto che è in nome di quella crescita che, con il Jobs Act del governo Renzi, il contratto a tempo indeterminato ha perso una parte significativa delle sue caratteristiche tradizionali. Il secondo elemento riguarda invece il lavoro accessorio, che nel primo quadrimestre del 2016 continua la sua corsa con incrementi a due cifre sull’anno precedente (più 43,1%).
I dati dell’Inps consolidano, insomma, l’impressione che se è vero che in Italia è il lavoro a mancare, lo è anche la possibilità di trarre dal lavoro un riconoscimento dignitoso. E se questo vale per l’Italia nel suo complesso, ciò è tanto più vero per le regioni meridionali, dove – sempre con riferimento al mese di aprile – il lavoro accessorio cresce con variazioni che vanno dalle massime di