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lunedì 5 giugno 2017

Rai, sciopero sospeso. Il nuovo direttore generale apra subito al confronto sindacale


Il giorno, 1 giugno, si è tenuto il Consiglio di Amministrazione nel quale il Direttore Generale ha rassegnato ufficialmente le proprie dimissioni.
Nell’ambito dello stesso Consiglio è emersa la volontà di procedere a nominare il nuovo Direttore Generale entro la settimana prossima, il prossimo Consiglio di Amministrazione si terrà il 6 giugno è molto probabilmente indicherà una risorsa interna all’azienda.
Come OO.SS. non consideriamo superate le motivazioni per cui abbiamo proclamato lo sciopero per l’8 di giugno.
Rimane la nostra posizione critica rispetto alle scelte di tutto il vertice aziendale, CdA e Presidente compresi, corresponsabili col Direttore Generale di tutte le scelte rilevanti che hanno portato all’assoluta mancanza di progettualità (l’assenza del Piano Industriale, di un Piano Editoriale innovativo, di un progetto sulle news che mettesse al centro la qualità del prodotto e l’attenzione alle realtà territoriali, alla cultura e alle diverse sensibilità sociali).
Confermiamo che essendo corresponsabili dello stallo, dovrebbero assumere atti conseguenti anche Presidente e CdA.
E in questo quadro rimane la gravità del mancato rinnovo del CCL Rai per operai, impiegato e

mercoledì 20 aprile 2016

Lavoro: Cgil, tilt dimissioni online, garantire operatività o procederemo con diffida legale

“A settimane dall’entrata in vigore delle nuove procedure per la convalida delle dimissioni, il sistema ancora non funziona, uno scandalo che provoca ulteriori insostenibili danni ai lavoratori. 
Se il sito non sarà operativo a breve, procederemo con la diffida nei confronti del Ministero del Lavoro”. 
Questa la denuncia e l’annuncio della Cgil a seguito del mancato funzionamento del portale Cliclavoro.
“Da ieri, infatti, la pagina web non è più accessibile”, sostiene il sindacato di corso d’Italia, che, come già preannunciato, “ha predisposto gli atti necessari per diffidare il Ministero del Lavoro al fine di tutelare gli interessi dei lavoratori e della stessa Organizzazione”. 
 “Il Ministro ci risponda sulle responsabilità del suo dicastero e sani tutti i contenziosi – conclude la nota – altrimenti, se entro 24 ore non verranno ripristinate la piena operatività della procedura e la piena accessibilità, agiremo di conseguenza”.

lunedì 4 maggio 2015

Il mobbing per maternità colpisce mezzo milione di lavoratrici ogni anno

Cristina, professione architetto, per nascondere la pancia che cresceva ha indossato per quasi sette mesi un corpetto contenitivo. E’ stata operata con un cesareo d’urgenza, sua figlia è nata con tre mesi d’anticipo ed è rimasta per sessanta giorni in terapia intensiva. Daniela, impiegata in un supermercato con la mansione di scarico merci, la sua gravidanza l’ha rivelata quasi subito. Per il suo capo però non ha fatto molta differenza: le ha detto che poteva comunque continuare a svolgere la maggior parte del lavoro “fisico” e si è mostrato infastidito all’idea di dover mettere in sicurezza l’ambiente di lavoro, secondo la legge. Quando ha avuto un aborto spontaneo, è stata trasferita in un altro negozio con conseguente degradamento delle mansioni e meno soldi in busta paga. Ad Alessia, donna manager, l’azienda ha “perdonato” il primo figlio. Quando però è rimasta incinta la seconda volta, al rientro al lavoro ha trovato la sua scrivania occupata da una collega più giovane e più disponibile agli straordinari notturni.
Non è un Paese per mamme, questo. E’ invece la fotografia di un’Italia dove dominano le vessazioni, le ordinarie ingiustizie, le discriminazioni subdole e banali ma non per questo meno tremende, che hanno come bersaglio le lavoratrici da poco diventati madri, considerate dalle aziende