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martedì 23 maggio 2017

Ape sociale e precoci: Cgil, dpcm primo passo in giusta direzione, ora correggere limiti e andare avanti

Un primo passo nella giusta direzione, anche se arrivato con oltre due mesi di ritardo. Ora, nella seconda fase del confronto fra Governo e sindacati, si recuperino gli evidenti limiti presenti in questi primi provvedimenti e si affrontino anche gli altri temi previsti dal verbale sottoscritto dalle parti il 28 settembre scorso”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli in seguito alla firma da parte del Presidente del Consiglio, ieri sera, dei due Dpcm di attuazione delle norme sull’anticipo pensionistico.
La firma dei decreti relativi ad Ape sociale e lavoratori precoci – sostiene Ghiselli – consente a qualche decina di migliaia di lavoratrici e lavoratori in condizioni particolarmente difficili di poter anticipare l’età di pensione, senza alcun costo o penalizzazione. Un risultato positivo, a condizione che si correggano alcuni nodi rimasti irrisolti”.
Il dirigente sindacale evidenzia quindi “i limiti maggiori” dei provvedimenti: “innanzitutto la scarsità delle risorse messe a bilancio, solo 660 milioni di euro nel 2017, con la conseguente restrizione delle platee; gli eccessivi vincoli normativi che penalizzano in particolare chi ha lavori discontinui, come gli edili, gli appalti e i lavoratori agricoli; l’esclusione di molte attività gravose e il mancato accesso alle misure dei disoccupati che sono tali per la scadenza di un contratto a termine”.
La seconda fase del confronto – ricorda Ghiselli – dovrà incentrarsi inoltre, come previsto dal verbale di settembre, sulla pensione contributiva di garanzia per i giovani, la flessibilità in uscita, il riconoscimento dei lavori di cura, l’aspettativa di vita, la previdenza complementare e la rivalutazione

lunedì 18 aprile 2016

Garanzia giovani: molta propaganda, poche assunzioni

Tanto rumore per (quasi) nulla. Solo pochi giorni fa il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha espresso per l'ennesima volta la propria soddisfazione per il successo di Garanzia giovani, ma i dati sembrano dimostrare l’esatto opposto. La distorsione propagandata dal governo, che furbamente si sofferma soltanto sulle percentuali dei presi in carico e non sulle assunzioni vere e proprie, oscura la mancata partecipazione al progetto che già dall’inizio ha coinvolto meno della metà del bacino potenziale. L’enorme sforzo economico – tra i più significativi di sempre nelle politiche di attivazione del nostro paese – sembra dunque essersi tradotto esclusivamente in ulteriori finanziamenti alle imprese, sia nella forma del bonus occupazionale, sia nel pagamento di manodopera sottopagata in forma di tirocinio, sempre di più una delle frontiere “estreme” del precariato.
Se l’impatto dal punto di vista occupazionale è del tutto trascurabile, emerge chiaramente il profilo di un “mercato delle aspettative” con migliaia di giovani disoccupati. Le numerose inefficienze e i ritardi tratteggiano un quadro complessivo di difficoltà delle politiche di attivazione che si conferma – anche in questa occasione – come il vero tasto dolente del welfare italiano. Possiamo dunque affermare che gli obiettivi non sono stati raggiunti, né rispetto al periodo della transizione al lavoro ancora incredibilmente distante dai quattro mesi ipotizzati, né per gli esiti occupazionali. L’inadeguatezza organizzativa, ma soprattutto la forte frammentazione

martedì 23 giugno 2015

Jobs act: al via campagna Cgil 'No accordo no controllo'

Roma, 23 giugno - "Il governo ha scelto da che parte stare: non serve più l'accordo sindacale per controllare i lavoratori e si cancellano i limiti previsti dalla legge 300. Il Grande Fratello è niente in confronto a quanto previsto da questo provvedimento". Questa la denuncia contro il decreto Semplificazioni rilanciata questa mattina dalla Cgil con due flash mob nelle città di Roma e Bari.
Le due iniziative danno il via alla campagna itinerante promossa dalla Cgil Nazionale contro le modifiche all'articolo 4 dello Statuto dei diritti dei Lavoratori sul controllo a distanza previste dal decreto attuativo del Jobs Act. Nei prossimi giorni, con lo slogan 'No accordo no controllo', si terranno mobilitazioni in molte piazze d'Italia per sensibilizzare l'opinione pubblica e fare pressione sul Parlamento per ripristinare regole di rispetto dei diritti e della dignità dei lavoratori.
Per la Cgil si pone "un problema di dignità e di equilibrio nei confronti dello strapotere aziendale, di maggiori possibilità di ricatto nei confronti delle persone che lavorano, sole e non più tutelate dall'Articolo 4 dello Statuto”. Ma per il sindacato di corso d'Italia non solo si colpiscono ancora una volta i lavoratori, ma lo si fa senza alcun beneficio economico sull'altro piatto della bilancia: "questo decreto non aumenta la competitività delle imprese, non aumenta la produttività del lavoro, non facilita gli investimenti, nazionali o esteri, permette però ad alcune imprese di fare la faccia feroce