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martedì 13 giugno 2017

OPG: Cecconi (Cgil), no a ritorno Ospedali Psichiatrici Giudiziari, oggi giornata di digiuno collettivo

I rappresentati del comitato stopOPG, di cui la Cgil fa parte, tengono oggi una giornata di digiuno collettivo in occasione della ripresa in Aula alla Camera della discussione sul disegno di legge che rischia di riportare in vigore le norme dei vecchi OPG, recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario” (con l’articolo 1, comma 16, lettera d, dell’Atto Camera 4368). Per la Cgil nazionale parteciperà alla protesta Stefano Cecconi, responsabile Politiche della Salute.
“Il comitato – si legge in una nota di stopOPG – ringrazia le Deputate e i Deputati che hanno presentato gli emendamenti per stralciare o modificare questa norma, tenuto conto dell’importante parere della Commissione Affari Sociali”. Nel testo si ricorda poi che con la staffetta del digiuno, tenutasi dal 13 aprile al 30 maggio scorsi e a cui hanno partecipato 206 persone, “abbiamo ottenuto alcuni risultati importanti, ma la mobilitazione continua”. “Come abbiamo più volte affermato – spiegano – se il problema che si vuol risolvere con la norma è garantire l’assistenza sanitaria ai detenuti, troppo spesso impedita dalle drammatiche condizioni delle carceri, la soluzione è ben altra”.
Per Cecconi e per il comitato infatti “occorre qualificare e implementare nelle carceri i programmi dei

giovedì 23 aprile 2015

A RIDATECE SARMI !?!

All’ombra dello striscione con la scritta “A RIDATECE SARMI !” gli attivisti della Cisl di Milano hanno manifestato contro l’attuale Amministratore Delegato di Poste Italiane Francesco Caio diffondendo poi su giornali e web i filmati dell’iniziativa.
A ciascuno il giudizio sulla qualità dell’opera.
Per quanto ci riguarda noi ci asteniamo dal giudicare, ognuno si assumerà la responsabilità del proprio operato.
Sui contenuti della protesta non c’è molto da dire.
Per quanto ci riguarda da tempo abbiamo posto i problemi relativi alla carenza di personale, alla cattiva gestione, allo stato dei mezzi aziendali, alla sicurezza, dei dati contraffatti sulla qualità, ecc. ecc.
Tant’è che, solo come Cgil purtroppo, nel corso di buona parte del 2014, fino alla presentazione del Piano Industriale a dicembre, abbiamo tenuto aperto un conflitto di lavoro in tutta la Regione su questi temi denunciando l’immobilismo aziendale, nonostante i continui annunci dell’ing. Caio, che ha aggravato una situazione oltremodo disastrosa per la Lombardia.
Nel momento in cui si è aperto un confronto sul Piano Industriale a livello centrale riteniamo importante che ogni iniziativa vada rapportata a quel livello. Il prossimo incontro con Caio agli inizi di maggio dovrà essere determinante.
Una opinione condivisa unitariamente tanto è vero che nel frattempo abbiamo aperto una vertenza regionale unitaria per affrontare i problemi che riguardano gli Uffici Postali.
In questo contesto, dopo le assemblee unitarie tenute anche a Milano, abbiamo appreso con stupore

martedì 25 novembre 2014

Call Center ‐ raccolta firme per denuncia a Commissione Europea

Parte oggi la raccolta di firme (qui potete scaricare il documento da far sottoscrivere ai lavoratori) per una denuncia alla Commissione Europea relativa all’errata trasposizione dei contenuti della Direttiva Europea 2001/23 in materia di tutele dei diritti dei lavoratori.
Lo annunciano le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, nell’ambito delle iniziative che porteranno allo sciopero generale e alla Notte Bianca dei Call Center il prossimo 21 novembre.
Le crisi occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori, prosegue la nota, non sono figlie della crisi economica ma di un vuoto normativo che permette, nella successione dei medesimi appalti, di cambiare fornitore e lasciare disoccupate migliaia di persone.
In tutti gli altri Paesi europei la successione e il cambio di appalto è gestito attraverso tutele occupazionali, che nascono dalla direttiva, che tutelano i lavoratori, il loro salario e i loro diritti nel cambio di fornitore.
In Italia no! Nel cambio di appalto si agisce unicamente attraverso la compressione di salari e diritti in modo tale da garantire al committente il prezzo più vantaggioso e scaricando i costi sulle tasse dei cittadini (gli ammortizzatori sociali e gli incentivi) e sui lavoratori.
Tale norma ha anche l’effetto di definire un modello industriale, perché la difesa delle competenze e della qualità induce le aziende a qualificarsi per la capacità di offrire servizi di qualità a prezzi migliori, garantendo un più elevato standard di servizi ai cittadini che in questo modo non vivono, come accade in Italia, i Call Center come molestatori.
Per questo le Segreterie Nazionali raccoglieranno le firme dei lavoratori del settore, l’obiettivo è quello di superare le 10.000 adesioni, per inviarle al Presidente della Commissione Europea chiedendo un intervento sulla materia.
L’Europa non è solo burocrazia, ci sono decisioni europee che se recepite in Italia migliorerebbero di molto la qualità dei servizi e la vita dei lavoratori.


Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL e UILCOM‐UIL