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giovedì 2 dicembre 2021

Clima: CGIL, necessaria legge per protezione, il lavoro al centro dei processi di riconversione ecologica

Abbiamo bisogno di una legge per la protezione del clima per l’Italia, un quadro di regole nel quale vengano assunti come obiettivi politici, da tutti i soggetti istituzionali, inclusi Regioni e Comuni, quelli della decarbonizzazione e della tutela del lavoro e delle filiere strategiche per proteggere e creare nuova occupazione”. Ad affermarlo la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, nel corso della seconda Conferenza nazionale sul clima organizzata da Italy for Climate.
Purtroppo, su questi temi, il dibattito pubblico e anche quello istituzionale -sottolinea la dirigente sindacale - è frammentato e spesso incoerente rispetto agli impegni assunti dal nostro Paese con il Next generation EU, così come sono frammentati anche gli interventi.
Il rischio è che si aprano e alimentino inutili contrapposizioni tra lavoro e ambiente. Ma oggi anche alla luce delle risorse del Pnrr, oltre a quelle del bilancio ordinario, il conflitto si può evitare. Il ruolo degli investimenti privati è strategico e in questo senso sarebbe importante che le grandi imprese, soprattutto quelle a controllo pubblico, facessero la loro parte. Sviluppo, tutela del lavoro e prospettive strategiche per l’Italia e l'Europa possono essere tenuti insieme”.
La Cgil sta lavorando - ricorda Fracassi - ad un piano complessivo per la decarbonizzazione e riconversione verde. Tra le cose che chiediamo: strumenti di tutela per i lavoratori, degli ammortizzatori verdi per affrontare le crisi e i processi

venerdì 29 settembre 2017

Cultura: sbagliata la cura Franceschini

Dario Franceschini
L’obbligo di somministrare una quota elevata di cinema o fiction italiane attraverso le reti televisive (almeno il 60% per cento della programmazione dovrà essere europea e di questa ben il 40% italiano), è il rimedio scelto da Ministro Franceschini per soccorrere il made in Italy audiovisivo. Certo, tutelare i nostri prodotti, magari anche favorendo l’ingresso e la crescita di nuove realtà, sicuramente aiuterebbe lo stato di salute del settore cultura nel nostro Paese. Ma se in Via del Collegio romano stessero sbagliando la cura?” Così commenta Emanuela Bizi, segretaria nazionale Slc Cgil.
È la Francia ad ispirare questa nuova prescrizione, tradotta in un decreto, trascurando ciò che è invece risaputo: la stessa cura non va bene per qualunque malato. La Francia sostiene la sua cultura attraverso un sistema di cui le quote sono solo una parte. In questo Paese chi fa cultura ha una rete solida di tutela e vive del proprio del lavoro.”
“In Italia, viceversa, il 51,4% di registi, attori, musicisti, ecc percepisce circa 5mila euro l’anno. Il 37,5% percepisce tra i 5mila e i 15mila euro e i professionisti che guadagnano più di 25mila euro l’anno, sono solo il 4,2% (i dati sono tratti dalla ricerca Vita da artisti, condotta dalla Fondazione di Vittorio).”
La nostra identità culturale e la crescita della produzione ad essa legata non possono passare per facili scappatoie – prosegue la sindacalista – devono invece necessariamente partire dal riconoscimento di reddito e diritti di chi ci lavora. Ma questo Franceschini sembra ignorarlo, considerati i suoi ripetuti inviti agli artisti ad esibirsi gratis.”
Se non si investe davvero e seriamente, facendo scelte precise e trasparenti, nella produzione

martedì 22 marzo 2016

DDL Cinema: Cestaro, necessaria estensione a spettacolo dal vivo e a tutela delle professioni del settore

Slc Cgil aveva già accolto positivamente la proposta di riforma avviata dal ddl a firma Di Giorgi/Zavoli. Di conseguenza valuta lo schema di ddl presentato dal Ministro Franceschini come una ulteriore positiva attenzione al settore. ‎
Alle audizioni delle varie categorie e associazioni del cinema presso la VII Commissione del Senato Slc Cgil, insieme alle altre sigle sindacali confederali del settore, ha già partecipato presentando proposte ed emendamenti. Si auspica che lo schema del Governo si vada ad integrare con quello del Senato garantendo una rapida approvazione della legge.
Si ritiene di particolare importanza l’estensione del ddl Franceschini allo spettacolo dal vivo, sulla quale andranno preparate le considerazioni di parte sindacale.
Slc Cgil ribadisce quanto già proposto in audizione, attendendo di essere ascoltati anche sul nuovo schema.
Per la piena attuazione di quanto previsto dall’art.9, 21, 33 e dell’art.117 lettera s) della Costituzione italiana, va esteso il concetto di tutela del patrimonio con quella di tutela delle professioni. Questo per tutelare gli addetti del settore ed impedire la dispersione professionale ed artistica.
Sono pertanto da prevedere espressamente tutele delle professioni e certificazione delle stesse. E’ necessario, anche ai fini della produzione di qualità, individuare regole per i professionisti, uniformando i profili stabiliti a livello regionale. Ma non possiamo ignorare che accanto alle figure

lunedì 8 febbraio 2016

Jobs act del lavoro autonomo: Cgil, passo indietro rispetto a Carta universale dei diritti

"Stando a quanto risulta dai testi in circolazione, il disegno di legge sul lavoro autonomo e il 'lavoro agile' rischia di deludere le molte attese che lo avevano accompagnato". Questo il primo giudizio espresso dalla Cgil nazionale sul provvedimento recante misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 gennaio.
"Si tratta indubbiamente di un avanzamento di tutele rispetto alla situazione attuale dei titolari di Partita Iva, in particolare riguardo ai tempi di pagamento e, in parte, alla deduzione dei costi per la formazione e alle previsioni relative alla tutela della malattia", spiega la nota della Cgil. "Ma - continua - questi aspetti positivi sono accompagnati da norme confuse sul contrasto agli abusi, ad esempio non viene introdotto l’obbligo di comunicazione al centro per l’impiego dell’inizio dell’attività, né è chiara la disposizione circa la durata della committenza, né l’obbligo della forma scritta del contratto".
La Cgil sottolinea come "in linea di principio la sfera di applicazione delle norme sembrerebbe riferirsi anche alle collaborazioni, destrutturando così le attuali tutele". E per quanto riguarda la maternità "va affermato il principio della salvaguardia della salute della lavoratrice e del nascituro attraverso un periodo minimo di astensione obbligatoria antecedente e successivo al parto, rendendo

giovedì 11 giugno 2015

Beni confiscati: governo e Parlamento intervengano

Gianna Fracassi della segreteria
confederale della CGIL
Roma, 11 giugno - "Il lavoro dell'Agenzia per i beni sequestrati e confiscati rende ancor più evidenti le lacune di Governo e Parlamento e l'urgenza di una riforma per potenziare e migliorare gli strumenti che permettono i sequestri". Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, commenta i risultati conseguiti dall'Agenzia nazionale, circa 600 nuove destinazioni di beni immobili e mobili sottratti alla criminalità organizzata, e lancia l'allarme sulla necessità di un intervento da parte delle istituzioni.
"L'esecutivo e le Camere avviino il prima possibile una discussione", continua Fracassi. "Occorre rendere operative le misure previste per sostenere il riutilizzo di un importante patrimonio produttivo, a rischio abbandono e fallimento, e salvare le centinaia di posti di lavoro ad esso collegati". "Grazie alle varie proposte di riforma dell'Agenzia depositate - sottolinea la dirigente sindacale - è possibile legiferare rapidamente".
Fracassi ricorda che "sono passati oltre due anni dalla consegna alla Camera dei deputati della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal comitato 'Io Riattivo il Lavoro'", costituito dalla Cgil insieme ad un vasto fronte di associazioni come Anm, Libera, Arci, Acli, LegaCoop, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre e SoS Impresa. "L'obiettivo del disegno di legge per il quale sono state raccolte 120 mila firme - prosegue la segretaria confederale - è favorire l'emersione alla legalità delle aziende confiscate alla criminalità organizzata, semplificando le procedure per la loro gestione e destinazione e tutelando lavoratori e lavoratrici"."Obiettivo che resta di primaria importanza - conclude Fracassi - e che chiediamo venga perseguito dallo Stato".

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 4 giugno 2015

Ddl concorrenza: Cgil, no alla soppressione Acquirente Unico, scelta ingiusta e unilaterale

Roma, 4 giugno - “La Cgil chiede che vengano rigettati e stralciati dal disegno di legge sulla concorrenza gli articoli 19, 20 e 21 che prevedono le cessazioni del Mercato Tutelato per i clienti domestici e le PMI ”. E' quanto dichiara Antonio Filippi, responsabile delle politiche energetiche della Cgil Nazionale, al termine dell'audizione che si è tenuta quest'oggi presso la X Commissione Attività produttive della Camera dei deputati.
Secondo il dirigente sindacale “la volontà del governo di sopprimere l'Acquirente Unico è una decisione ingiusta e unilaterale sia sotto il profilo sociale che economico” perché, spiega “penalizzerebbe la fascia più debole oggi nel mercato tutelato lasciandole prive di protezione davanti alla supremazia della speculazione e del profitto”.
L'uscita dal mercato tutelato deve essere una scelta volontaria degli utenti, dettata dalla convenienza. Ad oggi - prosegue Filippi - le famiglie passate al mercato libero hanno avuto contratti più onerosi rispetto al mercato tutelato, per una maggiore spesa tra elettricità e gas di circa 121 euro annui. Il passagggio obbligatorio delle utenze domestiche che il governo vuole imporre - conclude il responsabile delle politiche energetiche della Cgil - è un affare di oltre 20 milione di utenze che vengono portate sul vassoio alla società di vendita del mercato libero”.

mercoledì 11 febbraio 2015

Appalti: Cgil, riforma per garantire diritti e tutele a lavoratori

L'economia che fa riferimento al sistema degli appalti è una parte consistente del mercato del lavoro. Se non rinnoviamo e innoviamo la normativa sugli appalti, anche al cospetto della migliore riforma del mercato del Lavoro, e con il Jobs Act non è questo il caso, il sistema di diritti e tutele finirà risucchiato in un vortice”. E' quanto affermato dal segretario confederale della Cgil, Franco Martini, oggi al seminario unitario 'Appalti e Concessioni: lavoro, legalità e trasparenza. Direttive europee e disegno di legge delega di recepimento'.
Per il dirigente sindacale le linee di indirizzo, come emerge dalle proposte presentate oggi dai sindacati in relazione al disegno di legge di recepimento della direttiva comunitaria sugli appalti, sono: “Lotta al massimo ribasso, riduzione del numero delle stazioni appaltanti, ripristino della clausola sociale, applicazione di un contratto di riferimento, quello prevalente nel sito. Punti che sono anche al centro della campagna che come Cgil abbiamo lanciato per una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema appalti e che mira, tra le altre cose, al ripristino della norma sulla responsabilità solidale”.
La Cgil, quindi, sia sul versante unitario, che come autonomia iniziativa, ritiene la questione appalti “un aspetto centrale della mobilitazione sindacale - ha spiegato Martini -, un tema molto importante, soprattutto in questa fase di discussione sul Jobs Act e la nuova riforma del mercato del

martedì 25 novembre 2014

Call Center ‐ raccolta firme per denuncia a Commissione Europea

Parte oggi la raccolta di firme (qui potete scaricare il documento da far sottoscrivere ai lavoratori) per una denuncia alla Commissione Europea relativa all’errata trasposizione dei contenuti della Direttiva Europea 2001/23 in materia di tutele dei diritti dei lavoratori.
Lo annunciano le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, nell’ambito delle iniziative che porteranno allo sciopero generale e alla Notte Bianca dei Call Center il prossimo 21 novembre.
Le crisi occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori, prosegue la nota, non sono figlie della crisi economica ma di un vuoto normativo che permette, nella successione dei medesimi appalti, di cambiare fornitore e lasciare disoccupate migliaia di persone.
In tutti gli altri Paesi europei la successione e il cambio di appalto è gestito attraverso tutele occupazionali, che nascono dalla direttiva, che tutelano i lavoratori, il loro salario e i loro diritti nel cambio di fornitore.
In Italia no! Nel cambio di appalto si agisce unicamente attraverso la compressione di salari e diritti in modo tale da garantire al committente il prezzo più vantaggioso e scaricando i costi sulle tasse dei cittadini (gli ammortizzatori sociali e gli incentivi) e sui lavoratori.
Tale norma ha anche l’effetto di definire un modello industriale, perché la difesa delle competenze e della qualità induce le aziende a qualificarsi per la capacità di offrire servizi di qualità a prezzi migliori, garantendo un più elevato standard di servizi ai cittadini che in questo modo non vivono, come accade in Italia, i Call Center come molestatori.
Per questo le Segreterie Nazionali raccoglieranno le firme dei lavoratori del settore, l’obiettivo è quello di superare le 10.000 adesioni, per inviarle al Presidente della Commissione Europea chiedendo un intervento sulla materia.
L’Europa non è solo burocrazia, ci sono decisioni europee che se recepite in Italia migliorerebbero di molto la qualità dei servizi e la vita dei lavoratori.


Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL e UILCOM‐UIL

lunedì 13 ottobre 2014

Venerdì 17 ottobre 4 ore di sciopero generale provinciale a Brescia

Dopo lo sciopero e la manifestazione dei metalmeccanici di questa mattina (molto alta l'adesione allo sciopero: all'Iveco l'80 percento), la Cgil di Brescia prosegue la mobilitazione promuovendo uno sciopero di quattro ore per la giornata di venerdì 17 ottobre con presidi a Brescia e Montichiari.
Lo sciopero riguarderà i lavoratori e le lavoratrici di Industria, Terziario, Cooperazione, Agricoltura e Artigianato (ad esclusione quindi dei settori soggetti alla legge 146 sulla regolamentazione degli scioperi). La giornata di sciopero provinciale precede la mobilitazione nazionale promossa dalla Cgil a livello nazionale in programma il 25 ottobre a Roma.
La scelta di porre il voto di fiducia sul Jobs Act conferma che siamo di fronte a un Governo che non è minimamente intenzionato a modificare la propria politica. Il confronto con le Parti Sociali è considerato un atto rituale non impegnativo. Un fatto gravissimo, una “delega in bianco” al Governo per cancellare diritti e tutele fondamentali nel lavoro.
Siamo di fronte ad un atto che non trova precedenti nella storia sociale e democratica del Paese. Si vuole cancellare e non estendere lo Statuto dei Lavoratori, modificando l’art. 18 e liberalizzando così i licenziamenti, rendendo l’imprenditore unico arbitro del rapporto di lavoro, consegnando alle aziende la possibilità di demansionare con decisione unilaterale i lavoratori e liberalizzando a discrezione dell’azienda il

mercoledì 1 ottobre 2014

Camusso: quelle tutele da allargare


giovedì 4 luglio 2013

CGIL, guardare al lavoro e alla contrattazione con gli occhi delle donne (dal sito nazionale Cgil)

Oltre 600 tra delegate e dirigenti sindacali si sono incontrate oggi a Roma per l'Assemblea Nazionale delle donne del sindacato di Corso d'Italia, proseguendo così quel percorso di analisi e riflessione iniziato più di un anno fa con la prima assemblea 'Le donne cambiano...' e continuato, nei mesi successivi, nei territori e nelle categorie attraverso assemblee, seminari e dibattiti. A distanza di un anno le donne della CGIL hanno valutato insieme il cammino percorso fino ad oggi e hanno provato a trarne le prime conclusioni.
Negli oltre 30 interventi, che si sono susseguiti nel corso della giornata, tanti i riferimenti al mondo del lavoro sconquassato dalla crisi economica e all'interno del quale sono proprio le donne a pagare le conseguenze più drammatiche, intrappolate tra la disoccupazione, che ha superato il 13%, e la precarietà, oltre il 50% dei contratti atipici è 'riservato' alle donne. Inoltre, i tagli alle politiche sociali non hanno fatto altro che rafforzare quel sistema di welfare familistico che grava esclusivamente sulle figure femminili. 
Occore quindi “guardare al lavoro e alla contrattazione con gli occhi delle donne” ha affermato il Segretario Confederale della CGIL, Vera Lamonica, nella suarelazione che ha introdotto i lavori dell'assemblea. Non si supera una crisi così profonda, secondo Lamonica, se “non si riparte da obiettivi di sviluppo che abbiano il lavoro al centro”. 
Ogni lavoratrice in più, ha spiegato la dirigente sindacale “è contemporaneamente: una misura di politica economica, perché accresce la domanda; di politica sociale, perché è la prima forma di contrasto alla povertà; di politiche di eguaglianza e pari opportunità perché costruisce una

giovedì 12 aprile 2012

CGIL Brescia: sciopero generale martedì 17 aprile 2012

La CGIL Brescia annuncia otto ore di sciopero territoriale per il prossimo 17 aprile, un giorno prima dello stesso sciopero in terra milanese e in attesa della grande mobilitazione nazionale già prevista ma in data da destinarsi. La nuova risposta del primo sindacato italiano a quella che in molti già definiscono la controriforma del lavoro, che colpisce indiscriminatamente i soliti salariati, i lavoratori precari, gli esodati e i disoccupati, i lavoratori in mobilità, i pensionati. Otto ore di sciopero a cui si affiancherà un lungo corteo, con partenza dal piazzale dell'Iveco di Via Volturno (ore 9) e gran finale nei pressi dell'Ortomercato.
Nella sede della Camera del Lavoro di Via Folonari la segreteria al gran completo, accompagnata dai rappresentanti di tutte le sigle e di tutte le categorie, ha presentato ufficialmente le dinamiche e le motivazioni dello sciopero di martedì. "Vogliamo esprimere il nostro pieno dissenso alla nuova riforma del mercato del lavoro - spiega Damiano Galletti - Sappiamo tutti che il nostro Paese ha bisogno di interventi veri, per la crescita, e che questa riforma non faciliterà le assunzioni, anzi. Si discute di licenziamenti più facili, si discute della manifesta insussistenza, quando invece si dovrebbe garantire la tutela dei lavoratori, quelli che muovono ancora l'Italia".
La bozza ora in discussione prevede infatti una procedura conciliativa "che di fatto scoraggia la richiesta del reintegro prima ancora di arrivare davanti al giudice", la perdita di ogni garanzia per quello che riguarda gli ammortizzatori sociali (e il ricorso alla sola Assicurazione Sociale per l'Impiego), l'ennesimo taglio alle pensioni, nuove difficoltà per i precari e per i giovani, perché "continueranno ad esserci oltre 40 tipologie contrattuali" di questo tipo. Mentre in Europa si discute di clamorose restrizioni sul diritto allo sciopero, e il