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giovedì 7 luglio 2016

Con 3,3 milioni di firme il lavoro è tornato al centro

Una settimana fa la Cgil ha consegnato in Cassazione le oltre 3,3 milioni di firme per i tre quesiti referendari che accompagnano e sostengono la Carta dei diritti universali del Lavoro. "La nostra iniziativa intreccia le questioni del lavoro alla crisi sociale, perché aumento della disoccupazione, crescita della precarietà, riduzione del reddito da lavoro stanno creando un ingorgo sociale. Gli anziani si sostituiscono ai servizi che calano, si erode il reddito dei risparmi, si crea grande preoccupazione per i giovani". Lo afferma il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, ai microfoni di Italia Parla su RadioArticolo1.
Il lavoro, riflette Barbi, "è uno dei punti sostanziali della crisi sociale tra disoccupazione, precarietà e mancanza del reddito. La questione del lavoro - quindi - è quella che ha trainato il successo della nostra raccolta di firme: era evidente ai banchetti, è stato un modo di riaprire una discussione nel paese sul lavoro". Un tema che - grazie all'impegno della Cgil - torna al centro del dibattito: "Dai luoghi di lavoro ma le piazze, i territori e l'università, le scuole, si è tornato a parlarne - spiega il segretario -. In una crisi vasta come questa, da parte del governo si fanno politiche che continuano a svalorizzare il lavoro, questo sembra

venerdì 1 luglio 2016

Referendum Cgil, raccolte 3,3 milioni di firme. Camusso, risultato straordinario

È un risultato straordinario e importante, che testimonia il consenso che le proposte della Cgil incontrano nel Paese”. Così il segretario generale del sindacato di Corso d’Italia, Susanna Camusso, commenta la raccolta di oltre 1,1 milioni di firme per ognuno dei tre quesiti referendari che accompagnano e sostengono la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Carta dei diritti universali del lavoro’.
I referendum riguardano: la cancellazione del lavoro accessorio (voucher), la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti, una nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al di sopra dei cinque dipendenti.
Per il leader della Cgil il numero delle firme raccolte, che questa mattina sono state depositate in Corte di Cassazione, è “il frutto del lavoro volontario dei militanti e dei delegati della Cgil, oltre che dell’impegno di tutti i dirigenti, funzionari e collaboratori dell’organizzazione, ai quali vanno il mio ringraziamento e quello di tutta la Cgil”.
“Ora attendiamo con fiducia – aggiunge Camusso – che la Corte si pronunci e siamo pronti per la prova del voto, convinti delle nostre ragioni”.
Il segretario generale della Cgil ha poi ricordato che nei prossimi tre mesi proseguirà la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Carta dei diritti universali del lavoro’. “Abbiamo raccolto oltre un milione di firme per ciascuno dei tre referendum abrogativi, possiamo fare ancora di più con le firme a sostegno della Carta. La #SfidaXiDiritti continua”, conclude Camusso.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 12 febbraio 2015

Appalti: Cgil, al via viaggio per raccolta firme su proposta legge

Gli appalti sono il nostro lavoro. I diritti non sono in appalto”. Queste le parole scelte dalla Cgil per una campagna a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema e che, a partire da oggi e fino alla fine di aprile, attraverserà tutto il Paese. Lo farà grazie ad un furgone, adeguatamente bardato delle immagini della campagna, che oggi da Aosta inizia un viaggio che percorrerà tutto lo stivale per chiudersi a Roma negli ultimi giorni di aprile. L'obiettivo è la raccolta di firme a sostegno di una proposta di legge che, in estrema sintesi, propone: la garanzia dei trattamenti dei lavoratori impiegati negli appalti privati e pubblici; il contrasto alle pratiche di concorrenza sleale tra le imprese; la tutela dell'occupazione nei cambi di appalto.
Le motivazioni di questa iniziativa della Cgil nelle parole del segretario confederale, Franco Martini. “La parola appalti - spiega il dirigente sindacale - è troppo spesso legata al termine malaffare, ma dietro la 'corruttela' ci sono centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che pagano il prezzo più alto di questa deriva. Gli appalti sono infatti prevalentemente sinonimo di lavoro povero, destrutturazione del ciclo produttivo, di sfruttamento del lavoro, di assenza di diritti, di inquinamento dell’economia. Elementi che impongono una politica diversa”.
Queste quindi le ragioni di un impegno straordinario della Cgil, che si innesta in un percorso sindacale unitario che sta monitorando, sul tema appalti, il tema delle direttive europee e del disegno

martedì 25 novembre 2014

Call Center ‐ raccolta firme per denuncia a Commissione Europea

Parte oggi la raccolta di firme (qui potete scaricare il documento da far sottoscrivere ai lavoratori) per una denuncia alla Commissione Europea relativa all’errata trasposizione dei contenuti della Direttiva Europea 2001/23 in materia di tutele dei diritti dei lavoratori.
Lo annunciano le Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, nell’ambito delle iniziative che porteranno allo sciopero generale e alla Notte Bianca dei Call Center il prossimo 21 novembre.
Le crisi occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori, prosegue la nota, non sono figlie della crisi economica ma di un vuoto normativo che permette, nella successione dei medesimi appalti, di cambiare fornitore e lasciare disoccupate migliaia di persone.
In tutti gli altri Paesi europei la successione e il cambio di appalto è gestito attraverso tutele occupazionali, che nascono dalla direttiva, che tutelano i lavoratori, il loro salario e i loro diritti nel cambio di fornitore.
In Italia no! Nel cambio di appalto si agisce unicamente attraverso la compressione di salari e diritti in modo tale da garantire al committente il prezzo più vantaggioso e scaricando i costi sulle tasse dei cittadini (gli ammortizzatori sociali e gli incentivi) e sui lavoratori.
Tale norma ha anche l’effetto di definire un modello industriale, perché la difesa delle competenze e della qualità induce le aziende a qualificarsi per la capacità di offrire servizi di qualità a prezzi migliori, garantendo un più elevato standard di servizi ai cittadini che in questo modo non vivono, come accade in Italia, i Call Center come molestatori.
Per questo le Segreterie Nazionali raccoglieranno le firme dei lavoratori del settore, l’obiettivo è quello di superare le 10.000 adesioni, per inviarle al Presidente della Commissione Europea chiedendo un intervento sulla materia.
L’Europa non è solo burocrazia, ci sono decisioni europee che se recepite in Italia migliorerebbero di molto la qualità dei servizi e la vita dei lavoratori.


Le Segreterie Nazionali di SLC‐CGIL, FISTEL‐CISL e UILCOM‐UIL