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giovedì 30 luglio 2020

Sindacati, rapida digitalizzazione per uscire dalla crisi

L’Italia sta vivendo una delle crisi più gravi e profonde della propria storia. Una scelta fondamentale per uscirne presto e bene è la rapida digitalizzazione del Paese”. Ad affermarlo i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan, Pierpaolo Bombardieri e i segretari generali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Fabrizio Solari, Vito Vitale, Salvatore Ugliarolo Per i dirigenti sindacali “la digitalizzazione è un concetto ampio, che ha bisogno di tanti e diversi apporti, ma alla base resta la necessità di disporre di una rete moderna ed efficiente. Se tutti si facessero guidare esclusivamente dall’interesse generale le cose da fare sarebbero chiare”. 
Serve innanzitutto – affermano i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Slc, Fistel, Uilcom – far convergere tutti gli sforzi su un’unica infrastruttura di rete da completare presto e bene; serve un soggetto attuatore che evidentemente non può prescindere dalla presenza di una grande azienda nazionale, e della sua rete, quale è TIM; serve ribadire la scelta del mercato aperto alla concorrenza, regolato da un’AGCOM che dovrà sempre più prestare attenzione agli interessi generali e non solo alla tutela del consumatore”. 

mercoledì 19 ottobre 2016

Big Data: analisi di un fenomeno in espansione

La SLC, Sindacato Lavoratori della Comunicazione, non può esimersi da una valutazione degli aspetti economici, politici, sociali e sociologici e, ovviamente, sindacali legati al tema dei big data.
Il tema della rete e della produzione dei big data ha, in primo luogo, una forte implicazione politica: la pervasività del digitale determina una nuova modalità di sfruttamento inconsapevole del lavoro individuale, crea piattaforme molto simili ai vecchi e vituperati monopoli, di fatto cambia il paradigma dell’agire democratico. La sistematizzazione dei dati aggregati e la loro lettura consente di agire sul collettivo predicendo ma anche orientando scelte e comportamenti.
Gli aspetti che vogliamo evidenziare attengono a:

1) L’accesso all’informazione tramite web.
Oggi la divulgazione di contenuti ha nel web uno dei suoi canali principali.
Vi sono dunque elementi di ordine legislativo che attengono al diritto d’autore, tema decisamente complesso poichè include la libertà di informazione, la libertà di accesso e di immissione di dati, oltre la certificata asimmetria tra la crescita esponenziale dell’utilizzo delle notizie in rete ed il valore di scambio delle stesse. Qui proviamo ad affrontare due problemi.
L’uno attiene alla retribuzione dovuta a chi produce contenuti immessi nel web ed al

mercoledì 27 febbraio 2013

Rassegna Stampa: Per battere la crisi le Pmi si affidano al contratto di rete

ROMA. Operare in rete fa bene alle piccole imprese: migliora le performance produttive, aumenta il fatturato, tagliai costi, allenta addirittura lo stretto rubinetto del credito bancario, si rivela insomma un antidoto efficace alla crisi.
Il 38,5% delle aziende che hanno sottoscritto un contratto di rete, segnala un incremento del fatturato, il 33,3% un aumento degli investimenti
Ancora più ottimiste le imprese che da meno di un anno agiscono «in rete»: la metà di esse prevede di aumentare fatturato e investimenti; quasi una su quattro (24,8%) segnala una diminuzione dei costi di produzione.
Sono questi alcuni degli incoraggianti risultati di un’indagine del ministero dello Sviluppo economico su un campione di imprese aderenti ai contratti di rete, indagine pubblicata nella relazione annuale del Garante per le micro, piccole e medie imprese, Giuseppe Tripoli.
Per oltre un terzo delle imprese, aver aderito a un contratto di rete ha comportato il vantaggio di avere accresciuto il proprio knowhow e migliorato le proprie relazioni commerciali. Non solo. Allo sportello bancario per ottenere credito, la partecipazione a un contratto di rete è considerata un «plus» di merito e fa diminuire tassi, richieste di garanzia mentre apre i rubinetti del credito. Ma cosa sono i contratti di rete? Si tratta forme di aggregazione istituite per legge nel 2009, che consentono ad aziende anche geograficamente lontane di operare insieme (mantenendo però autonomia giuridica e operativa), condividere knowhow, investire in ricerca, avviare strategie di sviluppo nei mercati esteri.
Tutte attività che le imprese, soprattutto se piccole, da sole non riuscirebbero a realizzare.
In poco più di due anni (da marzo 2010 a novembre 2012) sono stati realizzati 523 contratti di rete che