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giovedì 3 dicembre 2015

Poste: Azzola, gara per appalto call center è atto di istigazione a delinquere

Nei giorni scorsi si è chiusa la prima fase della gara indetta da Poste per assegnare 4 lotti di attività di call center, per Poste e la sua controllata SDA Express. La pre-assegnazione dei lotti ha evidenziato immediatamente che gli importi offerti per vincere la gara sono tutti drammaticamente sotto il costo del lavoro, arrivando a toccare la cifra record di 0,296 centesimi per minuto di chiamata.” Così annuncia Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil.
“Con tali importi non è possibile pagare nemmeno il mero costo del lavoro, evidenziando con chiarezza che tali attività saranno gestite attraverso forme “fantasiose” e con una caduta drammatica del servizio offerto. L’assegnazione, inoltre, crea drammi sociali in interi territori.”
In Calabria – dichiara Azzola – l’attività è stata tolta ad Abramo Contact (che aveva rilevato nei mesi scorsi il ramo d’azienda dal fallimento di Infocontact su cui le responsabilità di Poste sono evidenti) oppure nel Lazio in cui viene tolta l’attività a un’azienda partecipata direttamente da Poste e nata proprio da una cessione di una sua controllata oltre 10 anni fa, creando il paradosso di affossare un’azienda di cui Poste detiene una importante partecipazione. Per l’ennesima volta si sceglie in

mercoledì 5 dicembre 2012

Produttività: una occasione persa e da ricostruire. Le proposte della CGIL


La CGIL torna a ribadire le ragioni della mancata firma all'accordo sulla produttività del 21 ottobre scorso: 'un'occasione persa, un'occasione da ricostruire' è scritto in bella vista sul volantino predisposto dalla CGIL nazionale per la distribuzione in tutti i luoghi di lavoro in vista della campagna di assemblee che verrà avviata nel mese di gennaio per stimolare un confronto aperto tra i lavoratori nella ridefinizione del ruolo della contrattazione.
Disoccupazione ai massimi livelli, imprese in crisi costrette a chiudere o a licenziare, riduzione del potere d'acquisto di salari e pensioni, sono questi i fattori che hanno portato il nostro Paese in uno stato di vera emergenza. Una situazione che, come denuncia la CGIL nel volantino, è stata ulteriormente aggravata non solo dalle “politiche recessive e restrittive del Governo, con effetti devastanti sull'economia reale” ma anche dall'utilizzo di una parte delle risorse “per incoraggiare l'indebolimento degli strumenti di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici a partire dai contratti nazionali di lavoro, determinando anche la divisione del fronte sindacale”.
Ed è procedendo su questa linea che si è giunti all'accordo sulla produttività che la CGIL non ha condiviso: per la mancanza di politiche di sviluppo; perchè destabilizza gli attuali assetti contrattuali; dà la possibilità di introdurre norme, come il de-mansionamento, che portano alla retrocessione professionale con conseguente riduzione salariale; non garantisce l'applicazione dell'accordo del 28 giugno in materia di democrazia e rappresentanza.
Di fronte ad un accordo come questo, che indebolisce insieme al sistema contrattuale anche la stessa coesione sociale la CGIL è pronta “ad andare oltre” non rinunciando al proprio ruolo “presentando piattaforme e sottoscrivendo i contratti nazionali, sviluppando un'azione di contrattazione adeguata ai bisogni di tutti i lavoratori e le lavoratrici”. 
A questo proposito per la CGIL si rende necessario un nuovo modello di contrattazione 'inclusiva', che non faccia distinzioni tra tipologie contrattuali e che assegni all'impresa committente la 'responsabilità sociale' per i lavoratori degli appalti, che rilanci la contrattazione aziendale e dia il giusto ruolo al contratto nazionale “cornice universale di diritti e salari”.
Per discutere e approfondire con i lavoratori e le lavoratrici tutte queste questioni la CGIL sarà nei luoghi di lavoro a partire da gennaio, “per costruire insieme il futuro della contrattazione e il ruolo che dovrà esercitare nel lavoro che cambia”. Un confronto aperto che “un sindacato confederale ha il dovere di sviluppare per riunificare il mondo del lavoro”. 
dal sito Cgil Nazionale