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venerdì 21 maggio 2021

Pnrr: incontro tra Cgil, Cisl, Uil e il Ministro della Salute

Si è svolto oggi un primo confronto fra il Ministro della salute e CGIL CISL UIL confederali e di Categoria.

Cgil, Cisl e Uil ritengono importanti le proposte e gli obiettivi illustrati dal Ministro Speranza durante l’incontro sul PNRR, in particolare quelli finalizzati ad un potenziamento della rete dei servizi socio sanitari integrati territoriali e domiciliari, all’ammodernamento tecnologico e strutturale dei servizi e alla formazione del personale.

Cgil, Cisl e Uil hanno sottolineato che le risorse postate sulla sesta missione, pari al 13% di tutto il Pnrr non solo sono insufficienti, ma devono essere necessariamente aumentate con risorse ordinarie per realizzare tutti gli obiettivi indicati.
Il rilancio del SSN è, infatti, una delle fondamenta sulle quali poggiare la ricostruzione economica produttiva e sociale del Paese e riprogettare un servizio pubblico forte che guardi al futuro.

Per queste ragioni, Cgil, Cisl e Uil chiedono al Governo di destinare più risorse alla sanità e al sociale, in modo da integrare le risorse del PNRR e rendere strutturali i finanziamenti per sostenere l’innovazione e le assunzioni di personale, fondamentali per dare vita ai progetti. Per questo occorre rivedere la tendenza prevista nel DEF e destinare già con la prossima legge di bilancio ulteriori risorse ordinarie per poter rendere attuabili ed efficaci gli obiettivi dei progetti indicati.
L’assistenza sociosanitaria di prossimità e di territorio, che deve caratterizzare il welfare del futuro, richiede investimenti ingenti in risorse umane, dopo i drammatici tagli degli ultimi 10 anni.

Cgil, Cisl e Uil ritengono che la legge sulla non autosufficienza prevista nella quinta missione del PNRR debba essere varata al più presto dal Parlamento senza attendere il 2023 per rispondere alle

venerdì 24 luglio 2015

Sondaggio Cgil cala fiducia italiani nell'Unione Europea Ma pochi vogliono lasciare l'Euro

Quando oltre 70 anni fa Altiero Spinelli e gli altri estensori del Manifesto di Ventotene scrivevano un pezzo di storia d'Europa stilando il primo documento ufficiale sulla creazione di un'Europa federale non avrebbero mai potuto immaginare le difficoltà che le istituzioni europee, divenute nel frattempo realtà, avrebbero incontrato nel XXI secolo. La crisi greca, le politiche di austerity, l'immigrazione, la moneta unica, le diverse prospettive di politica estera sono alcuni dei temi che continuano a dividere gli Stati membri dell'Ue.
Divisioni e fratture che hanno inevitabilmente serie ricadute nell'opinione pubblica del continente, come certifica lo studio "Gli italiani e l'Europa" realizzato da Tecnè per la Cgil e presentato proprio a Ventotene, nell'isola simbolo dell'ideale europeo, dal segretario generale del sindacato di Corso d'Italia Susanna Camusso. I dati, raccolti nel luglio di quest'anno su un campione di mille persone, registrano un calo generalizzato nella fiducia degli italiani rispetto alle istituzioni locali, nazionali ed europee, più marcata nelle aree del Paese dove più forte è il disagio sociale (Sud e Isole) e, al contrario, un aumento nella convinzione circa la permanenza dell'Italia nell'Unione europea e nell'Euro.
I cittadini italiani percepiscono Bruxelles e le istituzioni europee sempre più lontani dai loro bisogni. L'Unione europea evoca per la maggioranza degli intervistati (il 55%) un'immagine negativa mentre è positiva per il 43,3%, un dato in aumento rispetto al dicembre 2013 quando era negativa per il 50,7%. I giovani però continuano a guardare a Bruxelles con più speranza (il 65% dei ragazzi fino a 29 anni ha un'idea positiva dell'Ue) mentre è nella fascia di età 30-44 anni il record di giudizi negativi (solo il 38% pensa all'Europa in modo positivo).
Fonte:  GIOVANNI CEDRONELa Repubblica