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venerdì 24 luglio 2015

Sondaggio Cgil cala fiducia italiani nell'Unione Europea Ma pochi vogliono lasciare l'Euro

Quando oltre 70 anni fa Altiero Spinelli e gli altri estensori del Manifesto di Ventotene scrivevano un pezzo di storia d'Europa stilando il primo documento ufficiale sulla creazione di un'Europa federale non avrebbero mai potuto immaginare le difficoltà che le istituzioni europee, divenute nel frattempo realtà, avrebbero incontrato nel XXI secolo. La crisi greca, le politiche di austerity, l'immigrazione, la moneta unica, le diverse prospettive di politica estera sono alcuni dei temi che continuano a dividere gli Stati membri dell'Ue.
Divisioni e fratture che hanno inevitabilmente serie ricadute nell'opinione pubblica del continente, come certifica lo studio "Gli italiani e l'Europa" realizzato da Tecnè per la Cgil e presentato proprio a Ventotene, nell'isola simbolo dell'ideale europeo, dal segretario generale del sindacato di Corso d'Italia Susanna Camusso. I dati, raccolti nel luglio di quest'anno su un campione di mille persone, registrano un calo generalizzato nella fiducia degli italiani rispetto alle istituzioni locali, nazionali ed europee, più marcata nelle aree del Paese dove più forte è il disagio sociale (Sud e Isole) e, al contrario, un aumento nella convinzione circa la permanenza dell'Italia nell'Unione europea e nell'Euro.
I cittadini italiani percepiscono Bruxelles e le istituzioni europee sempre più lontani dai loro bisogni. L'Unione europea evoca per la maggioranza degli intervistati (il 55%) un'immagine negativa mentre è positiva per il 43,3%, un dato in aumento rispetto al dicembre 2013 quando era negativa per il 50,7%. I giovani però continuano a guardare a Bruxelles con più speranza (il 65% dei ragazzi fino a 29 anni ha un'idea positiva dell'Ue) mentre è nella fascia di età 30-44 anni il record di giudizi negativi (solo il 38% pensa all'Europa in modo positivo).
Fonte:  GIOVANNI CEDRONELa Repubblica

venerdì 1 maggio 2015

Dati Istat: La disoccupazione torna a salire

lunedì 20 aprile 2015

Crisi: Cgil, calo cassa integrazione non è segnale miglioramento situazione produttiva

Corrado Ezio Barachetti
Il calo del ricorso alla cassa integrazione non può essere scambiato come un segnale di miglioramento della situazione produttiva nel nostro Paese. La riduzione del dato ha origine per il 91,2% dal crollo della cassa in deroga e questo si spiega con un'unica ragione: l'esaurimento delle insufficienti risorse rese disponibili dai provvedimenti di legge del 2014, a partire dalla Legge di stabilità. A ciò va, inoltre, aggiunto l'effetto dei provvedimenti di legge messi in essere per il 2015, sempre in materia di ammortizzatori sociali, corrispondenti ad una riduzione delle risorse rispetto al '14 di oltre il 50% e di una riduzione della copertura di durata di quasi il 60%”. Così la Cgil, commenta i dati diffusi oggi dall’Inps.
Per il sindacato di Corso d’Italia, “Occorre distribuire subito i 490 milioni di euro, concordati con le Regioni, per coprire il fabbisogno della cassa in deroga del 2014. Le risorse ci sono e sono certificate”.
La Legge di stabilità 2015, sottolinea Corrado Ezio Barachetti, responsabile del dipartimento “Mercato del lavoro” della Cgil, “non solo ha introdotto pesanti limitazioni per i beneficiari di ammortizzatori sociali e ridotto pesantemente loro le risorse, ma non ha previsto un adeguato sostegno al fabbisogno che emerge forte dalla richiesta di attivazione di contratti di solidarietà. Questo in totale contraddizione con l'idea di rilancio di tale ammortizzatore che la legge delega 183, dello scorso 10 dicembre 2014, lasciava trasparire”.
Per il dirigente della Cgil, “serve agire urgentemente in chiave solidaristica e universale, a partire dall'esausto sud del Paese, vero protagonista del calo del 16,7% del numero di domande di disoccupazione. Nel mezzogiorno sono, infatti, oramai purtroppo in molti ad aver scelto di chiamarsi fuori dal gioco perché pesantemente frustati dalle lunghe attese e dagli inganni, come nel caso della Whirlpool Corporation.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil