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lunedì 16 marzo 2015

Appalti: Cgil, proposta legge per diritti e tutele, Jobs Act è scure

Roma, 14 marzo - “Si stima, per difetto, siano oltre tre milioni e mezzo. Lavorano spesso nel mezzo di sprechi e inefficienze, senza adeguate tutele e senza che vengano riconosciuti e rispettati i diritti minimi. Sono quelli che lavorano 'in appalto', o peggio in sub appalto, inseriti in un segmento produttivo che, per quanto riguarda i soli appalti pubblici, rappresenta più del 15% del Pil nazionale mentre al 2%, sempre del Pil, ammonta la variazione dei costi per gli appalti relativi a beni e servizi”. Da questa analisi la Cgil promuove la campagna 'Gli appalti sono il nostro lavoro. I diritti non sono in appalto' a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema. Sempre più spesso, infatti, il sindacato ricorda come “la parola appalti è associata a inefficienze, ruberie, malaffare e, tragicamente, morte sul lavoro. Come se non bastasse il contratto a tutele crescenti del Jobs Act, combinato agli sgravi per le nuove assunzioni, potrebbe abbattersi come una scure, determinando una vera e propria esplosione di licenziamenti e di nuove assunzioni a 'monetizzazione crescente', azzerando diritti pregressi”.
Il perché di questa campagna del sindacato guidato da Susanna Camusso è “nella piaga rappresentata da questo pezzo di mondo del lavoro, caratterizzato da cattiva gestione e forme di illegalità che alimentano il fenomeno della corruzione, determinando una riduzione degli investimenti esteri del 16% e un aumento del costo complessivo degli appalti stessi del 20%”. Eppure le vere