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giovedì 20 settembre 2018

Rai: ripartire da un canale nazionale dedicato alle realtà locali

Slc Cgil, in previsione di una iniziativa pubblica sul futuro della Rai, ha deciso di rivolgersi fin d’ora ai nuovi vertici Rai, alle Istituzioni ed ai cittadini, con una prima proposta mirata, che sarà tra i temi in discussione nel corso dell’incontro con l’AD il prossimo 24 settembre.
Bisogna ripartire dalle realtà locali, rilanciare la periferia produttiva dell’azienda. La Sedi Regionali sono uno dei cardini fondativi del Servizio Pubblico Radiotelevisivo e tra le strutture aziendali in maggiore difficoltà di organico, tecnologie e identità.
Queste realtà aziendali, con la “riforma della Rai”, sono state declassate a presìdi redazionali o trasformate, soltanto su carta, in Centri di Produzione Decentrati (Trieste, Trento, Bolzano, Aosta e da ultima Cagliari).
Oggi, quelle scelte, sono state lo strumento per procedere nella riduzione dell’organico delle sedi: logica che, come abbiamo dichiarato anche in Commissione di Vigilanza, sta portando alla cessazione o esternalizzazione delle attività, col rischio concreto di non poter ottemperare neanche più alla messa in onda dei TGR.
Continuiamo a credere che le Sedi Regionali della Rai siano luoghi istituzionali, spazi di raccordo informativo e culturale, presidi di democrazia con ancora maggiore rilevanza per quelle realtà in cui più identità linguistiche e culturali necessitano di essere rappresentate.
La Rai può aprirsi alla sfida del mercato solo se guarda alla propria storia (gli archivi), alla propria dislocazione territoriale, alla capacità produttiva e alle grandi professionalità interne, smettendo di voler concorrere con i privati nell’acquisto di diritti o nelle grandi produzioni

martedì 26 settembre 2017

Cgil, aperture governo su ammortizzatori

Riteniamo necessario costruire un sistema di ammortizzatori sociali universale, e per questo abbiamo disapprovato l’impianto previsto dal Jobs act. Il governo ha ribadito la propria indisponibilità a modificarlo, ma apprezziamo la sua volontà di affrontare una serie di criticità che denunciamo da mesi”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta l’esito degli incontri tecnici di questi giorni con il ministero del Lavoro.
Le proposte dell’esecutivo - spiega Scacchetti - riguardano la possibilità di interventi di natura amministrativa sul Fis per garantirne maggior fruibilità e la volontà di prevedere anche per il 2018, a parità di risorse, la possibilità di allungare di 12 mesi la cigs nelle aree di crisi complessa”. Inoltre, il governo si è detto disponibile "a ragionare sulla flessibilità della durata della cassa integrazione per specifici casi di crisi legate a piani di ristrutturazione valutati al ministero”.
La dirigente sindacale sottolinea di aver "sollecitato la necessità di ragionare su interventi che aumentino il costo dei licenziamenti e rivedano il costo di attivazione della cassa integrazione, poiché riteniamo indispensabile porre rimedio a una situazione in cui per le imprese è più facile licenziare che attivare strumenti conservativi”. Allo stesso modo per la Cgil è "indifferibile un intervento di allargamento, anche transitorio, delle risorse per Naspi e mobilità, di modo da evitare il disagio sociale di migliaia di lavoratori indotto dalla fine delle coperture”.
Per Scacchetti “le aperture dimostrate rendono evidente il fatto che anche per il governo alcuni correttivi siano indispensabili per affrontare una condizione del sistema produttivo che ancora non ha superato la crisi. Non è però possibile farlo unicamente con i risparmi derivanti dal mancato utilizzo di risorse disponibili. Solo di fronte alle proposte concrete di modifiche al sistema degli ammortizzatori e con gli opportuni finanziamenti potremo esprimere una valutazione complessiva”.
Fonte: Rassegna.it

giovedì 9 febbraio 2017

Inps: Cgil, inaccettabile proposta Boeri su reperibilità

Tito Boeri
Presidente dell'Inps
La proposta del Presidente dell’Inps di portare a sette le ore di reperibilità dei lavoratori privati per equipararle a quelle dei pubblici è inaccettabile”. Così Franco Martini, segretario confederale della Cgil.
“Anche oggi – sottolinea Martini – dobbiamo registrare l’ennesima esternazione del Presidente dell’Inps su argomenti che in realtà competono al legislatore e se è consentito alle parti sociali. Questa volta ha avanzato la richiesta di modificare le norme che regolano le fasce orarie di reperibilità in caso di malattia dei lavoratori privati”.
“A suo dire – spiega il segretario confederale della Cgil – siccome per i dipendenti pubblici le ore di reperibilità sono sette, mentre per i dipendenti privati sono quattro (dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 tutti i giorni compresi la domenica e i festivi) sarebbe opportuno portarle tutte a sette peggiorando così la situazione dei lavoratori privati. 
Secondo Boeri – continua – sarebbe questa la strada da percorrere in vista del passaggio di competenze dalle Asl all’Inps in materia di controlli per i dipendenti pubblici per ‘ridurre le spese e svolgere i controlli in modo efficiente’. Quindi tutti verso il peggio per risanare i conti: semplicemente inaccettabile”.
Martini prosegue ricordando a Boeri che”la norma per i lavoratori privati è frutto di una legge che demandava la definizione delle fasce orarie ad un Decreto del Ministero del Lavoro, decreto in vigore dal luglio del 1986 e da quel momento contenuta in tutti i Contratti nazionali di lavoro e applicata con buona pace di tutti, lavoratori e imprese. A nessuno è mai venuto in mente di metterla in discussione

martedì 23 febbraio 2016

Cgil, per cambiare politica economica europea, cambiare anche quella italiana

Ieri 22 febbraio il Governo ha redatto, in lingua inglese, il Documento italiano per l'Europa, con cui presenta la “Proposta strategica dell’Italia per il futuro dell’Unione Europea: crescita, lavoro e stabilità”. In questo documento ci sono importanti novità, ma molte contraddizioni.
La prima evoluzione che sembra compiere il Governo è nell'analisi. Si nota maggiore consapevolezza della debolezza dell'economia, italiana ed europea, soprattutto dinnanzi alla sfavorevole congiuntura internazionale, contando anche gli svantaggi della deflazione. Si pone l'accento sulla necessità di politiche più espansive per aumentare la crescita e per la creazione di lavoro, anche attraverso investimenti pubblici, in ragione della stessa sostenibilità dei conti pubblici. Si sottolinea l'importanza di sostenere la domanda interna per ritrovare la ripresa e recuperare la crescita potenziale, cioè il pieno impiego di tutti i fattori produttivi (capitale, lavoro e la migliore combinazione dei due per la produttività totale dei fattori, “di sistema”). Si evidenziano i limiti delle sole politiche monetarie intraprese dalla BCE di fronte alla durata e all'intensità della crisi, argomentando la necessità di politiche di bilancio che utilizzino tutti i margini di flessibilità possibili, anche all'interno dei Trattati esistenti. Si fa appello all'integrazione, al coordinamento e alla cooperazione tra Stati membri e tra istituzioni per rinnovare lo spirito europeo e presentare la stessa Unione come soluzione alla crisi, e non come problema, contrastando le spinte populistiche
e distruttive. Tutto ciò conferma l'analisi della CGIL. Purtroppo, però, il cambiamento nella prospettiva del Governo appare ancora troppo parziale.
Nel documento non c'è alcun riferimento alle cause della crisi e all'errore nell'aver scelto la linea

martedì 12 gennaio 2016

Carta dei Diritti Universali del Lavoro: lunedì 18 gennaio conferenza stampa Camusso

Lunedì, 18 gennaio, alle ore 12.00, a Roma in Piazza dei Cinquecento, in un’area allestita nel parcheggio di fronte alla stazione Termini, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, terrà una conferenza stampa per presentare la Carta dei Diritti Universali del Lavoro, ovvero un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori.
Una raccolta di norme destinate a tutto il mondo del lavoro, subordinato e autonomo, che a partire dai prossimi giorni sarà al centro delle assemblee nei luoghi di lavoro e dei pensionati, per la consultazione straordinaria delle iscritte e degli iscritti alla Cgil. L’obiettivo è ambizioso: far diventare la Carta una legge d’iniziativa popolare per ridare dignità a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici.
Con il nuovo Statuto la Cgil vuole innovare gli strumenti contrattuali preservando quei diritti fondamentali che devono essere riconosciuti ed estesi a tutti, senza distinzione, indipendentemente dalla tipologia lavorativa o contrattuale, perché inderogabili e universali. Diritti che vanno dal compenso equo e proporzionato alla libertà di espressione, dal diritto alla sicurezza al diritto al riposo, ma anche alle pari opportunità e alla formazione permanente, un aggiornamento costante di saperi e competenze. Per ricostruire un diritto del lavoro a tutela della parte più debole nel rapporto di lavoro.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 13 novembre 2015

Mafia: "Io riattivo il lavoro", grande vittoria approvazione legge su beni confiscati

COMUNICATO STAMPA ACLI, ARCI, Avviso Pubblico, Centro Studi Pio La Torre, CGIL, Legacoop, Libera, SOS Impresa

Roma, 12 novembre - L'approvazione ieri da parte della Camera dei Deputati della Proposta di Legge di Iniziativa Popolare (L. 1138 - Misure per favorire l'emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità organizzata), rappresenta in primo luogo una vittoria per tutti coloro che, firmando la proposta durante la campagna “Io Riattivo il Lavoro”, hanno creduto in questo processo riformatore e l'hanno sostenuto.
Vogliamo cogliere l'occasione per ringraziare inoltre quanti, a partire dal Presidente della Commissione Giustizia Donatella Ferranti e dal Relatore Davide Mattiello, l'hanno sostenuta e poi votata in Aula.
Il testo approvato contiene novità importanti e positive, soprattutto per quanto riguarda ruoli e funzioni dell'Agenzia nazionale e l'indispensabile supporto anche di natura finanziaria alle aziende, con cui salvare quelle sane e tutelare i lavoratori. Ci sono poi deleghe assegnate al Governo, come il sostegno alla riemersione dal lavoro nero, rispetto alle quali ci aspettiamo adesso una rapida e concreta decretazione a partire dalle necessarie coperture finanziarie.
Insomma ci troviamo di fronte a un passaggio importante che speriamo venga confermato altrettanto rapidamente dal Senato.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 10 settembre 2015

Beni confiscati: Cgil, a ottobre il Parlamento discuta la riforma e la approvi entro l'anno

Roma, 10 settembre - "Non c'è più tempo per annunci o dichiarazioni, Governo e Parlamento agiscano immediatamente: la proposta di legge n. 1138 sui beni e sulle aziende confiscate deve essere calendarizzata in aula per ottobre e approvata entro l'anno". Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil.
"L'urgenza - spiega Fracassi - è confermata in ultimo dai dati diffusi dal Viminale, secondo cui dall'agosto del 2014 al luglio del 2015 sono stati sequestrati oltre 14.500 beni di cui 718 aziende, per un valore che supera i 5 miliardi di euro, mentre le confische sono state più di 3.800 (215 le aziende) per un valore di 678 milioni". "Inoltre, come si evince dalle indagini giudiziarie di questi giorni - continua - è necessario un intervento tempestivo che assicuri la trasparenza nell'assegnazione degli incarichi per la gestione dei beni agli amministratori giudiziari ".
Tornando alla proposta di legge, "per la quale un vasto schieramento di associazioni antimafia ha raccolto le firme insieme alla Cgil", la dirigente sindacale sostiene che "il testo è pronto per essere portato in aula e votato, come ha recentemente detto lo stesso Presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti". "Con la condivisione e il contributo di tutti i gruppi parlamentari - continua - sulla legge di iniziativa popolare n. 1138 sono confluiti altri progetti di legge, come quello della Commissione Antimafia, e si è costruito un impianto normativo organico che affronta tutti i temi, compreso quello così attuale della trasparenza nell'assegnazione degli incarichi".
"Facciamo quindi appello ai gruppi parlamentari - ribadisce in chiusura Fracassi - affinché provvedano senza indugi a rendere immediatamente operativa la discussione in Aula".

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 17 luglio 2015

Beni sequestrati: Cgil, subito legge per sostenere aziende e tutelari lavoratori

Gianna Fracassi seg. Conf. Cgil
Come denunciamo da tempo e come dimostrano le operazioni di sequestro che giorno dopo giorno alimentano le cronache, l'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto produttivo e nei vari settori della nostra economia è un fenomeno in continua e preoccupante espansione. Per questo chiediamo al governo e al Parlamento di intervenire urgentemente per riformare la normativa riguardante le aziende confiscate". Così Gianna Fracassi, segretario confederale della Cgil, a seguito del sequestro di un ristorante a Roma e dell'allarme lanciato da Coldiretti sui cinquemila locali del settore nelle mani della criminalità organizzata.
"È necessario - prosegue Fracassi - fare in modo che queste attività produttive, un vero e proprio patrimonio a rischio abbandono e fallimento, una volta riportate all'economia legale siano sostenute dalla legge, così come deve essere garantita la continuità occupazionale delle centinaia di lavoratori ad esse collegate".
"Per questo la Cgil, insieme ad un vasto fronte di associazioni con cui ha costituito il comitato 'Io riattivo il lavoro', oltre due anni fa ha consegnato alla Camera dei deputati una proposta di legge di iniziativa popolare che punta a favorire l'emersione alla legalità di queste aziende, semplificando le procedure per la loro gestione e destinazione e tutelando i dipendenti", spiega Fracassi. "Esecutivo e Camere - conclude - hanno tutti gli strumenti per legiferare: lo facciano in fretta".
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 16 marzo 2015

Appalti: Cgil, proposta legge per diritti e tutele, Jobs Act è scure

Roma, 14 marzo - “Si stima, per difetto, siano oltre tre milioni e mezzo. Lavorano spesso nel mezzo di sprechi e inefficienze, senza adeguate tutele e senza che vengano riconosciuti e rispettati i diritti minimi. Sono quelli che lavorano 'in appalto', o peggio in sub appalto, inseriti in un segmento produttivo che, per quanto riguarda i soli appalti pubblici, rappresenta più del 15% del Pil nazionale mentre al 2%, sempre del Pil, ammonta la variazione dei costi per gli appalti relativi a beni e servizi”. Da questa analisi la Cgil promuove la campagna 'Gli appalti sono il nostro lavoro. I diritti non sono in appalto' a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare sul tema. Sempre più spesso, infatti, il sindacato ricorda come “la parola appalti è associata a inefficienze, ruberie, malaffare e, tragicamente, morte sul lavoro. Come se non bastasse il contratto a tutele crescenti del Jobs Act, combinato agli sgravi per le nuove assunzioni, potrebbe abbattersi come una scure, determinando una vera e propria esplosione di licenziamenti e di nuove assunzioni a 'monetizzazione crescente', azzerando diritti pregressi”.
Il perché di questa campagna del sindacato guidato da Susanna Camusso è “nella piaga rappresentata da questo pezzo di mondo del lavoro, caratterizzato da cattiva gestione e forme di illegalità che alimentano il fenomeno della corruzione, determinando una riduzione degli investimenti esteri del 16% e un aumento del costo complessivo degli appalti stessi del 20%”. Eppure le vere