Le diseguaglianze nel lavoro si sono allargate durante la crisi e minacciano di condizionare lo sviluppo degli anni a venire. È stato questo uno dei temi fondamentali del convegno “Il peso delle diseguaglianze” svoltosi oggi a Roma.
Sono intervenuti: Fulvio Fammoni (Presidente Fondazione Di Vittorio), Carlo Buttaroni (Presidente Tecnè), Pier Giorgio Ardeni (Presidente Istituto Cattaneo), Massimiliano Tarantino (Segretario generale Fondazione Feltrinelli), Enrico Giovannini (Portavoce Asvis). A concludere i lavori il Segretario generale della Cgil Susanna Camusso.
La disoccupazione ufficiale è alta (circa 2 milioni e 907 mila unità) e anche nel corso del 2018 difficilmente scenderà sotto la soglia dell’11%. Le persone che dichiarano ulteriormente di sentirsi in cerca di occupazione (condizione dichiarata nella rilevazione continua sulle Forze di lavoro dell’Istat) sono altre 2milioni e 597 mila, per un totale di circa 5 milioni e mezzo (dato confermato anche dal tasso di mancata partecipazione).
Le probabilità (Fonte Eurostat) per un disoccupato di trovare lavoro in Italia ci vedono al penultimo posto in Europa subito prima della Grecia.
La mancanza di lavoro è ovviamente il principale fattore di diseguaglianza, ma anche fra chi lavora le differenze sono rilevanti.
Gli occupati part time involontari sono 2 milioni 627 mila, passando dal 38,3% del totale p.t nel 2007 al 61% nel 2017.
Gli occupati temporanei non volontari (95,7% del totale temporanei nel 2017) sono 2 milioni 849
