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lunedì 9 agosto 2021

Lavoro: Landini, Paese non può più aspettare riforma ammortizzatori, confronto ancora interlocutorio

Un confronto ancora interlocutorio che non ha portato i significativi passi in avanti che ci saremmo aspettati”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro tra il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, e le parti sociali, sulla riforma degli ammortizzatori. “Il documento presentato dal ministro, di cui quasi tutti al tavolo hanno apprezzato l’evoluzione, – sottolinea il leader della Cgil – rappresenta un punto di equilibrio fra posizioni molto diverse e per la Cgil è un documento che è la base su cui innestare ulteriori correttivi e miglioramenti”.
Per la Cgil – prosegue Landini – non si può arretrare dall’obiettivo minimo della riforma, quello di includere tutti i lavoratori dipendenti e di garantire loro prestazioni a carattere universale e soprattutto fare un intervento che ampli le protezioni a tutti i lavoratori, anche i lavoratori autonomi, che ne sono stati esclusi, rafforzando le misure per tutti, in primis cassa ordinaria e straordinaria e contratti di solidarietà, decisivi per proteggere il lavoro nella trasformazione.
Gli ammortizzatori devono essere la strada da scegliere prima di aprire procedure di riduzione del personale. Questo il punto del disegno di riforma su cui non sono accettabili i tentennamenti che abbiamo ascoltato”.
“Una riforma – aggiunge il segretario della Cgil – che come proposta dovrà avere carattere assicurativo, superando le logiche delle misure emergenziali e che deve trovare anche da parte delle imprese, dopo un fase transitoria, graduali e adeguati finanziamenti per sostenere un impianto che deve rispondere a un tema di giustizia sociale e a cui tutti devono contribuire. Non possono e non devono essere i lavoratori a pagare il prezzo delle crisi e delle

giovedì 3 ottobre 2019

Cgil, Cisl e Uil, aprire tavolo su crisi sistema accoglienza

I segretari Confederali di Cgil, Cisl e Uil Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello e Ivana Veronese hanno scritto oggi al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli sollecitando un incontro urgente “sulla situazione occupazionale che si sta determinando nel sistema di accoglienza di primo e secondo livello nel Paese, Cara e Sprar, a seguito dell’entrata in vigore dei due decreti sicurezza”.
La lettera segue altre due missive inviate sullo stesso tema all’allora Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio, nei mesi di aprile e maggio, senza però aver ricevuto alcuna risposta.
“Da diversi mesi – scrivono i sindacalisti – si susseguono l’apertura di procedure di licenziamento collettivo a seguito delle dichiarazioni di esubero del personale”.
Lo scenario che si prospetta – continua la lettera – è quello di una crisi occupazionale che riguarda diverse migliaia di lavoratrici e lavoratori, sia nel settore della cooperazione sociale che in quello dei servizi”.
La dimensione di tale crisi occupazionale richiede, a giudizio del sindacato, l’apertura di un tavolo di crisi nazionale presso il Ministero dello Sviluppo Economico, per la individuazione delle possibili soluzioni anche in termini di strumenti straordinari a tutela dell’occupazione, del reddito e delle professionalità presenti all’interno del sistema di accoglienza”. Cgil, Cisl e Uil ribadiscono la necessità di una risposta a breve da parte del Ministero.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 19 giugno 2018

Lavoro: Cgil, “Il peso delle diseguaglianze”

Le diseguaglianze nel lavoro si sono allargate durante la crisi e minacciano di condizionare lo sviluppo degli anni a venire. È stato questo uno dei temi fondamentali del convegno “Il peso delle diseguaglianze” svoltosi oggi a Roma.
Sono intervenuti: Fulvio Fammoni (Presidente Fondazione Di Vittorio), Carlo Buttaroni (Presidente Tecnè), Pier Giorgio Ardeni (Presidente Istituto Cattaneo), Massimiliano Tarantino (Segretario generale Fondazione Feltrinelli), Enrico Giovannini (Portavoce Asvis). A concludere i lavori il Segretario generale della Cgil Susanna Camusso.
La disoccupazione ufficiale è alta (circa 2 milioni e 907 mila unità) e anche nel corso del 2018 difficilmente scenderà sotto la soglia dell’11%. Le persone che dichiarano ulteriormente di sentirsi in cerca di occupazione (condizione dichiarata nella rilevazione continua sulle Forze di lavoro dell’Istat) sono altre 2milioni e 597 mila, per un totale di circa 5 milioni e mezzo (dato confermato anche dal tasso di mancata partecipazione).
Le probabilità (Fonte Eurostat) per un disoccupato di trovare lavoro in Italia ci vedono al penultimo posto in Europa subito prima della Grecia.
La mancanza di lavoro è ovviamente il principale fattore di diseguaglianza, ma anche fra chi lavora le differenze sono rilevanti.
Gli occupati part time involontari sono 2 milioni 627 mila, passando dal 38,3% del totale p.t nel 2007 al 61% nel 2017.
Gli occupati temporanei non volontari (95,7% del totale temporanei nel 2017) sono 2 milioni 849

martedì 10 ottobre 2017

Crisi: FDV Cgil, in Italia il calo del Pil più forte della media europea e la ripresa più lenta

Il secondo rapporto della Fondazione Di Vittorio (Ottobre 2017) su “Lavoro e capitale negli anni della crisi” evidenzia, nel contesto europeo, da una parte l’Italia che ha perso di più e recupera meno (-7% il Pil nel 2016 rispetto al 2007), dall’altra Francia e Germania che, anche in virtù del buon andamento della domanda interna, sono tornate a crescere già dopo la caduta del 2009 e presentano nel 2016 un valore del Pil che supera, rispettivamente, del 5.2% e del 9.4% il valore del 2007. Anche la Spagna, che tra le grandi economie continentali è quella che insieme all’Italia ha sofferto di più il primo (2009) e il secondo (2012) shock recessivo, dal 2014 dimostra tassi di crescita sostenuti e nel 2016 ha recuperato quasi completamente le perdite patite (-0.5% rispetto al 2007). L’Italia, invece, stenta ancora a ripartire e la crescita del prodotto, benché le stime siano state di recente riviste verso l’alto, è ancora debole: le proiezioni elaborate a maggio configurano un saggio di crescita nettamente più alto per l’area Euro e collocano il Pil italiano nel 2018 ancora cinque punti sotto il valore del 2007.
Secondo il rapporto della fondazione della Cgil, “In Italia la crisi è stata più lunga a causa delle misure di austerità che hanno penalizzato la domanda interna e determinato un generale arretramento della nostra economia, il cui peso all’interno dell’eurozona tende a ridursi progressivamente. La ripresa in atto è accompagnata peraltro dalla stagnazione dei salari e non si vedono, al di là dei

lunedì 4 luglio 2016

Crisi: Cgil, il governo deve fare i conti con la realtà

L’andamento dell’economia continua ad essere lontano dalla ripresa e gli squilibri macroeconomici globali aumentano”. È quanto si legge nel sesto numero dell’Almanacco dell’economia curato dall’area delle Politiche economiche della Cgil.
Per il sindacato di Corso d’Italia “le politiche monetarie accomodanti messe in campo dalle economie avanzate, se non accompagnate da politiche fiscali e di bilancio altrettanto espansive, rafforzano la ‘trappola della liquidità’ e accentuano le disuguaglianze senza risolvere la crisi occupazionale e la deflazione, soprattutto in Europa”. In questo quadro la previsione delle conseguenze economiche e sociali della Brexit, per l’Europa e per la Gran Bretagna, risulta “complessa”.
Se rivolgiamo lo sguardo al nostro Paese, e “facciamo i conti con la realtà” è facile rendersi conto, spiega la Cgil “che la situazione economica dei primi mesi del 2016, come rilevano i dati diffusi dall’Istat, ha subito un brusco peggioramento”.
A dimostrarlo anche l’Indice di Ripresa della Domanda Effettiva (IRiDE), l’indicatore economico elaborato dalla Cgil, che “dopo una variazione positiva dell’ultimo trimestre 2015 torna a essere pari a – 0,5”, prefigurando ancora una volta, per l’anno in corso, una crescita inferiore alle attese, sia quelle del Governo (che nel Def 2016 prevede una variazione del Pil dell’1,2%), sia delle principali istituzioni (la Banca d’Italia nelle Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana del

lunedì 27 giugno 2016

Immigrazione: Cgil, Cisl, Uil, 28 giugno mobilitazione nazionale per rinnovo permessi di soggiorno per attesa occupazione

Dal 2011 ad oggi sarebbero quasi un milione i permessi di soggiorno non rinnovati, di cui almeno 400 mila per motivi di lavoro. È questo il quadro elaborato, sulla base di dati del Ministero dell’Interno e di Istat, che ha portato Cgil, Cisl, Uil a indire per il prossimo 28 giugno – nelle principali città italiane – una giornata di mobilitazione nazionale, con presidi davanti alle prefetture e richiesta d’incontro con il prefetto.
La crisi economica in Italia ha colpito duramente anche il lavoro degli stranieri negli ultimi anni, tanto che il loro tasso di disoccupazione ha raggiunto quota 17%. Sono moltissimi i lavoratori migranti che hanno abbandonato il Paese o che hanno perso il permesso di soggiorno e sono finiti nella trappola del lavoro sommerso, un tunnel da cui è difficilissimo uscire e in cui vengono virtualmente cancellati i diritti fondamentali, civili e del lavoro. In effetti, da una parte gli attuali 12 mesi concessi dalla legge a chi ha perso il lavoro non sono sufficienti a trovarne un altro, dall’altra non tutte le questure applicano alla lettera la circolare del Viminale del 9 luglio 2012, secondo la quale il permesso può essere rinnovato anche oltre i dodici mesi, in presenza di un “reddito minimo derivante da fonti lecite non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale”.
Cgil, Cisl, Uil hanno chiesto ripetutamente al governo:

– la proroga della durata del permesso di soggiorno per attesa occupazione a 24 mesi;
– la messa in atto di politiche attive del lavoro, tese ad una maggiore inclusione sociale di tutti;
– di rivedere la posizione dei lavoratori stranieri che hanno perso lavoro e permesso;
– di combattere il lavoro nero e lo sfruttamento, purtroppo sempre più diffuso.

In assenza di risposte da parte dell’Esecutivo, abbiamo deciso di indire una giornata di mobilitazione nazionale per il prossimo 28 giugno, con richiesta d’incontro ai prefetti.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 24 maggio 2016

Spettacolo: Sindacati chiedono a Mibact apertura stato di crisi e tavolo per spettacolo dal vivo

Le segreterie nazionali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials hanno scritto al D.G. dello spettacolo, Onofrio Cutaia, chiedendo l’attivazione dello stato di crisi per lo spettacolo dal vivo, che versa in profonda crisi, e l’apertura urgente di un tavolo presso il ministero allo scopo di ricercare insieme risposte contingenti alle crisi, in attesa della legge di sistema di un settore che, a detta dello stesso governo, è cruciale per lo sviluppo culturale ed economico del paese.
Alcuni teatri sono addirittura in imminente emergenza – annuncia la nota congiunta – quali Arena di Verona, Teatro Comunale di Bologna, che per evitare la liquidazione intendono ricorrere ai licenziamenti; o il Carlo Felice di Genova, il Massimo di Palermo e di nuovo Il Comunale di Bologna, che non hanno ancora ricevuto l’anticipo previsto dalla legge, pur avendo ottenuto la validazione del piano di risanamento; il Petruzzelli di Bari, e il Maggio Fiorentino, che si trovano a gestire i ricorsi dei lavoratori a tempo determinato, a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale; per finire i teatri di prosa che non riescono a pagare le retribuzioni sia dei dipendenti che delle compagnie (a Palermo, Catania, Cagliari, Napoli ecc.) e le innumerevoli altre importanti attività anche finanziate dal FUS che rischiano la scomparsa.”

lunedì 2 maggio 2016

Spettacolo: Bizi a Franceschini, un miliardo a cultura mentre teatro è in crisi

Un miliardo per la cultura è un importo considerevole, anche se va tutto a musei e percorsi. Ma se nel frattempo lo spettacolo sta precipitando in una crisi irreversibile e il Ministero non interviene, non possiamo non chiederci perché si vuole ignorare la crisi di un comparto che è fondamentale per il Paese.” Così dichiara Emanuela Bizi, della segreteria nazionale Slc Cgil.
Di teatri chiusi, negati, l’Italia è piena. E rischiano anche le strutture riconosciute dal Ministero. Eppure, il decreto del 2014 era stato annunciato come una riforma epocale – prosegue la sindacalista. Ma una buona parte dei soggetti esclusi ha deciso di ricorrere ai tribunali, e a quanto pare anche diversi soggetti che hanno ricevuto i fondi hanno problemi finanziari.”
A pagare per primi sono gli attori, che non riescono ad ottenere il pagamento delle fatture per il lavoro svolto, che si ritrovano a fare prove per spettacoli che non si faranno, o si faranno chissà quando. Poi i dipendenti fissi delle strutture, che non ricevono le dovute retribuzioni.”
Le risorse pubbliche al settore arrivano dal Ministero e dalle istituzioni locali. Ma ormai il sistema è in crisi. I finanziamenti locali arrivano con molto ritardo o vengono tagliati. Le sentenze dei ricorrenti arriveranno prima dell’estate e tutto il sistema di ripartizione del Fondo Unico per lo Spettacolo rischia di bloccarsi. Eppure si potevano trovare le soluzioni per evitare i ricorsi. Perché di fronte a questi problemi il Mibac sta alla finestra? – conclude Bizi.

martedì 23 febbraio 2016

Cgil, per cambiare politica economica europea, cambiare anche quella italiana

Ieri 22 febbraio il Governo ha redatto, in lingua inglese, il Documento italiano per l'Europa, con cui presenta la “Proposta strategica dell’Italia per il futuro dell’Unione Europea: crescita, lavoro e stabilità”. In questo documento ci sono importanti novità, ma molte contraddizioni.
La prima evoluzione che sembra compiere il Governo è nell'analisi. Si nota maggiore consapevolezza della debolezza dell'economia, italiana ed europea, soprattutto dinnanzi alla sfavorevole congiuntura internazionale, contando anche gli svantaggi della deflazione. Si pone l'accento sulla necessità di politiche più espansive per aumentare la crescita e per la creazione di lavoro, anche attraverso investimenti pubblici, in ragione della stessa sostenibilità dei conti pubblici. Si sottolinea l'importanza di sostenere la domanda interna per ritrovare la ripresa e recuperare la crescita potenziale, cioè il pieno impiego di tutti i fattori produttivi (capitale, lavoro e la migliore combinazione dei due per la produttività totale dei fattori, “di sistema”). Si evidenziano i limiti delle sole politiche monetarie intraprese dalla BCE di fronte alla durata e all'intensità della crisi, argomentando la necessità di politiche di bilancio che utilizzino tutti i margini di flessibilità possibili, anche all'interno dei Trattati esistenti. Si fa appello all'integrazione, al coordinamento e alla cooperazione tra Stati membri e tra istituzioni per rinnovare lo spirito europeo e presentare la stessa Unione come soluzione alla crisi, e non come problema, contrastando le spinte populistiche
e distruttive. Tutto ciò conferma l'analisi della CGIL. Purtroppo, però, il cambiamento nella prospettiva del Governo appare ancora troppo parziale.
Nel documento non c'è alcun riferimento alle cause della crisi e all'errore nell'aver scelto la linea

mercoledì 16 dicembre 2015

Crisi: Cgil, senza politica espansiva non ci sarà ripresa

Anche il Centro studi di Confindustria ridimensiona le stime di crescita per il 2015 e le previsioni 2016. Ciò conferma quanto la Cgil ha già evidenziato: la congiuntura economica favorevole potrebbe essere giunta al termine e, data l’assenza di nuove politiche economiche e la natura strutturale della crisi, la ripresa è incerta”. Così Riccardo Sanna, coordinatore delle politiche economiche Cgil nazionale, commenta i dati diffusi quest'oggi dal Csc di Confindustria.
La Cgil - prosegue il dirigente sindacale - è convinta che non ci sarà mai una vera e propria ‘ripresa’ dei livelli di crescita e occupazione pre-crisi, a meno che non si programmi una politica espansiva”, e rivolgendosi a Confindustria aggiunge: “non c’è alcun ‘rebus’ sul mancato decollo dell’economia italiana ed europea”.
Secondo Sanna, il riconoscimento da parte dell’associazione di viale dell’Astronomia che l’evasione sia un ostacolo per lo sviluppo economico e civile e che sia la vera causa dell’alto livello del debito pubblico, “dovrebbe indurre Confindustria a individuare i tratti strutturali del declino dell’economia nazionale, che per molti versi hanno addirittura portato il Paese ad anticipare la crisi”. “A questo proposito - prosegue il coordinatore delle politiche economiche - la Cgil ha proposto di programmare quote annuali di riduzione strutturale dell’evasione fiscale, prevedendo una tassazione dei grandi patrimoni come equa clausola di salvaguardia”.
Infine, la previsione del tasso di disoccupazione di Csc di Confindustria, che al 2017 sarà ancora sopra l’11%, non rassicura. Per questo - conclude Sanna - è indispensabile un Piano del lavoro basato su nuovi investimenti pubblici e privati e sulla creazione diretta di occupazione, che sia in grado di portare l’Italia fuori dalla crisi e aprire una vera e propria vertenza europea”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 27 ottobre 2015

Crisi: Cgil e Fdv, da rapporto Ilo dati impressionanti su lavoro

Oltre 200 milioni di disoccupati nel mondo, 30 milioni in più dall'inizio della crisi, migliaia di miliardi di dollari di Pil globale perso a causa di una maggiore disoccupazione e salari più bassi. Sono solo alcuni dei preoccupanti dati emersi nel corso dell'iniziativa promossa dalla Cgil e dalla Fondazione di Vittorio che si è tenuta questa mattina a Roma, durante la quale è stato presentato da Raymond Torres, direttore Ilo, il 'World Employment and Social Outlook 2015' elaborato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Un lavoro di importanza straordinaria per un'organizzazione tripartita formata da governi, sindacati e associazioni di impresa” ha dichiarato Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione di Vittorio. Quanto proposto e affermato dall'Ilo, ha proseguito Fammoni “è in evidente controtendenza con le politiche di austerità e deregolazione di questi anni, per questo è importante che tali elaborazioni vengano fatte conoscere e diventino sempre più un punto di riferimento per l'iniziativa europea”.
Il rapporto evidenzia gli effetti numerici e sociali della grande crisi sul lavoro: oltre 200 milioni di disoccupati nel mondo, 30 milioni in più dal 2008, e l'irrisolto problema della creazione di ulteriore occupazione per coloro che ogni anno entrano nel mercato del lavoro globale. Tutto questo provoca

venerdì 28 agosto 2015

Famiglie, consumi sempre più "obbligati"

giovedì 13 agosto 2015

Gli amici subdoli della democrazia


giovedì 30 luglio 2015

Telecom: Azzola, Ministro Guidi appiattita su posizioni azienda

“Mentre nel paese permangono tantissime vertenze che attendono il governo per una loro soluzione, il Ministro Guidi decide di convocare un tavolo per Telecom Italia in assenza di ogni crisi aziendale. La proposta dell’azienda di contenere il costo del lavoro attraverso il ricorso allo strumento della solidarietà per 3.000 unità è ai margini delle procedure di legge, in quanto la discussione odierna ha dimostrato l’assenza di ogni esubero tra quelli dichiarati dall’azienda ma non individuati materialmente, scaricando così per il quinto anno consecutivo i costi sulla collettività.” Così dichiara Michele Azzola, segretario nazionale di Slc Cgil, all’uscita dal tavolo al Mise.
Il governo ritiene apprezzabile la disponibilità aziendale a ritirare una societarizzazione farsesca che viene minacciata da anni per ricattare lavoratori e istituzioni, e ritiene apprezzabile la scelta degli strumenti individuati (il contratto di solidarietà, per altro già usato per 4 anni da Telecom), proponendo infine un nuovo appuntamento presso il Mise per il 4 agosto, alla presenza del coordinamento delle Rsu, per avvicinare le posizioni delle parti e raggiungere un’intesa sulle proposte formulate dall’azienda.”
Slc Cgil dichiarando la non condivisione sulle premesse avanzate dal governo che dimostrano un appiattimento sulle posizioni delle grandi imprese, tale da derogare alla legislazione vigente, ha dichiarato la propria indisponibilità a sedersi al tavolo sin quando non sarà ripristinata una corretta

sabato 25 luglio 2015

Europa: Camusso, abbiamo straordinario bisogno di politica, ispirata ai principi socialismo europeo

L'Europa sta vivendo la più grande crisi politica dal dopoguerra, ma sono in pochi ad affrontare questo tema. Siamo nel mezzo di una crisi che è soprattutto di leadership e di pensiero. Non vedo nei soggetti che decidono l'idea di quello che fanno e la sensazione che si ha è che il contingente sia l'unica misura per le politiche che si stanno attuando”. Così, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso nell'intervento conclusivo al convegno 'Per l'Europa. Ripartiamo dal manifesto di Ventotene' che si è tenuto questa mattina sull'isola di Ventotene.
Ma ‎se parliamo di Europa - continua - parliamo di politica. E noi abbiamo uno straordinario bisogno di politica, ispirata ai principi del socialismo europeo. Fino ad ‎oggi non abbiamo visto segnali di cambiamento.‎ Il nostro presidente del consiglio Renzi, subito dopo che il consiglio europeo si era pronunciato sul caso Grecia, ha sostenuto la necessità che l'Europa dovesse cambiare. Nel giro di una settimana, parlando della legge di stabilità, ha però ridimensionato di molto questo suo pensiero, accontentandosi di un po' più di flessibilità sul deficit. Non è così che si cambia l'Europa”.
Siamo in un Paese che si sta scavando la fossa - dice ancora Camusso -. I nostri giovani se ne vanno. La risposta non è nei sussidi, è nella creazione di lavoro. I giovani se ne vanno per crearsi un futuro, un progetto di vita. Ridurre le tasse non basta, serve una politica redistributiva. Bisogna fare politica anche rispetto al debito. Ed è un messaggio che vogliamo lanciare qui da Ventotene. Occorre fare una conferenza europea sul debito e vorremmo che l'Itala ne fosse promotrice”. “Siamo venuti qui a Ventotene perché siamo convinti che politica sociale e mondo del lavoro facciamo parte di un concetto chiamato pace. Se si fa la guerra al lavoro si costruiscono le condizioni per nuovi conflitti, e i conflitti - conclude Camusso - portano sempre a un peggioramento delle condizioni dei soggetti più deboli”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

venerdì 3 aprile 2015

«La coalizione sociale a Brescia esiste già» - Intervista di Damiano Galletti al BresciOggi

Damiano Galletti segretario generale
Camera del Lavoro di Brescia
Il sindacato alle prese con le sfide del lavoro e del rinnovamento, iniziando dai temi balzati al centro della cronaca nel Paese (il «duello» Landini-Camusso e la coalizione sociale in primis) fino alle questioni più strettamente territoriali che partono dal Patto per Brescia fino all´occupazionale. Questioni ben chiare nell´agenda di Damiano Galletti, segretario generale della Camera del lavoro di Brescia, alla base di analisi e nuovi impegni.
Galletti, partiamo dall´attualità: lei si è espresso favorevolmente alla proposta di una «coalizione sociale», lanciata dal leader nazionale della Fiom Maurizio Landini, bocciando invece la posizione contraria di Susanna Camusso che guida la Cgil. Perchè?
«Non credo si possa non essere d´accordo con Landini quando dice che il sindacato deve cambiare: il contesto sociale si è molto modificato in questi ultimi anni, tanto più dopo l´introduzione di un Jobs Act che stravolge lo Statuto dei lavoratori. Non è immaginabile un sindacato che non inizia a ripensarsi. Proprio queste considerazioni, unite alla conferenza organizzativa della Cgil in programma da giugno, daranno il segnale della nostra volontà di aprirci al nuovo. Riguardo poi al fatto che il sindacato, come corpo intermedio, debba interloquire sempre di più con le altre associazioni che affrontano le emergenze, per esempio in ambito sanitario, della

giovedì 5 marzo 2015

Call center: Azzola sconcertanti le dichiarazioni del Ministro Guidi

Mentre il settore è attraversato da migliaia di licenziamenti, da vertenze che incidono pesantemente sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori e da una crisi le cui origini sono da ricercarsi nel caos normativo introdotto dal Governo, sconcerta leggere le dichiarazioni rilasciate dal ministro Guidi in risposta a un’interrogazione in merito all’operato del Governo.
Da un lato il ministro continua a ripetere che si è intervenuti per far rispettare una legge del 2012 che garantisce la sicurezza dei dati dei cittadini e rende più complicate le delocalizzazioni all’estero, omettendo che ad oggi nessun intervento sui committenti è stato realizzato e che la legge risulta ancora totalmente disattesa.
Il Ministro dichiara, inoltre, che è attivo un Gruppo Tecnico di Lavoro per ricercare soluzioni ai problemi del settore, che ricordiamo dipendere dal caos normativo e dagli interventi sbagliati sino ad ora adottati, omettendo di dire che quel Gruppo Tecnico di Lavoro non si è mai riunito. Cita inoltre alcune soluzioni su gare pubbliche e incentivi, che rischierebbero di aggravare ulteriormente la situazione in quanto del tutto inadeguate e inefficaci a risolvere le crisi in atto.
Infine, chiosa sulle crisi in corso ostentando una tranquillità incomprensibile mentre nella realtà ai 1500 lavoratori calabresi di Infocontact si chiede di dimezzarsi le retribuzioni passando da 1000 a 500 euro al mese, non perché non ci siano i volumi ma perché gli incentivi introdotti dal Governo rendono più conveniente spostare quel lavoro su altri siti. Su Almaviva dichiara considerazioni banali

venerdì 13 febbraio 2015

Editoria: 9 sigle lanciano la campagna #menogiornalimenoliberi

Una palla di giornali malamente accartocciati: è il simbolo della campagna di comunicazione 
Meno Giornali = Meno Liberi” 
lanciata oggi da 9 associazioni e sindacati del settore (Alleanza delle Cooperative Italiane Comunicazione, Mediacoop, Federazione Italiana Liberi Editori, Federazione Italiana Settimanali Cattolici, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Articolo 21, Sindacato Lavoratori Comunicazione CGIL, Associazione Nazionale Stampa Online, Unione Stampa Periodica Italiana) per salvaguardare il pluralismo dell’informazione e per una riforma urgente dell’editoria. 
Il primo atto è una petizione, pubblicata sul sito www.menogiornalimenoliberi.it e su tutti i social network con l’hashtag #menogiornalimenoliberi, con cui si chiede di mettere mano ai tagli immotivati del contributo diretto all’editoria e di avviare subito un Tavolo di confronto sull’indispensabile riforma dell’intero sistema dell’informazione (giornali, radio, tv, internet). Sono oltre 200 le testate non profit che rischiano di chiudere sul territorio nazionale, lasciando sul campo 3.000 posti di lavoro tra giornalisti, grafici e poligrafici. 
Quotidiani locali, riviste di idee, periodici di comunità, settimanali cattolici, organi di informazione delle minoranze linguistiche, ma anche giornali nazionali di opinione. È questo il mondo messo in crisi dal taglio dei contributi 2013 (dimezzati retroattivamente a bilanci già chiusi) e 2014. Sono 300 milioni di copie distribuite in meno ogni anno, 500mila pagine di informazione che

martedì 3 febbraio 2015

Mostra: Il confine più lungo: affermazione e crisi dell'italianità adriatica

ESPOSIZIONE DELLA MOSTRA
auditorium San Barnaba
dal 2 al 14 febbraio
dal Lunedì al Sabato ore 9.00 -12.30
Lunedì, Mercoledì, venerdì ore 14.00 -16.00


Il confine più lungo:
affermazione e crisi dell'italianità adriatica
a cura di R. Pupo, F. Todero, F. Benolich

La mostra, concessa dall’Istituto Parri di Bologna, affronta in un itinerario di circa 30 pannelli il difficile rapporto tra italianità e jugoslavismo, due movimenti che hanno  continuato a confliggere, con esiti tragici, fin oltre la metà del secolo scorso. Il percorso della mostra aiuta a riflettere sul carattere ambivalente della costruzione delle identità nazionali, uno dei fenomeni caratteristici della contemporaneità.
Di seguito il link:
http://www.irsml.eu/Confinepiulungo/aP%20Lite%20Flash/index.html


L’Associazione “Concordia et Pax” si è costituita il 20 novembre 2000 tra i decanati di Gorizia, Nova Gorica e Šempeter. Soci fondatori: vittime o congiunti dei tragici fatti riguardanti i primi cinquant’anni dello scorso secolo. L’Associazione persegue la “promozione della cultura della riconciliazione e della convivenza pacifica fra le
comunità viventi sul confine goriziano.
Il sostegno diretto ed indiretto, delle iniziative tese all’approfondimento storico e alla conoscenza di eventi e situazioni che hanno coinvolto la gente e le terre di confine, con particolare riferimento a quelli legati alle due guerre mondiali” (articoli 2 e 3 Statuto).

giovedì 20 novembre 2014

Call center: ultima chiamata al Presidente del Consiglio e alla politica

“262 lavoratori che occupano la sede di Accenture a Palermo che voleva procedere alla chiusura vista la disdetta dell’appalto formalizzata di British Telecom; il Consiglio Comunale di Cesano Boscone che si riunisce nella sede del call center di E-Care che ha avviato la procedura per 489 lavoratori; Almaviva che scrive alla regione Sicilia dichiarando oltre 3000 esuberi; Gepin a Casavatore, Napoli, che persa la commessa di Poste licenzierà oltre 200 persone. Questi sono solo alcuni numeri della tragedia che stanno vivendo i lavoratori dei call center.” Così dichiara Michele Azzola,, segretario nazionale Slc Cgil in vista dello sciopero nazionale di dopodomani venerdì 21.
Venerdì 21 si terrà lo sciopero nazionale del settore con la Notte Bianca, che si terrà a piazza del Popolo a Roma, in cui si alterneranno momenti di musica, cultura e dibattito di personalità che a vario titolo offriranno la loro solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici, spesso ragazzi che hanno avuto come unica opportunità lavorativa quella offerta dai call center e che svolgono quel lavoro con dignità e professionalità.
“La crisi dei call center ha una peculiarità tutta italiana – prosegue il sindacalista – nel resto dei Paesi Europei non si riscontrano fenomeni analoghi, ed è dettata dal fatto che non si è proceduto, come previsto da una direttiva europea, a normare il caso di successione/cambio di appalto con tutele occupazionali. Questo determina anche una spesa sociale elevatissima, oltre 480 milioni nel triennio 2012 – 2014, sottratti ai servizi ai cittadini che finanziano con le tasse, e che in realtà si tramutano in