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mercoledì 19 gennaio 2022

Spettacolo, buone notizie per i lavoratori autonomi

 Il decreto sostegni bis ha introdotto una nuova indennità per la disoccupazione, denomitata Alas, rivolta ai lavoratori autonomi dello spettacolo a copertura degli eventi di cessazione involontaria del lavoro intevenuti dal 1 gennaio 2022. I requisiti sono descritti nella Circolare INPS n. 8 del 14/01/22: “Disposizioni in materia di indennità di disoccupazione a favore dei lavoratori autonomi dello spettacolo (ALAS)”. Di seguito alcune note di sintesi. 

Sono destinatari della nuova prestazione ALAS:

  • i lavoratori autonomi che prestano a tempo determinato attività artistica o tecnica, direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli
  • i lavoratori autonomi a tempo determinato che prestano attività al di fuori delle ipotesi sopra riportate
  • i lavoratori autonomi “esercenti attività musicali”

L’indennità ALAS è riconosciuta ai lavoratori che possono fare valere congiuntamente i seguenti requisiti:
  • non avere in corso rapporti di lavoro autonomo o subordinato
  • non essere titolari di trattamento pensionistico diretto a carico, anche pro quota, di gestioni previdenziali obbligatorie (es.: Gestione separata, Assicurazione generale obbligatoria-AGO, etc.)
  • non essere beneficiari di Reddito di cittadinanza
  • avere maturato, nel periodo che va dal 1° gennaio dell'anno civile precedente la conclusione dell'ultimo rapporto di lavoro autonomo alla data di presentazione della domanda di indennità, almeno quindici giornate di contribuzione versata o accreditata al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo (FPLS)
  • avere un reddito relativo all'anno civile* precedente alla presentazione della domanda non superiore a 35 mila euro

Per approfondire clicca qui 


giovedì 23 gennaio 2020

Lavoro: Cgil, rivedere strutturalmente ammortizzatori sociali

Tania Sacchetti
“Il nostro sistema produttivo è seriamente in difficoltà. Serve rivedere in maniera strutturale, e non solo temporanea, alcune impostazioni troppo rigide del sistema degli ammortizzatori sociali”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta i dati sulla cassa integrazione 2019 diffusi oggi dall’Inps.
“Particolarmente preoccupante – sottolinea la dirigente sindacale – è l’aumento continuo delle domande di disoccupazione, +1,3% rispetto a novembre 2018”.
Per Scacchetti “sulla base delle proposte contenute nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, non è più rinviabile una discussione tra sindacati e Governo su come creare lavoro di qualità e rilanciare la crescita occupazionale. Una strada – conclude Scacchetti – che deve essere intrapresa attraverso investimenti e politiche che puntino sulla creazione di domanda, e non solo sui sistemi di incentivazione”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

giovedì 31 gennaio 2019

Pil: Cgil, dato prevedibile, il 9 febbraio in piazza per ridare lavoro, sviluppo e futuro al Paese

Non si tratta di una doccia fredda perché il dato era ampiamente previsto, non solo da tutti gli istituti nazionali e internazionali, ma anche da tutte le parti sociali. 
Da mesi la flessione della produzione industriale, del fatturato e degli ordinativi, dovuta alla sfavorevole congiuntura internazionale, prefigurava il rischio di recessione, che non a caso è arrivata prima in Italia, vista anche la debolezza della ripresa e in particolare, della domanda interna”. Così la Cgil, in una nota, commenta i dati Istat (-0,2% di variazione del Pil nell’ultimo trimestre 2018), che confermano il brusco rallentamento della crescita italiana e l’entrata in recessione tecnica.
Per il sindacato guidato da Maurizio Landini “non si può aspettare oltre e occorre rilanciare subito la crescita, lo sviluppo e l’occupazione, attraverso investimenti pubblici e la creazione di lavoro, misure del tutto insufficienti nella Legge di Bilancio appena approvata”.
Inoltre, secondo la Cgil, “la distanza fra la crescita effettiva del Pil e le irrealistiche aspettative del Governo genererà un impatto negativo anche sui conti pubblici, diminuendo ulteriormente le risorse per le politiche sociali, industriali e infrastrutturali”.
Per il sindacato di Corso d’Italia, “anche dai dati Istat degli occupati di dicembre emerge un’ulteriore conferma dello stato di recessione. Sebbene, infatti, il dato annuo evidenzi che l’occupazione sia

martedì 19 giugno 2018

Lavoro: Cgil, “Il peso delle diseguaglianze”

Le diseguaglianze nel lavoro si sono allargate durante la crisi e minacciano di condizionare lo sviluppo degli anni a venire. È stato questo uno dei temi fondamentali del convegno “Il peso delle diseguaglianze” svoltosi oggi a Roma.
Sono intervenuti: Fulvio Fammoni (Presidente Fondazione Di Vittorio), Carlo Buttaroni (Presidente Tecnè), Pier Giorgio Ardeni (Presidente Istituto Cattaneo), Massimiliano Tarantino (Segretario generale Fondazione Feltrinelli), Enrico Giovannini (Portavoce Asvis). A concludere i lavori il Segretario generale della Cgil Susanna Camusso.
La disoccupazione ufficiale è alta (circa 2 milioni e 907 mila unità) e anche nel corso del 2018 difficilmente scenderà sotto la soglia dell’11%. Le persone che dichiarano ulteriormente di sentirsi in cerca di occupazione (condizione dichiarata nella rilevazione continua sulle Forze di lavoro dell’Istat) sono altre 2milioni e 597 mila, per un totale di circa 5 milioni e mezzo (dato confermato anche dal tasso di mancata partecipazione).
Le probabilità (Fonte Eurostat) per un disoccupato di trovare lavoro in Italia ci vedono al penultimo posto in Europa subito prima della Grecia.
La mancanza di lavoro è ovviamente il principale fattore di diseguaglianza, ma anche fra chi lavora le differenze sono rilevanti.
Gli occupati part time involontari sono 2 milioni 627 mila, passando dal 38,3% del totale p.t nel 2007 al 61% nel 2017.
Gli occupati temporanei non volontari (95,7% del totale temporanei nel 2017) sono 2 milioni 849

mercoledì 4 aprile 2018

Istat: Cgil, permangono gravi criticità mercato del lavoro

I positivi scostamenti nei dati Istat di febbraio, purtroppo, non alterano su base annua le gravi criticità che caratterizzano il mercato del lavoro italiano. È ancora troppo poca l’occupazione, e quella che c’è spesso è debole, precaria, povera”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta le rilevazioni diffuse questa mattina dall’Istat su occupati e disoccupati.
Per la dirigente sindacale “la disoccupazione giovanile, che a differenza di quanto sta accadendo in Europa è in crescita, e il calo degli occupati nella fascia centrale di età, sono le principali criticità che andrebbero subito aggredite con adeguate scelte politiche”. 
Gli interventi prioritari che, secondo Scacchetti, dovrebbero essere inseriti nella prossima agenda di governo sono: “un piano straordinario per l’occupazione e il rilancio degli investimenti pubblici e privati”. “Solo così – conclude – si può finalmente garantire un futuro al Paese e in particolare alle giovani generazioni”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 19 dicembre 2017

Manovra: Cgil, grave ritiro emendamenti lavoro

Quanto si sta decidendo in queste ore sui temi del lavoro è grave e conferma l’incapacità dell’Esecutivo a mantenere gli impegni”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti commenta il ritiro in Commissione Bilancio della Camera dei due emendamenti alla manovra relativi all’aumento dell’indennità di licenziamento e alla riduzione della durata massima dei contratti a tempo determinato.
Per la dirigente sindacale “entrambi gli emendamenti, seppur di valenza limitata, provavano a mettere in discussione l’impianto complessivo del Jobs Act, le cui conseguenze disastrose sono state confermate quest’oggi dalla nota congiunta diffusa da Istat, Inail, Inps, ministero del Lavoro ed Anpal”. 
“Anche nel terzo trimestre – sottolinea – si registra una forte crescita dei contratti a tempo determinato e un calo dei tempi indeterminati”.
“Lavoro di qualità e investimenti pubblici sono l’unica soluzione – conclude Scacchetti – per una crescita inclusiva e per affrontare l’emergenza della disoccupazione giovanile”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

sabato 9 dicembre 2017

Lavoro: FDV (Cgil), 4 milioni 492 mila persone nell’area del disagio occupazionale

Sono 4 milioni 492mila le persone che nel nostro Paese si trovano nella cosiddetta area del disagio occupazionale (vale a dire coloro che in modo involontario svolgono un lavoro temporaneo o a tempo parziale), con un incremento del 45,5% rispetto al 2007. È quanto emerge da una ricerca della Fondazione Di Vittorio.
Il tasso del disagio è pari al 20% (rispetto al totale degli occupati). Il più alto degli ultimi dieci anni. Al Sud (23,9%) è maggiore rispetto al Nord (17,7%). Nell’occupazione femminile più alto (26,9%) rispetto a quella maschile (15,2%).
L’analisi per classi di età registra nella fascia 15-24 anni una percentuale di disagio del 60,7%, in aumento di ben 21 punti rispetto al 2007; segue la fascia 25-34 anni con un tasso del 32% (era il 19% nel 2007).
Il tasso di disagio occupazionale è più alto tra i lavoratori stranieri (poco più di un lavoratore su tre), rispetto a quelli con cittadinanza italiana (18,4%).
Il disagio è più alto tra i lavoratori con basso titolo di studio (licenzia media), pari al 22,8%, vale a dire 5,3 punti sopra il tasso relativo a chi ha una formazione universitaria.
L’analisi per settori di attività, infine, riconosce negli “altri servizi collettivi e personali” e in “alberghi e ristoranti”, i comparti nei quali questa condizione è più frequente (39% degli occupati).
Per il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “nel nostro Paese, continua un processo di progressiva precarizzazione e dequalificazione dell’occupazione, che ha portato l’area del disagio al

sabato 8 luglio 2017

Lavoro: FdV, nel 2016 disoccupazione potenziale ha raggiunto il 18,5%

In Italia la disoccupazione potenziale è di circa 2 milioni in più rispetto al dato ufficiale. È quanto emerge dal rapporto di ricerca sul mercato del lavoro, elaborato dalla Fondazione di Vittorio, dal titolo ‘La disoccupazione dopo la grande crisi’, aggiornato al 2016.
Per misurare lo stato di salute del lavoro in Italia, la FdV ha elaborato una ulteriore stima della disoccupazione, il tasso di disoccupazione potenziale, utilizzando le rilevazioni della Bce e la percezione degli intervistati della Rilevazione Continua della Forza Lavoro Istat. Nella ricerca, infatti, vengono considerati non solo i disoccupati formalmente riconosciuti, ma anche le persone che all’interno delle forze di lavoro potenziali aggiuntive (FLPA), riferiscono di sentirsi in cerca di occupazione (condizione percepita). Il tasso di disoccupazione schizza così al 18,5%, ben 6,8 punti sopra il tasso ufficiale, e il numero dei disoccupati sale a 5 milioni e 200 mila.
Lo studio fornisce, inoltre, un’analisi comparativa con le rilevazioni della Bce che stimano l’offerta di lavoro reale. Attraverso due metodologie di calcolo diverse si registra in entrambi i casi una disoccupazione italiana superiore al 20%. Il tasso di disoccupazione allargata per i Paesi dell’area euro è pari al 14,6% (4,3 punti sopra il tasso ufficiale) e al 21,8% per l’Italia (circa 10 punti sopra il tasso ufficiale), mentre il tasso di sottoutilizzo della forza lavoro raggiunge il 17,6% per la zona euro

martedì 31 gennaio 2017

Lavoro: Cgil, disoccupazione giovanile vera emergenza sociale

La disoccupazione giovanile al 40% è la vera emergenza sociale del nostro Paese. Nessun commento ottimistico può accompagnare i dati sugli occupati e sui disoccupati di dicembre 2016 diffusi oggi dall’Istat”. Così la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti.
“Incrementi di qualche migliaio di occupati a mesi alterni – sottolinea Scacchetti – che si distribuiscono volta per volta tra giovani, donne e over 50, rendono drammaticamente evidente che il nostro mercato del lavoro è fermo”.
La riduzione degli sgravi e delle decontribuzioni a pioggia – aggiunge la segretaria della Cgil – sta facendo, mese per mese, calare le attivazioni di nuovi contratti a tutele crescenti. Queste restano positive, ma in forte diminuzione rispetto all’esplosione del 2015. Inoltre, più del 75% delle nuove attivazioni è a tempo determinato, segno che anche quando si creano nuovi posti di lavoro questi sono fragili ed incerti”.
Questa situazione – prosegue Scacchetti – non può essere affrontata solo sollecitando politiche a favore della occupabilità. Serve, come la Cgil propone da mesi, un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile, anche con creazione diretta di posti di lavoro. Sono necessarie – aggiunge – scelte di politica industriale, e occorre valorizzare il ruolo della contrattazione per affrontare una fase ancora critica della nostra economia. Fase che, con la riduzione degli ammortizzatori sociali, nei prossimi mesi porterà ad un incremento dei licenziamenti nelle realtà produttive più deboli”.
Insieme a Confindustria – ricorda la segretaria confederale – lo scorso settembre abbiamo sottoscritto un avviso comune su questi temi, ora sarebbe utile che il Governo attivasse un’interlocuzione per affrontare i tanti problemi in campo”.
“I dati di oggi – conclude Scacchetti – rafforzano le ragioni della campagna a favore della Carta dei diritti e dei referendum che la sostengono. Quella dell’indebolimento dei diritti e della spinta verso forme di lavoro sempre meno tutelate è una strada che si è dimostrata fallimentare. 
Ripartire dal lavoro e dal lavoro di qualità è l’unica via per invertire una tendenza negativa e consentire crescita e sviluppo”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 13 giugno 2016

Immigrati: FDV Cgil, retribuzioni medie inferiori di 362 euro netti al mese

Occupati prevalentemente nei settori a basso valore aggiunto (servizi alla persona, agricoltura, costruzioni, alberghi e ristoranti), dove la concorrenza con l’offerta di lavoro della componente italiana risulta marginale, con basse qualifiche e una retribuzione media netta inferiore di circa 360 euro al mese. E’ questa la fotografia del lavoratore immigrato che emerge dallo studio “Le conseguenze della crisi sul lavoro degli immigrati in Italia” realizzato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio sulle migrazioni, che ha analizzato le condizioni dei lavoratori stranieri occupati in Italia nel quinquennio 2011-2015.
Il lavoro degli immigrati ha contenuto il declino dell’occupazione nel nostro Paese e l’incidenza dell’occupazione straniera sul totale degli occupati è aumentata di 1,5 punti percentuali (+329 mila unità), attestandosi nel 2015 al 10,5%. Ma a quali condizioni?
La crisi ha colpito duramente anche la forza lavoro straniera, con un tasso di disoccupazione nel 2015 più alto di quasi 5 punti rispetto a quello relativo alla forza lavoro italiana (16,2 vs 11,4). Così come è aumentata la precarietà e il part time involontario.
Il tasso di sofferenza occupazionale (indicatore elaborato dalla FDV che comprende disoccupati,

martedì 17 maggio 2016

Pil: Cgil, dati Istat auspicabili, ma difficilmente realizzabili senza cambio politica economica

Previsioni, quelle dell’Istat, auspicabili, ma purtroppo difficilmente realizzabili senza un vero cambiamento della politica economica nazionale ed europa. E’ quanto si evince dal quinto numero dell’Almanacco della Cgil nazionale che, alla luce delle prospettive di crescita 2016 diffuse quest’oggi dall’Istituto nazionale di statistica, analizza l’andamento dell’economia dall’inizio dell’anno.
Ad oggi, con “l’economia della rassegnazione del Governo”, le previsioni dell’Istat rischiano di risultare “troppo ottimistiche”, così come ci indicano alcune stime: “l’inedita spinta degli investimenti fissi lordi +2,7% e dei consumi privati +1,4% sembra irrealizzabile senza un importante contributo della domanda pubblica, che però dovrebbe crescere solo dello 0,2% nel 2016, dopo anni di segno meno. Non a caso – prosegue il rapporto – le previsioni indicano un tasso di disoccupazione ancora pari all’11,3% a fine anno”.
Intanto, nei primi mesi del 2016, si legge nell’Almanacco, “la crescita globale ha perso slancio e l’economia del nostro Paese ha segnato solo un rimbalzo, classificandosi all’ultimo posto per la crescita del Pil fra tutte le principali economie industrializzate”.
Nel dettaglio si evidenzia una variazione del Pil del primo trimestre 2016 maggiore rispetto al trimestre precedente (+0,3% contro +0,1%), ma più contenuta rispetto allo stesso periodo del 2015 (+1,0% anziché +1,1%). Infatti l’andamento degli indicatori della produzione, del fatturato e degli

lunedì 4 aprile 2016

Cgil, incentivi non hanno effetti duraturi su occupazione, Governo corregga il tiro

Il doping dell’esonero contributivo non ha avuto effetti duraturi sul mercato del lavoro, i dati di oggi lo dimostrano e quello che preoccupa di più è il tasso di occupazione in calo”. Così Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil, commenta i dati provvisori dell’Istat su occupati e disoccupati diffusi oggi.
Il tasso di occupazione a febbraio cala di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, attestandosi al 56,4% – specifica Sorrentino – e l’Istituto registra 97 mila occupati in meno, soprattutto nella fascia tra i 25-49enni. Significa che, come diciamo da sempre – sottolinea la dirigente sindacale – dare alle imprese soldi a pioggia e a fondo perduto senza nessuno stimolo alla crescita e all’occupazione stabile e di qualità non produce effetti positivi ma distorsivi sul mercato del lavoro, e a farne le spese sono i lavoratori e il Paese”.
Per Sorrentino “è immotivato l’entusiasmo di chi in queste ore commenta positivamente il fatto che, a fronte di 16 miliardi di euro investiti nella stabilizzazione dei contratti, il saldo annuo superi di poco le 200 mila unità. Un dato – spiega – assolutamente in linea con quelli del 2014, quando l’esonero contributivo non c’era e non erano stati cancellati diritti fondamentali ai lavoratori, come fatto con il Jobs act”.
La segretaria confederale della Cgil chiarisce poi che “il calo di 22 mila dipendenti a termine può essere certamente un dato sensibile alle variazioni stagionali, ma la diminuzione di 92 mila lavoratori permanenti preoccupa, e molto, così come il fatto che salgano i tassi di disoccupazione (+0,1% su

lunedì 21 marzo 2016

Allarme di Assocarta, SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM: a rischio l’industria cartaria italiana

Assocarta e le OO.SS. nazionali, SLC CGIL, FISTEL CISL, UILCOM UIL, hanno inviato ieri una comunicazione congiunta al Rappresentante permanente dell’Italia presso UE, Carlo Calenda, al Vice Ministro Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, al Direttore Generale per la Politica Commerciale Internazionale, Amedeo Teti, in occasione del convegno odierno organizzato, a Bruxelles, dalla DG Commercio della Commissione UE sugli strumenti di difesa commerciale contro la Cina. Il potenziale riconoscimento dello stato di economia di mercato (MES) alla Cina che l’Unione Europea potrebbe riconoscere nel dicembre 2016 comporterebbe un rischio di perdita di 25 mila addetti (incluso l’indotto) solo per la Filiera italiana della carta stampa editoria e trasformazione.
“Se l’Unione Europea riconoscesse tale status alla Cina” evidenzia Paolo Culicchi Presidente Assocarta “gli impatti della conseguente perdita di efficacia degli strumenti di difesa commerciale sarebbero devastanti per l’industria cartaria europea, in particolare per quella nazionale. Il settore cartario italiano, con 19.500 addetti diretti (40 mila incluso l’indotto) ed un fatturato di 7 miliardi di euro, rappresenta il primo anello di un’importante filiera produttiva, che ha un’occupazione complessiva diretta di 197 mila addetti, e un indotto di circa 490 mila, per un totale di 687 mila unità”. La filiera ha prodotto nel 2015 un fatturato di oltre 30,6 miliardi di euro.
Se alla Cina venisse riconosciuto lo status di economia di mercato (MES) dall’Unione Europea l’attuale sovraccapacità produttiva cinese di carta (circa 21 milioni di tonn, di cui 2 di carte grafiche), sussidiata dallo Stato, verrebbe riversata sull’Europa, considerato che paesi come gli USA hanno già

giovedì 21 gennaio 2016

Pa: Cgil e Fp, su licenziamenti tanto rumore per nulla

Tanto rumore per nulla. Dopo giorni trascorsi tra propaganda e strumentalizzazione, il governo ha prodotto un ennesimo intervento legislativo quando invece, per combattere il deprecabile fenomeno dell'assenteismo ingiustificato nella P.a., sarebbe bastato fornire alle parti datoriali, come avevamo chiesto da tempo, delle semplici e vincolanti indicazioni”. Così la Cgil e la Fp Cgil commentano il decreto legislativo della riforma Madia in materia di licenziamento varato dal Consiglio dei ministri.
In attesa di leggere i testi, infatti, - precisano in una nota confederazione e categoria - ciò che rileviamo nelle parole del premier Renzi è il passo indietro fatto dal governo dai licenziamenti alle sospensioni in 48 ore, insieme ad una stretta dei tempi e alla licenziabilità dei dirigenti. 
Cose che si sarebbero potute fare attraverso una semplice circolare interna”. Cgil e Funzione Pubblica Cgil ribadiscono inoltre che: “Licenziare nella P.a. è possibile, come le recenti decisioni assunte a Sanremo e il caso di Tolmezzo risolto in pochi giorni dimostrano, per gli assenteisti ingiustificati è doveroso, ma il governo ha preferito montare un caso mediatico ad arte, parlando alla pancia del paese. Finendo così di produrre nuove norme, invece di fornire alle parti, sindacati e Aran, indicazioni per affrontare in maniera risoluta e definitiva la questione”.
Quanto invece al provvedimento sulle società partecipate, Cgil e Fp Cgil affermano: “Il decreto, per quanto apprendiamo, presenta una inquietante analogia con la vicenda, caotica e tutt'altro che

mercoledì 16 dicembre 2015

Crisi: Cgil, senza politica espansiva non ci sarà ripresa

Anche il Centro studi di Confindustria ridimensiona le stime di crescita per il 2015 e le previsioni 2016. Ciò conferma quanto la Cgil ha già evidenziato: la congiuntura economica favorevole potrebbe essere giunta al termine e, data l’assenza di nuove politiche economiche e la natura strutturale della crisi, la ripresa è incerta”. Così Riccardo Sanna, coordinatore delle politiche economiche Cgil nazionale, commenta i dati diffusi quest'oggi dal Csc di Confindustria.
La Cgil - prosegue il dirigente sindacale - è convinta che non ci sarà mai una vera e propria ‘ripresa’ dei livelli di crescita e occupazione pre-crisi, a meno che non si programmi una politica espansiva”, e rivolgendosi a Confindustria aggiunge: “non c’è alcun ‘rebus’ sul mancato decollo dell’economia italiana ed europea”.
Secondo Sanna, il riconoscimento da parte dell’associazione di viale dell’Astronomia che l’evasione sia un ostacolo per lo sviluppo economico e civile e che sia la vera causa dell’alto livello del debito pubblico, “dovrebbe indurre Confindustria a individuare i tratti strutturali del declino dell’economia nazionale, che per molti versi hanno addirittura portato il Paese ad anticipare la crisi”. “A questo proposito - prosegue il coordinatore delle politiche economiche - la Cgil ha proposto di programmare quote annuali di riduzione strutturale dell’evasione fiscale, prevedendo una tassazione dei grandi patrimoni come equa clausola di salvaguardia”.
Infine, la previsione del tasso di disoccupazione di Csc di Confindustria, che al 2017 sarà ancora sopra l’11%, non rassicura. Per questo - conclude Sanna - è indispensabile un Piano del lavoro basato su nuovi investimenti pubblici e privati e sulla creazione diretta di occupazione, che sia in grado di portare l’Italia fuori dalla crisi e aprire una vera e propria vertenza europea”.
Fonte: Ufficio Stampa Cgil

martedì 27 ottobre 2015

Crisi: Cgil e Fdv, da rapporto Ilo dati impressionanti su lavoro

Oltre 200 milioni di disoccupati nel mondo, 30 milioni in più dall'inizio della crisi, migliaia di miliardi di dollari di Pil globale perso a causa di una maggiore disoccupazione e salari più bassi. Sono solo alcuni dei preoccupanti dati emersi nel corso dell'iniziativa promossa dalla Cgil e dalla Fondazione di Vittorio che si è tenuta questa mattina a Roma, durante la quale è stato presentato da Raymond Torres, direttore Ilo, il 'World Employment and Social Outlook 2015' elaborato dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Un lavoro di importanza straordinaria per un'organizzazione tripartita formata da governi, sindacati e associazioni di impresa” ha dichiarato Fulvio Fammoni, Presidente della Fondazione di Vittorio. Quanto proposto e affermato dall'Ilo, ha proseguito Fammoni “è in evidente controtendenza con le politiche di austerità e deregolazione di questi anni, per questo è importante che tali elaborazioni vengano fatte conoscere e diventino sempre più un punto di riferimento per l'iniziativa europea”.
Il rapporto evidenzia gli effetti numerici e sociali della grande crisi sul lavoro: oltre 200 milioni di disoccupati nel mondo, 30 milioni in più dal 2008, e l'irrisolto problema della creazione di ulteriore occupazione per coloro che ogni anno entrano nel mercato del lavoro globale. Tutto questo provoca

mercoledì 30 settembre 2015

Disoccupazione in calo, ma non tra i giovani

Gli andamenti sull'occupazione, se si stabilizzeranno, sono certamente un dato confortante, ma comunque appaiono contenuti visti i considerevoli incentivi previsti in legge di stabilità per le assunzioni 2015, che hanno avuto un effetto incrementale, ma bisogna vedere quanto duraturo”. È questo il commento della Cgil, per bocca della segretaria confederale, Serena Sorrentino, agli ultimi dati sull'occupazione diffusi dall’Istat.
Nell’ultima rilevazione pubblicata ieri, mercoledì 30 settembre, l’istituto di statistica ha infatti segnalato un nuovo calo nel tasso di disoccupazione, che si è attestato all'11,9% ad agosto. Secondo i dati provvisori, la flessione è di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,7 punti rispetto ad agosto 2014. Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce del 5%, con 162mila persone in meno in cerca di lavoro.
Torna ad aumentare invece la disoccupazione giovanile, che arriva ad agosto al 40,7% (+0, 3% su luglio), restando comunque sotto il dato di agosto 2014 (-2,3 punti). Gli under 25 disoccupati sono 631mila, 13mila in più rispetto al mese precedente.
Secondo Serena Sorrentino, “il dato relativo alla disoccupazione giovanile indica scarsa propensione dell'impresa ad investire sul futuro. Se il governo vuole dare un segnale vero che questa è #lavoltabuona e che l'#italiariparte metta in legge di stabilità incentivi sull'occupazione aggiuntiva per le imprese che investono, vincolandoli all'innovazione e prevedendo la loro restituzione in caso di licenziamento di quel lavoratore prima dei tre anni”, sostiene la

martedì 1 settembre 2015

Lavoro: Camusso, diminuzione disoccupazione fatto positivo che va guardato attentamente

Una diminuzione della disoccupazione è un fatto positivo che va guardato attentamente per capire come e dove intervenire per rafforzare una tendenza che è ancora, purtroppo, marginale rispetto alle reali esigenze del Paese”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta i dati Istat sull’occupazione.
Per il leader della Cgil “serve un impegno forte delle istituzioni, una capacità di indirizzo e di stimolo dell’economia che ancora non vediamo. Servono imprenditori che sappiano rischiare, innovare, investire, produrre lavoro e reddito. Serve un piano del lavoro che sappia cogliere le opportunità che si presentano e indirizzare un mercato incapace, da solo, di produrre ricchezza in modo stabile ed equilibrato”.
Vediamo invece - sottolinea Camusso - solo molta e brutta propaganda che produce non solo effimere illusioni e false aspettative ma danni rilevanti al Paese e alle future generazioni. Oggi siamo al colmo di un Presidente del Consiglio che vanta i risultati già raggiunti e superati da Monti prima e da Letta poi, e di un presidente di Confindustria che si domanda come mai la crescita sia così bassa. 
Avevano tutti raccontato tutt’altra storia: il presidente di Confindustria che in cambio della libertà di licenziamento assicurava copiosi investimenti e assunzioni in massa, mentre il Presidente del Consiglio assicurava il mondo che le sue riforme avrebbero garantito un’imprenditoria dinamica, innovativa, capace di dare lavoro e prospettive di crescita”.
Se tornassero coi piedi per terra e la smettessero con la propaganda – conclude il segretario della Cgil - il Paese potrebbe cogliere le opportunità che sembrano prospettarsi”.

Fonte: Ufficio Stampa Cgil

lunedì 18 maggio 2015

Lavoro: ABT Cgil, Italia maglia nera in Europa per inattivi


Roma, 18 maggio - Con oltre 14 milioni di persone l'Italia si aggiudica la maglia nera europea per numero di inattivi. Sono studenti, casalinghe, ritirati dal lavoro, ma anche giovani, donne e uomini che si dichiarano disoccupati e che si concentrano nella fascia di età tra i 25 e i 54 anni. Non è un fenomeno solo italiano, ma nel nostro Paese assume proporzioni eclatanti. E' quanto emerge da uno studio dell'Associazione Bruno Trentin della Cgil, realizzato elaborando i dati Istat tratti dalla 'Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro'.
Lo studio mette a confronto il mercato del lavoro italiano con quello europeo, evidenziando un'anomalia: nella penisola, a fronte di un tasso di disoccupazione di circa un 1 punto superiore alla media europea (12,7% in Italia e 11,6% nell’Eurozona a 18, secondo i dati del 2014), il tasso di occupazione è inferiore di oltre 8 punti rispetto alla stessa media (55,7% in Italia e 63,9 nell’Eurozona). L'incongruità tra i tassi di disoccupazione e di occupazione italiano nel contesto europeo, secondo l’ABT Cgil, si spiega con l’altissima percentuale di popolazione inattiva, che nel nostro Paese ha superato il 36%, dato che in Europa si ferma al 27,7%.
Analizzando le forze di lavoro potenziali (indicatore europeo di quanto potenzialmente potrebbe crescere la popolazione attiva), si evince che i 2/3 degli inattivi si dichiarano disoccupati, senza però

giovedì 7 maggio 2015

Istat: Cgil (Barbi), inadeguato e fuorviante ottimismo di Stato

Danilo Barbi (CGIL)
Inadeguato e fuorviante ottimismo di Stato rispetto alla criticità della situazione reale”. Così Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, commenta le previsioni economiche 2015-2017 diffuse quest'oggi dall'Istat.
I dati dell'istituto nazionale di statistica non rassicurano la Cgil perché, come spiega il dirigente sindacale “negli ultimi sette anni di crisi l'Istat, così come tutti i principali istituti nazionali ed internazionali di calcolo, ha sbagliato gran parte delle sue previsioni”. “Dietro a quello che sembrerebbe un semplice errore tecnico - continua Barbi - si nasconde invece una precisa volontà politica”. “Considerando l'eccezionalità della crisi, sarebbe opportuno mettere in dubbio l'adeguatezza dei sistemi matematici di calcolo utilizzati per le analisi economiche”.
In ogni caso - prosegue Barbi - se questa volta le previsioni si rivelassero esatte, il quadro che fotografano si confermerebbe tragico”. Infatti, spiega il sindacalista, il tasso di disoccupazione generale stimato resta al 12,5%, la disoccupazione giovanile rimane superiore al 40%: “così rischiamo di 'festeggiare un funerale'”.
Per sconfiggere una disoccupazione insopportabile - conclude Barbi - occorre cambiare le politiche economiche in Europa e in Italia, è necessario un piano straodinario per l'occupazione giovanile e femminile così come proposto dalla Cgil nel suo Piano del Lavoro”.

Fonte: Ufficio Stampa CGIL